Mia Hamm e Michelle Akers: le due calciatrici più forti di sempre

Grinta, trasformazione, record e talento: la storia delle uniche due calciatrici presenti nella lista redatta da Pelè nel 2004

0 condivisioni 0 commenti

di - | aggiornato

Share

C'è anche un po' di calcio femminile nella lista dei 100 giocatori viventi più forti della storia: due nomi, due leggende ad arricchire il parterre dei migliori. Donne e calcio, binomio spesso lontano dai riflettori, dai grandi sponsor e dai diritti televisivi. Vicino al cuore, al talento, alla passione. 

Michelle Akers e Mia Hamm sono nel gotha del pallone, entrate dalla porta principale: per qualcuno di voi saranno nomi che non ricorderanno nulla, ma queste due donne statunitensi hanno fatto la storia del movimento calcistico a stelle e strisce. E ricevettero la benedizione di Pelè, che le inserì in FIFA 100. 

FIFA 100 è la lista dei 125 migliori calciatori della storia stilata con la supervisione di O'Rey nel 2004, nell'ambito delle celebrazioni londinesi del centenario della federazione. La lista ha generato molte polemiche: Pelè ha lasciato fuori alcuni giocatori top come Marco Van Basten (ma anche Nilton Santos e Tostao, per dirne un paio). Ma nessuna polemica sulle due calciatrici USA: pioniere, icone, talentuose. Non potevano mancare. 

Mia Hamm esulta dopo un gol con gli USA Getty Images
Mia Hamm festeggia con la nazionale

Michelle Akers: trasformazione e grinta

Michelle Akers nasce il 1 febbraio del 1966, l'allenatore della Nazionale USA  Di Cicco l'ha definita: "la miglior giocatrice di calcio di sempre". Talento, forza, grinta, "era il nostro ovunque", dicono le compagne di squadra. Nel 1985 segna il primo gol ufficiale della nazionale statunitense femminile, 10 anni più tardi, con 10 reti, è capocannoniere della prima Coppa del Mondo di calcio femminile. Non è stata solo una campionessa predestinata, ma il suo tocco ha forgiato la storia del calcio femminile.

La FIFA l'ha premiata con l'"Order of merit", la massima onorificenza possibile. E lo ha fatto perché ci troviamo di fronte ad una leggenda. Ma non basta a riassumere l'enormità di quello che ha rappresentato per il calcio:  forse è più efficace dire che nel 1991 le è stata diagnosticata la sindrome da fatica cronica, ed ha giocato per quasi altri 10 anni. E a fine partita, mentre tutte le compagne festeggiavano, la sua gioia era accompagnata da maschera da ossigeno, una macchina EKG, una flebo. 

Sul retro della sua maglietta c'erano due numeri, che insieme nel calcio contano, eccome: la maglia sulle sue spalle recita il 10 delle divinità del pallone. Capelli ricci, Michelle Akers in questo momento ha un ranch dove cura cavalli vittime di violenze e abusi: doppia velocità, in campo e in groppa ai suoi amati amici equini, un po' la stessa musica, un po' come insistere sulle stesse note. Adrenalina, passione, forza, Akers le racconta a Seattletime.com:

Il mio obiettivo era dominare. Volevo vincere. Volevo fare tutto ciò che dovevo fare per aiutare la mia squadra ad avere successo, ma allo stesso tempo mi piaceva spingermi e vedere quanto potevo essere forte. Qual è il mio potenziale? Questo è stato uno dei miei due obiettivi, raggiungere il mio potenziale, quindi è stato molto emozionante per me vedere quanto potevo diventare brava e di cosa ero capace, e come usarlo per aiutare la mia ad avere successo

La sua è una storia di cambio di ruolo, di trasformazione. Partiamo da un assunto: nel calcio femminile gli USA sono la nazione di maggior successo. Sono la squadra da battere oggi, lo sono da sempre. A forgiare la storia vincente degli Stati Uniti ci ha pensato mister Dorrance, nel 1991, ai primi Mondiali femminili. Ha trasformato lui Akers in un attaccante centrale, spostandola dalla sua posizione preferita, in mezzo al campo. "La odio", disse la Akers della nuova porzione di campo da occupare. In quello spicchio di terreno di gioco è diventata una leggenda.

Ma ogni cambiamento richiede abnegazione, impegno assoluto, la Akers lo sa. Inizia a studiare i video di Marco Van Basten, Jurgen Klinsmann e Gary Lineker, il meglio che può. Li osserva ossessionata, ne vuole rapire le movenze,  i movimenti. "Ho provato a fare quello che facevano loro", ovvero essere leggende. Come racconta la FIFA, la stampa cinese rimase impressionata dalla forza d'urto USA, "la spada a triplice taglio", hanno chiamato così l'attacco statunitense. C'è anche un nocciolo di forte competizione, quasi "odio" sportivo, nella sua voglia di dominio, come ha raccontato a Sports Illustrated: 

Abbiamo odiato la Norvegia. Le abbiamo sempre odiate. Erano brave, erano dure, erano maleducate, parlavano tanto. Le odiavo, ma è stato divertente. Adoro odiarle. È stato fantastic.o Per me, più le odiavo più giocavo duramente.

Quella Coppa del Mondo, la prima, è sparita in Norvegia nel 1997. Lo racconta la FIFA, in questo post su Instagram. La Coppa del Mondo che si può ammirare nel museo della FIFA è identica all'originale, ma è una copia. La leggenda rimane intatta, nonostante il furto.

Mia Hamm: icona dietro la scrivania della Roma

Oggi siede sorridente dietro la scrivania, membra del CDA della Roma americana di James Pallotta. Ed è anche una sua grande ammiratrice:

È sempre proiettato al futuro. Ha idee dinamiche, porta novità. Ho imparato molto da quando sono nel Board, da lui e da tutti gli altri membri. Si dedica completamente al club e al calcio femminile

Indossava la n.9, Mia Hamm, ed è stato semplicemente l'attaccante più forte che il calcio femminile abbia avuto. Il suo gol n.108 le ha spalancato le porte della leggenda: lo ha segnato nel 1999, di destro, facendo passare il pallone sotto le gambe del portiere del Brasile. Viene sommersa dalle compagne: è il gol che segna il record di reti realizzate, è il gol della leggenda. Mia Hamm è stata una vera e propria icona del movimento calcistico femminile, una leva di marketing. Nel 2004, nel giorno del suo ritiro, ha appeso gli scarpini al chiodo una delle figure più forti e riconoscibili, capace di sfondare il muro grigio di ignoranza che circonda troppo spesso il calcio femminile.

Secondo ESPN è stata l'atleta più importante degli ultimi 40 anni: predestinata, a soli 15 anni nel 1987 ha fatto il suo esordio nella nazionale maggiore USA (più giovane di tutti i tempi), ha stracciato tutti i record statunitensi (maggior numero di gol segnati, 158, e assist, 144). In 17 anni di carriera ha vinto 2 Coppe del Mondo e due medaglie d'oro olimpiche, è fonte d'ispirazione per le giovani atlete, dal momento che è rimasta attiva nel mondo del calcio femminile, porta-bandiera di tutto il movimento. Calciatrice cult, oggi accompagna la crescita delle atlete, ne segue sviluppi e risultati. Per la FIFA è tra i migliori della storia. Ma chi la conosce lo sapeva già.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.