Osvaldo ne ha per tutti: "ll calcio è una me**a, Prandelli doveva convocarmi"

L'ex attaccante della Nazionale, oggi cantante, ha rilasciato una lunga intervista.

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Ha 32 anni, potrebbe essere ancora un calciatore in attività e all'apice della carriera. E invece Daniel Pablo Osvaldo ha fatto una scelta impopolare, appendendo gli scarpini al chiodo e fondando una rock band. Oggi si racconta a Leggo e torna sui motivi che lo hanno spinto ad abbandonare il prato verde: 

Non riuscivo più a sorridere e ad essere felice. Io sono uno che vive di sentimenti e impulsività, due cose che nel calcio non hanno spazio. Mi sentivo solamente un numero, non più una persona. Ero uno che doveva segnare per non essere insultato. Ora sto meravigliosamente anche se mi dicono che sono matto 

Il classe 1986 individua poi il momento esatto in cui ha deciso di smetterla col mondo del pallone:

Al Boca Juniors hanno deciso di cacciarmi perché mi hanno beccato mentre fumavo una sigaretta. Tutti sapevano che fumavo, quello è stato solo un pretesto. La verità è che nel calcio devi vivere una vita che non è reale. Hai un prezzo, un valore e vivi di regole. Il calcio di oggi è una me**a, un mero business, una dittatura del risultato. Nessuno pensa a te, a quello che provi, a come stai. Il fatto che dopo una sconfitta non si possa uscire di casa, suonare la chitarra o bere una birra è assurdo. Per non tradire il calcio ho preferito lasciarlo 

Su Prandelli ha detto:

Non mi ha portato al Mondiale solo perché glielo dicevano i giornalisti. Chiamò Cassano che non lo meritava. Andreazzoli (lo allenò alla Roma, ndr)? Nemmeno ricordo chi sia. Chi allena oggi?

Qualche ricordo positivo però lo custodisce:

Sono orgoglioso della carriera che ho fatto, ho giocato in grandi squadre. E poi ci sono anche uomini veri. Penso a Tevez, De Rossi ed Heinze, persone a cui sono molto legato. E ci sono i campioni in campo e fuori come Pirlo, Buffon e Totti. Ecco, l’addio di Francesco è quello che di bello dovremmo prendere dal calcio

Infine gli viene chiesto a chi dedicherebbe una canzone:

A Zeman, per me è stato un secondo padre

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