Ode a Scott Brown, il capitano del Celtic è uno show vivente

Ha superato le 500 presenze con gli Hoops, esulta se gli fanno fallo e va in giro a maniche corte a -11°: le uscite più pazze di Scott Brown.

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There's only one Scott Brown. O Broony oppure King of The Paradise. Di soprannomi, il capitano del Celtic ne possiede a volontà. Nulla in confronto alle presenze con la maglia biancoverde: il traguardo delle 500 partite l'ha tagliato il 19 dicembre, contro il Motherwell: l'atmosfera natalizia ha reso ancora più calorosa la festa. In Scott convivono tutte le qualità che un tifoso scozzese può desiderare: grinta, coraggio, attaccamento viscerale alla maglia e pinte di goliardia. Un metro e 75 per 71 chili di granito, al servizio degli Hoops.

E pensare che la sua carriera poteva cominciare proprio dalle giovanili dei rivali: quando Broony aveva 12 anni, fu rifiutato dai Rangers perché troppo esile. Per la vendetta, il momento perfetto sarebbe arrivato nell'estate del 2007: quando i Light Blues fecero un'offerta all'Hibernian, Brown rispose "no, grazie" e scelse il Celtic di Gordon Strachan. L'allenatore che nel 2013, complice l'assenza temporanea di Darren Fletcher, l'avrebbe nominato capitano della Scozia.

Con i Bhoys, ha vinto finora 17 titoli: 8 campionati (gli ultimi sette consecutivamente), 5 Scottish League Cup e 4 Scottish Cup. Nel 2017 ha guidato la squadra di Brendan Rodgers alla conquista del Treble nazionale, senza mai perdere un incontro. Il suo contratto è in scadenza a fine maggio e il Western Melbourne sogna di portarlo in Australia: a 34 anni e mezzo, i suoi tifosi sperano però che possa rinnovare e chiudere la carriera al Paradise (come chiamano romanticamente il Celtic Park). A quella roccia umana, che indossa la fascia da oltre sette anni, sono troppo affezionati. Come non capirli.

Scott Brown insieme all'allenatore del Celtic, Brendan RodgersGetty Images
Per Brendan Rodgers, Scott Brown è lo "Steven Gerrard di Parkhead"

Scott Brown, fenomenologia di un capitano

Non è un caso che Brown sia nato a Dunfermline, l'antica capitale del regno di Robert I Bruce (non c'è solo William Wallace nel Pantheon scozzese). Per lui ogni partita è una battaglia campale: se potesse, scenderebbe in campo con l'armatura e l'elmo. Anzi no, sceglierebbe comunque di giocare con le immancabili maniche corte: a San Pietroburgo ancora se lo ricordano, mentre gironzolava a -11° in t-shirt prima di una sfida di Europa League. Ma questa è solo una delle tante storie che hanno reso e rendono Broony l'idolo del Celtic Park.

Per Rodgers è la "versione Parkhead" di Steven Gerrard, suo capitano al Liverpool prima di diventarne il dirimpettaio ai Rangers:

Scott è il motore della squadra, sa di portare sulle proprie spalle una grande responsabilità. Proprio come Steven, è un ambasciatore straordinario per il club in cui gioca.

Di sicuro, Broony sa come guadagnarsi il centro del palcoscenico. Non a caso, è uno dei giocatori più incensati dalle pagine Facebook votate al calcio "ignorante". Innanzitutto, per il feeling con i cartellini: se le espulsioni in carriera sono appena sei (e solo tre dirette), i cartellini gialli superano quota 140. Ma nel pedigree da bad boy c'è molto, molto di più: abbiamo scelto sei episodi clou, che raccontano alla perfezione - nel bene e nel male - il personaggio Scott Brown. Prima però gustatevi il video che, lo scorso maggio, il Celtic ha realizzato per il suo capitano:

"Questa... è... palla contesaaaaa!"

Partiamo dallo show più recente, nella sfortunata ultima uscita del 2018 per il Celtic: il 29 dicembre, l'Old Firm è finito nelle mani dei Rangers. All'Ibrox, Scott non ha vissuto una delle giornate migliori: prima ha ricevuto un calcione nelle parti basse da Morelos, poi ha deviato in porta la conclusione vincente di Ryan Jack. Prevedibile che sfogasse un po' di rabbia in occasione di una banalissima palla contesa. Ecco il risultato:

Giochiamo a rubapizzino?

Questa va raccontata bene, seguite con attenzione tutti i passaggi. Celtic-Aberdeen dello scorso 29 settembre, secondo tempo: per i Dons entra in campo Max Lowe. Al momento del cambio, il tecnico Derek McInnes gli consegna un foglietto da far recapitare a capitan Graeme Shinnie: sopra ci sono scritte le mosse per il finale di partita. Peccato che Tom Rogic, centrocampista degli Hoops, glielo soffi sotto il naso: l'australiano corre verso Brown, che a sua volta passa divertito il pizzino a Brendan Rodgers. Spionaggio livello Guerra Fredda.

"Mi hanno fatto fallo, yeeeees!"

L'Aberdeen deve ispirare particolarmente il nostro Scott. È il 25 febbraio dello scorso anno e stavolta si gioca al Pittodrie. Il numero del Celtic sta uscendo palla al piede dall'area, poi, in sequenza:

  • viene falciato da O'Connor;
  • viene steso brutalmente da un'entrataccia di Cosgrove;
  • riceve una pallonata da parte di Logan.

Qualunque altro giocatore sulla faccia della terra sarebbe rimasto per terra dolorante. Brown no: si alza come una molla, esulta gonfiando petto e bicipiti e conclude con qualche passo di danza. Come coronamento dell'esibizione, il commento del telecronista della BBC è pura poesia:

Caro Broony, ne siamo certi: Franco Begbie sarebbe orgoglioso di te. È un caso che Trainspotting sia ambientato proprio in Scozia?

Cappotto?! Cos'è un cappotto?!

Tre giorni prima di sfidare l'Aberdeen, Scott Brown aveva conquistato il cuore dei russi. Il 22 febbraio il Celtic sbarca a San Pietroburgo per il ritorno dei sedicesimi di Europa League. Prima di affrontare lo Zenit, un giro per la città è d'obbligo. Certo, a 11 gradi sotto zero, il minimo è girare con un bel cappotto pesante. Al numero 8 degli Hoops però basta una semplice t-shirt a maniche corte: "lo scozzese preferito dalla Russia", lo definirà l'account Twitter dello Zenit.

Cose che normalmente accadono prima di una finale di coppa...

Nel marzo 2015, contro il freddo, Scott si era invece fatto aiutare da un po' di alcol. Un po'... vabbè, un po' troppo. Tanto da farsi cacciare da un locale, dove aveva litigato con una ballerina e un barman, e finire accasciato e sbronzo sul marciapiede. Il tutto fotografato e pubblicato in prima pagina dal Sun. Un comportamento non proprio esemplare, ecco. Ah, dimenticavamo: l'episodio è avvenuto a tre giorni dalla finale di League Cup contro il Dundee United. Nella quale Brown ha giocato per tutti i 90 minuti, guidando i suoi alla vittoria. Non prima di essersi scusato per il suo comportamento "sopra le righe":

Non credo di essere il primo calciatore che commette un errore, sicuramente non sarò neanche l'ultimo. Ho parlato con il mister, sono sicuro che sia lui, che la società e i tifosi sappiano quanto sia sempre concentrato al massimo per aiutare il Celtic a vincere.

"L'ammonizione più bella della mia vita"

Chiudiamo la collezione speciale con un cartellino giallo. Anzi, il cartellino giallo "più bello della mia vita". Così l'ha definito Broony ed è facile capire perché: se l'è fatto sventolare dopo aver segnato ai Rangers. Per essersi tolto la maglietta? Acqua, acqua. Ve lo ricordate El-Hadji Diouf, il simbolo del Senegal delle meraviglia ai Mondiali 2002? Bene, nel febbraio 2011 era appena sbarcato nella parte azzurra di Glasgow. Dopo aver realizzato la rete del definitivo 2-2, Scott cosa decide di fare? Di piazzarsi immobile di fronte a lui ed esultargli beffardamente a un palmo dal naso. Un gesto che gli vale l'ammonizione, ma a lui poco importa:

Non voglio entrare nei dettagli di quello che ha detto riguardo alla mia famiglia, è stato decisamente volgare. Esultare così è stato fantastico, non me ne pento neanche un po'. È stata la sanzione migliore della mia vita.

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