Formula 1, i "peccati" di Arrivabene: Ferrari inaugura l'era Binotto

Rivoluzione in casa Ferrari: Arrivabene non rinnova, Binotto nuovo team principal. La famiglia Elkann vuole vincere a tutti i costi il Mondiale di Formula 1.

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La stagione 2019 di Formula 1 si apre con una rivoluzione in casa Ferrari. Maurizio Arrivabene non sarà più il team principal della scuderia di Maranello, l'accordo instaurato nel 2015 non sarà rinnovato. Al suo posto ecco il direttore tecnico Mattia Binotto, personalità forte e intransigente capace di imporsi nel bello e cattivo tempo. Manca ancora l'ufficialità della notizia che potrebbe arrivare nelle prossime ore, ma è certo che stamane Arrivabene non era in azienda. Dopo l'ingaggio di Charles Leclerc si avvera un'altra profezia di Sergio Marchionne che aveva massima fiducia nell'ingegnere di origini elvetiche.

Tra Maurizio e Mattia non correva buon sangue e oggi la rivalità, acuitasi dopo Monza e divenuta fatale dopo Suzuka e Sochi, è divenuta rottura. Il team principal ha sbagliato strategia comunicativa nei momenti di difficoltà, scaricando le colpe sulla macchina e sul capo degli ingegneri. L'apice delle tensioni è stato raggiunto nel week-end nipponico, con la scelta di montare gomme intermedie da bagnato quando la pista era ancora semiasciutta. Arrivabene aveva tuonato contro la squadra, invocando un tecnico "pistaiolo". Una mossa mediatica che non è piaciuta ai piani alti della Ferrari.

Ma il Mondiale di Formula 1 è andato perso già nel Gran Premio di Monza, dove è mancato quel cinismo necessario, il pugno duro nell'imporre un ordine di scuderia a Kimi Raikkonen di lasciar passare Sebastian Vettel e fare da tappo agli attacchi Mercedes. Il lasciar fare è una scelta troppo nobile, gentile, debole, in uno sport dove la strategia di squadra e una sola posizione in gara può ribaltare un Gran Premio o persino un Mondiale. Maurizio Arrivabene ha svolto generosamente il proprio lavoro, ma il team della Rossa vuole a tutti i costi quel titolo iridato che manca da oltre un decennio. In gioco c'è l'onore di un marchio che occupa le prime posizioni al mondo in termini di prestigio.

Mattia Binotto team principal FerrariGetty Images

Formula 1, la scalata al vertice di Mattia Binotto

Lo staff di Binotto ha messo in griglia una SF71H subito vincente in Australia e Bahrain con Sebastian Vettel, in grado di centrare 3 pole position nelle prime 4 gare, ma poi gli errori del tedesco in Germania e in Italia hanno spostato l'ago della bilancia dalla parte di Lewis Hamilton. La morte del presidente Sergio Marchionne ha ulteriormente spiazzato l'ambiente del Cavallino e l'innesto di Louis Camilleri non ha rimpiazzato la figura carismatica del predecessore. In una situazione alquanto precaria, il direttore tecnico stava pensando di lasciare avendo già ricevuto offerte da Renault e Mercedes. Il rischio era di perdere un uomo cardine nella piramide Ferrari.

Mattia Binotto, 49 anni, è un predestinato, per lui era già stato preventivato un ruolo a capo della Gestione Sportiva. Il suo esordio in Ferrari risale al 1995 come ingegnere motorista nella squadra test, nel 1997 era già stato spostato nella squadra corse al servizio di Michael Schumacher. Nel 2009 è stato nominato responsabile generale delle operazioni motore e Kers con Paolo Martinelli, poi vicedirettore motore ed elettronica con Luca Marmorini, cinque anni dopo direttore del reparto power unit per volere di Marchionne. Nel 2016 la decisione di promuoverlo direttore tecnico dopo l’allontanamento di James Allison, una svolta che ha riportato la Rossa al vertice negli ultimi due anni, tanto da contendere il titolo a Mercedes ad armi pari.

In attesa che l'azienda ufficializzi la notizia, resta da capire se e quali cambiamenti deciderà Mattia Binotto nell'organizzazione del team di Formula 1. Se la famiglia Elkann ha deciso di puntare su di lui significa che saprà imporsi nelle riunioni tecniche e strategiche, trattando alla pari Vettel e Leclerc, perché nessuno è da ritenersi intoccabile. Dal tedesco si attende la vittoria mondiale, senza se e senza ma e, soprattutto, senza troppi errori personali e fragilità mentale. La prossima mossa potrebbe essere la destituzione di Louis Camilleri da amministratore delegato. La sua nomina era sembrata una scelta transitoria e non a caso il titolo è calato sensibilmente da settembre ad oggi.

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