Bologna, intensità e carattere: al via la rivoluzione Mihajlovic

La vittoria di San Siro segna la rinascita dei rossoblu. Difesa a quattro, grinta e intensità: così Mihajlovic si è preso il Bologna.

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"La domenica degli armadi". Sarebbe questo il titolo ideale per un'eventuale trasposizione cinematografica di Inter - Bologna, una partita che ha segnato il ritorno alla vittoria in trasferta dei felsinei (non avveniva da oltre un anno, sul campo del Chievo neldicembre 2017) trascinati ancora una volta dalla grinta di Federico Santander, soprannominato Ropero (armadio) per la sua particolare struttura fisica. La rete del paraguayano ha messo in evidenza gli scheletri nerazzurri contribuendo a rompere definitivamente gli equilibri in un ambiente nel quale, già dalle prossime ore, potrebbero esserci novità riguardo alla posizione di Spalletti.

Chi invece sembra essere saldo al comando della sua truppa è Sinisa Mihajlovic, arrivato in settimana per sostituire Filippo Inzaghi: il rapporto tra la società e l'ex tecnico del Venezia era ormai arrivato al capolinea, così la scelta per il suo avvicendamento è ricaduta sul serbo in cerca di rivincite dopo la fine del matrimonio col Torino. Mihajlovic ha avuto l'impatto che tutti si auguravano, con il Bologna che si è presentato a Milano per fare la partita, intenzionato a sfruttare in pieno i problemi di un'Inter alle prese con la sua consueta crisi invernale.

Il serbo ha (ri)portato il sorriso in un gruppo ormai demotivato dalla gestione Inzaghi e, chi lo conosce bene, assicura che in settimana abbia subito cominciato a lavorare sulla testa dei suoi ragazzi. D'altronde Mihajlovic è un personaggio molto particolare: le sue squadre giocano un calcio aggressivo a prescindere dall'avversario che si trovano davanti, talvolta anche rischiando imbarcate. Ciò che però non manca mai è l'intensità, caratteristica che ha permesso al Bologna di sbancare San Siro e di prendersi tre punti fondamentali per la corsa salvezza.

Sinisa Mihajlovic, seconda esperienza al BolognaGetty Images

Bologna, la cura Mihajlovic: l'attacco è il punto fermo

Intensità, ma non solo. In pochi giorni il Bologna è cambiato tanto, perché l'approccio al calcio di Mihajlovic è profondamente diverso da quello di Inzaghi, sia dal punto di vista mentale che da quello tattico. Proprio da qui è partita la rivoluzione serba: il giorno stesso del suo insediamento, l'ex allenatore del Torino ha messo subito in chiaro che si sarebbe definitivamente passati al 4-3-3, modulo che non solo lo ha accompagnato per quasi tutta la carriera, ma anche in grado di esaltare le caratteristiche degli elementi presenti in rosa.

Il punto fermo è l'attacco, probabilmente il reparto più forte di questo Bologna, peraltro rinforzato a gennaio dagli arrivi di Nicola Sansone e Simone Edera, quest'ultimo richiesto espressamente da Mihajlovic che lo aveva lanciato al Torino. Inoltre, i rossoblu possono contare su un parco offensivo di tutto rispetto se contestualizzato alla zona salvezza. Contro l'Inter hanno giocato Rodrigo Palacio, Federico Santander e Riccardo Orsolini: il talento cresciuto nell'Ascoli è stato uno dei più penalizzati dal 3-5-2 di Inzaghi, un modulo che non prevede esterni e nel quale ha giocato (poco) da seconda punta.

L'obiettivo del nuovo tecnico invece è di sfruttare al massimo tutti gli effettivi a sua disposizione, tanto che nei giorni scorsi ha speso parole al miele anche per Mattia Destro, uno che a Bologna è considerato ormai alla pari di un ex calciatore:

Destro? Non capisco come non trovi spazio uno con le sue caratteristiche. Se lavora bene per me è un potenziale titolare.

Porte girevoli a centrocampo: rientra Dzemaili?

Insomma, il serbo ha le idee chiare: adesso è il momento di fare punti, quindi la squadra va assemblata seguendo il momento di forma degli attaccanti. Il Bologna ha probabilmente il reparto offensivo più forte e qualitativamente variegato di tutta la bassa classifica, la situazione ideale da affidare a uno con le caratteristiche di Mihajlovic, ora atteso dallo spareggio salvezza contro il Genoa.

Domenica prossima i rossoblu potrebbero recuperare Blerim Dzemaili, che nell'immaginario collettivo dovrebbe essere il leader del centrocampo emiliano. Lo svizzero sarà il perno attorno al quale girerà la mediana, impreziosita dal recupero definitivo di Pulgar, dalla sostanza di Poli e, perché no, anche dal fisico di Donsah. Infine andrà verificato il fattore Soriano, uno dei migliori in campo a San Siro: se recuperato, l'ex Torino potrebbe diventare un vero e proprio fattore. Mihajlovic ci ha già lavorato insieme alla Sampdoria e sa quanto l'ex Villarreal possa dare concretamente alla causa.

Occhi su Lyanco, brasiliano dal potenziale top

Il calciomercato di gennaio ha portato anche un rinforzo in difesa: si tratta di Lyanco, arrivato in prestito dal Torino dove lo scorso anno, proprio sotto la gestione del tecnico di Vukovar, aveva trovato spazio prima di infortunarsi in autunno e non fare più ritorno. Il brasiliano è il regista arretrato che tutte le squadre di Mihajlovic schierano in mezzo alla difesa.

Con il definitivo addio alla retroguardia a tre, l'innesto di Lyanco diventa fondamentale: grazie a lui il Bologna non solo può mettere in pratica l'ossessiva risalita del campo con la palla partendo dalla trequarti difensiva, ma finalmente ha trovato un centrale in grado di essere efficace in marcatura. A Milano ha giocato un primo tempo di grande spessore prima di uscire per infortunio, mettendo in mostra un buon affiatamento con Danilo e toccando più palloni di tutti i centrocampisti nei primi 45 minuti di gioco.

Col rientro di Mattiello, infine, Mihajlovic dovrebbe recuperare anche un terzino destro meno bizzoso e più affidabile di Mbaye, con Dijks riportato finalmente sulla linea difensiva e Calabresi come prima alternativa. Resta da capire se questa rosa avrebbe potuto rendere di più anche prima, cosa difficile da dire visto che Inzaghi - nonostante due sole vittorie nel girone di andata - non avesse mai minimamente pensato a mettere in discussione il proprio modulo. Ma, dopo la bella vittoria di Milano, forse la risposta a questa domanda non è più così fondamentale.

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