MLS 2019, Los Angeles Galaxy: Re Zlatan è rimasto, obiettivo playoff

Dopo due eliminazioni consecutive alla prima fase, i Galaxy provano a rilanciarsi con un nuovo allenatore e la conferma del campione svedese in attacco.

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Poco meno di un anno fa la zona suburbana di Los Angeles festeggiava l'arrivo di quello che probabilmente è il miglior acquisto della società in quasi 25 anni di MLS. Nell'immaginario collettivo Zlatan Ibrahimovic doveva essere quel fenomeno pronto per far fare un immediato salto di qualità ai Galaxy, franchigia reduce da una stagione negativa (quella del 2017) terminata all'ultimo posto della Western Conference. Presentato in pompa magna con tanto di annunci sui canali social ufficiali del club (su questo negli Stati Uniti sono imbattibili), Ibra ha avuto un ottimo impatto sia dal punto di vista dei numeri sia come svolta nell'espansione del brand. Il suo apporto in termini di gol, 22 in 27 partite, ha spinto la compagine allenata da Sigi Schmid (poi esonerato a ottobre e rimpiazzato da Dominic Kinnear a interim) fino alle soglie dei playoff di Conference, poi persi solo all'ultima giornata.

I problemi fisici di Re Zlatan – fu lui ad autodefinirsi così nel giorno della sua conferenza stampa di presentazione – hanno poi fatto il resto, ma è evidente come una piccola crescita ci sia comunque stata. Ora bisogna battere il ferro finché è caldo: l'obiettivo minimo da centrare in questa stagione è la qualificazione alla seconda fase di MLS, un traguardo che manca da due stagioni dopo che dal 2009 al 2016 i californiani hanno giocato addirittura quattro finalissime, tre delle quali vinte. L'ultima ha rappresentato un po' il canto del cigno provvisorio per i Galaxy, che nel 2014 hanno alzato il loro ultimo trofeo ufficiale trascinati dalle reti di Robbie Keane e Landon Donovan. Negli ultimi tempi non dev'essere infatti affatto facile tifare per i Galaxy: i bei tempi sono passati e solo l'acquisto di Ibrahimovic ha permesso ai supporter di rialzare parzialmente la testa, vista anche la contestuale nascita di una seconda franchigia cittadina che – grazie a una politica aggressiva di marketing – ha saputo accaparrarsi una grossa fetta di bacino d'utenza.

I Los Angeles FC vengono visti ormai come la squadra della città, soprattutto dopo l'inaugurazione del Banc of California Stadium, costruito all'interno del magnifico Exposition Park. Il tutto mentre i Galaxy non sono mai stati veramente parte integrante della comunità, in quanto hanno sempre giocato fuori dalla realtà metropolitana in un contesto nullo dal punto di vista aggregativo. Dopo aver passato sei anni al Rose Bowl di Pasadena (ricordate il rigore sbagliato da Roberto Baggio a USA '94? Ecco, proprio lì...), nel 2003 è arrivato il trasferimento nell'avvenieristico impianto di Carson, dove l'affluenza rimane molto alta soprattutto se rapportata ai recenti risultati sportivi.

Ibrahimovic festeggia dopo un golGetty Images

MLS 2019, i Los Angeles Galaxy ripartono da Ibrahimovic

I Los Angeles Galaxy versione 2019 ripartono da Zlatan Ibrahimovic e da un mezzo caso riguardo i Designated Player, ovvero quei giocatori per i quali al club è consentito sforare i limiti del tetto salariale. La situazione è abbastanza delicata perché al momento in rosa ce ne sono quattro, ovvero uno in più del consentito: oltre a quello del campione svedese infatti i californiani possiedono i cartellini di Romain Alessandrini e dei fratelli Jonathan e Giovanni dos Santos. Quest'ultimo sembrava poter lasciare LA nell'ultima sessione di mercato, ma al momento è ancora in squadra: i vertici del club starebbero pensando di chiedere una deroga alla lega per non doversi privare di nessuno di loro né, nello stesso tempo, chiedere al messicano di ridursi l'ingaggio.

Impossibile? Diciamo improbabile, visto che il precedente legato a David Beckham sembra dare almeno un minimo di speranza ai Galaxy, già “aiutati” ai tempi del tesseramento dell'asso inglese. Nel frattempo però a Los Angeles è cominciata l'era di Guillermo Barros Schelotto: il tecnico argentino ha lasciato il Boca Juniors per cimentarsi in MLS, in un calcio profondamente differente da quello che si gioca in Argentina. Il tempo sulla panchina degli Xeneizes era finito da un pezzo e l'addio a Buenos Aires è diventato automatico dopo la scoppola presa dal River Plate in finale di Copa Libertadores. Il Mellizo porta una nuova filosofia di calcio fatta di possesso palla e ricerca continua della verticalità, concetti che cozzano dall'impostazione data ai Galaxy negli ultimi anni.

Da La Boca alla California: la nuova avventura di Schelotto

Durante il suo insediamento, Schelotto ha detto di non vedere l'ora di misurarsi con un suo grande rivale come Matias Almeyda, nuovo allenatore dei San José Earthquakes, ringraziando la società per l'occasione concessagli. Già, la società. In questi anni in California si sono visti molti campioni, ma non sempre i grandi nomi hanno portato alla vittoria. È il caso, per esempio, del già citato Romain Alessandrini, esterno francese che in due stagioni ha segnato 24 gol in 56 partite, mettendosi in mostra come uno degli elementi offensivi più impattanti della MLS. La sua scelta di rimanere (poteva finire al Parma a gennaio) permette a Schelotto di traslare il suo 4-3-3 da La Boca a Carson, imperniandolo su una fase offensiva che offre davvero tante soluzioni.

Se Alessandrini dovesse partire a sinistra, ecco che sulla fascia opposta troverebbe spazio Giovani dos Santos, utile anche come trequartista in un 4-2-3-1. Viceversa, sull'out mancino verrebbe inserito l'esperto Chris Pontius, con Ibrahimovic schierato da riferimento offensivo. La spina dorsale dei Galaxy è qualitativamente discreta: oltre a Ibra, Schelotto può contare su un centrocampista di grande livello come Sebastian Lletget, uno dei più positivi dello scorso anno, mentre in difesa la coppia di centrali composta da Daniel Steres e David Romney potrebbe essere “rotta” dall'arrivo di Diego Polenta.

Il difensore mancino, con un passato italiano tra Genoa e Bari, è il fiore all'occhiello di una campagna acquisti abbastanza povera per una franchigia che ha perso due titolari come Ashley Cole e Baggio Husidic. Interessante è anche la promozione in prima squadra del talento di origine messicana Efrain Alvarez, l'ultimo prodotto della Galaxy Academy, una realtà giovanile che negli ultimi anni ha regalato alla nazionale americana Gyasi Zardes e il giovane Brandon Jamieson IV.

Il magnate Philip Anschutz - colui che ha dato vita al club - punta molto sullo sviluppo del territorio, talmente tanto da aver creato anche una Alliance Clubs per i piccoli club californiani, mettendo a disposizione le strutture della società in cambio del controllo sui loro calciatori. Un progetto ambizioso, volto a creare una vera e propria rete in tutto il sud dello stato, con lo scopo di affiancare sempre più giovani del settore giovanile ai campioni della prima squadra. Dove, anche quest'anno, si punterà molto su Re Zlatan. Basterà?

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