Éder, dal Brasile alla Cina: in mezzo il sogno con la maglia italiana

Tornato da ragazzo nella terra da cui era partito il nonno, l'attaccante italo-brasiliano ha affrontato una lunghissima gavetta prima di arrivare al top senza mai perdere la speranza.

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Misteriose sono le strade che portano nell'Olimpo del calcio: c'è chi è capace di entrarvi subito, da giovanissimo, grazie al talento naturale e alla capacità di spiccare nella massa nei momenti decisivi, e c'è chi arriva dopo, con il tempo e il duro lavoro. Éder Citadin Martins, brasiliano dal sangue veneto cresciuto nel mito del Fenomeno Ronaldo, ha senza alcun dubbio dovuto percorrere questa seconda strada, costellata di sacrifici, delusioni, momenti in cui molti avrebbero mollato, rinunciando a un sogno che proprio perché è di milioni di bambini non può essere alla portata di tutti.

Avrebbe potuto rimpiangere i tempi del futsal, Éder, lo sport abbandonato a 12 anni su consiglio di chi aveva visto in lui un futuro importante che tardava a manifestarsi. Avrebbe potuto rimpiangere il Brasile in cui era cresciuto, la scelta di tornare nella terra che il nonno Giovanni Battista Righetto aveva lasciato alla fine del XIX secolo al seguito della famiglia, emigrata in Sud America in cerca di fortuna. Avrebbe potuto farlo mentre cercava la sua dimensione in Serie B e anche una volta raggiunta la fama: l'Inter, la Nazionale, avventure bellissime e allo stesso tempo amare, che hanno lasciato una sensazione di incompiutezza, la quasi certezza che forse Éder era l'uomo giusto al posto giusto, si, ma nel momento sbagliato, in un'Inter in cerca di identità e in un'Italia nel momento peggiore della sua gloriosa storia.

Invece Éder Citadin Martins non ha mai mollato, supportato dalla sua fortissima fede in Dio - rimarcata dopo ogni gol - e dalla certezza, nonostante un bilancio complessivo in cui quanto ricevuto dal calcio è sicuramente inferiore a quanto dato, di avere avuto la fortuna di praticare il lavoro più bello del mondo e di averlo fatto in Italia, il Paese da cui la storia della sua famiglia aveva avuto inizio e in cui è comunque riuscito a scrivere la sua storia. Un'avventura piena di alti e bassi, di continue sfide affrontate sempre senza paura da chi non ha mai, nemmeno per un momento, pensato di rinunciare al suo sogno.

Éder, 43esimo oriundo nella storia della NazionaleGetty Images
Dal 2015 al 2017, dopo avere a lungo lottato per affermarsi nel calcio che conta, Éder ha indossato la maglia dell'Italia in 26 occasioni andando a segno 6 volte. È stato il 43esimo oriundo nella storia della Nazionale.

Le caratteristiche tecniche

Rapido nello scatto, veloce, dotato di un tiro secco e pungente, nonostante fondamentali tecnici non a livello di eccellenza ma tutt’altro che trascurabili, Éder è decisamente distante come mentalità dal tipico attaccante brasiliano tutto dribbling e finte. Nonostante si sia formato calcisticamente in Brasile, infatti, l’arrivo in Italia ad appena vent’anni e l’inevitabile adattamento alla cultura calcistica europea lo ha portato a svilupparsi come una punta completa, capace di ricoprire il ruolo naturale di centravanti così come quello di seconda punta o esterno offensivo.

Il grande spirito di sacrificio in fase difensiva, la capacità di leggere il gioco e di inserirsi nelle maglie difensive avversarie e la puntualità nel servire assist al compagno meglio piazzato hanno dunque fatto si che negli anni quello che era un semplice centravanti si trasformasse in un attaccante completo e versatile, magari poco appariscente agli occhi dei tifosi o dell’osservatore occasionale ma sempre estremamente apprezzato dai vari tecnici che lo hanno avuto a disposizione nel corso della carriera.

La carriera di Éder: l’esordio in Brasile e l’arrivo in Italia

Nato il 15 novembre del 1986 a Lauro Müller, comune nello stato di Santa Catarina, Éder Citadin Martins – i genitori lo chiamano così in omaggio a Éder Aleixo, stella del calcio brasiliano negli anni ‘70 e ‘80 – cresce giocando a futsal, disciplina che dichiara di preferire al calcio: la svolta arriva nel 1998, quando un allenatore, dopo avere insistito a lungo, convince il talentuoso 12enne a entrare nel settore giovanile del Criciuma.

L’esordio come professionista arriva il 19 dicembre del 2004 contro il Coritiba: Éder ha compiuto 18 anni da un mese, la squadra è già matematicamente retrocessa ed è necessario approfittare delle ultime gare per testare i giovani che l’anno successivo tenteranno di rincorrere la promozione. Il ragazzo evidentemente supera l’esame, e già all’alba del 2005 è titolare nel Criciuma distinguendosi prima nel campionato statale, il Catarinense (10 presenze, 3 gol) e poi nella seconda serie brasiliana.

Le cose non andranno tanto bene per il Criciuma, che incappa in una delle peggiori stagioni della sua storia e a fine 2005 arriva la seconda retrocessione consecutiva: quando la matematica condanna il club giallo-nero, tuttavia, Éder – 19 presenze, 5 gol – è già in Italia, nuovo acquisto dell’Empoli appena tornato in Serie A. Si tratta per lui di un vero e proprio ritorno alle origini, dato che è dall’Italia che nonno Giovanni Battista Righetto – nato nella provincia di Vicenza – emigrò in Brasile alla fine del XIX secolo.

La sua storia comincia da Empoli

Inserito nel settore giovanile del club toscano, dove si farà le ossa e si abituerà ai ritmi e alle marcature tipiche del calcio italiano, Éder fa il suo esordio in Serie A quasi 2 anni più tardi, il 18 marzo 2007, nella gara persa 3-1 dall’Empoli in casa della Lazio. Quando mister Gigi Cagni gli ordina di scaldarsi per prendere il posto di Vanigli forse nessuno, nemmeno lo stesso giovanissimo brasiliano, è consapevole che quella sarà solo la prima di quasi 250 presenze nella massima serie italiana.

I primi gol nel Frosinone

Anche perché certo Éder non è nato predestinato: il talento certo non gli manca, tuttavia il duro lavoro e la necessità di doversi continuamente confermare saranno costanti immancabili della sua carriera, che dopo un pugno di presenze in Serie A comincia dal gradino inferiore, dalla Serie B. È qui che muove i primi passi da calciatore vero nel gennaio del 2008, acquistato in comproprietà dal Frosinone e deciso a dimostrare il proprio valore dopo 6 mesi ai margini della prima squadra in Toscana.

L’anno e mezzo che Éder trascorrerà in Ciociaria sarà il periodo più significativo della vita di un ragazzo che finalmente diventa uomo e calciatore professionista: sconfitta la nostalgia di casa, trovata una squadra che finalmente punta su di lui, nei primi 6 mesi segna altrettante reti in 14 partite e poi si conferma la stagione successiva con 14 gol in 33 presenze che permettono alla squadra allenata da Piero Braglia di centrare una comoda salvezza.

Compagni in questa avventura sono Francesco Lodi, ispiratissimo regista che come lui è arrivato dall’Empoli, l’ex Napoli e Juventus Fabio Pecchia, ormai 34enne e prossimo al ritiro, e l’allora giovanissimo Salvatore Bocchetti, che poi troverà gloria e soddisfazioni in Russia dopo essere esploso con il Genoa.

Serie B 2009/2010, l’anno dell'affermazione

È quanto basta all’Empoli, che nel frattempo ha nuovamente salutato la Serie A, per riportarlo a casa. L’operazione è molto dispendiosa per le casse del club toscano, che per riacquistare il 50% del cartellino di Éder, venduto a suo tempo per 600mila euro, deve sborsare 2,5 milioni.

Unico acquisto del club, che l’anno precedente ha sfiorato l’immediato ritorno in massima serie cadendo ai play-off, Éder gode della piena fiducia del tecnico Salvatore Campilongo e forma con Claudio Coralli una coppia letale. I due, imbeccati dalle giocate di un eroe di provincia decisamente sottovalutato come Ighli Vannucchi, segnano la bellezza di 43 reti: 27 portano la firma del brasiliano, che in quella che resterà la sua migliore stagione sotto il profilo realizzativo vince la classifica cannonieri della Serie B.

La performance straordinaria di Éder - spicca Empoli-Sampdoria 5-2, con il brasiliano capace di segnare un poker - non basta a regalare la promozione all’Empoli, che anzi si piazzerà addirittura al decimo posto, tuttavia serve ad attrarre il serio interesse di alcuni club di Serie A. Finalmente qualcuno si è accorto di lui e intende puntarci anche ai massimi livelli.

Finalmente Serie A: tra Brescia e Cesena

La prima vera esperienza in Serie A Éder la vive con la maglia del Brescia, club che lo acquista in prestito oneroso e che in effetti dimostra da subito di puntare sui suoi gol per inseguire una salvezza che resterà un miraggio per tutto il campionato.

Sulla panchina delle Rondinelle si alternano Beppe Iachini, Mario Beretta e poi ancora Iachini: Éder gioca sempre, ma nonostante la sua presenza in rosa e quella di giocatori di talento come il capitano Possanzini, Alessandro Diamanti, Andrea Caracciolo e Davide Lanzafame arriva il 19esimo posto finale e la retrocessione.

Éder ha segnato 6 gol in 35 partite, score che gli basta per guadagnarsi una nuova possibilità in massima serie, stavolta al Cesena guidato da Marco Giampaolo: anche in questo caso però l’avventura, nonostante le ottime premesse che vedono l’ormai 24enne brasiliano giostrare in un attacco dove spiccano le presenze di Adrian Mutu e dell’ex campione del mondo Vincenzo Iaquinta, finisce male. Nel gennaio del 2011, delusi dai 2 soli gol segnati in 17 partite, i romagnoli scaricano Éder che finisce così alla Sampdoria, nobile decaduta in Serie B, categoria in cui il brasiliano torna quindi a giocare dopo un anno e mezzo in massima serie.

Éder e la Sampdoria: la consacrazione

Sarà con i colori blucerchiati che Éder riuscirà finalmente a dare una svolta alla propria carriera, prendendosi quelle soddisfazioni a lungo rimandate e superando quel sottile confine che divide i giocatori di talento dai calciatori veri e propri. A Genova peraltro il brasiliano si trova a dividere lo spogliatoio con un giovanissimo Mauro Icardi, ai primi passi nel mondo del calcio e con cui si ritroverà all’Inter, e con Graziano Pellé, come lui centravanti incompreso con cui anni dopo, incredibilmente, condividerà l’avventura in azzurro a EURO 2016.

Nel gennaio del 2011 però nessuno può sapere cosa riserverà il futuro ad un attaccante che non è mai riuscito a esprimersi con continuità su buoni livelli e che invece alla Sampdoria, guidato da quel Beppe Iachini che già lo aveva avuto a Brescia, emerge con 4 gol in 15 partite, un costante apporto alla squadra in entrambe le fasi e un gol determinante nella semifinale dei play-off contro il Sassuolo.

Trovata la Serie A, la Sampdoria fa suo definitivamente Éder, che viene acquistato ufficialmente dall’Empoli per circa 5 milioni di euro e nelle stagioni successive si confermerà giocatore di ottimo livello, punto fermo di una squadra che dopo aver centrato due comode salvezze nel campionato 2014/2015 centra anche la qualificazione in Europa League piazzandosi al settimo posto in classifica.

L’esordio con la nazionale italiana

Il 28 marzo del 2015, a pochi giorni di distanza da uno splendido gol su punizione che ha permesso alla sua Sampdoria di stendere l’Inter Éder fa il suo esordio con la maglia dell’Italia a Sofia, contro la Bulgaria. Inizialmente seduto in panchina, viene inserito dal ct Conte a mezz’ora dal termine con l’Italia sotto 2-1 e realizza il pesantissimo gol del pareggio all’84esimo: appena fuori area, raccolto un lancio dalla trequarti di Chiellini, il 43esimo oriundo nella storia azzurra controlla ed è quindi bravissimo a voltarsi e a superare Mihajlov con un bel destro a girare sul palo lontano.

Il gol spazza via le polemiche che hanno accompagnato la sua convocazione: Éder ha tutto il diritto e tutte le qualità necessarie per far parte del gruppo di Antonio Conte, che dopo averlo scoperto non saprà più rinunciare alle sue qualità tecniche e tattiche. Come titolare o come arma da utilizzare a gara in corso, l’italo-brasiliano di Santa Catarina non uscirà più dal giro, coronando con l'azzurro un percorso lungo e incredibilmente tortuoso.

Éder all’Inter: l'esperienza in nerazzurro

Éder finalmente è una certezza, una realtà del calcio italiano, e nel gennaio del 2016 diventa un obiettivo di mercato dell’Inter, che dopo una trattativa serrata lo acquista: quando lascia la Samp è il miglior marcatore stagionale dei blucerchiati, e tale resterà comunque fino a fine stagione. Con il club ligure l’addio si consuma dopo 4 anni, 135 partite, 49 gol e la definitiva affermazione nel calcio di alto livello.

L’arrivo all’Inter, uno dei club più antichi e importanti d’Italia, dovrebbe essere la consacrazione per un ragazzo che ha lavorato duro per arrivare in cima riuscendoci soltanto dopo numerosi sgambetti e passi falsi. Invece, ancora una volta, Éder deve dimostrare di meritare quello che si è guadagnato: all’esordio da incubo in un derby contro il Milan perso 3-0 seguono altre prestazioni poco convincenti, un solo gol in 15 partite nell'arco di 6 mesi.

Difficile brillare in quell’Inter, che incappata in un momento decisamente negativo finisce con il mancare il terzo posto utile per la qualificazione in Champions League e in estate cambia nuovamente proprietà: Erick Thohir, magnate indonesiano subentrato a Massimo Moratti meno di 3 anni prima, il 28 giugno del 2016 cede le quote di maggioranza del club al gruppo cinese Suning.

Éder festeggia un gol con l'InterGetty Images
Il trasferimento all'Inter rappresenta per Éder la consacrazione a calciatore di alto livello dopo anni di gavetta: anche in nerazzurro, tuttavia, dovrà continuamente mostrarsi più forte delle critiche.

Il sogno di EURO 2016 con la maglia del'Italia

Nel momento in cui l'Inter cambia proprietà Éder si trova in Francia con la Nazionale, unico nerazzurro convocato dal ct Antonio Conte per affrontare l'avventura di EURO 2016. Nonostante gli azzurri siano reduci da un percorso di qualificazione brillante in termini di risultati (24 punti su 30 disponibili e primo posto in un girone comprendente Croazia, Norvegia, Bulgaria, Azerbaigian e Malta) lo scetticismo che circonda l'Italia è palpabile.

Inserita in un girone che comprende Belgio, Svezia e Irlanda, la truppa di Conte sorprende tutti superando agevolmente il Belgio all'esordio con le reti di Giaccherini e Pellé e centrando la qualificazione agli ottavi di finale con un turno di anticipo dopo aver sconfitto la Svezia del tanto temuto Zlatan Ibrahimovic: a decidere la partita contro gli scandinavi è proprio Éder, che all'88esimo minuto si insinua nella difesa avversaria, sfrutta una sponda aerea di Zaza e segna un gol che esalta i tifosi italiani presenti e quelli a casa.

L'Italia c'è, e del gruppo che improvvisamente sembra poter arrivare fino in fondo Éder è una pedina-chiave: titolare nelle prime due gare, riposa nel turn-over programmato contro l'Irlanda e torna al suo posto in occasione degli ottavi di finale contro la Spagna, una delle selezioni più forti in circolazione e che sembra dover fare un solo boccone di una squadra che prima del torneo non riscuoteva di nessun credito nell'opinione pubblica.

Antonio Conte era maniacale nel preparare le gare, e poi trattava tutti alla stessa maniera: l’ho visto riprendere me e un minuto dopo Buffon, in modo identico. Lo ringrazierò sempre, mi ha permesso di vivere un sogno. Tutti ci massacravano, dicevano "ma dove va l'Italia con Éder e Pellé". Eppure...

Eppure l'Italia va avanti, Conte ingabbia il tiki-taka spagnolo, gli azzurri segnano due reti e accedono ai quarti di finale, avversaria la Germania campione del mondo in carica. Saranno soltanto i rigori a determinare la fine di un sogno che ha conquistato, partita dopo partita, tutti, riavvicinando gli Azzurri ai suoi tifosi.

Il giocatore preferito dagli allenatori

La stagione 2016/2017, la prima completa con la maglia dell'Inter, si rivela deludente oltre ogni aspettativa. Éder è una presenza costante nello schieramento nerazzurro sia con Frank de Boer che con Stefano Pioli, i tecnici che si alternano nel corso di un campionato che vede infine la Beneamata centrare un deludentissimo settimo posto.

E se è vero che i gol non abbondano ma non mancano (saranno 10 in 40 gare totali) la sensazione è che l'Inter stia attraversando una fase complicata, dove servono quelle certezze che lui ormai non riesce a dare, dopo una vita passata a cercare la miglior posizione mettendosi sempre al servizio degli altri. Nonostante Luciano Spalletti, tecnico scelto dai nerazzurri per ripartire, esprima fiducia nei suoi confronti la verità è che gli spazi nella Beneamata si faranno sempre più stretti.

Il fallimento con Ventura e l’addio all'Azzurro

Terminata l'avventura di EURO 2016, come del resto già programmato, Antonio Conte lascia la panchina dell'Italia per accasarsi al Chelsea. La FIGC nomina suo successore Gian Piero Ventura, al quale spetta il compito di inseguire una qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 tutt'altro che agevole: nel girone degli azzurri è presente ancora la Spagna, e soltanto la prima classificata ha la certezza di guadagnarsi un posto nelle 32 partecipanti.

Éder è ancora un punto fermo della rosa azzurra: Ventura, che pare averlo sempre apprezzato, lo schiera costantemente tra i titolari fin dal suo esordio come ct, un'amichevole con la Francia in cui l'Italia cade 3-1 dove il brasiliano di sangue veneto serve l'assist a Pellé per il momentaneo 1-1. Nelle gare successive l'attaccante dell'Inter continua a scendere in campo con continuità: è suo l'assist per De Rossi nel pareggio contro la Spagna allo Juventus Stadium ed è sempre lui a mettere la firma nei successi in amichevole contro Olanda e Uruguay (2-1 e 3-0) con due gol. 

Éder con l'Italia, ct VenturaGetty Images
Per Gian Piero Ventura Éder è sempre stato una prima scelta in Nazionale: tuttavia, nella doppia sfida contro la Svezia per andare ai Mondiali, il brasiliano ha giocato soltanto 25 minuti.

L'Italia di Ventura tuttavia non decolla mai a livello di gioco, cade nello scontro decisivo con la Spagna e si piazza seconda: la qualificazione ai Mondiali se la giocherà nel doppio confronto con la Svezia, priva della sua più importante stella Zlatan Ibrahimovic. Éder scende in campo nella gara di andata alla Friends Arena di Stoccolma, sostituendo Belotti dopo il gol di Johansson che vale la vittoria degli scandinavi senza riuscire a incidere.

Quella in Svezia resterà l'ultima gara in azzurro di Éder, che trascorre i 90 minuti del ritorno a Roma in panchina assistendo impotente agli assalti dell'Italia che si infrangono sul muro eretto dagli scandinavi. Lo 0-0 finale significa che la Nazionale non parteciperà ai Mondiali, a distanza di 60 anni dall'ultima esclusione: Ventura viene esonerato, il nuovo ct Roberto Mancini - che peraltro aveva polemizzato con Conte ai tempi della sua chiamata in azzurro, schierandosi contro gli oriundi - decide di ripartire da diversi volti nuovi. L'avventura in azzurro di Éder, durata poco più di 2 anni, si chiude qui: 26 presenze, 6 gol.

L'ultimo anno all'Inter con Spalletti e il ritorno in Champions League

Appena arrivato all'Inter, Luciano Spalletti dichiarò di avere molta fiducia in Éder, parole confermate dai numeri ma non dai fatti: nella stagione in cui finalmente l’Inter riesce a centrare nuovamente la qualificazione alla Champions League, il brasiliano scende in campo in 29 occasioni ma le gare intere si contano sulle dita di una mano. Spesso si tratta addirittura di pochi minuti a risultato già acquisito: logica conseguenza vuole che i gol siano appena 3 e che alla fine della stagione sia necessario chiedersi se ha senso andare avanti così.

Dopo aver dato il massimo, sempre con grande professionalità e mettendosi a disposizione di ogni tecnico senza mai fiatare, Éder realizza che anche se il quarto posto finale è merito anche suo qualcosa si è inceppato in una storia, quella tra lui e l'unico top club di una carriera spesso in tono minore, che non è mai davvero decollata. L'addio all'Inter, dove ormai ha perso il posto e dove forse non ha mai avuto una vera e propria occasione, è inevitabile.

Dove gioca ora Éder? Il tramonto dorato allo Jiangsu, in Cina

A trovare una soluzione che accontenta tutti è Suning, il gruppo proprietario dell’Inter che possiede naturalmente una squadra anche in Cina, lo Jiangsu Suning. La Chinese Super League cerca sempre nuove stelle, e dopo due anni e mezzo passati in nerazzurro facendo sempre ampiamente la propria parte – 86 presenze, 14 gol - Éder si merita un tramonto dorato.

Il brasiliano sbarca in Cina a stagione iniziata e si adatta immediatamente alla nuova realtà, andando a segno 11 volte in 16 gare: uno score eccellente, che non basta per qualificare lo Jiangsu Suning alla Champions League asiatica ma che consegna al pubblico orientale un nuovo protagonista, venuto con la stessa professionalità che ne ha contraddistinto l’intera carriera.

Éder, che firma un contratto di due anni e mezzo in cui percepirà 5,2 milioni di euro a stagione, si butta a capofitto nella nuova avventura, definita anche un’esperienza di vita e che con ogni probabilità sarà l’ultima tappa di una carriera iniziata in Brasile e conclusa in Cina ma vissuta nella sua quasi totalità in Italia, la terra degli avi, quella in cui si è imposto fino a vestire la maglia della Nazionale.

La vita privata di Éder

Nell’estate del 2011 Éder si è sposato con la storica fidanzata Luciana Rodrigues, conosciuta da adolescente quando ancora giocava in Brasile e con cui il rapporto ha avuto inizio ufficialmente poco dopo il trasferimento in Italia.

Il matrimonio è stato celebrato in Brasile e ha portato alla nascita nel febbraio del 2012 del figlio Eduardo, divenuto celebre poi sui social network per la passione e l’entusiasmo con cui segue in tv le imprese del papà-calciatore.

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I cinque gol più belli di Éder in carriera

24/02/2015 - Sampdoria-Genoa, 1-1

Nel derby della Lanterna Éder firma il pari blucerchiato appena due minuti dopo il vantaggio del Grifone arrivato grazie a Iago Falque. Andato in pressing su Roncaglia, visibilmente in difficoltà, strappa il pallone dai piedi del difensore argentino e batte con un preciso piatto destro Perin. In questo gol c'è tutto Éder: la bravura nel leggere l'azione, la capacità di inserirsi al momento giusto e la freddezza nel piazzare il pallone dove il portiere non può proprio arrivare.

30/08/2015 - Napoli-Sampdoria, 2-2

La Serie A 2015/2016 entrerà nella storia per l'impresa realizzata da Gonzalo Higuain, centravanti argentino del Napoli capace di realizzare in un campionato ben 36 gol infrangendo un record che resisteva da oltre mezzo secolo e che era detenuto da Gunnar Nordahl. Tra questi due grandi nomi però, per 90 minuti, non sfigura neanche Éder, che a Napoli con la sua Sampdoria rimonta il doppio vantaggio dei campani firmato dal Pipita con una doppietta: e se il primo gol arriva su rigore, il secondo giunge al termine di un'azione insistita e ubriacante dove Koulibaly e Albiol vengono saltati come birilli.

22/03/2015 - Sampdoria-Inter, 1-0

Apprezzato per le sue qualità tattiche e per lo spirito di sacrificio, Éder è stato spesso poco considerato per qualità tecniche e balistiche invece davvero notevoli: la prova è il gol con cui stende l'Inter nel marzo del 2015, quando regala alla Sampdoria 3 punti d'oro nella straordinaria corsa all'Europa con una botta di esterno dalla distanza che supera Handanovic, sbatte sul palo e si infila in rete.

17/06/2016 - Italia-Svezia, 1-0

Splendido gol, forse il primo che viene in mente al pubblico quando pensa al nome di Éder Citadin Martins, che contro la Svezia a EURO 2016 segna il gol che vale l'accesso anticipato agli ottavi di finale per la Nazionale di Conte e fa esplodere di gioia i tifosi azzurri presenti allo stadio e davanti alla televisione. Su una lunga rimessa di Chiellini Zaza spizzica di testa per l'oriundo, che punta verso la porta avversaria e sfruttando il passo rapido e l'ottimo controllo di palla aggira la lenta difesa avversaria prima di piazzare il pallone con precisione nell'angolino lontano.

02/11/2014 - Sampdoria-Fiorentina, 3-1

Ancora una volta la dimostrazione di tutto quello che sa fare Éder, inserito da Mihaijlovic al posto di Bergessio anche per le sue capacità difensive e tattiche. Sono queste che gli permettono di leggere il gioco in anticipo e, sfruttando un errato controllo di Pizarro, impadronirsi del pallone per puntare con decisione la porta avversaria: qui il brasiliano sfrutta la propria freschezza per compiere una rapida corsa, a cui segue uno splendido doppio passo che rende vano l'intervento dei difensori avversari che cercano di chiuderlo. Il tiro non lascia scampo a Neto ed è il giusto premio per un'azione da manuale.

Le formazioni in cui ha giocato Éder stagione dopo stagione

Otto le maglie vestite in carriera: ecco anno dopo anno lo storico degli undici titolari con Éder in campo.

Frosinone 2007/2008

La prima vera stagione da calciatore professionista Éder la gioca al Frosinone, dove arriva nel gennaio del 2008 e contribuisce con 6 gol in 19 presenze al decimo posto finale formando un temibile tridente con Evacuo e Lodi, già compagno all'Empoli.

(4-3-1-2): Sicignano; Ischia, Pagani, Scarlato, A. Bocchetti; Amerini, Pecchia, Cariello; Lodi; Evacuo, Éder. All. Cavasin.

Frosinone 2008/2009

La stagione successiva Éder in rosa fin dal ritiro estivo. Il Frosinone si affida a Braglia e centra un buon 11esimo posto finale, anche se la salvezza matematica arriva soltanto alla penultima giornata. Il brasiliano è il bomber principale della squadra, segna 14 gol in 33 gare e viene così richiamato in squadra dall'Empoli, che ne detiene il cartellino.

(5-3-2): Sicignano; Guidi, Antonazzo, Nocentini, Ascoli, A. Bocchetti; Biso, Perra, Lucenti; Dedic, Éder. All. Braglia.

Empoli 2009/2010

La miglior stagione dal punto di vista realizzativo nella carriera di Éder, che segna 27 gol in 40 presenze esaltandosi grazie alla fantasia di Vannucchi. L'ottimo attacco dei toscani non viene però supportato da un'altrettanto valida fase difensiva e il risultato finale è un deludente decimo posto in classifica.

(4-3-1-2): Bassi; Vinci, Kokoszka, Angella, Tosto; Marianini, Valdifiori, Musacci; Vannucchi; Éder, Coralli. All. Campilongo.

Brescia 2010/2011

La prima stagione in Serie A di Éder non è di certo positiva: il Brescia punta su di lui e lo fa giocare con continuità, ma è una squadra senza né capo né coda che finisce con il retrocedere da penultima in classifica e dopo avere alternato in panchina Iachini, Mario Beretta e ancora Iachini. Éder gioca 35 gare, risultando il calciatore più utilizzato in rosa, e segna 6 gol

(4-3-1-2): Sereni; Berardi, Bega, Martinez, Dallamano; Baiocco, Cordova, Hetemaj; Diamanti; Éder, Caracciolo. All. Iachini/Beretta.

Cesena 2011/2012

Le buone prestazioni a livello individuale collezionate con il Brescia valgono a Éder la conferma in Serie A, nel Cesena che però parte malissimo e trova la prima vittoria soltanto a novembre. A quel punto la situazione è compromessa: la squadra arriverà ultima e retrocederà, nonostante il tentativo di rivoluzionare la rosa a gennaio. Tra i tanti che lasciano il club in inverno anche Éder, che si accasa alla Sampdoria e chiude l'esperienza in Romagna con 17 presenze e 2 gol.

(4-3-3): Ravaglia; Comotto, Von Bergen, Benalouane, Lauro; Parolo, Guana, Colucci; Éder, Mutu, Candreva. All. Giampaolo/Arrigoni/Beretta.

Éder al BresciaGetty Images
La stagione al Brescia è la prima da titolare in Serie A per Éder, che inanella alcune buone prestazioni nonostante la stagione negativa delle Rondinelle.

Sampdoria 2011/2012

Arrivato alla Sampdoria, sprofondata in Serie B e che fatica a inseguire la promozione, Éder contribuisce in modo determinante alla rimonta dei blucerchiati che prima centrano la qualificazione ai play-off e poi tornano in Serie A grazie alle vittorie su Sassuolo e Varese. Il brasiliano in 6 mesi segna 5 gol in 19 partite, spareggi compresi.

(4-3-1-2): Romero; Rispoli, Gastaldello, Rossini, Costa; Munari, Obiang, Renan; Foggia; Éder, Pozzi. All. Atzori/Iachini.

Sampdoria 2012/2013

La stagione 2012/2013 vede la Sampdoria tornare in Serie A: i blucerchiati lanciano l'argentino Icardi, a cui affiancano proprio Éder che segna 7 gol in 30 partite. La squadra affidata inizialmente a Ciro Ferrara viene poi salvata da Delio Rossi, che la conduce dopo un rendimento a dir poco altalenante al 14esimo posto finale.

(4-3-1-2): Romero; De Silvestri, Gastaldello, Rossini, Costa; Poli, Obiang, Munari; Estigarribia; Éder, Icardi. All. Ferrara/D. Rossi.

Sampdoria 2013/2014

Dopo aver salvato la squadra la stagione precedente, Delio Rossi viene confermato in panchina ma dura soltanto fino a novembre, quando la Sampdoria lo esonera per affidarsi a Sinisa Mihaijlovic e inseguire una nuova salvezza tutt'altro che scontata: missione riuscita anche grazie ai gol di Éder, che con i suoi 12 centri in 33 gare contribuisce in modo determinante al 12esimo posto finale risultando anche il miglior marcatore del club.

(3-5-2): Da Costa; Gastaldello, Palombo, Costa; De Silvestri, Soriano, Krsticic, Obiang, Regini; Éder, Gabbiadini. All. D. Rossi/Mihaijlovic.

Sampdoria 2014/2015

Al termine di un campionato cominciato benissimo e poi condotto a fasi alterne, il primo con presidente Massimo Ferrero, la Sampdoria torna a qualificarsi in Europa grazie al settimo posto finale e all'esclusione del Genoa, incapace di ottenere la licenza UEFA. Éder si conferma miglior marcatore blucerchiato con 9 reti in campionato e 12 complessive, punto fermo di un attacco dove si alternano Gabbiadini, Okaka, Muriel, Bergessio e persino Eto'o.

(4-3-1-2): Viviano; Wszolek, Silvestre, Munoz, Regini; Acquah, Palombo, Duncan; Soriano; Éder, Muriel. All. Mihaijlovic.

Sampdoria 2015/2016

Mihaijlovic saluta la squadra, arriva Walter Zenga ma la squadra non sembra mai trovare la quadratura. La salverà Vincenzo Montella, centrando un 15esimo posto con Éder che fornisce il proprio contributo per soli 6 mesi: a gennaio infatti il brasiliano passa all'Inter, lasciando i blucerchiati da capocannoniere della squadra. Lo resterà comunque anche a fine stagione, segnando 12 gol in 19 gare.

(4-3-1-2): Viviano; Cassani, Silvestre, Moisander, Regini; Carbonero, Fernando, Barreto; Soriano; Éder, Muriel. All. Zenga/Montella.

Inter 2015/2016

I primi 6 mesi di Éder all'Inter sono estremamente negativi sia per il giocatore che per la squadra, che certo non è il contesto ideale per esprimersi e fatica a trovare una propria identità. I nerazzurri sono partiti benissimo, guidando a lungo il campionato, ma nel girone di ritorno sono protagonisti di un crollo clamoroso che porta infine a un quarto posto che li esclude anche dalla Champions League. Il contributo di Éder è molto modesto, un solo gol in 14 gare e le critiche dei tifosi che verranno in parte smentite grazie all'ottimo Europeo giocato con la Nazionale.

(4-3-3): Handanovic; Nagatomo, Miranda, Murillo, Alex Telles; Brozovic, Medel, Melo; Palacio, Icardi, Éder. All. Mancini.

Inter 2016/2017

L'arrivo in panchina dell'olandese Frank de Boer e numerosi acquisti dovrebbero spingere l'Inter a un pronto riscatto: accade invece esattamente il contrario, la squadra non trova mai la quadratura tattica neanche quando come allenatore arriva Stefano Pioli e vive degli sprazzi dei singoli. Spicca Icardi, che segna 24 reti, ma è buono anche il contributo di Éder, 8 gol in 33 presenze in Serie A e uno dei pochi punti fermi di una stagione a dir poco travagliata.

(4-2-3-1): Handanovic; D'Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Gagliardini, Brozovic; Candreva, Perisic, Éder; Icardi. All. F. de Boer/Pioli.

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Inter 2017/2018

L'arrivo in panchina di Luciano Spalletti chiude gli spazi a Éder, che nel 4-2-3-1 del tecnico toscano fatica a trovare spazio. La squadra insegue per tutta la stagione una qualificazione in Champions League che infine arriva all'ultima giornata, Éder è un jolly che l'allenatore utilizza spesso a gara in corsa ma che raramente ha la possibilità di incidere sulle gare. Recita comunque la sua parte, anche se i gol sono appena 3 in 29 presenze.

(4-2-3-1): Handanovic; Cancelo, Skriniar, Miranda, D'Ambrosio; Vecino, Borja Valero; Candreva, Brozovic, Perisic; Icardi. All. Spalletti.

Jiangsu Suning 2018

Acquistato a luglio 2018 dallo Jiangsu Suning, Éder ci mette pochissimo ad adattarsi alla realtà della Chinese Super League: segna 11 gol in 15 partite, contribuendo in modo determinante nel girone di ritorno alla risalita in classifica della squadra che però non riesce a centrare il terzo posto - obiettivo di inizio stagione - piazzandosi invece al quinto posto. Nonostante giochi soltanto metà torneo Éder si distingue come una delle stelle del calcio cinese.

(4-4-2): Gu; Zhou Yun, Paletta, Li Ang, Yang Xiaotian; Xie Pengfei, Wu Xi, Tian Yinong, Gao Tianyi; Éder, Alex Teixeira. All. Olaroiu.

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