Robben si racconta: "Mourinho è un grande, ma io sono un tifoso di Guardiola"

35 anni compiuti da poco, prossimo a lasciare il Bayern Monaco, uno dei più grandi calciatori degli ultimi vent'anni racconta il calcio di cui è stato protagonista.

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È stato indiscutibilmente uno dei più forti calciatori degli ultimi vent'anni: 35 anni compiuti da meno di un mese, un infortunio che ha condizionato negativamente quella che sarà la sua ultima stagione al Bayern Monaco, che è pronto a lasciare dopo ben 10 anni, Arjen Robben è entrato nell'immaginario collettivo per una mossa che ha saputo perfezionare fino a farla diventare sua, denominata appunto Le Robben, e nella storia del calcio per i trionfi ottenuti con i bavaresi tra cui spiccano 7 Bundesliga, 4 Coppe di Germania e la Champions League 2012/2013 decisa in finale da un suo gol.

Adesso che la fine del lungo matrimonio con i bavaresi si avvicina, come da lui stesso annunciato, Arjen Robben si guarda indietro riepilogando una carriera fantastica, che lo ha reso uno dei calciatori più forti e famosi in circolazione e gli ha permesso di lavorare con i più grandi tecnici dell'era moderna: Louis van Gaal, José Mourinho, l'uomo che lo ha voluto al Chelsea nel lontano 2004, e Pep Guardiola, conosciuto nella fase finale della carriera al Bayern Monaco.

Quando arrivai al Chelsea avevo vent'anni, giocavamo in modo molto offensivo, con due punte e due ali. Quello che ricordo è che eravamo una squadra vera, ci incastravamo perfettamente l'uno con l'altro. E avevamo un grande manager, Mourinho, che si assicurava che lo spirito di squadra funzionasse bene e portò la squadra a vincere il primo titolo in cinquant'anni. Io sono un grande fan di Guardiola, sono un giocatore offensivo e amo giocare un calcio offensivo. Lui ama avere il pallone, ama il calcio, lo vive 24 ore al giorno.

Robben ha vinto la Champions League 2012/2013: in finale è stato il migliore in campoGetty Images

Robben: "Con Guardiola il mio calcio migliore. Il futuro? Vedremo"

Questa preferenza istintiva nei confronti del sistema di gioco del tecnico spagnolo, quasi naturale per uno cresciuto con la mentalità calcistica tipica degli olandesi, non significa però che Robben non riconosca di ragionare come un calciatore quale effettivamente ancora è e continuerà ad essere anche dopo la fine della storia con il Bayern.

Il calcio va sempre avanti, e se ti guardi indietro e ti chiedi quale sia stato il tuo momento migliore è sempre difficile dare una risposta. Di solito contano i titoli vinti, la Champions League, raggiungere le semifinali dei Mondiali, tutti ti notano di più. Ma io penso ad esempio che il mio calcio migliore sia stato quello dopo la Coppa del Mondo del 2014, con Pep, anche se non abbiamo conquistato trofei internazionali. Ho amato giocare con lui ma poi ad esempio realizzi che un allenatore deve guardare la qualità dei giocatori che ha a disposizione e trovare per loro il sistema più adatto.

Robben e GuardiolaGetty Images

Una mentalità da tecnico che per adesso è soltanto accennata: Robben non seguirà l'ex compagno Lampard, non diventerà un allenatore. Almeno non subito, perché sente di avere ancora qualcosa da dare come calciatore, come del resto dimostrano le statistiche: anche in questa stagione, nonostante l'età avanzata, l'olandese è stato frenato soltanto da un infortunio lasciando però il segno in campionato (9 gare e 3 gol) e in Champions League, dove ha segnato 2 reti in 4 presenze. Salterà però la sfida con il Liverpool, ai tempi del Chelsea grande rivale dei Blues a causa del differente modo di vivere il calcio di Rafa Benitez e José Mourinho.

Penso che grazie a Klopp siano diventati una squadra davvero molto forte, l'anno scorso sono arrivati in finale di Champions League e ora sono primi in classifica in Inghilterra, inseguono un titolo che tutta la città aspetta. Se mi chiedete quale sia il peggior avversario per me devo dire il Liverpool.

Robben e Mourinho ai tempi del ChelseaGetty Images

Contro i Reds Robben ha perso diverse occasioni, due semifinali di Champions League ai tempi del Chelsea e un quarto di finale nel biennio in cui indossò la magia del Real Madrid. All'andata, prevista a Anfield martedì 19 febbraio, l'olandese non ci sarà ma stringerà i denti per scendere in campo almeno nel ritorno, che potrebbe essere decisivo per i suoi.

Non abbiamo più tanti giovani, siamo una squadra molto esperta. Tutti sanno che l'atmosfera di Anfield è probabilmente una delle migliori che si possa immaginare in Europa, ed è qualcosa di cui devi essere consapevole, ovviamente. Ma penso che siamo abituati a questi stadi, a questo tifo. In queste gare di alto livello non ci sono molti segreti, si tratta di piccoli dettagli e di chi ha la forma migliore quel giorno.

Cosa riserverà il futuro per Arjen Robben ancora non è noto.

Il nostro presidente Uli Hoeness dice sempre che "non esistono calciatori giovani o vecchi, esistono calciatori forti oppure no". Decidere di lasciare il Bayern Monaco è stato difficile, adesso poi devo pensare a cosa farò dopo. Vorrei prendere la decisione migliore, ma nel calcio è dura, perché della bontà di una scelta lo sai sempre soltanto dopo che l'hai fatta. Non so per quanto giocherò ancora, finché mi divertirò e mi sentirò fisicamente capace di giocare il calcio che voglio giocare continuerò. Sono curioso di scoprire il futuro: forse l'Inghilterra, forse la Spagna o qualche altro posto. Vedremo.

Due parole anche sulla finta che lo ha reso famoso e che gli ha permesso, da ala, di segnare oltre 200 gol in carriera: Le Robben, l'improvviso taglio dentro che lascia puntualmente l'avversario diretto sul posto e che immancabilmente viene concluso con un potente tiro che non lascia scampo al portiere. Una mossa che ormai tutti conoscono ma che ancora nessuno è capace di neutralizzare.

No, se la fai al momento giusto li sorprende ancora. È tutta una questione di tempismo, sempre. Mia moglie mi dice sempre che devo essere orgoglioso di questo, del fatto che nel calcio esista un gesto tecnico che viene considerato mio, una mia caratteristica. Tagliare dentro e segnare.

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