Liga, Atletico Madrid: il fattore Morata, da rebus a insostituibile

Grinta, gol e abnegazione: il centravanti si è integrato molto bene nella nuova squadra, della quale aveva già vestito la maglia ai tempi delle giovanili.

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Quando Diego Simeone ha deciso di far esordire in Liga Alvaro Morata per provare a riequilibrare la partita contro il Betis, più di un tifoso dell'Atletico Madrid si è domandato se il centravanti spagnolo fosse l'uomo giusto al momento giusto. Morata era arrivato da poche ore nella capitale spagnola, acquistato da quel Chelsea in cui era approdato solo un anno fa come sostituto dello scontento Diego Costa, diventando però molto presto un peso del quale i Blues non sapevano più come disfarsi.

A un mese dal suo trasferimento ai Colchoneros però le cose sono cambiate radicalmente: le sue 3 reti in Liga, decisive per battere Villarreal e Real Sociedad, hanno risvegliato un giocatore che nell'ultimo anno e mezzo sembrava portarsi sulla schiena un armadio pieno di fantasmi, paure e insicurezze. La doppietta segnata in terra basca, inoltre, ci ha riconsegnato il Morata che abbiamo imparato a conoscere nel biennio alla Juventus, quando si rivelò un giocatore decisivo soprattutto nello spaccare le difese avversarie a partita in corso.

Come ha dichiarato lo stesso Simeone nel postpartita di San Sebastian, il ragazzo doveva solo ritrovarsi e l'unico modo per farlo consisteva nell'abbinare una dose costante di lavoro alla voglia di tornare a essere decisivo. Una continuità che Morata ha riscoperto solo grazie al Cholo, che sin dal primo giorno lo ha motivato lavorando in particolare sull'aspetto mentale di un ragazzo completamente da rigenerare. La consapevolezza dei mezzi lo ha portato a essere decisivo già in un paio di frangenti, più forte delle voci che lo vedevano come un giocatore in parabola discendente o, semplicemente, un sopravvalutato.

Alvaro Morata, centravanti dell'Atletico MadridGetty Images

Liga, l'Atletico riscopre Morata: adesso è insostituibile

Di mezzo poi ci si è messa anche la sfortuna. Alla seconda presenza assoluta con la maglia dell'Atletico Madrid Morata aveva segnato un gol pesantissimo nel derby contro il Real Madrid, una rete molto bella che sarebbe valsa il parziale 2-2 poi annullato dopo un discusso intervento del VAR. L'emozione della prima firma con la nuova maglia però è rimasta ed è certificata dall'esultanza rabbiosa verso i propri tifosi, in barba anche al fatto che gli ultimi trofei alzati fossero arrivati proprio indossando la maglia della squadra castigata in quel momento.

Pochi giorni dopo, in Champions League ad arrendersi alla classica legge dell'ex è stata la Juventus, ma anche qui un attento intervento arbitrale ha tolto a Morata la gioia di poter finalmente festeggiare la prima segnatura in biancorosso. L'episodio ha fatto il giro d'Europa e il calciatore non l'ha presa molto bene, tanto che in occasione del gol segnato al Villarreal si è girato verso l'arbitro in maniera provocatoria per chiedere l'intervento del VAR. Che però le sue prestazioni fossero in crescendo era visibile anche ai meno attenti.

Il nuovo 4-4-2 cucito addosso ai Colchoneros da Simeone lo esalta in particolar modo, visto che per rendere al massimo Morata ha bisogno di essere affiancato da un'altra punta di ruolo. Per questo, soprattutto adesso che Diego Costa non è ancora pienamente recuperato, averlo in squadra risulta un fattore fondamentale. Proprio prima del suo arrivo, Griezmann era incappato in uno dei suoi periodi peggiori da quando veste la maglia dell'Atletico che, di conseguenza, aveva perso molta efficacia negli ultimi sedici metri.

Correa è rapido e sa giocare bene in fase di non possesso, ma non è un vero e proprio attaccante, mentre Kalinic ha già dimostrato non reggere un livello così alto. L'occasione Morata è sembrata naturale per entrambe le parti in causa, con gli spagnoli che si sono portati a casa un attaccante di prima fascia concedendo minuti e spazio a un ragazzo che aveva bisogno di tornare in campo al più presto.

Inoltre, non va sottovalutata la componente ambientale: non è infatti un caso che l'accoglienza dei tifosi sia stata inizialmente fredda, in quanto Morata nell'immaginario collettivo è visto come un mezzo traditore, dato che da ragazzino - quando venne scartato dai dirigenti dell'Atletico - si accasò ai rivali del Real Madrid dopo una breve parentesi al Getafe. Con le Merengues ha giocato 5 anni vincendo 9 titoli, una specie di affronto per l'altra sponda della capitale, che adesso gli chiede di contribuire in maniera decisiva a portare qualche successo anche sull'altra sponda del Manzanarre.

Tuttavia la situazione legata a Morata non è così fluida come si potrebbe pensare: i Colchoneros hanno un diritto di riscatto sul calciatore ma il Chelsea, che adesso deve ragionare in ottica mercato bloccato, probabilmente non potrà riscattare Gonzalo Higuain. Di conseguenza, i Blues si vedrebbero costretti a riprendersi i vari giocatori in prestito per l'Europa con l'intenzione di integrare la rosa. Morata quindi potrebbe anche rientrare a Londra, un ambiente col quale non ha mai legato nemmeno nei primi tempi di Conte, quando qualche rete pesante era comunque arrivata.

L'intenzione del centravanti spagnolo sarebbe comunque quella di rimanere in Spagna, a giocare in un campionato come la Liga dove ha già dato dimostrazione di poter fare la differenza. Le recenti parole di Simeone hanno confermato come Morata si sia ambientato velocemente nel sistema di gioco madridista, regalando diverse soluzioni in più a una manovra offensiva che negli ultimi tempi sembrava non riuscire ad assorbire l'assenza di Diego Costa. Un rinascita, quella del numero 22, che arriva nel posto in cui avevano creduto in lui prima di tutti gli altri, in una realtà che adesso andrà ripagata a suon di gol.

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