Ducati SBK, Dottor Jekyll o Mister Hyde?

Appena arrivato in SBK, Bautista riesce a far volare la nuova Ducati V4 R, battendo tre volte il campione Rea su Kawasaki e facendo molto meglio di Davies, Laverty e Rinaldi con la stessa moto.

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Il primo round della SBK 2019 è stato archiviato e da Phillip Island ci portiamo dietro certezze e dubbi. Dominatrice con il rookie alvaro Bautista, l'esordiente Ducati Panigale V4 R ha tenuto a bada la Kawasaki di Jonathan Rea con una indiscutibile tripletta ma con Davies, Laverty Rinaldi ha lottato per le posizioni di centro gruppo. I distacchi patiti da Chaz, Eugene e Michael sono stati importanti e le Ducati numero 7, 50 e 21 non hanno mai lottato per il podio in nessuna delle tre manche.

Una certezza lo spagnolo ex MotoGP e iridato 125, una bomba la nuova quattro cilindri bolognese. Ma quale è quella "vera"? Nelle mani del fuggitivo Alvaro la V4 R ha relegato il resto della ciurma a quasi 15 secondi nella gara di sabato, ha battuto Rea nella Tissot Superpole Race ed ha tagliato il traguardo in gara 2 con altri 13 secondi nella frazione di domenica pomeriggio. Nessun dubbio su Alvaro, il nuovo riferimento della Rossa nelle derivate di serie.

Il punto di domanda è la V4 R: il tris è stato servito dallo spagnolo grazie alla sua esperienza in MotoGP? Davies, Laverty e Rinaldi sono piloti mediocri e nelle loro mani la Ducati ha palesato subito i primi limiti? Chaz corre con il team Aruba ufficiale SBK da anni e non può essere felice di due decimi posti ed un settimo nel finale del weekend. Laverty e Rinaldi gareggiano per squadre indipendenti, ma  anche il il debuttante Sandro Cortese in sella alla Yamaha ha fatto meglio di loro. A queste domande cerca una risposta proprio Johnny Rea che, già a Buriram, capirà se il vento è davvero cambiato per lui.

Rea su Kawasaki a Phillip Island SBKGetty Images
Rea in azione a Phillip Island SBK

Ducati Panigale V4 R, il progetto

L’arma totale della Casa bolognese è di conclamata derivazione MotoGP. Il quattro cilindri a V ha come base tecnica il propulsore Desmosedici GP e, proprio come visto sul prototipo di qualche anno fa, la SBK di Bautista, Davies, Laverty e Rinaldi è dotata di ali, concesse nel regolamento delle derivate ma bandite ora nella top class del Motomondiale. Con un telaio compatto e dalle notevoli doti di agilità, sospensioni Ohlins di ultima generazione, le gomme Pirelli oggi faticano meno se portate al limite in gara.

Merito anche della sezione elettronica, di gran livello: una evolotussima gestione Marelli tiene e bada e ben eroga la potenza del V4 che, secondo alcune stime, non scende sotto i 240 cavalli alla ruota. Se aggiungiamo un sofisticato controllo di trazione, un sistema anti-impennamento, il freno motore tarabile su diversi livelli e molteplici mappature disponibili, ecco spiegata la possibilità di poter per il pilota “personalizzare” il carattere della propria Ducati che, a differenza della bicilindrica, offre valori di coppia più generosi, con una spinta eccellente dai regimi medio bassi. A proposito di regimi motore, il regolamento che fissa questi valori vede Ducati in vantaggio su Kawasaki di circa 2000 giri in allungo massimo. C’è chi già storce il naso, intravedendo vantaggi o speciali concessioni a favor di Ducati ma, come ha detto l’ingegner Dall’Igna.

Io rispetto il regolamento tecnico e ci lavoro sopra interpretandolo

Stili di guida

Alvaro Bautista predilige far scorrere veloce e rotonda la moto in curva. Questo suo stile, con il corpo molto esposto e distante dalla sella, favorisce traiettorie e linee precise e, proprio a Phillip Island, nei lunghi curvoni in appoggio la Panigale V4 R numero 19 era imprendibile. Oltretutto, lo spagnolo apre il gas sfruttando pienamente l’arco di utilizzo del motore, dosando in maniera graduale ogni accelerazione. Vantando una grossa esperienza in MotoGP, si pensava che Alvaro potesse soffrire di scarsa conoscenza delle gomme Pirelli, invece, per lui è stato subito feeling con gli pneumatici italiani e, contrariamente a molti avversari, egli è riuscito  finire le gare senza evidenti patemi o perdite di aderenza. A weekend concluso, Alvaro era davvero al settimo cielo. 

La Panigale V4 è una vera MotoGP stradale, mi piace guidarla e so che possiamo fare anche meglio insieme

Chaz Davies è il tipico pilota stop and go. Non che Chaz sia lento in curva, ma il gallese preferisce frenare fortissimo ed all’ultimo istante, buttare giù la moto, rialzarla immediatamente di forza, accompagnando la manovra con grandi manate di gas. Questo stile di guida era perfetto sulla bicilindrica, che offriva potenza ai regimi alti e, per colmare il gap dalle avversarie, andava portata al limite quasi violentandola. Con la V4 tutto è cambiato e lo stesso Chaz lo ha ammesso

Non sfrutto al meglio la moto ed il calo delle gomme mi ha limitato. Per migliorare ho dovuto rivoluzionare la moto, ma la strada è ancora lunga per noi

Tempi sul giro

Martellante dal primo all’ultimo passaggio, senza evidenti cali di ritmo. Nel parco chiuso e senza casco, Alvaro Bautista sembrava addirittura riposato, Rea ed Haslam - invece - parevano aver finito una tappa del Giro di Italia. I cronologici parlano chiaro: lo spagnolo ha saputo essere costante dallo spegnersi del semaforo sino alla bandiera a scacchi. Discorso differente per le Kawasaki, in lotta con le Yamaha per il podio e per le restanti Ducati. Per Davies, Laverty e Rinaldi il crollo è arrivato a metà gara, complice un calo di aderenza delle gomme Pirelli. In Gara 1 Bautista ha rallentato solo nell’ultimo giro, quelli precedenti erano sempre nell’ordine dell’1'31 alto.

Idem in Gara 2 per Alvaro, con Davies, invece, più lento di almeno un secondo al giro. I conti finali sono presto fatti: spagolo sul gradino più alto del podio, gallese settimo a circa 27 secondi dal compagno di garage che, precisiamolo, ha pure rallentato nei passaggi finali, per godersi l'arrivo in parata ed a braccia alzate

Gli altri ducatisti

Laverty debuttava sulla V4 del team Go Eleven, passato a Ducati dopo anni di Kawasaki, Con pochi test effettuati nel precampionato, non si poteva pretendere di più dall’irlandese, comunque bravo a Phillip Island: gran lottatore, il numero 50 ha saputo far meglio di piloti più esperti con le rispettive moto.

La quattro cilindri di Eugene era, peraltro, equipaggiata da sospensioni Bitubo, vera novità per lui e per Ducati. Senza dati disponibili sui quali lavorare, ogni uscita in pista è un esperimento da rischiare, quindi, non male la prova di Laverty in Australia.

Rinaldi correva per la prima volta a Phillip Island. Il campione Superstock 1000 annata 2017 ha gareggiato lo scorso anno solo nei round europei. La Ducati Barni monta sospensioni Showa, storico fornitore Honda. Anche per Michael Ruben e per la squadra occorre tempo ed esperienza. Considerando ciò, finire due volte davanti all’ufficiale Aruba Chaz Davies rappresenta un ottimo risultato per il giovane romagnolo.

Duello SBK tra Cortese e Davies in AustraliaGetty Images
A Phillip Island SBK è lotta tra Cortese e Davies

Feeling differenti

Se Bautista gioiva, Davies era preoccupato. Alvaro era sempre e comunque soddisfatto di moto e gomme, Chaz non riusciva a trovare il bandolo della matassa. Anche se il campionato è appena iniziato, l’attuale ruolo di prima guida appartiene, al momento, allo spagnolo, che si trova a bottino pieno nella classifica iridata. Chaz è ottavo, con ben 47 punti dalla vetta. Il campionato World SBK prevede ancora 12 tappe, ma già in Thailandia il numero 7 dovrà reagire, mentre Alvaro dovrà mantenere ritmo e concentrazione se vuole vincere ancora.

Sto vivendo un sogno ma non è finita qui. Anche nei prossimi round ci sarà da lavorare sodo per poter stare davanti. Diciamo che siamo partiti bene, ma non siamo ancora nel pieno del nostro potenziale. A Buriram scenderò in pista con la stessa mentalità che avevo in Australia

Preoccupato anche Rea. Nonostante non ami Phillip Island e con la consapevolezza di poter contare ancora su 12 round mondiali, il Cannibale ha messo in evidenza il vantaggio motoristico Ducati nei confronti della sua Ninja ufficiale. Quantomeno nei rettilinei, la Panigale è più veloce, la Kawasaki soffre, costringendo il nordirlandese a rischiare molto in frenata e percorrenza di curva.

Al momento non ci sono vie utili per ridurre lo svantaggio dalle Ducati, mi sono annoiato e mi sento frustrato. Andrò a Chang per fare del mio meglio, perché so che il mio mondiale inizierà in Europa con le gare di Aragon

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