NBA: Warriors dominati dai Celtics e il complesso Eastern Conference

Celtics, Sixers, Bucks e Raptors hanno tutti dominato alla Oracle Arena e per i Warriors è un momento difficile.

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È un momento storico molto particolare per la stagione NBA, perché tutte le indicazioni che la prima parte aveva dato si stanno un po' sconfessando, soprattutto nella Western Conference dove i Thunder e i Nuggets sono in evidente difficoltà, i Rockets stanno prepotentemente rinvenendo, mentre gli unici in vetta costanti sono i Warriors. Ma per la serie “anche i ricchi piangono” Kerr e tutto l’ambiente non possono di certo stare tranquilli sul rendimento della propria squadra che, seppure campione, ha incontrato qualche difficoltà di troppo, soprattutto in casa.

Nella notte scorsa sono stati letteralmente schiaffeggiati dai Boston Celtics che arrivavano da un periodo piuttosto difficile sia sul campo che all’interno dello spogliatoio. In molte situazioni sono uscite considerazione sulla mancanza di alchimia, di chimica e di voglia di sacrificarsi per i compagni, ma presentando la partita Kevin Durant era stato abbastanza perentorio sulla valutazione degli avversari:

I Celtics arriveranno sicuramente pronti ai playoff e sarà difficile per tutti.

In realtà i biancoverdi sono arrivati piuttosto pronti anche alla Oracle Arena cogliendo la partita più difficile della stagione come un modo per mandare un messaggio a se stessi in primis, ma anche alla lega, testimoniando che la frase di Durant non fosse esattamente fuori luogo.

Ovviamente la prova della truppa di Stevens è stata convincente, perché rifilarne 33 a domicilio ai campioni non è cosa da poco, ma la connivenza dei padroni di casa è stata la chiave di volta che ha permesso agli ospiti di dettare legge. È francamente difficile spiegare come una squadra possa concedere al primo passaggio una schiacciata a Tatum in completa solitudine nell’area per un misunderstanding da minors. Di certo per trovare una spiegazione bisogna affondare le radici in qualcosa di psicologico e il fatto che nella singola azione (e in altri momenti difficili del match) sia coinvolto DeMarcus Cousins, non è un caso. Boogie sta tornando quello che abbiamo sempre visto e pur con dei momenti di alti, i bassi tendono sempre a compromettere le situazioni.

NBA: il peggior avversario dei Warriors è lo spogliatoio… dei Warriors

In molti casi il talento a disposizione di una squadra NBA è semplicemente il viatico principale per arrivare ai successi e quando a Green, Curry e Thompson si è aggiunto Durant, tutti hanno pensato che fosse finita e impossibile giocare contro questo gruppo. Gli ultimi anni hanno parzialmente dato quell'impressione, anche se i Rockets della scorsa stagione sono andati a un passo da compiere un'impresa mai riuscita a nessuno: eliminare i Warriors di Durant dai playoff. Quest'anno quando il front office ha firmato anche Boogie Cousins tutti hanno reiterato quel concetto, ma come si dice in tante situazioni non sempre la somma del talento (e delle attitudini) fa il risultato finale.

Curry, Durant e Thompson si sono divisi con grande disponibilità onori e oneri della convivenza in nome dei titoli e forse Klay è il miglior top player-gregario che si possa volere. Green è sempre stato il fattore di stimolo emotivo e tecnico per un gruppo che qualche volta si è guardato troppo allo specchio, ma la speranza per le avversarie era trovare in Cousins un alleato piuttosto che un nemico. Nel match di questa notte contro i Celtics è stato parzialmente così, perchè ha perso il "proverbiale" self control andando a sfidare e spingere tutta la squadra, giocando una partita sotto il par. Lungi dal pensare che sia solo colpa di Cousins, infatti l'approccio è stato censurabile, però forse un granello di sabbia nell'ingranaggio dei Warriors è all'interno dell'ingranaggio stesso.

Restano i migliori, ma l'Est è indigesto

I Warriors hanno perso nove volte nei primi tre anni di gestione Kerr tra le mura amiche. Nella scorsa stagione sono arrivati a 12 e in questa sono già a nove, che se andiamo a guardarle nel profondo forse sono più pesanti rispetto alle dodici dell'anno passato, non tanto per le avversarie, quanto per gli scarti. I top team della Eastern Conference arrivati alla Oracle Arena hanno letteralmente dominato. Oltre ai 33 punti subiti dai Celtics, ci sono i 23 rimediati dai Milwaukee Bucks, i 20 dai Toronto Raptors e i 9 dai Philadelphia 76ers. Se a questo aggiungiamo che la più credibile contender al titolo NBA è passata senza James Harden di recente, siamo al: Houston (non quella di Harden) abbiamo un problema.

È preventivabile che poi quando i giochi si faranno davvero duri questa squadra si raccolga su se stessa e torni a far vedere il basket e la qualità a cui tutti siamo abituati. Quanto questo possa garantirgli automaticamente la vittoria non si può sapere, perchè quest'anno la concorrenza è tanta. Di certo se sapranno soverchiare anche le polemiche Durant-Green, le scoppole in Regular Season e la presenza di Cousins, allora dovremmo davvero cominciare a mettere Steve Kerr e i suoi in una categoria molto rarefatta della storia NBA.

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