NBA: Harden si confessa tra MVP, trentelli e le critiche degli ex

Harden sta giocando una stagione incredibile, ma deve far fronte, nonostante la striscia di trentelli, a critiche da diversi punti.

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Lo stato di salute della NBA è ad altissimi livelli e nonostante il classico All Star Game giocato a punteggi fin troppo elevati, la quantità di talento disponibile rimane incredibile e una volta che sono in campo tutti assieme questo senso di onnipotenza viene fuori in maniera prorompente, dedizione alla difesa o meno. Sono tanti ogni stagione i pretendenti all'MVP e ognuno di questi è in grado di produrre prestazioni al di sopra di ogni più lecita aspettativa, ma quest'anno c'è chi, come James Harden, vuole completare la doppietta.

Il barba non ha mai fatto parlare particolarmente di sè per dichiarazioni, mercato o situazioni a corollario del campo. È proprio di questi giorni, anzi, la dichiarazione di Russell Westbrook che ha detto:

Io, James (Harden ndr) e Kevin (Durant) siamo arrivati in finale a 23 anni. Se fossimo stati insieme sarebbero stati problemi seri per tutti.

E se del mercato di Harden si parla poco, la sua dipartita da OKC è forse stato l'unico momento in cui si è trovato all'interno di molti rumors e supposizioni.

Ora fa parlare solo il campo e c'è da dire che agli appassionati questo piace molto. È probabilmente il miglior giocatore di uno contro uno dell'intera NBA, annoverando un arsenale infinito di movimenti in grado di eludere ogni difesa. Il suo step back three (al netto di alcune storture sotto forma d'infrazione di passi) è il singolo movimento meno marcabile di tutti e considerando poi come completa il suo attacco con penetrazioni e l'innata capacità di lucrare contatti, fa pensare che di modi per fermarlo ce ne siano pochi. Il suo obiettivo è portare in alto i Rockets e vincere di nuovo il titolo di MVP.

NBA: serie di trentelli necessaria

La giornalista di ESPN Rachel Nichols ormai è abbonata a servizi di grande rilevanza e ha avuto modo di sedersi al tavolo con Harden per parlare di presente e futuro. Una domanda necessaria era ovviamente l'essere paragonato a Wilt Chamberlain per la striscia di trentelli:

Sono contento di essere accostato a un grande del gioco, ma le mie prestazioni e una striscia così lunga di trentelli si son rese necessaria a causa della nostra situazione attuale con gli infortuni di Chris e Clint. Era quello che serviva alla squadra e io l'ho fatto.

A questo poi ha aggiunto anche un piccolo sassolino dalla scarpa che è sembrato volersi togliere:

Io credo che se avessimo messo qualsiasi altro giocatore che non fossi io in questa situazione, probabilmente ora non saremmo quinti nella combattuta Western Conference a lottare per un posto playoffs.

Questa esternazione probabilmente è figlia anche di alcuni attacchi ricevuti attraverso i media per un gioco che divide i puristi del team effort contro gli amanti del talento singolo.

Le critiche degli ex

Ci sono stati diversi ex giocatori che hanno criticato il gioco di Harden e in particolare Pippen si è sbilanciato dicendo che non gli piace vederlo palleggiare venti secondi per poi concludere da solo. Steph Jackson si è allineato sulla medesima posizione, mentre Kobe Bryant ha allargato di più il raggio dicendo che questo modo di giocare, per quanto efficace ora, non possa portare a un titolo. Tutti, pur apprezzando le innate doti di Harden, gli hanno mosso questa critica e il Barba ha in un certo senso dato ragione Kobe pur rimanendo convinto del suo potenziale:

Ogni tanto ricevere critiche è dura, ma fa parte del mio lavoro gestire sia quello che i complimenti nel giusto modo. Riceverne alcuni da giocatori che hanno fatto la storia di questa lega fa riflettere, ma del resto io devo fare ciò che è meglio per la mia squadra e sono in grado di gestire tutto questo senza problemi.

Giova dire anche che, con un metodo di gioco molto simile, i Rockets nella scorsa stagione sono andati a un centimetro dall'eliminare i Warriors, cosa in cui nessuno si era mai avvicinato. Ora tutto l'individualismo di Harden risuona molto più forte per l'assenza di Paul e Capela, ma è lecito pensare che se fossero al suo fianco la gestione sarebbe molto più diluita. A tal proposito Harden chiude:

Si l'anno scorso siamo andati molto vicino ad andare in finale. È vero abbiamo avuto qualche difficoltà all'inizio, ma ora siamo di nuovo in carreggiata.

Il basket dei Rockets è definito, in certi casi anche estremo e chi meglio di D'Antoni potrebbe gestire un'estremizzazione rendendola efficace. Di certo non abbiamo ancora visto la vera Houston in questa stagione e con il rientro di tutti gli infortunati chiave potremmo si vedere interrotta la striscia di trentelli, ma anche di nuovo una vera contender per il titolo NBA e insidia per i Warriors.

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