All Star Game, le nostre scelte: Curry LeBron e Harden per il dominio

È tempo di All Star Game e FoxSports dirama il suo secondo All Star Team con i migliori giocatori di questa prima parte di stagione.

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La notte scorsa si è giocato l'NBA Rising Star tra USA e resto del mondo con la vittoria dei "padroni di casa" per 161-144 nell'ennesimo show che ha molto poco della partita e decisamente di più di una svogliata campettata pomeridiana con tanto talento fisico e atletico. L'MVP di giornata è Kyle Kuzma che ha chiuso con 35 punti in un match dove solo due giocatori non sono andati in doppia cifra e che definisce molto sulla competitività della stessa.

Ci si aspetta molta adrenalina per le competizioni della notte tra sabato e domenica, dove il three point contest e la gara delle schiacciate catalizzano l’attenzione sebbene non ci siano, soprattutto a schiacciare, i nomi di blasone che in molti vorrebbero. La “notte di mezzo” regala sempre nuovi protagonisti e sebbene pensiamo di aver visto quasi tutte le evoluzioni sopra il ferro possibili, i giocatori NBA non smettono di stupirci anche dopo anni di gare e sorprese continue.

Tutto però ruota intorno alla vera partita delle stelle, quella di domenica notte dove il team LeBron e il team Giannis si scontreranno per dare vita alla partita con il più alto tasso di talento che qualsiasi campo da basket possa ospitare. In settimana vi abbiamo proposto la prima parte del draft che ha generato il FoxSports team white e ora è arrivato il momento di scoprire chi darà battaglia alla prima squadra, ma soprattutto quali sono gli outsider scelti come i traditi dal voto finale.

Harden potenziale MVP NBA in back to backGetty Images

NBA: il talento di Harden e Curry al servizio di LeBron

Nel black team il primo ad essere scelto e quindi formalmente il capitano è Steph Curry, che ha dimostrato ancora una volta quanto la sua presenza sia fondamentale per i Warriors. Il periodo di sua assenza è coinciso con le maggiori difficoltà dei campioni in carica, ma ora che è tornato da un po’ il ruolino di marcia e soprattutto l’efficienza sono decisamente cambiati nella baia. Se ne facciamo una questione di assenza, LeBron James è stata quella più sentita in assoluto quest’anno, con i Lakers non in grado di sostenerla e calando a picco dopo un ottimo inizio, ma d’altra parte era difficile aspettarsi qualcosa di diverso dai gialloviola senza il loro leader.

James Harden, invece, c'è sempre stato e il fatto che, da MVP candidate, venga scelto solo per terzo nel nostro specialissimo draft, fa capire quanto grado di salute abbia l’NBA al momento. In centro c’è Joel Embiid autore di una stagione con i fiocchi, che ha avuto qualche intoppo solo con l’arrivo di Jimmy Butler, sebbene rimanga il cuore pulsante dei Sixers, anche dal punto di vista difensivo. A chiudere il quintetto c’è Kyrie Irving, anche lui alle prese con qualche noia fisica, ma di certo sempre punto focale dei Celtics che hanno reso al meglio quando la forma di Uncle Drew è tornata sui suoi standard.

Doncic era uno dei più votati e non ci saràGetty Images

Panchina: missing AD, le triple doppie e le sorprese

Ovviamente la prima scelta dalla panchina è Anthony Davis, che nonostante tutti i problemi rimane uno dei primissimi di questa lega, ma che dovrà saltare l’All Star Game (quello vero) per un problema alla spalla rimediato contro i Thunder. Proprio a OKC milita il recordman ogni epoca per triple doppie consecutive in Russell Westbrook, che ormai quando le fa non stupisce quasi più nessuno. Nelle retrovie arrivano due giocatori forse non necessariamente da kermesse delle stelle in senso stretto come Blake Griffin, in grado sempre di produrre numeri importanti ma difficilmente solidità per il suo team e Bradley Beal, che nonostante la passione vissuta dai Wizards in questa stagione è riuscito a ritagliarsi comunque un posto tra i migliori.

Una nomination meritata va a Khris Middleton che sta giocando una stagione decisamente commendevole e si è guadagnato con merito un posto tra le stelle, anche grazie alla notevole stagione dei suoi Bucks. L'NBA quando una squadra vola a pieno regime ha sempre un occhio di riguardo nelle convocazioni. A chiudere ci sono i due “snobbati” del team black. Luka Doncic aveva praticamente dominato il voto del pubblico creando una vera e propria follia popolare nei suoi confronti e in un caso simile a quello di Sanremo, è stato poi clamorosamente ignorato dalla “giuria che conta”. Lo sloveno però ha già rubato soldi a un componente dello staff dopo una scommessa sui tiri da metà campo e forse anche a Charlotte hanno capito che è meglio non bancare contro di lui.

L’ultimo convocato è Tobias Harris che, sebbene abbia poca risonanza, ha giocato sin qui una stagione di altissimo livello, un po’ per guadagnarsi un contratto futuro a molti zeri, ma anche perché è cresciuto tantissimo come giocatore tanto da indurre i Sixers ad andare all-in per prenderlo. Come sempre nelle nostre scelte, oltre al valore del singolo, abbiamo tenuto conto dell’impatto sulla squadra e ai Clippers la sua presenza era imprescindibile.

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