Torino a due facce: troppa fatica davanti, ma dietro è da Champions

I granata sono la squadra che ha pareggiato di più nei primi cinque campionati d'Europa. Merito di una fase difensiva perfetta che bilancia un attacco inconsistente.

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Nella faccia di Walter Mazzarri al fischio finale di Napoli - Torino c'è l'esatta fotografia del momento che stanno passando i granata. Il tecnico toscano è consapevole che, nonostante mille difficoltà, le speranze di Europa rimangono ancora intatte grazie anche a una partita di estremo sacrificio come quella giocata dai suoi ragazzi al San Paolo. Davvero incredibile, soprattutto se consideriamo i numeri stagionali di un Torino che quest'anno sembra veramente aver assunto le sembianze dello scolaro con buone potenzialità che però si accontenta di avere voti appena decenti.

I numeri messi insieme parlano chiaro: i granata sono una squadra a due facce. Da una parte c'è la grande solidità difensiva figlia di un'organizzazione che solo uno meticoloso e sparagnino come Mazzarri avrebbe potuto portare in un contesto molto particolare, bruciatosi per un anno e mezzo con l'opposta filosofia di gioco proposta nella gestione di Sinisa Mihajlovic. Dall'altra, invece, c'è il pessimo rendimento offensivo, uno dei peggiori della Serie A se consideriamo che nel reparto d'attacco il Torino può attualmente contare su tre pezzi da novanta come Andrea Belotti, Simone Zaza e Iago Falque.

Questione di gioco, dice qualcuno. Per altri invece è semplice atteggiamento rinunciatario. Tra i tifosi granata serpeggia un sentimento strano, un misto tra pessimismo e diffidenza al quale però fa da contraltare lo spirito pragmatico di un'altra fetta di fan, convinti che la filosofia del "primo, non prenderle" alla lunga possa pagare. In effetti, almeno per il momento, nonostante i tanti limiti il Torino è sempre lì, a 3 punti da quel sesto posto occupato attualmente dall'Atalanta. Che, guardacaso, nel prossimo turno si presenterà nel capoluogo piemontese per giocare un vero e proprio spareggio dal sapore di Europa.

Walter Mazzarri, allenatore del TorinoGetty Images

Torino, il punto della situazione: bene dietro, male davanti

Guardando un po' le cose con una prospettiva più ampia, si potrebbe addirittura sottolineare il fatto che i granata siano a soli 7 punti dal quarto posto. Alt, con questa frase nessuno vuole sottintendere nulla, se non la capacità di Mazzarri di rimanere aggrappato con le unghie e con i denti alla carovana che viaggia spedita verso i piazzamenti europei. Il tecnico non ha mai pronunciato la parola magica nelle sue interviste, ma è evidente che - dopo essersi assestata stabilmente in Serie A - anche la società abbia finalmente voglia di emergere fuori dai confini nazionali.

Il lustro passato sulla panchina granata da Ventura aveva abituato i tifosi a una gestione tecnica all'insegna della continuità che al Toro mancava da tanto, troppo tempo. La parentesi Mihajlovic, invece, ha fatto sognare per qualche mese i fautori del cosiddetto "Cuore Toro". Mazzarri doveva rappresentare una sorta di via di mezzo. Inutile soffermarsi sulle scelte estive della società, che anziché consegnare due esterni adatti al 3-5-2 e una seconda punta al suo mister ha preferito puntare forte sui nomi a effetto. Gli arrivi di Zaza e Soriano però si sono rivelati scelte poco lungimiranti, con la conseguenza inevitabile di "accorciare" ulteriormente la rosa di Mazzarri, già non troppo incline per natura ad allenare un gruppo numeroso.

A questo aggiungiamoci le scelte delle ultime settimane: dopo un avvio di stagione positivo, Souahilo Meité e Daniele Baselli sono finiti stabilmente in panchina. Dietro a queste decisioni sembrano esserci gli stessi motivi disciplinari che hanno portato Mazzarri a escludere dalla squadra titolare Iago Falque. Lo spagnolo è il più grande equivoco tattico del Torino: preferito a Ljajic l'estate scorsa, è stato messo al centro del progetto tecnico della squadra, fallendo miseramente. Le sue caratteristiche tecniche lo limitano troppo: Falque non ha le skills né la fantasia del serbo, che lo scorso anno - nonostante l'ostracismo ricevuto dopo l'esonero di Mihajlovic - ha risolto un bel po' di partite grazie alla sua imprevedibilità tra le linee.

Cosa funziona: la fase difensiva che esalta i singoli

Per inquadrare al meglio la situazione di una squadra non c'è nulla meglio dei numeri. Quelli difensivi premiano oltre modo l'impostazione e l'organizzazione che Mazzarri ha saputo dare al suo collettivo. Dopo 24 partite, i granata sono addirittura la quarta difesa del campionato e si posizionano al quarto posto nella classifica delle compagini con meno gol al passivo. Inoltre, nelle ultime quattro partite Sirigu ha mantenuto la porta inviolata, con il Torino che da un mese a questa parte viaggia in perfetta media inglese (due 1-0 in casa, due 0-0 in trasferta). Inoltre, la solidità difensiva del Toro ha portato anche all'esaltazione estrema dei singoli interpreti, a partire proprio da Sirigu.

L'ex PSG è il miglior portiere italiano per rendimento e di recente si è guadagnato il ritorno in pianta stabile in Nazionale, dove di recente è stato raggiunto anche da Armando Izzo. Il ragazzo originario di Scampia quest'anno ha segnato 2 gol, uno in meno di Iago Falque e uno in più di Zaza. Le stesse reti sono state messe a segno da Nicolas Nkoulou: acquistato per 3,5 milioni di euro, il camerunense è atterrato in Piemonte tra l'indifferenza generale e oggi il suo cartellino vale cinque volte tanto. Mazzarri ha anche valorizzato un centrale molto interessante come Koffi Djidji - prelevato in estate dal Nantes - e rilanciato l'esperto Emiliano Moretti, sempre ampiamente positivo nel farsi trovare pronto come primo cambio.

Cosa non funziona: attacco abulico e troppi pareggi

Dei 28 gol segnati fino a oggi dal Torino solo 10 arrivano dal reparto d'attacco: 7 di questi li ha segnati Andrea Belotti, che però ha anche avuto la possibilità di calciare ben quattro rigori. Il Gallo non canta più da fine dicembre e i suoi compagni di reparto non hanno fatto meglio: Zaza ha segnato la sua unica rete a inizio del girone di andata contro il Cheivo, mentre Iago Falque non trova la via del gol dal 3-0 rifilato all'Empoli. L'approccio alle partite di Mazzarri penalizza troppo gli attaccanti, soprattutto se si parla di giocatori che hanno bisogno di ricevere molti palloni per trovare la conclusione decisiva.

Nell'anno dei 26 gol sotto Mihajlovic Belotti veniva rifornito il triplo delle volte negli ultimi sedici metri, senza (o quasi) compiti di ripiego ai quali lo costringe l'attuale allenatore del Toro, più propenso a tenere il Gallo a disposizione della squadra per puntare a un rendimento realizzativo corale. Con il toscano in panchina vengono esaltate particolarmente le caratteristiche di laterali e centrocampisti, con Baselli e Meité che hanno messo a segno 5 gol (tutti all'andata) ai quali vanno aggiunti i 2 di Rincon.

La poca prolificità dell'attacco va però a penalizzare la società in ottica calciomercato: a posteriori, monetizzare Belotti due anni fa sarebbe stata la scelta più giusta da fare anche a costo di mettersi contro i tifosi, dato che da lì si sarebbe potuti partire per potenziare ulteriormente la rosa a livello globale. Zaza invece in estate andrà riscattato ma il feeling con l'ambiente non è mai sbocciato. E, come se non bastasse, l'ex Juventus ha già dimostrato di non integrarsi tatticamente con il capitano granata.

Questa situazione ha portato a un inevitabile appiattimento delle prestazioni, con il Torino che adesso si ritrova a essere la squadra che pareggia di più nei cinque campionati europei più importanti. Un dato significativo, che certifica come basterebbe poco per fare quel piccolo salto in alto utile a stabilizzarsi in zona Europa League. Il primo input però deve arrivare da Mazzarri, magari già a partire dallo scontro diretto contro l'Atalanta.

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