Prima di Ramsey: John Charles e Ian Rush, gli unici due gallesi in Serie A

Il centrocampista è stato preceduto in Italia e in bianconero da due attaccanti che in Galles e nel mondo sono considerate vere e proprie leggende pur avendo lasciato da noi un segno decisamente diverso.

0 condivisioni 0 commenti

di

Share

Non è ancora ufficiale, ma l'annuncio potrebbe arrivare a breve. Aaron Ramsey diventerà a breve un nuovo giocatore della Juventus, una delle nuove stelle del nostro campionato, il terzo calciatore gallese in oltre un secolo di storia a mettersi alla prova con la Serie A e a farlo, come i suoi due illustri predecessori, con la casacca bianconera dei campioni d'Italia.

Terzo Paese al mondo a dotarsi di una rappresentativa nazionale nella storia del football, membro delle Home Nations che a loro volta stabiliscono le modifiche al regolamento di gioco nelle riunioni dell'International Football Association Board, il Galles non ha mai rappresentato una potenza a livello mondiale: il suo campionato esiste soltanto dalla stagione 1992/1993 ed è considerato uno dei meno competitivi al mondo, i suoi talenti emigrano spesso giovanissimi per cimentarsi nel calcio inglese di cui peraltro fanno parte Swansea, Cardiff e Wrexham, i club più ambiziosi.

Eppure, sporadicamente, il Galles è riuscito a produrre grandi campioni e a donarli al mondo del calcio, da Billy Meredith e Leigh Roose all'alba del XX secolo ai più recenti Ryan Giggs e Gareth Bale: due di questi in particolare, John Charles e Ian Rush, furono protagonisti in Serie A. Oggi che Aaron Ramsey si appresta a ripercorrerne le orme alla Juventus, dove entrambi lo hanno preceduto, vale la pena ricordare chi furono questi due centravanti dalle fortune diametralmente opposte.

Serie A, Ramsey alla Juventus sulle orme di Charles e RushGetty Images
Aaron Ramsey sarà il terzo calciatore gallese a giocare in Serie A: prima di lui, sempre alla Juventus, John Charles e Ian Rush.

John Charles, il gigante buono della Serie A

Poderoso ragazzone nato a Swansea e che durante il servizio militare è stato trasformato prima in pugile e poi nel centromediano della rappresentativa del corpo d'armata, John William Charles approda al Leeds appena 17enne e una volta assolti gli obblighi di leva si impone come un punto fermo del club che allora milita nella seconda serie inglese. 

Non è un caso che il rendimento della squadra abbia una brusca impennata quando, risolti i dubbi sulla sua ideale collocazione tattica (difensore, mediano e attaccante) grazie all'intuizione del tecnico Frank Buckley, che lo promuove definitivamente come centravanti, Charles comincia a segnare un gol dietro l'altro: sono 26 in 40 presenze nella stagione 1952/1953, quindi in successione 42 in 39 (!) il campionato successivo, 11 in 40 nel 1954/1955, anno in cui gli Whites arrivano quarti, e 29 in 41 partite nel campionato 1955/1956, quello che segna il ritorno del Leeds in massima serie.

Qui John Charles si mette in mostra in tutto il suo splendore, dimostrando di avere le qualità per spiccare anche nel confronto con i migliori: la First Division 1956/1957 vede il Leeds centrare un ottimo ottavo posto e il gigante gallese, al suo primo assaggio con il calcio di alto livello, laurearsi capocannoniere con 38 reti in 40 presenze. A metà campionato è già della Juventus, che grazie all'intermediazione di Gigi Peronace, vero e proprio percursore della figura dell'agente sportivo, brucia sul tempo la concorrenza rappresentata da Lazio, Inter e dal Real Madrid campione d'Europa che ai tempi può contare su una linea d'attacco composta da Di Stefano, Kopa e Gento.

In Serie A John Charles non delude le attese, come peraltro spesso è capitato ad altri fuoriclasse britannici venuti prima e dopo di lui: con Boniperti e Sivori forma quello che passerà alla storia come "il Trio Magico" in cui il poderoso gallese ricopre contemporaneamente il ruolo di finalizzatore e creatore di spazi per gli inserimenti dei più talentuosi compagni. Al termine della sua prima stagione in Italia vince lo Scudetto e si laurea capocannoniere con 28 reti in 34 partite: è nato un mito.

Serie A, i tifosi esultano per John CharlesGetty Images

Dopo aver fatto faville anche ai Mondiali del 1958, dove trascina insieme a Allchurch il Galles - alla prima e unica partecipazione nella competizione - fino ai quarti di finale, dove i Dragoni cadono 1-0 contro il Brasile del giovanissimo Pelé senza poter contare sul suo apporto. Con la maglia della Juventus conquisterà in tutto 3 Scudetti, segnando 105 gol in 182 presenze e distinguendosi per la straordinaria sportività (un giorno si ferma a soccorrere un avversario ignorando una chiara occasione da gol) e per il carattere mite e gentile, che lo vede subire le rudezze dei difensori rivali senza mai reagire.

Fisicamente robusto ma non certo altissimo, ha una potenza muscolare straordinaria che gli permette di superare, lanciato in corsa, qualsiasi avversario: non è infrequente in quegli anni assistere a scene in cui il gallese procede spedito verso la porta mentre invano chi tenta di fermarlo sembra quasi rimbalzargli addosso, così come i fermo immagine che lo vedono dominare il gioco aereo, frutto dei numerosi allenamenti individuali a cui si è sottoposto per migliorare questo fondamentale.

Lascia la Juventus dopo 5 stagioni ricche di gol e successi e l'Italia l'anno successivo, dopo dodici mesi divisi tra un breve ritorno al Leeds United e una comparsata alla Roma, con cui realizza 4 reti in appena 10 presenze: a quel punto John Charles ha 32 anni e deve tornare in Inghilterra per crescere i tre figli nonostante si sia letteralmente innamorato dell'Italia, del suo calcio e dei suoi tifosi. Un amore ovviamente ricambiato nei confronti di uno dei più forti centravanti mai visti in Serie A. 

Chiude la carriera nel calcio minore inglese e gallese, dove tenta senza fortune la carriera di allenatore. Gestirà un pub, seguirà con passione le gare del suo Leeds United e della Juventus, la squadra che con l'Italia intera gli è rimasta nel cuore. Con il nostro Paese continuerà ad avere un rapporto fino alla fine, fino a quando, nel febbraio del 2004, lascerà questo mondo all'età di 72 anni per le conseguenze di un'aneurisma che lo ha colpito mentre si trovava in Italia. Sono le 5 del mattino del 21 febbraio, e il mondo del calcio saluta così uno dei suoi più grandi eroi, il gigante buono che segnava gol e serviva assist in egual misura, amato e rispettato da compagni, avversari e ogni tifoseria.

Ian Rush, da bomber a pesce fuor d'acqua

Nel ricordo di John Charles, esattamente trent'anni dopo il suo arrivo a Torino la Juventus ingaggia un altro gallese, Ian Rush, considerato all'epoca uno dei più forti centravanti d'Europa. Una fama che il giocatore, ingaggiato nell'estate del 1987 per l'allora considerevole cifra di 7 miliardi di lire, si è meritato risultando il principale goleador del Liverpool con cui ha vinto la FA Cup, 4 campionati e altrettante Coppe di Lega e ben 2 Coppe dei Campioni.

Talento fin da giovanissimo, quando segna il record di gol in Galles a livello scolastico realizzando 79 gol in un solo campionato, Ian Rush emerge nel Chester City e viene quindi ingaggiato dal Liverpool, che per avere il 18enne attaccante sborsa la bellezza di 300mila sterline, un record per l'epoca. Sarà un successo, dato che dopo un avvio difficoltoso il ragazzo, spronato dal mitico Bob Paisley, si trasformerà rapidamente in uomo e attaccante di razza.

Nonostante le suggestioni, inevitabili dato che si parla del più forte centravanti gallese dai tempi di John Charles, le differenze stilistiche tra i due sono nette: mentre il suo predecessore era un uomo-squadra, capace di aprire spazi per i compagni e fortissimo nel gioco aereo, Rush è un vero e proprio finalizzatore, un bomber da area di rigore che ama essere servito in profondità, uno specialista nel concludere l'azione.

Fosse rimasto Michel Platini, chissà come sarebbe andata l'avventura italiana di Rush: il fuoriclasse francese lascia invece proprio nel momento in cui il gallese approda in bianconero, la squadra guidata da Rino Marchesi è nel mezzo dell'inevitabile flessione conseguente alla fine di un ciclo vincente che ha portato in bacheca anche la prima Coppa dei Campioni e a livello di gioco, nonostante la presenza di molti buoni elementi, non convince.

Ian RushGetty Images

L'equivoco tattico in cui nessuno è cascato in Inghilterra, e cioè scambiare Rush per un nuovo John Charles, si verifica proprio in Italia. Questa almeno la ricostruzione che lo stesso centravanti gallese farà per spiegare il suo fallimento: non viene servito a dovere, e questo forse è vero, ma si trova anche enormemente in difficoltà contro difese più organizzate e marcatori più attenti di quelli a cui era abituato in Inghilterra. 

A differenza di chi lo ha preceduto Rush non dimostrerà mai di amare l'Italia e il calcio italiano, che a suo dire presta troppa attenzione alla fase difensiva, né tantomeno i tifosi, che pretendono di capirne più degli addetti ai lavori e contestano le sue prestazioni senza secondo lui avere la capacità di analizzare dove finiscono i suoi errori e cominciano quelli di una squadra male assortita e destinata a diversi anni poco brillanti.

Ian Rush balla in Italia per una sola stagione in cui risulta comunque il miglior marcatore della Juventus (7 gol in Serie A, 13 in totale) ma senza neanche avvicinarsi alle enormi aspettative che tutti avevano riposto in lui, primo tra tutti proprio quel John Charles che aveva rassicurato i tifosi bianconeri affermando che il nuovo bomber gallese era persino superiore a lui.

Piccato e a suo dire incompreso, torna in Inghilterra dove giocherà fino quasi ai quarant'anni, chiudendo con una breve puntata in Australia al Sidney Olympic. Il pubblico italiano lo ricorderà sempre come un bidone, definizione forse ingiusta per un attaccante capace comunque di conquistare oltre 20 trofei e di segnare quasi 400 reti in carriera in poco più di 800 partite, ma certo è che da Rush in poi i pochi giocatori britannici che arriveranno in Serie A saranno sempre circondati da un certo scetticismo. Ad Aaron Ramsey, terzo gallese a misurarsi con l'Italia e a farlo con la maglia della Juventus, il compito di cambiare nuovamente la storia.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.