NBA: Knicks night, record negativo scongiurato e Spike Lee da Oscar

Spike Lee alza al cielo la prima statuetta di carriera e i Knicks scongiurano il record negativo in casa nello sport americano.

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Ci sono poche serate in cui l’NBA si concede una pausa e sono ancora meno quelle dove si assoggetta alle volontà di altri ambiti. Capita ovviamente per il Super Bowl e anche per gli Oscar, che si sono tenuti nella notte in quel di Los Angeles e hanno incoronato i migliori dei migliori nell’ambito cinematografico. Per questo motivo la Lega ha giocato solamente tre partite e tutte in orario anticipato rispetto al solito, soprattutto considerando il fatto che fosse domenica. Come ogni sceneggiatura cinematografica che si rispetti i colpi di scena sono il sale della riuscita e in questa serata di tre partite disputate, due sono state perlomeno con un epilogo a sorpresa che difficilmente sarebbe stato pronosticabile.

Hanno aperto i Toronto Raptors, che hanno inciampato piuttosto clamorosamente contro gli Orlando Magic, dopo aver vinto in volata la partita precedente contro i San Antonio Spurs nel ritorno di DeMar DeRozan in Canada. Sono proprio i neroargento ad aver messo a segno l’harakiri più pesante della nottata, infatti sono stati nettamente battuti dai New York Knicks al Madison Square Garden senza mai riuscire a imporre la propria legge. Gli Spurs non sono nuovi a questi scivoloni che servono poi a Popovich per motivare e rimettere tutti in carreggiata in vista del futuro, ma questa sconfitta va probabilmente oltre anche all’accettabilità di un vecchio lupo di mare come lui.

I Knicks cavalcavano la terza peggior serie di sconfitte interna della storia nell’intero panorama dello sport professionistico americano con diciotto consecutive e un solo diktat nel tanking. La corsa a Zion Williamson è partita molto presto e si è ancor più accentuata con la trade che ha portato l’unico motivo d’interesse Kristaps Porzingis a Dallas in cambio di molto materiale da scaricare. Dolan in estate avrà due max contract slot da poter investire e per compiere un’operazione così ardita alla deadline sembra che ci possano essere qualche genere di garanzie estive a riguardo. Nella notte, come dicevamo, la striscia si è arrestata, perché i giovani virgulti di Fizdale hanno trovato una seara da ricordare, dove Dotson segna otto triple su tredici tentativi e Knox sembra il condottiero che tutti i tifosi si aspettano, mettendo la parola fine al rischio di record inglorioso.

NBA: and the Oscar goes to…

La serata NBA del Madison non può essere paragonata alla kermesse di Los Angeles, dove Hollywood mette il vestito da sera. In questa circostanza Spike Lee è l’anello di congiunzione tra il mondo NBA da appassionato e la cinematografia, dove negli ultimi anni la pallacanestro ha detto la sua prima con Kobe Bryant e ora con la coronazione di una lunga carriera del regista contornata da tantissimi successi. La statuetta d’oro per il primo tifoso dei Knicks è la conferma di essere arrivato indissolubilmente nella cerchia dei più grandi senza che nessuno possa più toglierlo, attendendo che lo facciano anche i Knicks dai lontani anni 70.

Il famoso posto in prima fila del Madison Square Garden, quello dove Spike è sempre presente e che ha visto trash talking storici e cocenti delusioni che nella storia recente, era vuoto senza quella specie di radio che dalla prima fila commenta ogni azione provocando anche alcuni giocatori. Ma ieri sera c’era una statuetta da ritirare, perché con il suo BlacKkKlansman ha coronato il sogno di una vita vincendo e venendo annunciato dall’amico Samuel L. Jackson, che non ha mancato di provocarlo nei momenti immediatamente precedenti alla premiazione. Quasi sapendo come sarebbe andata a finire.

I Knicks hanno vinto!!

Samuel L. Jackson, salendo sul palco degli Accademy Awards per premiare la miglior sceneggiatura apre con una postilla per il suo amico:

Spike! Volevo dirti che i Knicks hanno vinto! Ripeto, hanno vinto!

L’evento sembra quasi sorprendere il regista che però è abbastanza pronto nel rispondere:

Stiamo tankando!

Ma al tralasciando le prestazioni dei Knicks, Lee aveva postato sui suoi social nei giorni precedenti alla cerimonia un paio di Jordan speciali color oro che avrebbe indossato appositamente per la serata e disegnate esclusivamente per quel momento.

Come sempre Jordan è sinonimo di vittoria e quando sul palco è letteralmente saltato in braccio a Jackson, i Knicks sono passati per un attimo in secondo piano lasciando spazio alla soddisfazione e ad alcune parole piuttosto sintomatiche che avevano come leit motiv del pensiero il “fai la cosa giusta”. A tal proposito ha esortato tutti gli americani a compiere una scelta responsabile in ottica 2020 quando dovranno eleggere il presidente degli Stati Uniti. Nella storia recente ormai non si contano più gli esempi di coinvolgimento politico da parte di esponenti del basket e non solo che vogliono mandare un messaggio importante attraverso la loro notorietà, perché il senso di appartenenza agli States è sentito e vissuto con trasporto forse mai come in questi anni.

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