MLS 2019, New York Red Bulls: ossessione titolo nella Grande Mela

La franchigia newyorkese punta al titolo, mai raggiunto sotto la gestione della multinazionale che commercia nel settore degli energy drink. La stella è Wright-Philips.

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Ripartire da una sconfitta si può. L'abbraccio del pubblico dei Red Bulls alla squadra in occasione dell'ultima partita giocata in casa nella scorsa edizione di MLS ha un grosso significato per la franchigia newyorkese. I lunghi applausi e i cori per Wright-Philips e compagni rappresentano una sorta di ringraziamento per quello che in questi anni ha fatto una delle società più solide di tutta la lega: la rete di Tim Parker ha permesso ai ragazzi di Chris Armas di congedarsi dai tifosi con un'ultima vittoria tanto meritata quanto inutile, visto che non è servita per rimontare il 3-0 subito ad Atlanta nella prima delle due finali di Eastern Conference.

L'uscita a un passo dall'obiettivo stagionale principale, ovvero quello di tornare a giocarsi il titolo dopo dieci anni di tentativi andati a vuoto, non sembra aver lasciato particolari scorie negative. La squadra è pronta a ripartire e, per farlo, la società ha deciso di confermare in blocco il gruppo che lo scorso anno è tornato a competere ad altissimi livelli, sbagliando di fatto un'unica partita nella seconda fase. I Red Bulls hanno ormai assorbito l'impatto della nascita di una nuova realtà cittadina e, in questi anni, hanno dovuto prendere coscienza di come ormai i paragoni vengano talvolta anche forzati mettendo in parallelo la gestione della multinazionale che commercia in bevande energetiche con quello del club controllato dal City Football Group.

Poco male, perché anche se una parte di bacino d'utenza è passato alla concorrenza, i Tori Rossi possono vantare ancora una delle percentuali maggiori di riempimento dell'impianto di casa in tutta la MLS. Merito, in primis, di un progetto serio e ambizioso, sempre volto a tenere la squadra nei quartieri alti del torneo: dal 2006, anni in cui la Red Bull è approdata negli Stati Uniti rilevando i defunti Metrostars, solo una volta (2009) New York non ha strappato la qualificazione per la fase a eliminazione diretta. Certo, l'altro lato della medaglia è che non sono mai arrivati titoli in ambito locale, uno status che alla società non piace molto e che si cercherà di sovvertire quanto prima.

Bradley Wright-Philips festeggia un gol con il suo compagno di reparto RoyerGetty Images

MLS 2019, New York Red Bulls: in attacco c'è il recordman Wright-Philips

Nel frattempo però i tifosi negli anni hanno potuto godersi le gesta di diversi campioni, soprattutto nel reparto offensivo. Il “regalo” portato in dote dalla nuova proprietà fu Juan Pablo Angel, fortissimo attaccante colombiano che nella Grande Mela si è fermato tre anni mettendo insieme la bellezza di 62 gol, che oggi lo pongono al secondo posto della classifica all time per quanto riguarda le reti segnate con il club. Subito dietro c'è Thierry Henry, altro giocatore che fa parte di quella parata di stelle che comprende Tim Cahill, Rafael Marquez, Jozy Altidore e Shaun Wright-Philips.

Il fratello minore Bradley è invece il miglior cannoniere storico dei New York Red Bulls: alla fine della scorsa stagione erano 162 le reti segnate da questo attaccante arrivato al club nel 2013, quando Shaun sparava le ultime cartucce in carriera. Lui e l'austriaco Denis Royer sono le stelle di una squadra che ancora una volta si presenta al via come una delle favorite per dominare la lega est di MLS. Quest'anno, con la partenza di David Villa e Yangel Herrera sulla sponda opposta di New York, si potrebbe puntare forte a far prevalere una sorta di predominanza cittadina, che in questi anni le due franchigie si sono sempre contese in maniera abbastanza equilibrata.

Wright-Philips arriva da una stagione molto positiva nella quale ha chiuso con 24 gol in 42 partite, venendo però a mancare nella doppia sfida decisiva contro Atlanta. È lui il terminale offensivo di una squadra che Chris Armas schiera principalmente con un 4-2-3-1 di vocazione prettamente offensiva. La linea d'attacco offre grande qualità: oltre al già citato Wright-Philips, i Red Bulls possono contare sul fortissimo austriaco Royer, esterno sinistro col vizietto del gol che nello scorso campionato ha risolto diverse situazioni intricate.

A destra gioca invece Alex Muyl, ma il vero talento arriva dall'Argentina e risponde al nome di Alejandro Romero Gamarra. Classe 1997, il ragazzino cresciuto nel vivaio dell'Huracan si è preso da poco la nazionalità paraguayana e le chiavi della manovra di una squadra che dipende molto dalle sue lune. A centrocampo i Tori hanno perso l'interessante Adams (passato ai “fratelli maggiori” del Lipsia) ma possono contare su una delle fasi difensive più efficaci dell'intera Conference. A protezione di tutto c'è Luis Robles, esperto portiere e capitano che vanta una lunga esperienza in Germania dove ha militato per cinque anni tra Kaiserslautern e Karlsruhe.

È lui uno dei leader del gruppo diretto da Armas, promosso allenatore dopo l'esonero di Jesse Marsch nello scorso mese di luglio. Il manager ha riportato un po' di entusiasmo in un ambiente che – negli ultimi anni – ha sempre potuto contare su uno zoccolo duro di tifosi: le presenze alla Red Bull Arena di Harrison, in New Jersey, oscillano mediamente tra le 19mila e le 21mila, un buon risultato per un impianto che ne contiene circa 25mila.

In questi anni la società ha sviluppato molto la propria presenza del territorio cercando di coinvolgere una varietà di clienti più eterogenea possibile, mettendo insieme delle iniziative che potessero aiutare a contenere la possibile emorragia di tifo dopo la fondazione dei New York City FC, coi quali dal 2015 ci si gioca l'Hudson Derby.  Nello stesso anno inoltre il club ha inaugurato sul proprio sito internet la radio ufficiale dei Red Bulls, che racconta le partite in diretta sia in inglese che in spagnolo in modo da arrivare anche alle tantissime comunità caraibiche e sudamericane che vivono nella Grande Mela.

Insomma, il processo di espansione continua e va a gonfie vele. Nonostante il mercato non ricchissimo (è arrivato solo il classe 2000 danese Matthias Jorgensen, attaccante di cui si parla un gran bene) la squadra è competitiva e matura al punto giusto per tentare l'ennesimo assalto al titolo, un obiettivo che la proprietà ha nel mirino sin dalla prima stagione ufficiale in MLS. Quasi un'ossessione, che prima o poi è destinata a essere abbattuta. Sarà la volta buona?

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