Roma, la parola di Monchi: "Costruiremo una grande squadra"

Ospite della Gazzetta dello Sport il ds giallorosso spiega il lavoro fatto fino a oggi dal club e cerca di prevedere il futuro: "Serve il nuovo stadio. Zaniolo resterà con noi a lungo, vogliamo diventare un modello."

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In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport e presente nel numero in edicola oggi, il ds della Roma Monchi racconta i suoi quasi due anni al club giallorosso tracciando un bilancio tra quello che è stato, la situazione attuale e il futuro della compagine capitolina presieduta da James Pallotta. Un percorso cominciato ufficialmente il 24 aprile del 2017 e che è stato contraddistinto, inevitabilmente, da alti e bassi.

Dalla fantastica cavalcata nella scorsa Champions League, che vide la Roma arrivare a un passo dalla finale dopo la rocambolesca doppia sfida con il Liverpool dell'ex Salah, alla situazione attuale che vede i giallorossi occupare il sesto posto in classifica a due punti di distanza dai cugini della Lazio quarti; dalle dolorose cessioni, necessarie per mettere in ordine il bilancio, a un futuro che dovrebbe invece vedere i migliori talenti restare a lungo; dalle felici intuizioni di mercato come Zaniolo e Kolarov alle delusioni legate a Schick e Pastore. Monchi affronta ogni argomento e lo fa con passione e ottimismo.

Quasi ogni giorno sento dire che mi dimetto o che mi mandano via, ma io ho già detto che voglio restare alla Roma e portarla al successo. Soltanto che voglio farlo con un progetto, portando la squadra a essere costantemente competitiva. Vincere è importante, ma è più importante restare sempre in alto che vincere qualcosa e poi più niente. Quando sono venuto qui sapevo che sarebbe stato difficile, c'è una grande pressione: ma non è un alibi, in ogni grande club quando non si vince ci sono problemi. E anche se la Roma nella storia non ha vinto molto è un grande club, è importante. Vogliamo essere un modello.

Roma, Monchi con Totti in tribunaGetty Images
La delicata questione del ritiro di Totti è stata una delle prime missioni di Monchi alla Roma: oggi il Pupone studia da dirigente con lo spagnolo.

Roma, Monchi: "La nostra Roma è un modello. Spazio agli italiani"

Monchi non è certo tipo da ignorare le critiche o cercare scuse: ammette di aver commesso, com'è inevitabile che sia, qualche errore. Tutti sbagliano, può farlo lui in sede di mercato o l'allenatore, Eusebio Di Francesco, sul campo. Fa parte del gioco. Quello che non riesce a digerire è come questi passi falsi siano così centrali nel giudizio di una squadra di cui per lui si dovrebbe parlare anche per altri motivi.

Credo che nonostante qualche risultato negativo o qualche acquisto giusto o sbagliato la Roma che stiamo costruendo sia un modello e mi dispiace che non si parli di questo ma solo dei giudizi sul mio operato o su quello dell'allenatore. Che resterà, nell'ultima riunione con la proprietà non ne abbiamo quasi neanche parlato. I bilanci si faranno a fine stagione, anche se è chiaro che dopo le sconfitte con Udinese e Bologna avrei voluto uccidere lui e me stesso. Ma sono reazioni da tifoso, la verità è che avevamo grande fiducia in lui quando lo abbiamo preso e questa si è solo rinforzata con il lavoro quotidiano insieme. Aziendalista? No, è un dipendente della società. Come me.

Capitolo rinnovi: con De Rossi che ha 35 anni e che è fermo ai box l'accordo scade a giugno, ma andranno affrontate anche le questioni relative ai prolungamenti di contratto di Manolas, Under, El Shaarawy e Lorenzo Pellegrini, che piace moltissimo al PSG alla caccia di centrocampisti di qualità. Monchi fa capire che a gennaio la Roma si dedicherà al calciomercato e soltanto a trattative invernali concluse o a fine stagione affronterà certe questioni. Probabilmente dedicandosi per prima cosa a Nicolò Zaniolo, la rivelazione di questa stagione.

L'Inter non voleva cederlo ma voleva troppo Nainggolan e così alla fine siamo riusciti a prenderlo. Per me era un talento di prospettiva, mi aspettavo che venisse fuori ma non così presto e il merito è suo e dell'allenatore che è stato bravo a valorizzarlo. Lo avremmo dato in prestito, ma quando abbiamo ceduto Strootman abbiamo capito che avrebbe fatto comodo. Adesso dobbiamo gestirlo al meglio, con tranquillità, è ancora giovanissimo.

Futuro alla Roma per ZanioloGetty Images
Nicolò Zaniolo, felice intuizione di mercato di Monchi, rappresenta il futuro della Roma e del calcio italiano.

E proprio parlando di Strootman e Nainggolan, due delle cessioni illustri della gestione-Monchi, il dubbio che Zaniolo possa lasciare il club a breve serpeggia tra i tifosi. Monchi rassicura tutti.

Abbiamo fatto certe cessioni per far quadrare i conti, perché se vogliamo essere una società modello dobbiamo rispettare le regole anche se sappiamo che non tutti lo fanno. Oggi che possiamo stare tranquilli da quel punto di vista la nostra intenzione è costruire una grande squadra e Zaniolo resterà a lungo con noi, rappresenta il futuro. L'importante è non caricarlo di troppe pressioni e farlo crescere solido, ho visto tanti talenti perdersi per strada. Nainggolan all'Inter sta avendo problemi? Mi dispiace, è forte. Ma è difficile gestirlo.

Zaniolo e Pellegrini potrebbero rappresentare anche una svolta italiana per il club, che già vanta una forte base di calciatori locali. Monchi conferma e spiega perché.

Quando sono arrivato in Italia conoscevo il calcio italiano ma soltanto indirettamente, adesso che lo conosco meglio posso confermare che in futuro avremo molti italiani in rosa. Tra i giocatori che ho acquistato molto spesso quelli che sono andati meglio sono stati loro, ma non significa che trascurerò il mercato estero. Pastore e Schick ad esempio non sono due buchi nell'acqua: per il primo siamo ancora in tempo a ritrovare il giocatore di Palermo e Parigi, con Patrick siamo consapevoli del suo valore assoluto ma anche del fatto che a volte nel calcio l'adattamento richiede tempo e non sempre riesce, prendete il caso di Immobile a Dortmund o alla Lazio.

Roma, Pastore in azione in giallorossoGetty Images

Dopo aver benedetto il miglior acquisto della sua gestione, che in rapporto al prezzo e al rendimento ritiene essere Kolarov - anche se sempre secondo Monchi in prospettiva Pellegrini potrebbe risultare un affare ancora più indovinato - il ds giallorosso si sbilancia su alcuni nomi che il calciomercato ha recentemente accostato alla Roma: adesso Bennacer e Mancini sono impossibili, ma non a giugno, mentre Rugani costa troppo e Ziyech e Belotti piacciono ma dipenderà sempre dall'investimento richiesto. Per alzare il tiro serve lo stadio nuovo e di proprietà.

In un momento di crisi un progetto che coinvolge un miliardo di euro mi sembra poco logico che resti fermo. Darebbe tanto al club ma anche alla città e ci permetterebbe di accorciare il gap non soltanto con la Juventus - che vince sempre ma fattura il doppio di noi - ma con tutti i migliori top club europei. Per adesso noi possiamo cercare di avvicinarci con il lavoro, con la cura dei vivai, con il coraggio di lanciare i giovani. Per questo a gennaio investiremo solo se sarà necessario, se potremo prendere qualcuno che alzerà il livello attuale. E non è facile.

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