NBA, l'infortunio di LeBron James: anche i supereroi si fermano

James è ancora in attesa di poter rientrare dall'infortunio, ma non è abituato, viste le pochissime assenze fatte in carriera.

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Ogni tanto anche i supereroi devono prendersi una pausa. Abbiamo visto negli ultimi anni che LeBron James, mentre tutte le altre stelle cadevano sotto le sdrucciolevoli strade degli infortuni, era sempre in piedi a guidare l’NBA e a non lasciarla mai neanche quando sembrava che la logica e il buonsenso lo avrebbero potuto fermare. Le sue interminabili sessioni di allenamento, qualche workout ripreso sui profili social o sulla sua piattaforma The Uninterrupted e una perseveranza al limite della maniacalità, hanno fatto di lui non solo uno chassis fisico quasi irripetibile, ma anche una solidità muscolare, di nervi e articolazioni quasi unica.

Il suo lavoro si è sempre basato sul potenziamento dei muscoli che madre natura gli aveva già dato in quantità e, come riportato anche da un altro grande indistruttibile come Javer Zanetti, la potenza più è sviluppata più permette alle parti deboli come articolazioni e legamenti/tendini di essere protetti e quindi lontane dagli infortuni. A questo si aggiunge un lavoro di allungamento ed elasticità molto pronunciato, probabilmente mutuato da Novak Djokovic che ne ha fatto un vero e proprio mantra nell’interminabile striscia di vittorie di qualche anno fa. Se shakeriamo tutto e aggiungiamo una coordinazione mani-corpo fuori dal comune, abbiamo il supereroe di cui sopra che risponde al nome di LeBron James.

Quello che sembrava impossibile, però, quest’anno si è verificato, nell’infausta partita di Natale contro i Warriors (poi inaspettatamente vinta dai suoi Lakers anche senza di lui). Il problema all’inguine che all’inizio doveva sembrare qualcosa di risolvibile nel breve, si è rivelato un’assenza di due settimane. Ora il rientro sembra vicino, mancano perlomeno ancora un paio di partite e poi potrà tornare, ma quello che preoccupa è stata la versione dei Lakers senza di lui, ovvero una squadra lontana parente di quella che aveva stupito tutti a inizio stagione. Ovviamente questo aggiunge un altro voto alla sua candidatura di miglior giocatore della storia NBA (un po’ auto proclamata di recente, quando si è definito the G.O.A.T. dopo la vittoria del titolo a Cleveland).

Il fisico di James ha retto ogni tipo di contatto nelle aree NBAGetty Images

NBA, LeBron James: una (breve) storia d’infortuni

Ci sono giocatori che, per debolezza fisica strutturale, sfortuna o altre contingenze, hanno fatto fatica a dare continuità al loro rendimento e il pensiero per noi italiani a Danilo Gallinari viene quasi automatico, ma c’è invece chi sembra ineluttabile e totalmente immune agli infortuni, come lo è stato AC Green che ha giocato consecutivamente 1192 partite, anche se c'è chi come l’ex compagno di James Tristan Thompson si è fermato a un mirabile 447. Oltre a questo però bisogna valutare tutta una serie di fattori: dall’impiego, ai minutaggi, al livello e quantità di contatti subiti e se consideriamo quelli inflitti a James in carriera, andare a vedere la cronistoria dei suoi infortuni fa quasi spavento.

Nel 2003-2004 salta quattro partite per una distorsione alla caviglia. Nel 2005-06, sul finire della stagione, salta tre partite per lo stesso motivo. Nel 2007-2008 salta cinque partite per una distorsione a un dito della mano sinistra. Nel 2009-2010 salta due partite per una distorsione alla caviglia e quattro a fine stagione per un problema al gomito. Nel 2012-2013 salta cinque partite per uno stiramento al tendine del ginocchio. Nel 2013-2014 salta una partita per un problema alla schiena, una per una contrattura inguinale e una per il naso rotto. Nel 2014-2015 ne salta una per una distorsione al polso, una per problemi al ginocchio e sei per problemi alla schiena. In queste poche righe abbiamo la storia clinica di LeBron James, prima del problema attuale che lo ha tenuto fuori dai campi per un numero di partite da record, se parametrate al passato.

Un infortunio ai tempi degli HeatGetty Images

Minuti, partite, stagioni, carriera

La classifica NBA dei leader di tutti i tempi per minuti giocati vede in testa Kareem-Abdul Jabbar dall’alto delle sue 1560 partite giocate con 57.446 minuti all’attivo, in una cifra che difficilmente potrà mai essere eguagliata. A distanza di tremila circa c’è Karl Malone e dietro di lui Dirk Nowitzki, staccato di altri quattromila. James è al 17° posto con 45.475 minuti giocati, ma nella miseria di 1177 partite. Nei primi venti solo Wilt Chamberlain (ottavo) ha giocato meno partite di lui, considerando che il chilometraggio è sì già altro per il re, ma che ancora deve far girare diverse cifre prima della fine della carriera.

Se si pensa a quante stagioni abbia giocato, ma soprattutto quante di queste siano arrivate all’atto finale con lui in campo, era fisiologico che prima o poi il fisico avrebbe chiesto il conto, ma un infortunio del genere può capitare in ogni situazione e l’integrità fisica di LeBron fa pensare che grazie al suo lavoro meticoloso e continuo, si potrà tenere tranquillamente lontano da infortuni gravi (che non siano da trauma) anche nei prossimi anni. Perché dovrà essere un supereroe fino all’infausto momento in cui appenderà le scarpe al chiodo.

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