Rodgers lascia il Celtic primo in Scozia e si trasferisce al Leicester

L'ex tecnico del Liverpool torna in Inghilterra dopo 2 anni e mezzo e dopo aver vinto tutto con il club di Glasgow: si tratta dell'ennesimo segnale di declino del calcio scozzese.

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La notizia può sembrare sconvolgente soltanto a chi è completamente a digiuno di football britannico oppure a chi ancora non si rassegna alla piega che ormai da anni ha preso il calcio mondiale: Brendan Rodgers, tecnico del glorioso Celtic che sotto la sua guida ha vinto negli ultimi due anni e mezzo ogni trofeo nazionale a disposizione, lascia i Bhoys di Glasgow per accasarsi al Leicester City 11esimo in Premier League e lo fa di sua spontanea volontà, a stagione in corso e con la squadra prima in classifica e lanciata verso la conquista del 50esimo campionato della sua storia, l'ottavo consecutivo.

È l'ennesimo segnale, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come la distanza tra il campionato inglese e quello scozzese sia diventata ormai incolmabile e di come quest'ultimo sia ormai sempre più periferico rispetto ai movimenti calcistici più importanti d'Europa, evidenziato del resto dal ranking UEFA che piazza la Premier League al secondo posto assoluto - davanti soltanto la Liga spagnola - e la Scottish Premiership addirittura al 20esimo, alle spalle persino della Divisione A cipriota e della Superliga serba e incalzato persino dalla massima serie bielorussa.

Eppure la notizia non può non fare rumore: il Celtic Glasgow, uno dei club più prestigiosi e antichi al mondo, nato nel lontano 1887 e capace di conquistare nella sua storia la bellezza oltre 100 trofei tra cui la Coppa dei Campioni del 1967 - primo club britannico a riuscire nell'impresa - viene piantato in asso dal proprio allenatore, che preferisce accasarsi in una squadra di metà classifica in Premier League abbandonando la squadra a campionato ancora in corso e rinunciando all'obiettivo, annunciato al suo arrivo, dei 10 campionati vinti consecutivamente.

Celtic, saluta il manager Brendan RodgersGetty Images
Brendan Rodgers, 46 anni, con l'ultimo trofeo vinto alla guida del Celtic Glasgow, la Coppa di Lega 2018/2019.

Celtic e campionato scozzese, un declino inarrestabile

A Glasgow Brendan Rodgers era arrivato nel maggio del 2016: nordirlandese, profeta del bel gioco con alle spalle una carriera interrotta in giovane età per problemi fisici congeniti, era stato scoperto da Mourinho mentre allenava i giovani del Reading e portato dallo Special One al Chelsea, iniziando così un percorso come allenatore che lo avrebbe portato a emergere nello Swansea e da qui a guadagnarsi la chiamata del Liverpool, con cui sfiorerà la vittoria della Premier League 2013/2014 segnando ben 101 gol in 38 partite.

L'esperienza con i Reds si era conclusa malamente appena un anno dopo, con il fallimento della campagna europea e la squadra al decimo posto in Premier League, ed erano stati altri "Reds" a dare il benvenuto a Rodgers nella sua nuova avventura al Celtic Glasgow: i Lincoln Red Imps campioni di Gibilterra, capaci di battere il Celtic nei preliminari di Champions League 1-0 grazie a un gol dell'attaccante - e poliziotto - Lee Casciaro. Una sconfitta che aveva fatto il giro del mondo e che certo non venne cancellata dal pronto riscatto degli scozzesi nella gara di ritorno vinta 3-0.

Per cancellare quella storica umiliazione Rodgers e il Celtic hanno lavorato duramente, iniziando una marcia che li ha portati, complice anche la difficile rinascita degli storici rivali dei Rangers, appena tornati in massima serie dopo il fallimento, a vincere in 2 anni e mezzo 118 gare su 169 e ogni competizione nazionale a cui hanno preso parte, e cioè 2 campionati, 2 coppe di Scozia e 3 coppe di Lega, ultimo trofeo alzato lo scorso 2 dicembre dopo la vittoria di misura sull'Aberdeen in un Hampden Park festante e davanti a oltre 50mila spettatori.

Celtic, se ne va l'allenatore Brendan RodgersGetty Images

È proprio questo a colpire, in questa vicenda, anche chi ha ormai preso atto del fatto che il calcio sia un business dove i soldi hanno un'importanza fondamentale e che i suoi protagonisti siano prima di tutto professionisti che giustamente danno allo stipendio percepito un peso che i tifosi non calcolano o considerano irrilevante rispetto al prestigio della maglia: perché anche accettando tutto questo, nell'addio di Rodgers al Celtic restano difficili da capire tempistiche e motivazioni, dato che il tecnico avrebbe potuto lasciare in estate e magari inseguendo una panchina più importante di quella del Leicester City, con tutto il rispetto per un club di lunga tradizione ma impossibile da paragonare ai campioni di Scozia.

Forse la verità è che il manager nordirlandese si era reso conto che più di questo, più di vincere tutto quello che poteva vincere, non poteva fare. Che mai avrebbe avuto a disposizione una squadra abbastanza competitiva per recitare un ruolo da protagonista in Champions League, competizione salutata quest'anno al terzo turno preliminare contro l'AEK Atene. Forse è stata l'ambizione personale di chi si sente confinato nella periferia del calcio che conta, la mancanza di stimoli, o al contrario la voglia di riscattarsi in quella Premier League che appena 5 anni fa lo eleggeva, fresco 40enne, miglior allenatore in circolazione. 

Sarà stato un insieme di tutti questi fattori, fatto sta che l'addio di Brendan Rodgers al Celtic, arrivato in questo modo, è l'ennesimo pugno allo stomaco a ogni appassionato che ancora non si era rassegnato, e adesso dovrà necessariamente farlo, al fatto che il "calcio di una volta", quello dei Lisbon Lions capaci di issarsi sul tetto d'Europa nel 1967 con una squadra interamente nata e cresciuta nei dintorni di Glasgow, davvero non esiste più.

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