NFL: "199-6" Tom Brady è sempre il migliore, dal draft al sesto anello

Tom Brady arriva al sesto anello in carriera, dopo esser stato scelto alla 199 e una carriera da migliore di tutti i tempi.

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Siccome la passione NFL (e non solo) spesso contagia, mi sono trovato a dover/voler parlare di football nella settimana antecedente al Super Bowl anche con chi a malapena ne conosce l’esistenza. Nonostante questo, però, in tanti sanno chi è Tom Brady. In italia il football americano ridefinisce il concetto di sport di nicchia e molto spesso la noia di provare ad interpretarlo, vince sulla possibilità di apprezzare uno sport nuovo, ma quando c’è il Super Bowl anche i più recalcitranti si avvicinano, sapendo che a vincere, alla fine, sarà sempre il leader dei Patriots. L’unico che conoscono e non necessariamente per la splendida moglie Gisele Bundchen.

Vince sempre lui quindi…

Così hanno detto in tanti in questo lunedì mattina dopo magari aver intercettato per radio o sui social il 13-3 con cui i New England Patriots si sono laureati campioni per la sesta volta grazie alle gesta del loro fiero condottiero. Tutti sanno dov’è Brady ora, quanti titoli ha vinto e quanto sia in grado ancora a 41 anni di non pensare minimamente a smettere trasmettendo al mondo una sete di vittoria che può essere paragonata solo a due o tre altri protagonisti dello sport mondiale. Tiene in bracco la figlia quando ormai quel rito di consegna del Lombardi Trophy è diventato quasi routine per lui, che dei nove Super Bowl a cui ha partecipato ne ha vinti addirittura sei. Questa è addirittura la ricorrenza storica che lo ha visto trionfare contro i Rams, esattamente come fece - questa volta da underdog - nel 2001, quando nessuno conosceva quel nome e quel giovane all’apparenza lento, poco atletico e non necessariamente fatto dal sarto per uno sport di super atleti come l’NFL.

La carriera di Brady non è stata quella del predestinato, perché sebbene poco distante dalla sua città Natale, San Mateo, si esprimesse Joe Montana in tutte le domeniche che Tom e il padre andavano allo stadio, non bastava vederlo per pensare di emularlo, sebbene questo fosse sempre stato il suo obiettivo:

Il football è uno sport da giocare. Amo stare in campo sin da quando ero bambino -dice- amo i gesti tecnici, quelli atletici e mentali di questo gioco.

Al college inizialmente non è nelle liste dei giocatori più accreditati, ma dopo un primo anno difficile, nel secondo diventa quarterback titolare, macina yards e touchdown come un talento dal brillante futuro, salvo poi trovarsi nell’ultimo anno a dividere il ruolo di quarterback con Drew Henson, che essendo molto dotato nel baseball aveva chiesto un ruolo anche nel football venendo prontamente accontentato per evitare di perderlo. E lì viene gettato il primo seme di quello che diventerà il migliore di tutti i tempi.

L'NFL ancora ai piedi di BradyGetty Images

NFL: la competizione che non spaventa ma motiva

È proprio in quella stagione che, frutto della competizione con il compagno, Brady lavora incessantemente per migliorarsi dal punto di vista fisico e tecnico, progredendo partita dopo partita e arrivando a lanciare il touchdown della vittoria all’Orange Bowl 2000 contro Alabama. I Patriots lo scelgono alla numero 199 e non immaginano nemmeno lontanamente di aver fatto il più grande affare dello sport professionistico americano.

Ogni volta che Tom veniva buttato a terra, si rialzava più forte. Non dovevi sottovalutare i suoi attributi e già in quel momento ci siamo accorti di avere per le mani qualcosa d’importante.

Queste le parole di coach Lloyd Carr a Michigan, che poi sono state mutuate dai Patriots, anche quando a guidarli c’era la stella Drew Bledsoe. I Pats con lui non vanno, sono in fondo alla division, mentre Brady lancia un solo pallone nella sua stagione da rookie. Ma lui lavora, lavora e ancora lavora. Nel 2001 arriva l’occasione e quando Drew Bledsoe riceve un colpo terminale che non gli permette nemmeno di uscire dal campo autonomamente è il momento di Brady. In un attimo cambia il cielo di New England, infatti arriva il titolo della AFC e il primo Super Bowl.

La vittoria di Brady nello sport e nella vitaGetty Images

Super Bowl, la gioventù del veterano

Il suo esordio al grande ballo è da underdog contro i favoritissimi Rams e lui prima della partita riesce a fare addirittura un pisolino di mezz’oretta, svegliandosi e dicendo che quella sarebbe stata una normale partita di football da vincere. Quando i Rams pareggiano con poco meno di due minuti sul cronometro il destino sembra l’overtime, ma con un drive da nove giochi e settanta yards, il più giovane quarterback della storia a vincere un Super Bowl regala il calcio della vittoria ai suoi e scrive la prima pagina della sua irripetibile storia.

Da quel momento tornerà per altre otto volte al grande ballo NFL e verrà battuto solo da Eli Manning due volte e Nick Foles. Tutti gli altri dovranno inchinarsi alla sua legacy fatta di anelli che non possono stare sulle dita di una singola mano, di leadership, forza morale e resilienza. Oggi a 41 anni di età, 19 passati nella lega, unisce al record di più giovane vincitore a quello di più vecchio, testimoniando che per passare da 199 a 6 servono tanti anni, ma anche delle qualità uniche. Per questo i Patriots un giorno potrebbero direttamente metterlo nel loro logo. Intanto tutti si siedono ancora ai suoi piedi perché a febbraio festeggia sempre lui.

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