Dal Paradiso all'Inferno: ascesa e caduta di Gianluca Lapadula

Arrivato al vertice dopo tanta gavetta, il centravanti sta vivendo al Genoa il momento peggiore della carriera e in questo campionato è sceso in campo appena 8 minuti.

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Tendiamo a credere che il sistema-calcio sia perfetto, che idealmente premi i migliori portandoli al vertice e che inevitabilmente finisca per scartare chi, determinati palcoscenici, non è destinato a calcarli: limiti tecnici, atletici, caratteriali, una miriade di fattori possono determinare il successo o il fallimento di un aspirante calciatore, che tuttavia con il duro lavoro e, nel caso di un attaccante, i gol, può cambiare la storia quando questa sembra avere preso ormai una certa direzione. Emblematico, negli ultimi anni, è stato il percorso di Gianluca Lapadula, in carriera capace nel giro di due anni dal vestire la maglia degli sloveni del ND Gorica all'indossare quella rossonera del Milan.

Un club, quello del Diavolo, in profonda crisi ma pur sempre prestigioso, che punta alla parte alta della classifica della Serie A. Lapadula, 26 anni e mezzo nell'estate del 2016, la Serie A l'aveva sfiorata da giovanissimo: era la stagione 2009/2010 quando, reduce da due deludenti prestiti senza gol a Pro Vercelli e Ivra, il giovane attaccante cresciuto nella Juventus e trasferitosi poi al Parma segnava per la Primavera dei ducali in attesa di una convocazione in prima squadra che però non sarebbe mai arrivata.

Iniziava anzi una lunga girandola di prestiti che si sarebbe conclusa soltanto nel 2015 con il grottesco fallimento del Parma: rimasto senza squadra, Gianluca Lapadula sarebbe ripartito da Pescara, deciso a non perdere più tempo. 27 gol in Serie B senza l'ausilio dei rigori, il titolo di capocannoniere, 3 reti ai playoff, la promozione con gli abruzzesi e l'acquisto da parte del Milan per 10 milioni di euro. L'inizio di un sogno che lo avrebbe portato a essere conosciuto da tutti grazie a una memorabile serata da mattatore in tv e all'agognata maglia della Nazionale, a lungo inseguita, anche se soltanto per un'amichevole non ufficiale.

Gianluca Lapadula re dei bomber in Serie BGetty Images
A 25 anni, alla sua prima vera stagione in Serie B, Gianluca Lapadula trascina il Pescara alla promozione vincendo il titolo di capocannoniere del campionato con 27 gol senza l'aiuto dei calci di rigore.

Gianluca Lapadula: Inferno, Paradiso e ritorno

Era il 31 maggio 2017: Gian Piero Ventura cercava gol per la sua Italia che pochi mesi dopo avrebbe fallito l'accesso ai Mondiali e aveva pensato di rivolgersi anche a Gianluca Lapadula, reduce da 2 gol nelle ultime 2 giornate di Serie A contro Bologna e Cagliari e da 8 in totale, uno score decisamente incoraggiante per una punta che era partita circondata da molto scetticismo nonostante gli sfracelli fatti a Pescara l'anno precedente e che anzi aveva tenuto a galla il Milan meglio dei decisamente più reclamizzati Niang e Luiz Adriano, ceduti a gennaio.

8 gol in 1254 minuti di gioco totali, uno ogni 157 minuti di gioco: meglio di lui, quell'anno in rossonero, soltanto il colombiano Carlos Bacca con 13 gol (e 1000 minuti di gioco in più) e circondato da aspettative decisamente più alte. 8 gol e la sensazione di poterci stare, a quei livelli, in quella Serie A che sembrava aver perso mentre girovagava in prestito tra Atletico Roma, Ravenna, San Marino (in Lega Pro Seconda Divisione, quarta serie, e primo exploit con 24 gol in 35 gare) e poi ancora Cesena, Frosinone, Gorica, Teramo: qui aveva conquistato la promozione in Serie B, revocata poi dalla giustizia sportiva.

8 gol e 4 assist, tra cui quello decisivo proprio per Bacca nella sfida dell'8 gennaio contro il Cagliari: inserito a 10 minuti dalla fine, determinante per la vittoria finale, era stato poi chiamato come ospite alla "Domenica Sportiva", perché la sua era decisamente una bella storia, quella che piace al grande pubblico, quella di chi con il sudore della fronte e la gavetta si è guadagnato un posto in Paradiso. E qui aveva stupito tutti, suonando al pianoforte Chopin e meritandosi una standing ovation: lo aveva fatto anche ai tempi del Teramo, ma vuoi mettere i milioni di spettatori in televisione?

Torniamo al 31 maggio 2017: il campionato è finito, Lapadula ha fatto la sua parte nel suo primo anno di Serie A, al Milan, e viene chiamato in Nazionale per la gara contro San Marino. È una partita non ufficiale, un'Italia che sarà definita "sperimentale" e che lo vede titolare in attacco in coppia con Petagna, affiancato da Berardi e il giovanissimo Chiesa. Finisce 8-0, Gianluca firma una tripletta, un segnale che non sarà colto da Ventura che già lo aveva illuso chiamandolo per due gare senza però mai farlo scendere in campo.

Una presenza ufficiale, per lui che a suo tempo aveva rifiutato il Perù dal quale era arrivata in Italia mamma Blanca Aida, non arriverà mai. Anzi, nell'estate del 2017 tutto cambia per Gianluca Lapadula, che nonostante la buona stagione in rossonero viene ceduto dal Milan al Genoa in prestito con obbligo di riscatto. Pur indossando una maglia che ha lanciato e rilanciato fior di attaccanti, il bomber che appena 6 mesi prima aveva conquistato tutti si perde: quel gol che prima arrivava tanto facilmente manca, diventa un incubo, il primo su azione arriva addirittura solo il 3 aprile 2018 contro il Cagliari.

Gianluca Lapadula in gol con la maglia del MilanGetty Images
Nella sua prima stagione in Serie A, giocata con la maglia del Milan, Lapadula segna 8 gol e si conquista l'attenzione dei giornali e degli addetti ai lavori: a gennaio pare che per averlo l'Olympique Marsiglia sia disposto a offrire 20 milioni di euro.

Il Genoa 2017/2018 vive una situazione a dir poco confusionaria. Nella girandola di attaccanti provati prima da Juric e poi da Ballardini Gianluca Lapadula ha fatto male, non malissimo (6 gol in totale, lo stesso minutaggio dell'anno precedente in rossonero) e l'idea è che nella stagione successiva il Grifone possa ripartire da lui: lo pensano tutti nel momento in cui vengono stilate in estate le probabili formazioni, poi esplode la cometa Piatek e per il bomber prelevato dal Milan si fa notte fonda. Finisce in panchina, spesso non viene neanche convocato e la storia non cambia con Ballardini, Juric e Prandelli, i tre tecnici che si sono alternati in questa stagione sulla panchina rossoblu.

In campionato sono appena 8 i minuti collezionati, gli ultimi nella sconfitta 2-1 di dicembre contro il Torino. 4 giorni dopo arriva la prima maglia da titolare in Coppa Italia, il gol dell'1-1 nella gara vinta poi ai rigori contro la Virtus Entella e un'esultanza polemica, che fa presagire un addio nel mercato di gennaio che invece non arriverà. Partirà invece Piatek, prendendosi proprio il Milan che ha già dimenticato Gianluca Lapadula, mentre il Genoa acquisterà Sanabria. 

Lapadula e i tifosi del GenoaGetty Images

Dal 9 dicembre a oggi il Grifone ha giocato 9 partite: Lapadula è rimasto a casa in 8 occasioni, accomodandosi in panchina nel pareggio contro il Sassuolo senza però giocare neanche un minuto. A gennaio il ds Perinetti prova a cederlo, l'ingaggio è pesante e l'attaccante non rientra nei piani di Prandelli: niente da fare, Lapadula si impunta e rifiuta ogni destinazione, anche se è quasi impossibile che possa vedere il campo da qui a fine stagione. Finisce così nel dimenticatoio quel bomber che attraverso la dura gavetta e a suon di gol si era conquistato un posto in Paradiso e adesso si trova sospeso, in attesa di conoscere un futuro sempre più indecifrabile.

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