Bielsa spia Lampard e vince: "Ma so di non essermi comportato bene"

L'argentino confessa di aver mandato una spia a studiare gli allenamenti del Derby County, avversario in campionato: "Sono dispiaciuto, però non ho fatto nulla di illegale".

0 condivisioni 0 commenti

di

Share

Il calcio riesce sempre a sorprendere. Arriva dall'Inghilterra l'ultima curiosa storia legata al gioco più bello del mondo. Protagonisti, loro malgrado, Leeds e Derby County, che venerdì sera si sono affrontate nell'anticipo di Championship nel quale la squadra allenata da Marcelo Bielsa, reduce da tre sconfitte consecutive tra campionato e coppa, si è imposta 2-0 consolidando il primato in classifica.

La notizia però non è che il Leeds sia (finalmente) una delle grandi indiziate per tornare in Premier League, ma la vera e propria spy story costruita attorno a questo evento. Un paio di giorni fa Frank Lampard si era visto costretto a chiamare la polizia dopo aver avvistato un uomo che, subito fuori dalle recinzioni del campo di allenamento in cui il Derby stava preparando la delicata trasferta di Elland Road, si era appostato con tanto di binocolo per osservare da vicino il lavoro tattico dell'ex centrocampista del Chelsea.

Sul posto è intervenuta tempestivamente una camionetta della polizia che ha dapprima fermato l'allenamento, poi identificato e successivamente portato via lo "spione" a bordo del proprio mezzo. Resta il fatto che nessuno sapesse chi fosse questa persona né, tanto meno, il motivo per il quale si trovasse lì proprio in quel momento. Un punto di domanda che ha aleggiato sul Derby County fino al prepartita di Leeds, quando Marcelo Bielsa è uscito allo scoperto confessando che quell'uomo fosse lì su suo ordine.

È vero, c'era un uomo del Leeds a seguire gli allenamenti del Derby: mi rendo conto che per qualcuno possa sembrare sbagliato, lo capisco, ma non è una pratica illegale.

Marcelo Bielsa, manager del LeedsGetty Images

Leeds - Derby County meglio di 007: Bielsa come James Bond

La spiegazione però non sembra aver convinto media e addetti ai lavori. O almeno, non nella patria del fair play, dove questi gesti sono visti in maniera assolutamente esecrabile. Bielsa ci ha tenuto a precisare di averne parlato di persona con Lampard, cercando di spiegargli i motivi che lo hanno portato a fare una scelta del genere oltre, ovviamente, a scusarsi per l'accaduto. Già, perché Lampard non l'ha presa benissimo, usando parole di critica verso il collega subito dopo il triplice fischio finale:

Questo comportamento mi ha dato molto fastidio. Certe cose non si fanno: Bielsa mi ha avvicinato per darmi la sua versione e chiedermi scusa, ma al momento non ero dell'umore adatto per ascoltarlo.

Per contro, anche il manager argentino ha provato a spiegare i motivi che lo hanno spinto a prendere un'iniziativa di questo tipo. Un comportamento che, secondo Bielsa, per quanto inelegante possa sembrare rientra tranquillamente nei diritti di un allenatore:

Potremmo stare ore a parlare del fatto che questa vicenda sia giusta o sbagliata, corretta o meno. Ciò che conta però è che Lampard e il Derby si sono sentiti offesi: di questo me ne dispiaccio molto. Lampard dice che non ho rispettato il fair play, io non la penso così ma adesso questo non è importante.

Marcelo Bielsa ha assunto la guida del Leeds durante la scorsa estate. Il suo impatto è stato sorprendentemente positivo, tanto che la squadra al momento comanda la classifica della Championship ed è in lotta per il ritorno nella massima serie inglese, una categoria che nello West Yorkshire manca dal 2004. Tutto ciò, viste le ultime esperienze in panchina del Loco, non era affatto scontato: Bielsa è riuscito a entrare velocemente in empatia con l'ambiente, diventando in breve tempo un idolo dei tifosi. Questa "macchia", se così vogliamo definirla, rischia però di minare il suo rapporto con il contorno british che lo circonda, col quale piano piano stava cercando di costruire un dialogo sano:

Ma la responsabilità non è della società, ho fatto tutto di testa mia. È un metodo che ho sempre usato fin dai tempi in cui allenavo la nazionale argentina. Non intendo giustificarmi per ciò che ho fatto: ai miei avversari la cosa non è piaciuta e mi spiace, però so di non aver fatto nulla di illegale.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.