Mourinho: "Ho rischiato di morire soffocato in una cesta della biancheria"

Quando guidava il Chelsea, nel 2005, il portoghese si nascose nel cesto della biancheria all'interno di Stamford Bridge per istruire i suoi contro il Bayern Monaco.

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6 aprile 2005, Londra. Il Chelsea aspetta di incontrare il Bayern Monaco nella gara di andata dei quarti di finale di Champions League, e intorno all'ora di pranzo un uomo si aggira furtivo per i corridoi di Stamford Bridge: si tratta di José Mourinho, l'allenatore dei Blues sospeso dalla UEFA a causa delle accuse nei confronti dell'arbitro Frisk nel turno precedente contro il Barcellona.

Raggiunti gli spogliatoi con diverse ore di anticipo rispetto ai funzionari UEFA, il tecnico portoghese - noto da poco come Special One e vincitore della Champions League l'anno precedente alla guida del Porto - ha intenzione di parlare con i suoi uomini, che si apprestano a giocare una partita importantissima. Ma quando si tratta di lasciare lo spogliatoio ecco il problema: come fare mentre tutti fuori da quella porta si stanno chiedendo dove si sia nascosto?

La leggenda vuole che a quel punto Mourinho si nasconda nel cesto della biancheria, da dove comunicherà attraverso il cellulare con il vice Rui Faria, che nasconde un auricolare sotto il berretto, e poi tramite dei veri e propri "pizzini" raccolti dal preparatore dei portieri Silvino Louro. E che quando la gara sta per concludersi sbuchi fuori dal cesto e raggiunga, come il miglior James Bond, la stanza dove avrebbe dovuto passare la serata. Oggi scopriamo che è stato tutto vero, la storia è reale ed è andata proprio così.

Mourinho comunicò con il vice Rui Faria tramite un auricolare nascosto da quest'ultimo nel cappello.Getty Images
Rui Faria nasconde sotto il berretto - mai indossato né prima né dopo - l'auricolare da cui riceve gli ordini di José Mourinho durante la sfida del 2005 contro il Bayern Monaco.

Mourinho ospite in tv racconta il famoso episodio del cesto della biancheria

Ospite di beIN Sports, chiamato per commentare il derby londinese Arsenal-Chelsea vinto dai Gunners 2-0, Mourinho ha dato spettacolo al punto da spingere l'emittente a dividere lo schermo in due per mostrare la gara nel suo pieno svolgimento senza però perdersi la brillantezza e la simpatia del tecnico portoghese, che ha da poco lasciato il Manchester United rivendicando i propri meriti e che è apparso di ottimo umore.

Nella lunga chiacchierata avuta con i conduttori ecco infine il famoso episodio del cesto della biancheria, per anni considerato alla stregua di una leggenda urbana e che invece, a distanza di 14 anni, scopriamo essere clamorosamente vero. A confermarlo, in diretta televisiva, proprio lo stesso Mourinho.

È tutto vero. Era una gara fondamentale, quella contro il Bayern Monaco, e avevo bisogno di stare con i miei ragazzi. Così vado lì a mezzogiorno, volevo essere nello spogliatoio quando sarebbero arrivati i giocatori. Nessuno mi ha visto, è andato tutto bene. Il problema era andarmene dopo. Quindi Stewart Bannister, che si occupa delle maglie e della biancheria al Chelsea, mi ha messo dentro il cesto di metallo, lasciando aperto in modo che potessi respirare.

Mourinho si racconta a beIN SportsGetty Images

Ma quando siamo usciti i funzionari della UEFA mi stavano cercando dappertutto! Così Stewart ha chiuso il cesto completamente, in modo che non mi vedessero. Non riuscivo a respirare, davvero, quando lo ha riaperto ero quasi sul punto di soffocare. Sono serio, giuro. Ho rischiato di morire.

Un'audacia, quella dello Special One, premiata dai risultati: il Chelsea si impone 4-2 (reti di Cole e Drogba, doppietta di Lampard) per poi contenere i danni nella gara di ritorno in Baviera. La sconfitta in Germania per 3-2, grazie alla fondamentale gara di andata, permette ai Blues di accedere alle semifinali, da cui saranno eliminati dai futuri vincitori del Liverpool dopo un tiratissimo doppio confronto. Una storia, quella di Mourinho e del cesto della biancheria, incredibile ma vera e che aggiunge un altro simpatico aneddoto alla carriera di un uomo e un allenatore mai banale. Resta da vedere se sorrideranno, dopo 14 anni, anche UEFA e Bayern Monaco.

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