Kakà e il Milan: una storia d'amore lunga 7 stagioni

Pallone d'Oro nel 2007, considerato uno dei più forti calciatori della sua generazione, il brasiliano non è mai stato grande come in rossonero. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulla sua esperienza a San Siro

33 condivisioni 0 commenti

di

Share

Ci sono momenti nella vita di una persona, di un atleta, di un campione, irripetibili, destinati a cambiare tutto e che possono completamente cambiare una storia. Fu così per Ricardo Izecson dos Santos Leite, in arte Kaká, uno dei più forti calciatori della sua generazione che, nell'estate del 2009 accettò di lasciare il Milan, in cui era una colonna e l'idolo della tifoseria, per trasferirsi al Real Madrid.

La decisione che avrebbe dovuto consacrare quello che per molti era già il miglior calciatore al mondo si sarebbe rivelata negli anni decisamente sbagliata: immalinconito da un club che non lo considerava speciale, da un allenatore, José Mourinho, che proprio non lo vedeva come un possibile titolare, colpito da una serie di infortuni, Kaká sembrò svanire dalla memoria collettiva di chi per anni aveva assistito a bocca aperta alle sue magie. Sul tetto d'Europa.

Quando ritornò, 4 anni dopo, non era certo più lui: gli anni di Madrid lo avevano usurato, l'età era adesso quella di chi già pensa a come chiudere una carriera grande e che forse, fosse continuata in rossonero, sarebbe stata grandissima. Anche il Milan, nella stagione 2013/2014, non era più quello di un tempo: la Juventus già dominava la Serie A da qualche anno, il Diavolo era sempre più in crisi. Non poteva essere un successo e non lo fu.

Eppure niente avrebbe cancellato il passato, gli anni d'oro in cui il Milan, trascinato dal suo grande campione brasiliano, era tornato sul tetto del mondo.

Kaká bacia il trofeo del Mondiale per club 2007Getty Images
Kakà e Milan: una lunga storia di amore e trofei

Kaká, dal Brasile a idolo del Milan

Ricardo Izecson dos Santos Leite, che diventerà noto al grande pubblico del calcio come Kaká, nasce il 22 aprile 1982 a Gama e cresce a San Paolo, dove la famiglia si è trasferita quando è ancora piccolo. Entrato nel settore giovanile del San Paolo, il glorioso Tricolor cittadino, dimostra fin da giovanissimo di avere un talento fuori dal comune e soprattutto maturità tattica e concretezza, qualità insolite per un giovane giocatore brasiliano. 

Intuendo di avere tra le mani un vero e proprio diamante grezzo, gli allenatori delle giovanili lavorano per limarne il più possibile i difetti: tra questi un fisico gracile, che quando il gioco si fa duro non gli permette di incidere come vorrebbe e potrebbe e soprattutto mette a rischio il suo futuro ad alto livello, altrimenti indiscutibile per doti tecniche e tattiche. Kaká si sottopone così a lunghe e durissime sedute di allenamento personalizzate, un lavoro di potenziamento che quando comincia a dare i suoi frutti sembra anticipare l'inizio di una carriera folgorante.

I paragoni illustri si sprecano: c'è chi rivede in lui Raí, leggenda del San Paolo venuto a incantare anche in Europa nel Paris Saint-Germain, chi addirittura lo paragona a Zico, O Galinho, uno dei migliori calciatori brasiliani di sempre e che a suo tempo fu a sua volta definito "il Pelé bianco". Ma proprio mentre il mondo del calcio sembra pronto per accogliere la nuova stella accade qualcosa che potrebbe cambiare tutto per sempre: quando ha da poco compiuto 18 anni Kaká è vittima di un incidente in piscina, batte la testa sul fondo e per mesi rischia di restare paralizzato in seguito alla frattura della sesta vertebra.

È in quel limbo, in quel lungo momento in cui non sa cosa gli riserverà il futuro, che Kaká rafforza ancora di più la sua fede: una volta messo questo incubo alle spalle sarà a Dio che si dedicherà con tutto se stesso, un tratto caratteriale che diventerà parte di lui e che lo porterà a festeggiare ogni gol allo stesso modo, le braccia tese e gli occhi rivolti al cielo, verso colui che ha voluto che diventasse un calciatore di successo.

A spingerlo al Milan è invece Leonardo de Araujo, campione del mondo a USA 1994 e che ha appena appeso gli scarpini al chiodo dopo quasi 130 presenze in rossonero distribuite nel corso di 4 anni e mezzo. È lui a segnalarlo al suo vecchio club in Europa ed è sempre lui a convincere il giocatore che uno con le sue qualità e le sue caratteristiche potrà diventare grandissimo soltanto se lascerà il Brasile, dove nel frattempo si è imposto definitivamente: in meno di 3 stagioni si è preso il San Paolo, ha vinto il premio come miglior giocatore del Brasileirão e ha conquistato anche la Nazionale. È il momento di spiccare il volo.

Le caratteristiche tecniche di Kakà: straordinariamente completo

Quello di Kaká è un successo in gran parte annunciato fin da giovanissimo: dotato da madre natura di un tocco di palla degno dei migliori fuoriclasse - anche se lui stesso ammetterà a fine carriera di non essere mai stato, in questo fondamentale, al livello di fenomeni come Ronaldo e Ronaldinho - riesce ad abbinarlo a una mentalità tipicamente europea, che lo porta a non perdersi in inutili orpelli ma lo spinge invece a cercare sempre la soluzione più utile e concreta. 

Nonostante il lavoro di irrobustimento a cui si è sottoposto da giovane abbia senz'altro dato i suoi frutti, Kaká rimane una scheggia in accelerazione e velocità, dotato di una progressione palla al piede che unita al perfetto controllo di palla lo rende quasi inarrestabile mentre punta la porta avversaria. Arrivato sulla trequarti può colpire in numerosi modi: con un tiro dalla distanza, potente e preciso, lanciandosi in dribbling ubriacanti oppure servendo il compagno meglio piazzato grazie a una sorta di radar invisibile che gli permette di seguire sempre l'evolversi del gioco e anche di giostrare in posizioni diverse del campo (trequartista, seconda punta, persino ala) senza che il rendimento venga meno.

Straordinariamente completo, Kaká è stato indubbiamente uno dei più forti calciatori della sua generazione e uno dei più forti in assoluto espressi da un calcio pur generoso di campioni come quello brasiliano, distinguendosi proprio per il suo stile molto "europeo". Nella parte finale della carriera è stato frenato da una serie di guai fisici che ne hanno condizionato il rendimento e che anche una volta smaltiti non gli hanno permesso di raggiungere più i livelli di un tempo, portandolo a un declino piuttosto rapido e giunto con diversi anni di anticipo rispetto al ritiro datato 2017, a 35 anni.

Kaká e il Diavolo, 6 anni d'oro

Costato appena 8,5 milioni di euro, uno dei migliori acquisti nella storia de Milan, Kaká arriva in Italia un po' in sordina: che sia un talento dal sicuro avvenire è fuori discussione, che abbia le qualità per imporsi in una squadra che ha appena vinto Coppa Italia e Champions League e che in avanti può contare su nomi come Rivaldo, Rui Costa, Filippo Inzaghi e Shevchenko un altro.

Carlo Ancelotti invece, colpito da quanto visto in allenamento e dalla serietà di un ragazzo dall'aspetto tanto poco appariscente quanto capace di magie con un pallone tra i piedi, lo inserisce subito in pianta stabile nella formazione titolare: l'esordio in Serie A è datato 1 settembre 2003, Kaká gioca come trequartista al posto di Rui Costa alle spalle di Shevchenko e Inzaghi ed è autore di una prova estremamente convincente.

Il 28 settembre, avversario il Lecce, serve a Tomasson l'assist del 3-0 in pieno recupero. Una settimana dopo arriva il primo gol in Serie A, un facile colpo di testa su assist di Gattuso nel derby della Madonnina contro l'Inter vinto dal Milan per 3-1. I rossoneri sembrano inarrestabili, cadono alla 14esima giornata contro l'Udinese dopo aver perso anche la Coppa Intercontinentale ai rigori contro il Boca Juniors di Carlos Bianchi, ma poi sono bravi a ripartire con ancora maggior convinzione nei propri mezzi e con "l'albero di Natale" che diventerà un marchio distintivo di Carlo Ancelotti.

Schierato alle spalle dell'unica punta di fianco a Rui Costa, vero metronomo del gioco e dispensatore di assist, Kaká opera in un ruolo che è un ibrido tra il trequartista classico e la seconda punta, sfruttando la sua grande capacità di inserimento palla al piede. Segna un totale di 14 gol, 10 in campionato e 4 in Champions League, dove il Milan campione in carica esce a sorpresa ai quarti di finale contro il Deportivo La Coruna cadendo 4-0 al ritorno dopo aver vinto la gara di andata 4-1.

Un passo falso, uno dei pochi in una stagione comunque straordinaria che porta in dono ai rossoneri lo Scudetto numero 17 della loro storia grazie a un cammino in Serie A contraddistinto da 25 vittorie, 7 pareggi e appena 2 sconfitte. La stagione successiva, aperta con il netto successo in Supercoppa Italiana contro la Lazio, arrivano invece due secondi posti: quello in Serie A, dove i rossoneri si piazzano alle spalle della Juventus, e soprattutto quello in Champions League, che vede Kaká e compagni sprecare in appena 6 minuti un vantaggio di 3 reti contro il Liverpool poi capace di imporsi ai rigori. Per il brasiliano si tratta di una stagione piuttosto anonima: gioca un totale di 51 partite e segna appena 9 gol.

Va sicuramente meglio l'anno successivo: nella stagione 2005/2006 Kaká si impone come uno dei migliori giocatori al mondo, le sue giocate di alta scuola sono ormai una certezza per i rossoneri così come i gol, ben 19. 14 arrivano in campionato - insieme a 10 assist - dove il Milan però non riesce ad andare oltre il terzo posto, 5 in Champions League (doppiette a Fenerbache e Schalke 04 e gol al Bayern Monaco) dove però i rossoneri devono arrendersi a un passo dalla finale al Barcellona futuro campione.

2007: Kakà e il Milan sul tetto d'Europa

Aggrappandosi a Kaká, alle sue magie e ai suoi gol, il Milan è certo che la storia cambierà. E la storia in effetti cambia nella stagione 2006/2007, forse la migliore in carriera del brasiliano: pur segnando 18 gol, uno in meno dell'annata appena conclusa, il brasiliano riserva i colpi migliori per le gare più importanti e trascina la squadra, che in campionato si classifica appena quarta - lontana ben 36 punti dall'Inter vincitrice anche per gli 8 punti di penalizzazione dovuti allo scandalo di Calciopoli - ma in Champions League supera un ostacolo dopo l'altro.

Partiti dai turni preliminari, dopo aver battuto la Stella Rossa, i rossoneri superano agilmente il girone comprendente AEK Atene, Anderlecht e Lille e poi raggiungono la finale superando Celtic Glasgow, Bayern Monaco e Manchester United. In questo percorso Kaká segna la bellezza di 10 reti in 13 gare: gol all'AEK Atene, gol all'Anderlecht all'andata e tripletta al ritorno, gol decisivo ai supplementari contro il Celtic, gol al Bayern, 3 gol tra andata e ritorno delle semifinali contro i Red Devils di Alex Ferguson e del giovanissimo Cristiano Ronaldo.

In finale il Milan trova nuovamente il Liverpool, che sogna di ripetere l'impresa di due anni prima ma deve invece arrendersi alla doppietta di Pippo Inzaghi, il cui secondo gol è ispirato da uno splendido assist in profondità proprio di Kaká, capocannoniere di una Champions League che torna a dipingersi dei colori rossoneri e che sancisce l'assoluto splendore di un campione unico, capace di incidere in ogni zona del campo e praticamente inarrestabile nelle frequenti giornate di grazia.

Kaká alza la Champions League 2006/2007Getty Images
La settima Champions League nella bacheca del Milan porta la firma indelebile di Kaká, autore di 10 gol in 13 partite e sempre decisivo.

La ciliegina sulla torta: il Pallone d'Oro 2007

A stretto giro di posta arriveranno la vittoria della Supercoppa Europea 2007 e nel dicembre dello stesso anno la vittoria del Mondiale per club contro il Boca Juniors. In entrambe le occasioni Kaká lascia il segno con un gol, e il giorno successivo al trionfo contro gli argentini riceve a Parigi il Pallone d'Oro, riconoscimento più che meritato e che gli garantisce un posto nella storia tra i grandi del calcio. Riceve 444 preferenze, quasi il doppio di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, che lo seguono e che negli anni successivi monopolizzeranno il premio. 

Kakà e il Pallone d'Oro 2007Getty Images
Il 2007 è decisamente l'anno di Kakà: il brasiliano vince la Champions League, di cui è anche capocannoniere, e quindi Supercoppa UEFA e Mondiale per club risultando sempre decisivo.

Si parlerà per questo di Kaká come dell'ultimo "giocatore normale" capace di vincere il Pallone d'Oro, definizione decisamente ingenerosa nei confronti di un campione assoluto che purtroppo negli anni successivi non riuscirà a confermarsi per alcuni guai fisici e per una squadra che comincia a fare intravedere i segnali del declino economico e di prestigio che arriverà in futuro.

Il gran rifiuto al Manchester City e il passaggio al Real Madrid

Kaká resta al Milan ancora due stagioni: quella che segue il trionfo in Champions League vede un deludente Milan piazzarsi quinto in classifica, mentre nel 2008/2009 arriva un terzo posto che perlomeno riporterà la squadra a prendere parte alla più importante competizione continentale per club. Un torneo in cui Kaká vestirà però un'altra maglia: dopo aver rifiutato a gennaio il trasferimento al Manchester City, che sogna in grande e per averlo pare abbia messo sul piatto la bellezza di oltre 100 milioni di euro - cifra record mondiale che sarà raggiunta soltanto quattro anni dopo - il brasiliano accetta a fine stagione la corte del Real Madrid, che ne ufficializza l'acquisto nella notte tra l'8 e il 9 giugno 2009.

Kaká lascia dopo 6 stagioni: nelle 2 successive alla vittoria di Champions League, Mondiale per club e Pallone d'Oro non si è certo seduto come dirà qualcuno, ma ha continuato a giocare e segnare con regolarità, mettendo insieme 77 presenze e 35 gol. Semmai è il Milan ad aver lentamente perso forza, come dimostrato dall'offerta del Manchester City che invece di essere rispedita al mittente viene valutata, con la dirigenza che si rimette alla volontà del giocatore. 

Il passaggio al Real Madrid ha dunque perfettamente senso: Kaká ha da poco compiuto 27 anni e forse ha intuito che il Milan difficilmente tornerà grande, le merengues sono una squadra forte e ambiziosa, a cui nessun traguardo è precluso. Con il senno di poi, al netto di infortuni e incomprensioni con il tecnico Mourinho, la scelta non si rivelerà comunque felice. 

Kakà contro il Milan nel 2009Getty Images
L'esperienza di Kakà al Real Madrid non sarà fortunata: il brasiliano non riuscirà mai a convincere l'allenatore José Mourinho, che però lasciando il club dirà di lui: "Il calciatore più professionale che abbia mai allenato."

Il ritorno in chiaroscuro del 2013

Dopo 4 anni ricchi di incomprensioni, panchine e acciacchi Kakà conclude la sua esperienza con il Real Madrid lasciando le merengues a parametro zero e con un bilancio decisamente deludente: 120 partite, 29 gol - aumenta invece in media il numero di assist rispetto al periodo rossonero - e la sensazione di avere intrapreso una parabola discendente che purtroppo si rivelerà inarrestabile. 

In un tentativo di tornare grandi insieme, Kakà e il Milan firmano un nuovo accordo nella notte tra il 1° e il 2 settembre 2013, un contratto biennale che sulla carta accontenta tutti. Il brasiliano, che ritrova la squadra che lo ha reso grande; il club, che acquista quello che sulla carta è ancora un campione a costo zero; i tifosi, da tempo delusi dalla società e felici di riabbracciare un giocatore che ha sempre dimostrato di amare i colori rossoneri.

Come spesso accade nel calcio, però, la minestra riscaldata avrà un sapore deludente: Kakà è ancora integro, gioca 30 partite e segna 7 gol, ma non è certo più il fenomeno di una volta, così come il Milan è lontano anni luce dal club che appena 6 anni prima poteva guardare il resto del mondo dall'alto in basso. Dopo appena una stagione le parti capiscono che non è cosa e rescindono il contratto.

Kakà lascia il Milan e di conseguenza il grande calcio, dove ha brillato di una luce accecante ma per un tempo decisamente inferiore rispetto a quanto avrebbe potuto. Lo aspetta un tramonto dorato in America, nella Major League Soccer, 3 stagioni a monetizzare quel che resta di una carriera di tutto rispetto ma che lascerà sempre negli appassionati la sensazione di qualcosa di incompiuto.

Kakà al Milan nel 2013/2014Getty Images
La stagione 2013/2014 di Kakà non è da buttare a livello personale, ma è evidente a tutti che non è più il campione che ha lasciato i colori rossoneri 4 anni prima.

Rossoneri verdeoro: un Milan di brasiliani

Nel corso delle sue 7 stagioni in rossonero Kakà ha condiviso lo spogliatoio con ben 15 connazionali. Una presenza, quella dei brasiliani, talmente costante nella rosa del Milan da trasformarlo in una sorta di vera e propria colonia: nomi importantissimi come Rivaldo, Ronaldo e Ronaldinho, tutti ex Palloni d'Oro e vincitori insieme a Kakà dei Mondiali di Giappone e Corea 2002. 

Di quella rosa, guidata da Luiz Felipe Scolari, fanno parte anche Dida, Cafu e Roque Junior, mentre "il Puma" Emerson mancherà solo a causa di un bizzarro infortunio rimediato in allenamento. Marcio Amoroso, ex capocannoniere della Serie A con la maglia del Parma, è una comparsa così come Ricardo Oliveira, Felipe Mattioni, Gabriel e Digão, difensore e fratello minore di Kakà che lo segue in Italia dove però non riuscirà mai a imporsi.

Si segnalano positivamente il laterale sinistro Serginho, l'ex talento perduto Robinho - decisamente in fase calante ma autore di una stagione di esordio davvero notevole - e Alexandre Pato, giovane che sembra avere davanti a se un futuro assicurato e che invece durerà davvero troppo poco ad alto livello a causa di una serie di problemi fisici: al Milan lo ha portato Leonardo, la suggestione è quella di "giocare nella squadra di Kakà", la stessa che nel 2009, proprio mentre Ricky - come lo chiamano affettuosamente i compagni - lascia Milano spinge Thiago Silva a vestire il rossonero.

Kaká con Ronaldinho al MilanGetty Images
Nel corso della sua permanenza al Milan Kaká ha giocato con ben 15 calciatori brasiliani tra cui gli ex Pallone d'Oro Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho con cui ha vinto i Mondiali del 2002.

Il rapporto speciale con Ancelotti e Berlusconi

Appena arrivato al Milan, Kakà è un ragazzo poco più che ventenne che ha fatto sfracelli in Brasile ma che deve ancora mettersi alla prova con un calcio diverso dove è praticamente sconosciuto. Lo stesso Carlo Ancelotti, che lo allenerà al Milan, non sa descriverne pregi e qualità, lo ha solo intravisto, ma quando se lo trova di fronte in allenamento capisce di avere davanti a se un campione dal futuro assicurato.

Kakà sarà fin da subito un punto fermo del Milan di Carlo Ancelotti, l'interprete ideale del 4-3-2-1 che lo vede sdoppiarsi nel ruolo di trequartista e in quello di seconda punta. Parlando del brasiliano l'allenatore rossonero ne sottolineerà sempre le qualità tecniche, atletiche e soprattutto mentali, esaltando la sua capacità di leggere il gioco in anticipo e di sapersi fare sempre trovare nel posto giusto al momento giusto.

Uno dei giocatori più forti che ho mai allenato e di sicuro il più intelligente. Capiva al volo, pensava al doppio della velocità degli altri, riceveva il pallone e sapeva già come sarebbe andata a finire l’azione.

Anche Silvio Berlusconi sarà sempre innamorato di Kakà, della sua classe dentro e fuori dal campo e della sua faccia pulita, da bravo ragazzo, il marito che tutti gli uomini vorrebbero per la propria figlia. Il brasiliano resterà per sempre nel cuore dello storico presidente del Milan, che anche quando acquista il Monza, nell'autunno del 2018, sogna per un momento di convincerlo a ripensare al ritiro per tornare in campo con i brianzoli. La cosa non si farà, ma resta indicativa dell'eccellente rapporto di stima che ha legato il presidente e il suo campione.

Kaká con Carlo Ancelotti, suo allenatore al Milan per 6 stagioniGetty Images
Carlo Ancelotti ha raccontato così il suo primo incontro con Kaká: "Mi dissero: somiglia a Cerezo. Dopo il primo allenamento chiamai Galliani e gli dissi: ma quale Cerezo, avete preso un fuoriclasse!"

Kakà al Milan: numeri, vittorie, statistiche

Kakà ha disputato nel Milan un totale di 7 stagioni, vincendo tutto e registrando numeri davvero notevoli: 307 presenze totali, 223 in Serie A e 64 in Champions League, condite da 104 reti e quasi altrettanti assist, numeri impressionanti per un giocatore che ha incantato San Siro e il calcio italiano e mondiale e che in rossonero ha raggiunto livelli di assoluta grandezza. Al di là dei numeri, resteranno negli occhi dei tifosi e degli appassionati alcune partite davvero indimenticabili.

Kaká trascinatore del MilanGetty Images

Gol e assist: le 5 partite più belle di Kakà con la maglia del Milan

1 novembre 2006, Milan-Anderlecht 4-1

Nella sfida di Champions League contro l'Anderlecht Kakà realizza una delle due triplette in carriera con la maglia del Milan trascinando la squadra in testa al gruppo H e mettendo le basi per la vittoria della classifica cannonieri della competizione, traguardo inusuale per un giocatore che non è un attaccante puro. Il primo gol arriva su rigore, una specialità del brasiliano che in carriera ne ha realizzati 39 su 46: sono trascorsi appena 7 minuti, mentre il 2-0 arriva al 22' su assist rasoterra di Cafu.

Il terzo gol all'11' del secondo tempo: triangolo con Gilardino, aggiramento della difesa e botta al giro da fuori area imparabile. Arriveranno anche le reti di Juhasz e Gilardino, ma la partita è ovviamente nel segno del brasiliano, che esalta i telecronisti e fa presagire un grande futuro nella competizione per i rossoneri. Il giorno dopo i giornali titolano: "Kakà Superstar".

24 aprile 2007, Manchester United-Milan 3-2

A un passo dalla finale di Champions League il Milan trova il durissimo ostacolo rappresentato dal Manchester United di Sir Alex Ferguson, che può contare in attacco sulla classe di Rooney, Giggs e di un giovanissimo ma già fortissimo Cristiano Ronaldo. Nell'inferno dell'Old Trafford l'importante, in una doppia sfida, è limitare i danni: i rossoneri riescono nella missione quasi esclusivamente grazie a Kakà, che dopo il vantaggio firmato da CR7 sale in cattedra.

22' minuto: ricevuto il pallone da Seedord al limite dell'area, Kakà si esibisce in una delle sue specialità, controllo a seguire, accelerazione e tiro di sinistro che fa secco Van der Sar. 37' minuto: il brasiliano lotta spalla a spalla con Fletcher e si impadronisce del pallone sulla trequarti, supera con un sombrero Heinze che cerca di chiuderlo, con un leggero ma determinante colpo di testa evita anche l'intervento disperato di Evra e di destro supera l'impotente e sbigottito Van der Sar. È un gol stupendo, forse il più bello in carriera.

Vero è che la gara finirà 3-2 per i Red Devils - capaci nel secondo tempo di colpire con una doppietta di Rooney - ma si tratta di un risultato prezioso, che lascerà estremamente aperta la sfida di ritorno prevista a Milano.

2 maggio 2007, Milan-Manchester United 3-0

Sotto una pioggia torrenziale il Milan si butta all'assalto del Manchester United con la consapevolezza di essere a un passo dalla finale e soprattutto di poter contare su quello che con ogni probabilità è in quel momento il miglior giocatore del pianeta, Kakà, schierato in un ruolo che oscilla tra la trequarti dove si trova Seedorf all'attacco, in appoggio a Pippo Inzaghi.

È proprio Kakà a sbloccare una gara che rischiava altrimenti di diventare complicata: lo fa quando sull'orologio sono trascorsi appena 11 minuti, botta di sinistro al volo da fuori area che non lascia possibilità di intervento a Van der Sar e che vale il 13esimo timbro del brasiliano in una competizione di cui sarà capocannoniere e che il Milan, indubbiamente per merito della sua magica doppia prestazione nella semifinale contro il Manchester United, andrà a vincere.

A chiudere il discorso qualificazione ci pensa poi dopo mezz'ora Seedorf con un altro gran gol, quindi nel secondo tempo il subentrato Gilardino sfrutta la sua freschezza e gli spazi lasciati dagli inglesi, alla ricerca di un gol che riaprirebbe il discorso, e segna il definitivo 3-0.

23 maggio 2007, Milan-Liverpool 2-1

Forse non la partita migliore di Kaká con i colori rossoneri ma certo una delle più significative, importantissima per tutta la storia che lo ha legato al Milan. La finale di Champions League del 2007 contro il Liverpool dona un senso a tutto un cammino straordinario da parte degli uomini di Ancelotti, che trascinati dal brasiliano sono arrivati all'ultimo atto trovandosi nuovamente ad affrontare il club che li ha beffati nella stessa gara due anni prima.

Kaká dirà sempre che nel calcio ha imparato forse più dalle sconfitte che dalle vittorie, e quella gara del 2005 contro i Reds è sicuramente rappresentativa: stavolta il Milan non sbaglia quasi niente, si porta avanti con Inzaghi e raddoppia ancora con Super Pippo, servito da un assist smarcante proprio di Kaká. E anche se il gol della bandiera firmato da Kuiyt fa venire qualche brivido, la verità è che la storia non può ripetersi due volte identica. Non con questo Milan e non con questo Kaká, protagonista del settimo successo continentale nella storia rossonera.

16 dicembre 2007, Milan-Boca Juniors 4-2

Nel 2003, pochi mesi dopo essere arrivato al Milan, Kaká scende in campo con i rossoneri, che ancora in stagione non hanno conosciuto sconfitta, nella finale della Coppa Intercontinentale che mette di fronte i campioni d'Europa e il Boca Juniors, campione del Sud America. La gara si risolve in favore degli argentini ai calci di rigore, e quando 4 anni dopo le due squadre sono di nuovo avversarie nella finale del Mondiale per club (evoluzione del precedente torneo) è chiaro a tutti che si potrà finalmente consumare una rivincita attesa tanto a lungo.

Kaká serve a Inzaghi l'assist dell'1-0 e quindi, sul punteggio di 2-1 per i rossoneri, nel secondo tempo mette a segno il gol che chiude la gara: ricevuto il pallone punta Maidana, lo ubriaca con una serie di doppi passi e poi trova lo spiraglio, da posizione piuttosto decentrata, che fulmina Caranta. Una rete bellissima che gli vale il premio di miglior giocatore della partita e che precede di meno di 24 ore l'assegnazione del Pallone d'Oro.

Tutti i trofei vinti da Kakà con il Milan: il suo palmarès

Sono 5 i trofei vinti da Kakà nella sua esperienza al Milan, anche se alcuni almanacchi contano anche la Supercoppa UEFA 2003 vinta dai rossoneri a Montecarlo contro il Porto grazie a un gol di Shevchenko: il brasiliano è stato acquistato da pochi giorni e non solo non scende in campo, ma non è presente neanche in panchina agli ordini di Carlo Ancelotti.

Kaká e il Milan: 6 anni di successiGetty Images

Scudetto 2003/2004

Nella Serie A 2003/2004 il Milan vince il suo 17esimo Scudetto potendo contare su una squadra fortissima in cui il neo-arrivato Kakà trova immediatamente posto anche a causa degli acciacchi patiti da Pippo Inzaghi, che spingono Ancelotti a varare "l'albero di Natale", il 4-3-2-1 che vede il brasiliano operare contemporaneamente come trequartista e seconda punta con ottimi risultati. 

Trascinato dalle giocate di Kakà e dai 24 gol di Shevchenko, capocannoniere, il Milan vince il campionato con 2 turni di anticipo precedendo di ben 11 punti la Roma e perdendo appena 2 partite su 38

Supercoppa Italiana 2004

Il 21 agosto 2004 il Milan conquista la Supercoppa Italiana battendo facilmente la Lazio, vincitrice della Coppa Italia nella stagione precedente, per 3-0 grazie a una tripletta dello scatenato Shevchenko. In questa gara Kakà gioca vertice alto di un diamante che ha come vertice basso il portoghese Rui Costa e ai lati la qualità di Seedord e la grinta di Ambrosini. È una delle numerose varianti tattiche di cui Ancelotti può disporre grazie alla versatilità del brasiliano

Champions League 2006/2007

Partito dal turno di qualificazione, stravolto dallo scandalo di Calciopoli, il Milan riesce a superare un ostacolo dopo l'altro e a qualificarsi per gli ottavi di finale dopo un girone in cui Kakà è stato una vera e propria superstar, segnando 5 gol in 6 partite tra cui una spettacolare tripletta all'Anderlecht. Il meglio deve ancora venire: il brasiliano segna la rete decisiva nella doppia sfida, arrivata fino ai supplementari, contro gli stoici Celtic Glasgow, quindi contribuisce a battere il Bayern Monaco ai quarti e regola quasi da solo (3 gol tra andata e ritorno) il Manchester United. In finale i rossoneri trovano il Liverpool e lo stendono con una doppietta di Inzaghi, assist di Pirlo e ancora di Kakà.

Kaká e la ChampionsGetty Images

Supercoppa UEFA 2007

Il 31 agosto 2007 a Montecarlo il Milan vincitore della Champions League supera il Siviglia e conquista la Supercoppa UEFA: si tratta di una partita giocata in un clima surreale, con la tifoseria spagnola che piange la morte, avvenuta pochi giorni prima, del difensore Antonio Puerta, stroncato a 22 anni da una disfunzione cardiaca. In svantaggio per via del gol di Renato al 13esimo, il Milan - schierato con il 4-3-2-1 - ribalta il risultato nel secondo tempo con Inzaghi, Jankulovski e Kakà, che a 5 minuti dalla fine sbaglia un calcio di rigore ma è bravo ad avventarsi sulla ribattuta e a ribadire in rete.

Mondiale per club 2007

Il primo trofeo importante sfuggito a Kakà nella sua esperienza rossonera è la Coppa Intercontinentale del 2003, sfuggita ai rigori contro lo stesso Boca Juniors che 4 anni dopo è nuovamente sulla strada del Diavolo nell'evoluzione del torneo, diventato Mondiale per club. Dopo aver superato i campioni d'Asia, i giapponesi dell'Urawa Red Diamonds, il Milan ha la meglio anche sugli ostici argentini, in cui spiccano alcune future conoscenze del calcio italiano come Paletta, Palacio e Banega. Kakà segna il gol del 3-1 (4-2 il punteggio finale) con uno splendido assolo che gli vale il premio di migliore in campo, lasciando il suo inconfondibile marchio sulla gara.

Kakà, la vita privata

Il soprannome Kakà, che segnerà la carriera di Ricardo Izecson dos Santos Leite e porterà Luciano Moggi alla celebre battuta "uno con quel nome non potrà mai giocare nella Juventus" deriva dal fratello minore Rodrigo, Digão, che da piccolo non riesce a pronunciare il suo nome correttamente quando lo chiama. Ricardo diventà così Cacà, quindi Kakà.

Il matrimonio con Caroline

Il 23 dicembre 2015 sposa la fidanzata appena 18enne Caroline Celico, che avendo origini italiane gli permette di ottenere la doppia cittadinanza e risultare quindi comunitario. I due sono fidanzati da 3 anni e arrivano entrambi vergini al matrimonio, una scelta dettata dalla religione che Kakà non rimpiangerà mai e di cui andrà sempre fiero, anche se ovviamente la cosa genererà numerose battute in campo e sugli spalti.

Kaká si sposa con Caroline CelicoGetty Images
Kakà nel giorno del suo matrimonio con Caroline

La fede in Dio: 'I belong to Jesus'

La fede di Kakà in Dio è fortissima: infastidito da parolacce e bestemmie, chiede spesso a compagni e avversari di moderare i toni, mentre dal punto di vista personale festeggia ogni gol con gli occhi rivolti al cielo. Diventa celebre la maglietta che mostra dopo aver segnato il gol del 3-1 nella finale del Mondiale per club del 2007, che recita la scritta "I belong to Jesus", "appartengo a Gesù". La fortissima fede del giocatore lo ha portato più volte a considerare, appesi gli scarpini al chiodo, un futuro come pastore evangelico.

Kaká mostra la maglietta I belong to JesusGetty Images

Il falso scandalo: nudo sulla rivista per soli uomini. Ma è un sosia

Nel febbraio del 2008 la rivista brasiliana per soli uomini G-Magazine pubblica in copertina le foto senza veli di Lucas Pugliessa, giovane sosia di Kakà richiesto a gran voce dai lettori. La mossa non piace al giocatore, che minaccia querele nel caso in qualche modo le immagini vengano associate al suo nome. 

Il divorzio da Caroline e il nuovo fidanzamento

Dopo quasi 9 anni di matrimonio e due figli (Luca e Isabella, nati rispettivamente nel 2008 e nel 2011) Kakà e Caroline entrano in crisi e si separano nel novembre del 2014 e dopo una breve riappacificazione si lasciano definitivamente nell'estate del 2015, con la ex moglie che annuncia la decisione della coppia via Instagram.

View this post on Instagram

Uma das decisões mais difíceis da nossa vida é escolher se queremos andar juntos, ou separados. Decisões que influenciam outros, que interferem em mais vidas, que impactam na nossa vida e na nossa memória para sempre. Foram 13 anos juntos, muitas emoções, muitas historias, muitos momentos bons e ruins que superamos sempre juntos. E o mais importante, as duas vidas únicas e tão especiais que ganhamos com esses 10 anos de casados. Dessa vez estamos há algum tempo superando o processo mais dolorido que é a separação. Não foi uma decisão fácil, e ela vem com desdobramentos delicados e um processo de luto. Peço a colaboração da imprensa nas notas que virão. Peço a compreensão dos seguidores, fãs, admiradores para que não julguem, não lancem comentários com a pequena percepção da minúscula parte das nossas vidas que se tornou publica. Se nem mesmo a família ou amigos mais próximos conseguiriam decifrar, como os que observam de longe irão? Somente eu e o Kaká sabemos da verdade da nossa distancia e diferenças, talvez normais ou comuns, mas não possíveis de solucionar depois de inúmeras tentativas, durante um longo período de tempo. A historia que formamos lado a lado foi única, bem sucedida, e ficará para sempre conosco. Sempre o respeitarei e admirarei em todas suas virtudes. Manteremos um bom relacionamento, de carinho e estima. Desejo felicidade para nós, como família que sempre seremos, e sabedoria para caminharmos sempre em frente.

A post shared by Caroline Celico 🦋 (@cacelico) on

Nel 2016 il giocatore ha una nuova fiamma, la modella 23enne Carolina Dias, con la quale in breve tempo comincia a fare coppia fissa. Segue la proposta di matrimonio verso la fine del 2018: presto i due convoleranno a nozze.

Le formazioni del Milan in cui ha giocato Kakà

Milan 2003/2004

(4-3-2-1) Dida; Cafu, Nesta, Maldini, Pancaro; Gattuso, Pirlo, Seeforf; Kakà, Rui Costa; Shevchenko. All. Ancelotti.

Milan 2004/2005

(4-3-1-2) Dida; Cafu, Stam, Nesta, Madlini; Gattuso, Pirlo, Seedorf; Kakà; Crespo, Shevchenko. All. Ancelotti.

Milan 2005/2006

(4-3-1-2) Dida; Stam, Nesta, Kaladze, Serginho; Gattuso, Pirlo, Seedorf; Kakà; Gilardino, Shevchenko. All. Ancelotti.

Kaká con i compagni del MilanGetty Images
Kakà: per sempre una leggenda del Milan

Milan 2006/2007

(4-3-2-1) Dida; Oddo, Nesta, Maldini, Jankulovski; Gattuso, Pirlo, Ambrosini; Seedorf, Kakà; Inzaghi. All. Ancelotti.

Milan 2007/2008

(4-3-1-2) Kalac; Oddo, Nesta, Kaladze, Maldini; Gattuso, Pirlo, Ambrosini; Seedorf; Kakà, Inzaghi. All. Ancelotti.

Milan 2008/2009

(4-3-1-2) Abbiati; Zambrotta, Favalli, Maldini, Jankulovski; Flamini, Pirlo, Seedorf; Kakà; Pato, Inzaghi. All. Ancelotti.

Milan 2013/2014

(4-2-3-1) Abbiati; Abate, Rami, Mexes, Emanuelson; De Jong, Montolivo; Seedorf, Kakà, Robinho; Balotelli. All. Allegri.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.