NFL: that's it Foles, Philadelphia lascia andare il proprio MVP

Nick Foles è ufficialmente free agent e i Philadelphia Eagles lo lasciano andare portando nel cuore ricordi incredibili.

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Quando una franchigia insegue l’anello da tutta una vita, vive con una certa ansia il momento in cui ha credibili chances di portarselo a casa. I Philadelphia Eagles, nella scorsa stagione, hanno dominato l’NFL fino alla week 14 grazie ai colpi di Carson Wentz e di un gruppo in missione come nella città dell’amore fraterno non si vedeva dai tempi di McNabb e Dawkins. Quando guardi tutti dall’alto, ma l’MVP della stagione e quarterback titolare si fa male ponendo fine anzitempo alla propria stagione, il mondo sembra crollare e tutta l’energia guadagnata in tre mesi di Regular Season scema per lasciare spazio alla rassegnazione.

Però è proprio in quel momento che si scrive la storia. Ricordo perfettamente l’esordio di Nick Foles che è stato in grado di concludere l’impresa di vincere a Los Angeles per consolidare la prima posizione della NFC. Da quel momento sono arrivate un paio di prove alterne, frutto anche del vantaggio conseguito in classifica e un divisional round contro i Falcons in cui era arrivato addosso come un treno tutta la pressione playoffs che aveva portato Foles a non eccellere. Nonostante questo arriva la vittoria come underdog (termine che ritornerà) nonostante la prima testa di serie nella conference. Lì gli uomini di Pederson abbracciano il ruolo da sfavoriti e al contempo migliori della stagione, con Foles che compie la partita perfetta contro i Vikings in un blowout giocato con la maschera da cani e che vuol dire Super Bowl.

Foles è chiaramente la storia dell’ultimo atto, con Brady nel ruolo del “cattivo” incaricato di rubare il sogno a una squadra, un franchigia, una città. Foles, da quarterback di riserva, al suo secondo viaggio con gli Eagles e da underdog degli underdog, vince il titolo NFL, si guadagna il premio di MVP, ma lo fa sempre con la sua calma olimpica, la sua fervida credenza religiosa e una tranquillità di chi quasi è abituato a quei prosceni o sapeva come sarebbe andata a finire. In quel 5 febbraio si scrive la storia di un giocatore che vince un Super Bowl da quarterback di riserva. È una delle imprese più inaspettate della storia recente NFL, sembrerebbe il trampolino di lancio per una carriera da starter e invece Nick rimane a fare il backup di Wentz, chiaramente il QB del futuro per gli Eagles. Il loro rapporto si cementa con la comune collaborazione (prima di Wentz quando infortunato e poi di Foles al rientro del compagno).

Foles e la sua lucidità nella tascaGetty Images

NFL: la storia che si ripete

L’infortunio di Wentz richiede più tempo di recupero e Foles è di nuovo nella tasca all’inizio della nuova stagione NFL. Quando Wentz recupera definitivamente torna al suo posto e i ruoli si invertono, ma i risultati di squadra vanno a sud e alla giornata 14 Wentz viene rifermato per un problema trascurato alla schiena. Foles riprende il suo posto e guida con un’improbabile rimonta gli Eagles a un letteralmente insperato posto ai playoffs. Vince a Los Angeles contro i futuri campioni della NFC, vince in casa contro dei lanciati Texans e conclude con l’agevole vittoria a Washington e la connivenza dei Vikings che si suicidano tra le mura amiche.

Ai playoffs è ancora una volta lui con una conversione di quarto down a regalare (con tanta buona sorte) il divisional a casa dei Bears. Contro I Saints inizia da campione e porta i suoi 14-0 scrivendo un altro capitolo della sua incredibile carriera post turning point. Brees e compagni recupereranno con forza e vinceranno il match silenziando l’attacco Eagles per 45 minuti, ma negli spogliatoi la delusione per la sconfitta è mista alla consapevolezza di aver giocato l’ultima partita in maglia Eagles. Dopo la vittoria con i Texans aveva detto:

Se dovesse essere la mia ultima partita qui, sarebbe un bel modo per lasciare.

E così sarà, perché ora arriva il meritato momento di avere una squadra propria, esplorare la free agency e mettersi alle spalle il capitolo glorioso ed emozionante di Philly.

L'amore di Philadelphia per FolesGetty Images

Una città ai piedi di Nick

Nella giornata di mercoledì Howie Roseman gli ha dato il via libera per cercarsi una squadra e diventarne il condottiero non esercitando il franchise tag su di lui, ovvero ciò che usano le squadre NFL per trattenere un giocatore oppure averlo a disposizione per una trade che possa portare in cambio una contropartita tecnica. Gli Eagles riceveranno comunque una compensatory pick nel draft 2020, ma la sostanza di quello che lui ha significato va oltre le contropartite tecniche. Nella sua carriera agli Eagles ha portato si il titolo, ma anche il record di touchdown in singola partita con sette, il record per passaggi completati consecutivamente in una partita con 25 e una leadership che in pochi si sarebbero aspettati.

Il “Thank you Nick” con cui le pagine social hanno ringraziato Foles è minimal, sentito ma essenziale esattamente come avrebbe voluto lui, perché anche nel momento di massima notorietà è rimasto tranquillo e sereno dicendo in uno degli speech che la vittoria del titolo serviva per guardare negli occhi sua figlia e dire che il papà era riuscito con il lavoro, il sacrifico e la perseveranza a conseguire un risultato importante utilizzando la vittoria come momento educativo. Questo è Nick Foles, un giocatore di cui si è parlato sempre pochissimo prima della vittoria. Probabilmente di storie e persone come lui è piena l’NFL, ma molte non arriveranno neanche agli occhi degli appassionati. La sua è giunta fino a questo livello e ci ricorda che come sempre tutto può succedere, anche un solo “wow” come esclamazione davanti al Vince Lombardi Trophy.

 

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