All Star Game, le nostre scelte: Durant, Giannis, Leonard nel team White

FoxSports si avvicina all'All Star Game creando le sue due squadre con le stelle, i convocati e due "snobbati".

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È arrivata la settimana dell’All Star Game e l’NBA si prepara a festeggiare tirando il fiato per una piccola pausa. Dopo una trade deadline schizofrenica che ha cambiato la geografia di questa e forse delle prossime stagioni, mixata a un mercato dei tagliati che si sta facendo sempre più interessante con l’ultimo colpo Jeremy Lin dei Raptors, arriva il momento di pensieri leggeri, festa e divertimento. La location della partita delle stelle torna (o forse è meglio dire arriva) a Charlotte dopo le polemiche socio politiche che avevano temporaneamente bandito la città del North Carolina dall’ospitare la kermesse.

Prima di vedere le nostre scelte, facciamo una sentita richiesta ad Adam Silver e a tutti i giocatori per riportare la partita della domenica a un livello di bellezza e apprezzabilità degni del talento in campo. Le ultime edizioni si sono sempre più assimilate alla partita del venerdì con la completa assenza delle difese e una reiterata gara delle schiacciate sui 28 metri che non rende giustizia al potenziale in campo. Di sicuro la spettacolarizzazione e la festa devono farla da padrone, però tutti i tifosi vorrebbero negoziare perlomeno tre quarti di show con un ultimo periodo di competizione vera, con voglia di vincere e l'agonismo dei migliori talenti presenti in NBA. Se l’All Star Game del 2001 con un finale incredibile potrebbe rimanere irripetibile, sarebbe auspicabile almeno avere una parvenza di combattività almeno nell’ultima frazione per fornire davvero il miglior show sportivo possibile.

Ho deciso (assieme al mio collega Sergio) di fare il LeBron e il Giannis per qualche minuto e selezionare le stelle per creare le squadre FoxSports White e FoxSports Black che si fronteggeranno solo sulla carta nella nostra personalissima partita delle stelle. I quintetti sono stati scelti esattamente in base a quelli reali mescolando le scelte dei due protagonisti in campo, lo stesso è stato fatto per la panchina, ma al posto di due componenti abbiamo deciso di mettere due degli snobbati che secondo noi avrebbero meritato la convocazione. Tutto questo ovviamente motivato e analizzato giocatore per giocatore. Partiamo da FoxSports White, allenata da Mike Budenholzer dei Milwaukee Bucks che ha compiuto una vera e propria impresa nel rivoltare il rendimento della franchigia ed ergerla a leader della Eastern Conference. Mai idea di metterlo al comando della truppa di Giannis fu più giusta e mai convocazione fu più meritata.

Il potenziale MVP NBA è GiannisGetty Images
Sarà Giannis il MVP?

NBA All Star Game: il nostro quintetto di 'atipici'

Nelle nostre scelte Giannis, capitano nella realtà, è finito addirittura al terzo giro, ma la sua stagione da MVP forse non ha eguali in NBA quest’anno e il fatto che sia capostipite del team rende onore al merito di una stagione da leader che lo sta vedendo in costante crescita anche nel tallone d’achille del tiro da tre punti. Il suo rivale diretto per l’award è Paul George (scelto da noi alla due) che non solo è stato il giocatore della settimana a ovest, ma sta giocando una stagione surreale prendendosi in mano i Thunder e dimostrando di essere un two-way player del livello di Antetokounmpo e Leonard. Proprio Kawhi con la quarta scelta va a rimpolpare la batteria di stelle in grado di giocare i due lati del campo e la vittoria da lui griffata contro i Nets è solo la ciliegina sulla prima parte di stagione che ha segnato la completa redenzione dopo i problemi fisici e non di San Antonio.

La prima scelta del team White è andata su Kevin Durant, che nonostante ormai troppo spesso si lasci andare a qualche esternazione fuori luogo (vedi rant sulle voci di mercato ai Knicks), rimane il due volte MVP delle Finals e soprattutto uno dei giocatori più influenti sui match assieme a LeBron James. KD non dà cenni di scompenso in campo nonostante le voci che lo vorrebbero lontano dalla baia e ha commentato il draft così:

È ovvio che LeBron mi abbia scelto alla uno, chi avrebbe dovuto prendere?

In questi deliri di onnipotenza sembra quasi reciti una parte da bad boy che vuole far trasparire ma che forse non gli appartiene intimamente. A chiudere il quintetto c’è Kemba Walker che ha iniziato con i fuochi d’artificio ridefinendo il concetto d’immarcabilità tra i piccoli e sta provando a condurre Charlotte ai playoffs, prima di sondare una free agency che con una stagione simile alle spalle farà volare il suo valore di mercato.

Il gioco di Jokic è magicoGetty Images
Jokic, il suo gioco è 'magico'

Panchina e snobbati: Nikola Jokic e Rudy Gobert

La panchina, come prima scelta, annovera Nikola Jokic che è l'anti-stella per eccellenza a livello di ego e gioco, ma che per questo tipo di esibizioni sembra fatto dal sarto. Da lui ci si aspetta almeno tre o quattro assists da lustrare gli occhi, magari per due cecchini di razza come Damian Lillard e Klay Thompson, chiamati a punire dal perimetro in una kermesse che ormai li vede costantemente protagonisti, sebbene Klay abbia rinunciato al suo pane della gara da tre punti. A proposito di triple nessuno ha raggiunto le 500 segnate in carriera prima di D'Angelo Russell, che sta guidando i Nets con un'insospettabile leadership e soprattutto con un innalzamento del rendimento da All Star, sebbene sia a Charlotte per sostituire Victor Oladipo infortunato. A completare i "convocati" c'è Karl-Anthony Towns che ha dimostrato il proprio valore ancor di più dalla dipartita di Thibodeau e Butler.

Chiudiamo con i due snobbati da regolamento. La scelta è ricaduta su Rudy Gobert, che al netto delle lacrime in mondo visione sulla mancata convocazione con relativi sfottò sui social (ogni riferimento a Draymond Green è casuale) avrebbe meritato un posto per la sua continua influenza sia sulle partite dei Jazz che ovviamente sui loro risultati con una presenza difensiva ai limiti della perfezione. Il secondo nome è Paskal Siakam che lotta indubbiamente per giocatore più migliorato della stagione, ma soprattutto è diventato un elemento inamovibile per le fortune dei Raptors, in grado di attaccare, difendere su più ruoli e ora anche punire da tre punti. Sarebbe stato un azzardo forse, ma il suo nome poteva essere accostato alle altre stelle del firmamento.

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