Buffon: "Io, ultras della Carrarese. Quante ca***te ho fatto..."

L'ex portiere di Juventus e Nazionale, oggi al PSG, si racconta nella sua veste da tifoso: "Andavo in curva, ricordo la nebbia causata da 200 canne a Caserta".

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Che piaccia o meno, Gigi Buffon raramente riesce ad essere banale. Nemmeno alle soglie dei 41 anni, che il portiere di Carrara celebrerà il prossimo 28 gennaio. Lo farà in campo, da guardiano dei pali del PSG primo in classifica in Ligue 1 e in corsa per arrivare fino in fondo in Champions League, e da personaggio mediatico in grado di fare opinione. Anche ben oltre il rettangolo di gioco.

L'ennesima riprova è arrivata nell'intervista concessa dall'ex portiere della Nazionale italiana a Vanity Fair, della quale sono stati diffusi alcuni stralci. Buffon si è soffermato sulla sua gioventù, quando non era ancora protagonista in campo e con i guantoni. Era un giovane Gianluigi, tifoso della Carrarese che seguiva in casa e trasferta. Tifoso affezionato, vicino ai gruppi ultras.

Tra gli aneddoti di un passato distante quasi un quarto di secolo, sono spuntati alcuni ricordi già noti del Buffon tifoso, come la manganellata ricevuta dalla polizia ("Storia di oltre 20 anni fa, dopo una partita diedi un passaggio a un tifoso del Parma, al casello c’era un posto di blocco della polizia: lui appena vide le luci blu, lui si dileguò. A confronto con loro rimasi solo io") e il pensiero circolante nella curva frequentata dal portiere nella sua città natale.

Ero ultrà del Commando Ultrà Indian Tips, il nome del gruppo di tifosi che seguivano la Carrarese, ancora ce l’ho stampato sui miei guanti. Incontravo gente di cui si parla tanto senza saperne nulla. Ragazzi normali, sognatori, idealisti. Alcune persone interessanti e qualche deficiente. Da ragazzo covavo una sensazione di onnipotenza e invincibilità. Mi sentivo indistruttibile, pensavo di poter eccedere, di fare quel che volevo.

Gianluigi Buffon si è raccontato tra passato e presente a Vanity FairGetty Images
Gianluigi Buffon si è raccontato a Vanity Fair

Buffon sulla violenza negli stadi: "L'odio è un vento osceno, a volte il calcio è solo un pretesto"

Senza filtri, ma anche senza rimpianti. Nel Buffon poco meno che maggiorenne non ci sono momenti da cancellare, assicura il portiere che ha esordito con il Parma a 17 anni e 10 mesi, il 17 novembre 1995:

Mi tengo ben stretta la sana follia dei miei vent’anni. Ho fatto le mie cazz..., ne ho assaporato il gusto e in un certo senso sono contento di non essermene dimenticata neanche una.

I racconti si riferiscono anche alle tante trasferte al seguito della Carrarese, vissute da tifoso fino a qualche anno prima dell'esordio in Nazionale, datato 29 ottobre 1997. In particolare, nella mente di Buffon è rimasto in mente un viaggio al Pinto di Caserta, complice un dettaglio non secondario:

Ho accuratamente evitato di drogarmi e doparmi, al massimo una canna. Semmai ricordo la nuvola di fumo che avvolge i tifosi della Casertana, nebbia provocata non dai fumogeni, ma da 200 canne fumate tutte insieme: è come se la vedessi ora.

Gianluigi Buffon e Kalidou Koulibaly in occasione di una cerimoniaGetty Images
Gianluigi Buffon e Kalidou Koulibaly in occasione di una premiazione

Dal tifo alle sue derive, il passo è breve. Almeno nell'intervista rilasciata da Buffon, che si è soffermato anche sugli incidenti del 26 dicembre a Milano prima di Inter-Napoli - partita nota anche per gli assurdi ululati razzisti all'indirizzo del difensore del Napoli Kalidou Koulibaly - nei quali ha perso la vita Daniele Belardinelli:

Difficile provare a contestualizzare quanto successo a Milano. L’odio è un vento osceno, da qualunque parte spiri, non solo in uno stadio perché ho il forte sospetto che il calcio, in tutto questo, reciti soltanto da pretesto.

Via al velo di ipocrisia nel racconto di quel che ci accade intorno, allora: il messaggio di Buffon è chiaro. Anche quando si parla di migranti e accoglienza, temi con i quali l'Italia e l'Europa si confrontano ogni giorno:

Se affonda un barcone a Lampedusa e muoiono 300 persone ci commuoviamo e pensiamo anche ad adottare i bambini rimasti orfani, ma se non affonda ci lamentiamo dell’ingresso di 300 immigrati e ci chiediamo cosa vengono a fare.

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