George Best, l'ascesa e il declino del quinto Beatle

Campione d'Europa e Pallone d'Oro nel 1968, considerato uno dei più grandi calciatori di sempre, la sua stella brillò solo un attimo ma accecò il mondo.

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C’è stato chi, dopo averlo visto giocare, ha detto che uno così non si vedrà mai più. Che sicuramente per un lasso di tempo troppo breve il calciatore più forte del mondo potesse essere visto a Manchester, sul campo dell’Old Trafford, la maglia numero 7 dei Red Devils dello United. E che come una grande rockstar travolta dal suo stesso, incontenibile, genio, il rapido declino e il triste finale della vita di George Best fossero parte di una storia che doveva andare così, che era già scritta.

Una storia che portò un ragazzino gracile e ribelle, cresciuto nei quartieri poveri di East Belfast, Irlanda del Nord, a diventare l’eroe prima di una tifoseria, poi di un’intera generazione e infine un mito, una leggenda immortale nella storia del calcio. Fenomeno in campo, George Best fu il primo calciatore capace di trasformarsi in un personaggio a 360 gradi: fu una vera rockstar, consumò la sua vita tra alcol, donne e eccessi in una spirale autodistruttiva alla quale tanti hanno cercato di dare una spiegazione.

Qualcuno una volta ha detto che “gli uomini di genio sono raramente, se non mai, ragionevoli, per questo raramente felici e raramente esenti da biasimo”. E forse George Best fu questo: un genio fondamentalmente solo, che visse tentando continuamente di riempire vuoti incolmabili e di assaporare ogni momento fino a quando la vita non gli presentò il conto: un rapidissimo declino, la trasformazione nella parodia di se stesso e poi la solitudine, la povertà, una morte dolorosa. L’epilogo naturale per chi, come Icaro, è volato troppo in alto finendo poi per precipitare, le fragili ali di cera sciolte dal sole. Lasciando però ai posteri il ricordo immortale di chi, per moltissimi, fu davvero “the Best”. Il migliore.

George Best, ascesa e autodistruzioneGetty Images
George Best in una delle immagini più iconiche

George Best, una vita sempre al massimo

George Best fu questo: un eroe tragico, un campione, un genio, un personaggio irripetibile, l’orgoglio di una tifoseria e di due città, Belfast e Manchester, unite dall’adorazione per un dio pagano che come pochi prima e dopo di lui bruciò troppo in fretta, accecando tutti quelli che restarono abbagliati dalla sua grandezza.

Fu questo e molto di più: l’icona pop, il donnaiolo, l’alcolista, certo, ma prima ancora il fenomeno capace di portare finalmente il Manchester United sul tetto d’Europa rendendo giustizia alla squadra scomparsa 10 anni prima in un maledetto incidente aereo a Monaco di Baviera.

Arrivato più in alto di tutti non avrebbe potuto che precipitare. E lo fece rapidamente, inesorabilmente, quasi come un eroe tragico che dopo aver compiuto la propria missione, dopo aver lasciato il proprio segno indelebile sul mondo, si trovi a non avere più nient’altro da chiedere a una vita che per certi versi non avrebbe potuto avere altro significato.

It's better to burn out than it is to rust,

the King is gone but he's not forgotten.

Neil Young, "My My, Hey Hey (Out of the Blue)"

L’infanzia e l’adolescenza a Belfast

George Best nasce il 22 maggio del 1946 a Belfast, Irlanda del Nord. La leggenda vuole che abbia da poco compiuto un anno e già ami palleggiare, e che sia vero o no è certo che crescendo il pallone resterà sempre al centro dei suoi pensieri. Cresciuto nei quartieri poveri dell’est della città, nelle case popolari destinate ad accogliere gli operai venuti a lavorare nei cantieri navali, Georgie fin da giovanissimo si distingue per la smisurata passione calcistica. 

Un murales di Belfast dedicato a George Best
George Best e Belfast: un legame che resterà per sempre fortissimo

Segue le imprese di Glentoran, la squadra della sua città, e Wolverhampton Wanderers, negli anni della sua adolescenza considerata la squadra più forte d’Inghilterra e protagonista di epiche sfide in Europa con la Honved di Budapest, squadra che costituisce l’ossatura della Grande Ungheria che ha inflitto sonore batoste ai maestri inglesi e che nel 1954 arriva a un passo dalla vittoria dei Mondiali.

George Best, murales a BelfastGetty Images
George Best è cresciuto nel sobborgo di Cregagh, East Belfast, luogo dove ancora oggi viene venerato.

Che il calcio venga prima di tutto, per il giovane George Best, è reso evidente dal fatto che all’età di 11 anni chiede ai genitori di poter lasciare la prestigiosa Grosvenor High School, che avrebbe potuto garantirgli un futuro tranquillo ma che pratica come sport principale il rugby. Tornato nella scuola e ritrovati gli amici di sempre il piccolo Georgie si distingue sempre come uno dei migliori e attira così l’attenzione di Bob Bishop, ex lavoratore nei cantieri navali di Belfast divenuto poi capo degli osservatori del Manchester United in Irlanda del Nord. Uomo tutto di un pezzo e poco incline alle esagerazioni, dopo aver visto Best all’opera chiamerà la sede dei Red Devils e al manager Matt Busby, che sta faticosamente tentando di ricostruire una squadra competitiva dopo il tragico incidente aereo che ha l’ha decimata nel febbraio del 1958, dirà una frase che entrerà nella storia.

Credo di averti trovato un genio.

George Best negli anni giovaniliGetty Images
Matt Busby si raccomandò con i tecnici delle giovanili che allenavano Best: "Non insegnategli niente, non modificate il suo stile di gioco, lasciate che lo sviluppi come gli viene naturale. Lui è speciale."

The Best arriva al Manchester United

Sono parole che non lasciano indifferente Busby, che conosce la consueta sobrietà di Bishop e che comprende quindi che si deve per forza trattare di qualcuno di speciale. Best, del resto, a 15 anni ha già tutto quello che serve per lasciare il segno: controllo di palla superlativo, tiro al fulmicotone, dribbling che lascia puntualmente l’avversario diretto sul posto, visione di gioco, coraggio da vendere e cattiveria agonistica, quella tipica di chi viene dal basso e non si fermerà fino a quando non raggiungerà la cima.

Vero, è ancora piuttosto gracile - per quello l'anno precedente il Glentoran lo ha addirittura scartato! - ma niente che allenamenti mirati e una buona dieta non possano compensare. E vero, trasformarsi da talento a calciatore professionista e quindi in campione non è un percorso scontato e richiede tante altre qualità e fortuna, ma secondo Bishop qui si sta parlando di un predestinato, uno il cui futuro è chiaramente già scritto, che va soltanto preso prima degli altri.

A dirlo sembra facile: Bob Bishop organizza un provino a Manchester per Georgie e per un altro giovane talento, Eric McMordie. I due accettano con entusiasmo, ma dopo appena 24 ore in Inghilterra ne hanno abbastanza e decidono di tornare casa, intimiditi da ragazzi molto più grandi e preparati e vinti dalla nostalgia per Belfast, che non hanno mai lasciato prima.

Si tratta di una prova di carattere fallita, un esame che un grande club come lo United, a giochi normali, considererebbe sufficiente per capire che ai ragazzi manca la stoffa per diventare veri calciatori. Invece Matt Busby e i suoi assistenti hanno visto qualcosa in Georgie, in quei pochi giorni. Qualcosa che non li ha lasciati indifferenti e che li spinge a cercare il ragazzo, a parlarci, a convincerlo a tornare nuovamente a Manchester e a restarci.

Una scelta che cambia la storia, perché sarà qui che George Best diventerà “the Best”. Il migliore.

La leggenda della maglia numero 7

Nel corso della sua carriera al Manchester United, in un'epoca in cui il numero di maglia contraddistingue la posizione in campo del giocatore che lo indossa, George Best vestirà indifferentemente il numero 11 e a volte anche l'8, ma sarà con il 7 sulla schiena che sarà per sempre ricordato, lo stesso numero indossato ai tempi dei Busby Babes da Johnny Berry, uno dei pupilli di Busby e uno dei pochi sopravvissuti allo schianto di Monaco di Baviera, pur se costretto a lasciare il calcio.

Con George Best inizierà al Manchester United la tradizione della mitica maglia numero 7, indossata in futuro da autentiche icone come David Beckham e Eric Cantona e dal giovanissimo Cristiano Ronaldo, campione che sarà paragonato proprio al quinto Beatle per qualità tecniche e atletiche.

Best e il numero 7Getty Images

1963: a Old Trafford nasce una stella

L’esordio in prima squadra arriva il 14 settembre del 1963, avversario il West Bromwich Albion, quindi Best torna nelle giovanili per tornare in prima squadra il 28 dicembre dello stesso anno, quando segna il suo primo gol per i Red Devils nel 5-1 inflitto al Burnley in FA Cup. Da quel momento non uscirà più dalle rotazioni di Busby, chiudendo la sua prima stagione da professionista, durante la quale compie 18 anni, con l’ottimo score di 26 presenze tra campionato e coppe e 6 reti.

La stagione successiva il Manchester United conquista il titolo di campione d’Inghilterra, il sesto della sua storia. Per molti è la rivincita di Matt Busby, l’allenatore che il 6 febbraio del 1958 aveva visto sparire in un incidente aereo a Monaco di Baviera la squadra, di ritorno da una trasferta a Belgrado, che aveva faticosamente costruito nel corso degli anni. Un nutrito gruppo di giovani campioni, noto come i “Busby Babes”, era svanito nel giro di un battito di ciglia.

Il Manchester United che torna a vincere la First Division di quella squadra straordinaria ha il manager, Matt Busby, il roccioso difensore Foulkes, il talentuoso attaccante a tutto campo Bobby Charlton, uno dei più forti calciatori di tutti i tempi, e il portiere Harry Gregg, che nella notte di Monaco agì da eroe estraendo numerosi compagni dalle lamiere e al quale a lungo il giovane Best ha pulito gli scarpini con riverenza.

Edwards e Busby in treno
Matt Busby (dx), una vera e propria leggenda del Manchester United

Dei “Busby Babes” il Manchester United campione d’Inghilterra nella stagione 1964/1965 ha soprattutto lo spirito: un gruppo di giovani britannici decisi a dimostrare al mondo che sono i più forti, una squadra giovane, coesa e con alcuni talenti epocali. Tra tutti quello che ruba di più l’occhio è sicuramente George Best: non ha ancora vent’anni e già gioca come un veterano, non ha paura di niente e di nessuno, è un’ala apparentemente fragile ma che non molla mai, gioca 59 partite, segna 14 gol, è praticamente inarrestabile.

I Busby Babes, il Manchester United della stagione 1957/1958Getty Images
I "Busby Babes", i giocatori del Manchester United: campioni d'Inghilterra nel 1955/1956 e nel 1956/1957, scomparvero nel terribile disastro aereo di Monaco di Baviera del 6 febbraio 1958.

Il Manchester United comincia la stagione 1965/1966 con l’obiettivo dichiarato di puntare l’Europa, vincere quella Coppa dei Campioni che chiuderebbe un discorso lasciato in sospeso troppo a lungo nella vita di Busby e trasformerebbe i Red Devils nella prima squadra inglese capace di vincere il trofeo: un sogno tutt’altro che impossibile, soprattutto dopo la strabiliante vittoria per 5-1 in casa del Benfica di Eusèbio, ai tempi una delle squadre più forti al mondo e capace di centrare 4 finali nelle 5 precedenti edizioni.

Best, che dirà poi di considerare quella come la sua gara migliore di sempre, è scatenato: contro i portoghesi ha segnato una doppietta da urlo nel primo quarto d’ora, prima con un colpo di testa da vero centravanti e poi con un’accelerazione che ha lasciato interdetti i difensori, che a malapena se lo sono visti sfrecciare di fianco, seguita da un preciso tiro di destro. È decisamente nata una stella: quel talento ribelle conquista tutti, perché oltre a essere fortissimo è un simbolo di anticonformismo, è bello, è diverso dall’immagine stereotipata che si ha del calciatore. È unico.

La stampa inglese fu fantastica, ma fu il giornale portoghese «Bola» a battezzarmi El Beatle, perché ero un inglese con i capelli lunghi. Quel soprannome mi sarebbe rimasto appiccicato per un bel po’. Il giorno dopo all’aeroporto comprai un grande sombrero, il più grande che si potesse trovare.

Non sono mai stato un grande buffone, ma ero talmente su di giri che mi feci trasportare dall’euforia. Indossavo un soprabito di pelle nera e quando arrivammo a Manchester mi misi in testa il mio nuovo sombrero. La nostra vittoria aveva fatto notizia nel Paese e quella foto apparve sulle prime pagine di molti giornali.

Era la prima volta che finivo in prima pagina e fu un’esperienza strana, che enfatizzò ancora di più l’atmosfera surreale dei giorni precedenti, anche se da quel momento in poi si trattava di una realtà con cui avrei dovuto convivere. I giornali avevano iniziato a seguirmi dopo la partita contro il Chelsea, ma la vittoria con il Benfica mi fece fare un salto di qualità.

Tutti sembrarono impazzire. Ebbi addirittura una mia rubrica personale sul «Daily Express» e la gente voleva sapere tutto su di me. Non solo quello che pensavo sul calcio, ma anche che vestiti portavo, che musica mi piaceva, quali locali frequentavo. All’improvviso tutto ciò che facevo era diventato «in».

Fuori dai campi di gioco il mondo sembrava impazzito.

("The Best")

George Best con in testa un sombrero
Il Benfica annientato a casa sua, George Best attira definitivamente su di sé le attenzioni dei giornali

Un infortunio al ginocchio in una gara contro il Preston North End, una delle tante occasioni in cui Georgie è vittima delle angherie di avversarsi spesso incapaci di rubargli il pallone, lo mette praticamente fuori gioco fino a fine stagione: senza il suo genio la squadra rallenta in First Division, dove si piazzerà quarta, e soprattutto cade in semifinale di Coppa dei Campioni contro l’abbordabile Partizan Belgrado. Il sogno europeo è rimandato, e dato che ai tempi la coppa dalle grandi orecchie è un torneo davvero esclusivo, per avere una nuova possibilità è necessario vincere nuovamente il campionato.

Detto, fatto: la First Division 1966/1967 vede il Manchester United prendere la testa alla fine del girone di andata e dopo un appassionante testa a testa con il Liverpool centrare nuovamente la vittoria in First Division: si tratta di una squadra fantastica, ormai matura per i più grandi palcoscenici, Best ha appena 21 anni eppure Pelé lo ha già definito “il più forte calciatore al mondo”. Il ragazzo nordirlandese un tempo timido e insicuro è ora il protagonista indiscusso del gossip, ha numerose amanti, ama fare le ore piccole e bere: ma la presenza di Busby, che per lui è qualcosa di più di un secondo padre, lo tiene ancora a freno.

George Best in un suo negozio con Sue Whitman
Con il successo, per George Best aumentano anche le tentazioni...

1968: arriva l'accoppiata Coppa dei Campioni-Pallone d’Oro

Ed ecco la stagione della gloria: 1967/1968, il Manchester United si piazza secondo in campionato alle spalle dei cugini del Manchester City a causa di un crollo nel finale dovuto ai concomitanti impegni con la fase finale della Coppa dei Campioni, che mai come in questa occasione Matt Busby sente vicina. Eliminati facilmente i maltesi dell’Hibernian e con qualche brivido di troppo gli ostici jugoslavi del Sarajevo e i polacchi del Gornik Zabrze, in semifinale i Red Devils se la dovranno vedere con il Real Madrid di Paco Gento, 6 Coppe dei Campioni vinte tra il 1956 e il 1966 e deciso ad alzare quel trofeo ancora una volta.

All’andata a Manchester finisce 1-0 per lo United, segna proprio Best con un gran tiro all'incrocio, ma al ritorno gli inglesi si trovano a giocare nell’indiavolato Santiago Bernabeu, 120mila spettatori che spingono le merengues prima sul 2-0 e poi sul 3-1 alla fine del primo tempo. Sembra finita, ma nel secondo tempo prima accorcia Sadler, jolly multiuso, e poi al 78esimo Georgie si inventa una giocata delle sue, scappa sulla fascia destra e pesca con un cross rasoterra l’accorrente Foulkes, uno dei due sopravvissuti a Monaco di Baviera 10 anni prima, che tira e supera Betancort: 3-3, il Manchester United è in finale.

Il tanto atteso appuntamento con la storia, la finale della Coppa dei Campioni del 1968, si gioca a Wembley davanti a più di 90mila spettatori. L’avversario è ancora il Benfica di Eusèbio, che merita rispetto ma che ormai non fa più paura: il Manchester United gioca a memoria, e nelle giornate di grazia il trio Best-Charlton-Law, che passerà alla storia come la “United Trinity”, è semplicemente inarrestabile, come ricorderà anni dopo lo scozzese Paddy Crerand, il mediano che copriva le spalle proprio a Georgie.

I grandi giocatori sanno come giocare insieme. Per quanto difficile fosse il match che dovevamo affrontare, sapevi che Bobby poteva tirar fuori uno dei suoi tiri da Dio sa dove, Denis si sarebbe inventato qualcosa dal nulla in area e George avrebbe semplicemente fatto qualcosa di magico.

Best, Charlton e Law e la statua a loro dedicataGetty Images
George Best, Denis Law e Bobby Charlton: la "United Trinity" che regalò al Manchester United la Coppa dei Campioni del 1968 ha una statua dedicata presente fuori da Old Trafford.

Il Manchester United deve vincere e vince, a 10 anni e quasi 4 mesi di distanza dal disastro mai dimenticato di Monaco di Baviera. L’eroe è George Best, che dopo che i tempi regolamentari si sono conclusi sull’1-1 segna al secondo minuto del primo tempo supplementare fiondandosi su un rinvio di Stepney e scartando Jacinto e il portiere Henrique in uscita disperata prima di depositare il pallone nella porta vuota. Il Manchester United poi troverà anche il 3-1 e il 4-1 finale, con le reti di Bobby Charlton e Brian Kidd.

George Best conclude la stagione 1967/1968 con ben 32 gol segnati e il riconoscimento quasi unanime di miglior calciatore al mondo ufficializzato alla vigilia di Natale con la vittoria del Pallone d’Oro. Nella classifica finale supererà proprio Bobby Charlton, al terzo posto si piazzerà Dragan Džajić della Stella Rossa Belgrado. 

  1. George Best, Manchester Utd - 61 punti
  2. Bobby Charlton, Manchester Utd - 53 punti
  3. Dragan Džajić, Stella Rossa Belgrado - 46 punti
  4. Franz Beckenbauer, Bayern Monaco - 36 punti
  5. Giacinto Facchetti, Inter - 30 punti
  6. Gigi Riva, Cagliari - 22 punti
  7. Amancio, Real Madrid - 21 punti
  8. Eusébio, Benfica -  15 punti
  9. Gianni Rivera, Milan - 13 punti
  10. Jimmy Greaves, Tottenham - Pirri, Real Madrid - 8 punti

Ad appena 22 anni si potrebbe pensare che il meglio debba ancora venire. Il meglio invece, incredibile ma vero, è già alle spalle.

Il discorso alla squadra era molto semplice. Tutto quello che dicevo di solito era: "Appena è possibile, date palla a George Best".

Un tragico e inevitabile declino

Dopo essere arrivato sul tetto del mondo Best è come perduto, travolto dalla sua stessa incredibile popolarità, dalla sua immagine, dai soldi, la fama, le luci della ribalta che accecano un ragazzo che un tempo voleva soltanto giocare a calcio e che ora si ritrova ad avere tutto: donne una dietro l’altra – e tutte di una bellezza straordinaria – alcol a fiumi, eccessi, feste nei locali fino all’alba.

George Best circondato da ragazze
Travolto dagli eccessi, il declino di George Best è inevitabile

Ha soltanto 22 anni, eppure ha già dato il meglio: il resto della carriera, che sarà anche molto lunga, è un lungo addio che comincia nel 1969, quando quello che è per lui un vero e proprio secondo padre, Matt Busby, si ritira per fare il dirigente. Nessun altro tecnico saprà trattare con lui, prenderlo nel giusto modo, e dopo un rendimento sempre più incostante e deludente – interrotto di tanto in tanto da autentici lampi di classe, come quando il 7 febbraio del 1970 segna ben 6 gol in FA Cup contro il Northampton Town dichiarando poi “non mi considero un calciatore, ma un intrattenitore” - la storia con lo United finisce al termine della stagione 1973/1974: lo United retrocede addirittura in Second Division, e quello che un tempo era il più forte calciatore al mondo si ritrova senza contratto ad appena 28 anni.

Da quel giorno Best metterà insieme una serie di esperienze per la maggior parte dimenticabili: gioca un pugno di gare in Sud Africa, nel Jewish Guild che pochi anni più tardi si scioglierà per dedicarsi addirittura alle bocce, quindi veste la maglia del Dunstable Town, ambizioso club della Southern League dove potrebbe formare una coppia offensiva da sogno con il grande Jeff Astle ma dura appena il tempo di due amichevoli.

Best al Dunstable TownGetty Images
George Best in azione durante una delle sue rare apparizioni con il Dunstable Town, ambizioso club che avrebbe voluto schierarlo di fianco a un'altra vecchia gloria, Jeff Astle.

Segue un identico iter la stagione 1975/1976: Georgie ha appena trent’anni ma sembra già un ex giocatore, e la sua vita turbolenta non gli permette di reggere né in quarta serie allo Stockport County né in Irlanda, al Cork City. Sembra aver messo la testa a posto al Fulham, dove gioca una buona stagione in Second Division - viene inserito anche nella formazione dell'anno - quindi accetta la chiamata della NASL, ambiziosa compagnia che vuole rendere popolare il calcio in America e che per riuscirci sta facendo incetta di vecchie glorie.

George Best oltreoceano: l'esperienza in America

Best e Pelé in NASLGetty Images
A dispetto di quanto si è sempre pensato, George Best prese molto seriamente il suo impegno nel campionato nord-americano.

Anche se il campionato statunitense alla fine degli anni ‘70 è distante anni luce per valori tecnici da quello inglese che lo aveva visto diventare il più forte al mondo, George Best inizialmente prende l’impegno molto seriamente: in trattativa con i New York Cosmos, che poi puntano su un certo Pelé, finisce poi ai Los Angeles Aztecs, franchigia modesta e poco seguita dal pubblico locale. Nelle sue prime 2 stagioni segna comunque 28 gol in 49 partite, si sposa e ha un figlio, Calum.

È ancora a Los Angeles quando riceve la notizia che mamma Anne è morta a causa di problemi legati all’alcolismo, evento che comunque non riuscirà a tenerlo lontano dalla bottiglia, un vizio da cui non riesce a liberarsi e che con il passare degli anni finisce per avere inevitabili conseguenze anche nelle sue prestazioni. Si trasferisce ai Fort Lauderdale Strikers, che lascia poi nel 1979 dopo avere apertamente messo in dubbio la volontà di vincere dell'allenatore e dei compagni.

George Best in campo nel campionato americano
George Best con la maglia dei Fort Lauderdale Strikers

Il 22 luglio 1981 segna quello che verrà definito “il gol più bello nella storia della North American Soccer League”: passato ai San José Earthquakes dopo un poco fortunato ritorno in Europa negli scozzesi dell’Hibernian – la squadra retrocede, lui viene accusato di pensare più all’alcol che al pallone – affronta proprio il suo ex club, i Fort Lauderdale Strikers. Sotto di 2 gol, al calcio d’inizio del secondo tempo punta con decisione l’area avversaria, riceve il pallone, mette ripetutamente a sedere l’intera difesa e fulmina il portiere.

Ma il campione ormai da tempo non è più tale: ha 35 anni, e se in campo ne dimostra molti di più il suo stile di vita continua a essere lo stesso, autodistruttivo fino all’eccesso, amante di alcol, donne e bella vita,  protagonista di una vita senza regole che se un tempo lo rendeva un personaggio affascinante, un mito, una vera rockstar, adesso risulta quasi penoso, la parodia di se stesso.

C’è tempo per una puntata in Australia, dove gioca qualche gara nei Brisbane Lions e tiene alcuni campus per giovani che a malapena hanno sentito parlare di lui, e per un’ultima esperienza mai davvero iniziata nel Tobermore United, club nordirlandese che si esibisce quando va bene davanti a un migliaio di spettatori. Nel 1984, quarantenne, appende finalmente gli scarpini al chiodo mettendo fine a una carriera che in realtà era già finita almeno 10 anni prima.

Che giocatore era George Best? Le sue caratteristiche tecniche e i gol più belli

Ala capace di svariare su tutto il fronte dell’attacco e di agire con uguale profitto come trequartista o seconda punta, George Best nei suoi anni migliori è stato definito da molti esperti e colleghi come il più forte in circolazione e non certo per caso. Nelle giornate di grazia, molto frequenti fino alla vittoria del Pallone d’Oro, risultava praticamente inarrestabile grazie alla straordinaria combinazione di doti tecniche e atletiche.

Dotato fin da giovanissimo di uno straordinario controllo di palla e di un tiro potente e preciso, al suo arrivo al Manchester United fu sottoposto a un duro lavoro di potenziamento muscolare che lo trasformò, rendendolo capace di affrontare spalla a spalla qualsiasi avversario e di rendersi particolarmente pericoloso anche nel gioco aereo nonostante l’altezza nella media. La sua più grande qualità fu comunque la geniale creatività, che lo portava a inventarsi giocate e soluzioni impossibili da prevedere per i difensori, che lasciava sul posto anche grazie a una straordinaria velocità di corsa.

Nonostante il declino precoce, dovuto prima all’alcolismo e alla pressoché nulla vita da atleta, e poi dagli anni che passavano inesorabili, mantenne fino all’ultimo intatta la sua capacità di trattare il pallone, che gli permise di spuntare una serie di brevi ingaggi che gli allungarono una carriera che altrimenti si sarebbe rivelata tragicamente breve.

George Best sarà sempre ricordato per la straordinaria completezza tecnica: coraggioso quasi fino all'incoscienza, geniale, dotato di un controllo di palla quasi mai visto prima e dopo e su ogni tipo di campo, robusto fisicamente, in possesso di una straordinaria visione di gioco e di un tiro potente e preciso con entrambi i piedi che insieme alla velocità supersonica - spesso palla al piede bruciava i difensori che arrancavano nel tentativo di fermarlo - gli ha permesso di segnare oltre 250 gol in carriera, uno più bello dell'altro.

Lo storico tunnel a Johan Cruijff in Olanda-Irlanda del Nord

Il 13 ottobre del 1976 l'Irlanda del Nord di George Best fa visita all'Olanda che appena due anni prima ha stupito il mondo con il Calcio Totale arrivando a un passo dalla vittoria finale ai Mondiali del 1974. Si tratta di una gara valida per le qualificazioni a Argentina 1978 e finisce 2-2: davanti a 56mila spettatori i britannici si portano in vantaggio con McGrath, vengono superati da due gol in due minuti segnati da Krol e Cruijff e trovano il pari nel finale con Spence.

La partita passa comunque alla storia per un altro episodio, che sarà ricordato più volte da George Best e da chi è presente in campo quella sera: prima della partita il giornalista Bill Elliot chiede alla stella dell'Irlanda del Nord un parere su Cruijff, sentendosi rispondere che l'olandese è "un giocatore eccezionale". Ma quando Elliot chiede a Best se sia migliore di lui, ecco che Georgie sorride.

Stai scherzando, vero? Ti dico cosa farò stasera...farò un tunnel a Cruijff appena ne avrò l'occasione.

Il racconto prosegue con le parole dello stesso Elliot, che quella sera si rende conto della grandezza e dell'unicità di uno come Best.

Dopo 5 minuti di gioco Best riceve la palla largo a sinistra, ma invece di puntare direttamente la porta taglia il campo, superando in dribbling tre olandesi fino a trovarsi di fronte a Cruijff che era sulla fascia destra. Lo puntò, gli fece scivolare il pallone tra le gambe e mentre andava a riprenderselo sollevo il pugno destro in aria. Solo pochi di noi in sala stampa sapevano cosa significava questa bravata: Johan Cruijff il migliore al mondo? State scherzando? Soltanto un'idiota avrebbe potuto pensarlo in quel momento.

Dopo il ritiro: l'inizio della fine

Come racconterà lui stesso nella sua autobiografia ufficiale, “The Best”, se il calcio e la necessità di giocarlo avevano rappresentato quantomeno un freno a una routine giornaliera che altrimenti sarebbe stata unicamente dedicata all’alcol, appendere gli scarpini al chiodo si trasforma in qualcosa di simile a una condanna a morte per Best, che si rivela incapace di essere qualcosa di diverso dalla tragica parodia di se stesso. Gli investimenti fatti non vanno bene, il matrimonio neanche, la sua stella si spegne sempre più e di lui si sentirà parlare soltanto per fatti di cronaca.

George Best tratto in arresto
Dopo il ritiro, per George Best arrivano anche i problemi con la legge

Nel 1984 finisce in carcere per guida in stato di ebrezza, aggressione a pubblico ufficiale e mancato pagamento della cauzione, sintomo di un patrimonio che è stato incredibilmente sperperato senza pensare a un futuro senza pallone e senza entrate: Best del resto non ha mai saputo fare altro che giocare a calcio, non può allenare né lavorare in televisione, dove peraltro appare nel 1990 in condizioni imbarazzanti. Il programma è “Wogan”, Best è chiaramente ubriaco e in prima serata si lascia andare a frasi a fascia protetta che creano enorme imbarazzo in studio.

Nonostante ai suoi tempi gli stipendi dei calciatori non fossero paragonabili a quelli attuali, Best ha guadagnato una fortuna facendo da testimonial a un numero infinito di prodotti e godendo del frutto della sua celebrità. Ha consumato tutto nel giro di pochissimo tempo. Non abbandonerà mai l’alcol, lo stesso male che ha ucciso la madre e che ucciderà anche lui. Non proverà mai neanche a smettere seriamente, restando quasi fino all’ultimo sempre fedele a se stesso. E quando se ne pentirà sarà ormai troppo tardi.

Il testamento di George Best: "Non morite come me"

Nell’estate del 2002 Best subisce un trapianto di fegato, dato che il suo è ormai troppo danneggiato, e perde così tanto sangue durante l’operazione da rischiare di restare sotto i ferri. Dovrebbe essere l’inizio di una nuova vita, ma poco dopo viene già visto bere e nel 2004 viene addirittura nuovamente arrestato per guida in stato di ebrezza.

George Best sorride
George Best in un'immagine del 2003

Nell’ottobre del 2005 arriva la notizia che George Best è ormai in fin di vita, colpito da un’infezione renale diretta conseguenza dei farmaci assunti per evitare che il fegato trapiantato venisse rigettato dall’organismo. Il campione che una volta faceva venire giù gli stadi, quello a cui neanche Miss Mondo sapeva dire di no e che poco più che ventenne era già il migliore in circolazione, è ormai l’ombra di se stesso.

Sarebbe bello andarsene senza avere rimpianti, ma è impossibile per George Best non averne: è lui stesso ad ammetterlo nel documentario, che uscirà postumo, “George Best – All by himself”. I rimpianti per una vita bruciata, un talento sprecato, gettato alle ortiche, una spirale di autodistruzione iniziata con i soldi, il successo, e da cui non è mai riuscito a sbocciare completamente.

Bobby Charlton entra nell'ospedale dove è ricoverato George Best
24 novembre 2005: Bobby Charlton fa visita a George Best. Il giorno dopo l'ex numero 7 del Manchester United chiuderà gli occhi per sempre

È quello che racconta, pare, anche agli amici che vanno a trovarlo, che siedono vicino a quel letto d’ospedale dove l’uomo che una volta illuminava il mondo con il suo solo passaggio giace agonizzante. Ci sono Denis Law e Bobby Charlton, si riforma in quel tragico momento la “United Trinity”, la trinità che portò il Manchester United sul tetto d’Europa. C’è il figlio Calum, con cui non è mai riuscito ad avere un vero rapporto ma che a 24 anni passerà gli ultimi momenti con il padre.

George Best, murales in suo onoreGetty Images

George Best muore il 25 novembre 2005, a 59 anni. Lascia un mondo che ha dominato, del quale è stato un eroe, ma che forse non lo ha mai davvero compreso fino in fondo. Forse è per questo che chiederà di essere ricordato per il calcio e per nient’altro. E forse è per questo che chiede al tabloid “Newsof the World” di fotografarlo nel momento del suo massimo declino, accompagnando l’immagine con una frase inequivocabile:

Non morite come me

Forse a questo sono dovute a questo le confessioni nell’ultimo periodo della sua vita, il racconto amaro di ciò che è stato e di ciò che invece poteva essere e non è stato: delle luci, della musica, del rumore assordante della celebrità, dell’inevitabile sensazione di onnipotenza di un giovane che poco più che ventenne si ritrova ad avere il mondo ai propri piedi. Primo di una specie, il “calciatore-rockstar”, che nel corso degli anni esprimerà altri personaggi straordinari ma che in confronto all’originale, a “The Best”, sembreranno soltanto pallide imitazioni.

Fiori e tifosi davanti la casa di Best
L'omaggio della gente davanti la casa paterna di George Best

Il funerale si svolge il 3 dicembre 2005, partecipano oltre 25mila persone: la bara di Best, tornato finalmente, semplicemente, Georgie, viene trasportata dagli amici ed ex compagni, tra cui Gregg, il portiere a cui da giovanissimo puliva gli scarpini, e Law, il compagno di attacco preferito insieme a Bobby Charlton. Viene cremato e sepolto accanto all’amata mamma nel cimitero di Roselawn: è qui che riposerà per sempre la meteora più splendida e accecante che la storia del calcio abbia mai conosciuto.

George Best, funerale con follaGetty Images
Le ali di folla che hanno accompagnato il feretro di George Best

George Best in numeri: le statistiche e le vittorie

Best ha giocato 11 stagioni con il Manchester United, segnando 181 gol in un totale di 474 partite giocate in tutte le competizioni. Con i Red Devils ha conquistato 2 campionati inglesi e la Coppa dei Campioni del 1968, anno in cui ha anche vinto il Pallone d’Oro come miglior giocatore d’Europa. Nonostante il suo ruolo naturale fosse quello di ala, dal 1967 al 1972 fu ogni stagione il miglior marcatore della squadra.

Con l’Irlanda del Nord, selezione tradizionalmente debole di cui viene considerato di gran lunga il più forte di sempre, ha giocato 37 gare, segnando 9 gol e soltanto riuscendo a sfiorare la qualificazione ai Mondiali. Viene considerato da Franz Beckenbauer “il più forte calciatore di sempre a non aver mai giocato in una Coppa del Mondo”. Nel 1972 non prende parte a una gara contro la Spagna dopo aver ricevuto minacce da parte dell'IRA, mentre l'anno precedente alle stesse minacce in occasione di Newcastle-Manchester United ha risposto segnando il gol della vittoria per i Red Devils.

Negli Stati Uniti ha indossato la maglia di 3 club - Los Angeles Aztecs, Fort Lauderdale Strikers e San Jose Earthquakes - prendendo parte anche ai campionati indoor mentre la NASL era ormai agli sgoccioli, collezionando un totale di 150 gare e 58 gol.

George Best in posa con la Coppa Campioni
George Best con la Coppa Campioni conquistata nel 1968

Il palmarès di George Best

Nel corso della sua carriera Best ha vinto 5 trofei, tutti con la maglia del Manchester United: 2 volte la First Division, altrettante il Charity Shield e la Coppa dei Campioni. A livello individuale spicca invece il Pallone d'Oro del 1968, anno in cui vince anche il premio di miglior marcatore del campionato inglese insieme a Ron Davies del Southampton segnando 28 gol.

  • FA Youth Cup: 1963/1964
  • First Division: 1964/1965, 1966/1967
  • Charity Shield: 1965, 1967
  • Coppa dei Campioni: 1968
  • Capocannoniere First Division: 1967/1968
  • Calciatore inglese dell'anno: 1967/1968
  • Pallone d'Oro: 1968
  • Squadra dell'anno Second Division: 1977
La banconota che la Ulster Bank ha dedicato a George Best
A un anno dalla sua scomparsa, la Ulster Bank dedicò a George Best una banconota da 5 sterline

Best quotes - Le frasi più famose che lo hanno reso immortale

  • Sono nato con un grande dono, e a volte con quello arriva anche una vena distruttiva: così come volevo superare tutti quando giocavo, dovevo superare tutti quando eravamo in città a divertirci.
  • Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé.
  • Quando ero in America non sono mai stato in spiaggia, per arrivarci dovevo passare davanti a un bar e mi sono sempre fermato prima di raggiungere l'acqua.
  • Sento spesso raccontare di quella volta in cui un cameriere irlandese mi consegnò dello champagne nella mia stanza d'albergo, dove me ne stavo a letto con Mary Stavin e diverse migliaia di sterline vinte alle scommesse, e mi chiese: "Quand'è che le cose hanno iniziato ad andarti male, George?" Anch'io ho raccontato questa storia più di una volta ed è sempre stata seguita da grasse risate. Ovviamente, TUTTO andò storto da allora. Andò male con ciò che amavo di più al mondo, il calcio, e da allora il resto della mia vita si sgretolò. Quando il calcio era importante e io giocavo bene, non vedevo l'ora di alzarmi la mattina: era la mia unica ragione di vita. Quando il gioco non è bastato più a buttarmi giù dal letto, non ho visto altri motivi validi per smettere di bere.
  • Era il 1976, si giocava Irlanda del Nord – Olanda. Giocavo contro Johan Cruyff, uno dei più forti di tutti i tempi. Al 5° minuto prendo la palla, salto un uomo, ne salto un altro, ma non punto la porta, punto il centro del campo: punto Cruyff. Gli arrivo davanti gli faccio una finta di corpo e poi un tunnel, poi calcio via il pallone, lui si gira e io gli dico: “Tu sei il più forte di tutti, ma solo perché io non ho tempo.”
George Best con una ragazza su una barca
Una delle grandi passioni di George Best: le donne
  • Ho speso un sacco di soldi per alcol, donne e fuoriserie. Il resto l’ho sperperato.
  • Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcol: sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita.
  • Non è possibile spiegare cosa significhi segnare un gran gol a qualcuno che non ci sia mai riuscito. Qualche anno fa dissi che se mi avessero dato la possibilità di scegliere tra segnare un gol al Liverpool da ventisette metri, dopo aver saltato quattro uomini, e andare a letto con Miss Mondo, sarebbe stata una scelta difficile. Per fortuna, ho avuto entrambe le cose e soprattutto, una di queste cose l'ho ottenuta davanti a cinquantamila persone.
  • Le regole sono fatte per essere infrante, e io le infransi tutte. E non lo feci perché ero un ribelle o volevo dimostrare qualcosa. Lo feci perché era così che ero fatto. Niente di più e niente di meno.
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#football #calcio #georgebest #manchesterunited

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  • Pelé good. Maradona better. George Best. (Slogan)
  • Jesus Saves...but Best scores on the rebound. (Slogan)
  • George Best nella sua prima seduta d’allenamento in Paradiso, giocando da ala destra ha fatto girare la testa a Dio, per sua sfortuna schierato terzino sinistro. Vorrei tanto mi tenesse un posto nella sua squadra. Best, non Dio… (Eric Cantona)
  • Tutti noi sappiamo che George Best è stato probabilmente il più dotato dei calciatori della sua generazione, uno dei più grandi calciatori che il Regno Unito abbia mai prodotto. (Tony Blair)
  • Il discorso alla squadra era molto semplice. Tutto quello che dicevo di solito era: "Appena è possibile, date palla a George Best". (Matt Busby)
  • L'inglese, George Best, era un calciatore incredibile e allo stesso tempo aveva la barba lunga e beveva - era un bohémien. Ma grazie alla sua arte calcistica ha avuto un funerale degno di un capo di stato. (Dragoslav Sekularac)

Il film, i libri e la musica dedicati alla sua vita

Film - Da Percy a George Best: All by Himself

Una vita tragica e avventurosa come quella di George Best non poteva che essere il soggetto ideale per un film: "Best" esce nelle sale inglesi nel 2000 e racconta la parabola discendente nella vita del grande campione, dall'apice della Coppa dei Campioni al triste declino a causa dei problemi con l'alcol. È l'attore nordirlandese John Lynch a interpretare il protagonista, ai tempi ancora vivo e presente nei fotogrammi di chiusura.

Personaggio carismatico e da sempre bramato dai media, George Best è protagonista già nel 1971 di un curioso documentario intitolato "Soccer as never before": la pellicola, diretta dal regista tedesco orientale Hellmuth Costard, segue il campione nordirlandese per tutti i 90 minuti di una sfida tra il Manchester United e il Coventry, senza musica o parole e lasciando unicamente spazio all'arte calcistica del quinto Beatle.

Sempre nel 1971 fa un'apparizione nei panni di sé stesso nel film "Percy", uscito in Italia con il titolo "Il complesso del trapianto", per la regia di Ralph Thomas.

È del 2016 infine "George Best: All by Himself", documentario in due parti di 45 minuti l'una: la prima racconta l'ascesa e la seconda il declino della stella che fece innamorare gli appassionati di calcio di tutto il mondo, unendo filmati d'epoca a interviste ai protagonisti e allo stesso Best, registrate quando era ancora in vita. L'opera è diretta da Daniel Gordon, già noto per aver diretto "The Game of Their Lives" sulla spedizione della Corea del Nord ai Mondiali del 1966.

  • 1971: Percy (Il complesso del trapianto)
  • 1971: Soccer as never before
  • 2000: Best
  • 2016: George Best: All by Himself

I libri: così tanti da non poterli citarli tutti

Impossibile esporre una bibliografia completa dei libri su George Best, dato l'incredibile numero di opere che il campione ha saputo ispirare con la sua classe e con la sua vita fuori dagli schemi. Segnaliamo "Hard Tackles and Dirty Baths: The inside story of football's golden era", lettera d'amore al calcio e alla sua giovinezza scritta dallo stesso campione nel 2005; l'autobiografia "Blessed: The Autobiography", scritta nel 2001 da Roy Collins e "Immortal", altra biografia autorizzata a firma di Duncan Hamilton uscite in Italia come "The Best" e "George Best, l'Immortale"; "The Good, the Bad and the Bubbly", che risale addirittura al 1990 e scritta da Best in coppia con il giornalista scozzese Ross Benson.

  • Bestie: A portrait of a legend (George Best & Joe Lovejoy)
  • The Good, The Bad and The Bubbly (George Best & Ross Benson)
  • Blessed: The Autobiography (George Best & Roy Collins)*
  • George Best: A Celebration (Bernie Smith & Maureen Hunt)
  • Hard Tackles and Dirty Baths (George Best & Harry Harris)
  • Immortal (Duncan Hamilton)**
  • Scoring at Half Time (George Best & Martin Knight)
George Best, un eroe da romanzoGetty Images

*uscito in Italia come "The Best"

**uscito in Italia come "George Best, l'Immortale"

Musica - Ballate, dediche e cori da stadio

Nel 2012 Finbar Furey, polistrumentista irlandese, dedica al grande campione di Belfast "The Ballad of George Best". Philip Lynott, leader della band irlandese Thin Lizzy, dedicava a Best, suo calciatore preferito, le esecuzioni live di "For Those Who Love to Live", mentre più diretti erano i The Devoted, che già nel 1968 scrivevano "I Love George Best". Dopo la morte del campione il cantautore irlandese Lawrence John scrisse la struggente "Georgie Boy". 

"George Best" è anche il nome del primo album in studio della band indie-rock The Wedding Present, pubblicato addirittura nel 1987 e accompagnato alla sua uscita da alcune foto dei musicisti con lo stesso Georgie. Un noto coro dei tifosi del Manchester United è "On the piss with George Best", cantata sulle note di "Spirit in the Sky" di Norman Greenbaum ma con il testo dedicato all'eroe nordirlandese. 

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