Calciomercato Juventus, i top e i flop della sessione invernale

Nonostante i bianconeri storicamente ricorrano raramente al cosiddetto "mercato di riparazione", non sono mancati negli anni acquisti nel bene o nel male entrati nella storia.

0 condivisioni 0 commenti

di - | aggiornato

Share

Sono ormai anni che gli uomini che si occupano del calciomercato Juventus lavorano con una meticolosa programmazione, che poco lascia al caso e che raramente prevede il ricorso della società bianconera alla finestra invernale riservata ai trasferimenti. A differenza di altre piazze concorrenti, decisamente più passionali e che si precipitano a intervenire in ogni sessione di mercato nel tentativo di ridurre il gap con la squadra che ormai da 7 anni domina il calcio italiano, la Vecchia Signora si fa vedere raramente nelle stanze delle trattative di gennaio.

Anche prima della recente epoca di dominio, dei 7 Scudetti vinti tra Conte e Allegri, tuttavia, non si ricordano sessioni invernali particolarmente movimentate: i responsabili del calciomercato Juventus interpretano alla lettera il soprannome di questa particolare pausa dedicata alla compravendita chiamata nel gergo comune "mercato di riparazione" intervenendo soltanto in caso di una ghiotta occasione, come potrebbe essere per Aaron Ramsey in uscita dall'Arsenal.

Il calciomercato Juventus, insomma, si fa d'estate. È qui che storicamente viene allestita la squadra che andrà ad affrontare l'intera stagione, con la consapevolezza che un gruppo deve essere modificato soltanto minimamente, in caso di emergenza. Perché la fretta può essere cattiva consigliera, e raramente a gennaio una squadra ha acquistato un calciatore capace di svoltare la situazione. Anzi, spesso il "mercato di riparazione" porta ad errori, e nonostante la sua storica attenzione ai dettagli anche la società bianconera non è stata esente da macroscopici errori di valutazione.

Calciomercato Juventus, Nicholas AnelkaGetty Images

Calciomercato Juventus, i flop della sessione invernale

Il rapporto della Juventus con il Sud America ha prodotto ottimi risultati con l'Argentina (Monti, Sivori, Cesarini fino ai recenti Higuain e Dybala) e discreti con il Brasile, che in bianconero a parte pochi casi (Emerson, Alex Sandro e Douglas Costa) raramente hanno fornito grandi prestazioni. Anche l'Uruguay non ha lasciato tracce importanti nella Vecchia Signora: esclusi Montero, in parte Caceres e il promettente Bentancur i 10 uruguaiani che hanno vestito la maglia della Juve hanno spesso deluso le aspettative.

Cesar Pellegrin

10 uruguaiani dicevamo: in realtà sarebbero 11 contando anche la meteora Cesar Pellegrin, che nel gennaio del 1998 lascia l'Uruguay insieme al connazionale Zalayeta per essere inserito nella rosa della Juventus che andrà a vincere il suo 25esimo Scudetto. Inserito per modo di dire, perché se Zalayeta riuscirà a ritagliarsi qualche spazio - e dopo anni di prestito finirà per indossare la maglia bianconera in 160 occasioni - Pellegrin, terzino sinistro 18enne pagato 3 miliardi e che ha da poco esordito persino in Nazionale, sparisce nel nulla. Dopo una stagione incolore alla Ternana tornerà in patria per poi concedersi puntate anche in Finlandia, Costa Rica e persino Iran.

Juan Eduardo Esnaider

L'anno successivo, forte della vittoria di 2 Scudetti consecutivi, la Juventus di Lippi parte lanciatissima e convinta dei propri mezzi ma deve correggere ben presto le proprie ambizioni al ribasso dopo una partenza claudicante e soprattutto dopo il tremendo infortunio che colpisce Del Piero, costretto a uno stop di ben 9 mesi: il club pensa bene a gennaio di ovviare alla situazione acquistando una punta, Juan Eduardo Esnaider, che però non riuscirà a ripetere le imprese compiute in bianconero dagli illustri connazionali che lo avevano preceduto.

Esnaider in azione con la maglia della JuventusGetty Images

Centravanti dotato di forza, classe e un caratterino niente male, Esnaider ha avuto una carriera fatta di alti e bassi e ha già fallito una volta l'impatto con il calcio di alto livello al Real Madrid: pagato 12 miliardi di lire, l'uomo che non avrebbe dovuto far rimpiangere Del Piero produce appena un gol in Coppa Italia e uno in Coppa UEFA contro l'Omonia Nicosia. In tutto sono 16 presenze in una stagione e mezzo, neanche un gol in campionato: la gara d'addio è Perugia-Juventus 1-0, 14 maggio 2000, la gara giocata sotto l'acquazzone in cui la Juventus perde il 26esimo Scudetto e che lo vede entrare a un quarto d'ora dal termine come mossa della disperazione da parte di Carlo Ancelotti.

Thierry Henry

Insieme a Esnaider, nel gennaio del 1999, arriva alla Juventus anche un certo Thierry Henry, talento offensivo francese di 22 anni prelevato dal Monaco per circa 12 miliardi e che l'estate precedente ha vinto i Mondiali con la Francia segnando anche 3 gol nel corso della manifestazione. Rapido, tecnico, fortissimo nel dribbling, dotato di un tiro secco e preciso e di grande personalità, gli ingredienti per un futuro da fenomeno ci sono tutti.

E in effetti sarà così ma non alla Juventus, dove rimane appena 6 mesi disimpegnandosi senza infamia e senza gloria come ala sinistra, bensì all'Arsenal che lo acquista nell'estate del 1999 e che ne ricaverà 229 gol in 377 partite. Il fallimento di Henry, uno dei più grandi calciatori di sempre, rimane ancora oggi uno dei più inspiegabili misteri nella storia del calcio italiano: certo è che la Juventus se ne liberò per una buona offerta e che il ragazzo non aveva fatto vedere grandi cose in quei sei mesi di permanenza a Torino, ma un po' di pazienza in più avrebbe senz'altro cambiato il corso della storia.

Thierry Henry in azioneGetty Images

Athirson

Notevole anche il buco nell'acqua corrispondente al nome di Athirson, terzino brasiliano che arriva addirittura il 23 febbraio del 2001 in seguito a un lungo iter processuale che ha visto la Juventus aspettare che il giocatore si svincolasse dal Flamengo e i tifosi brasiliani che addirittura hanno minacciato di boicottare la FIAT per lo scippo subito. A sapere come sarebbe andata a finire probabilmente la Vecchia Signora si sarebbe risparmiata tanta fatica: appena 5 spezzoni di gara per colui che doveva essere "il nuovo Roberto Carlos", sei mesi di naftalina e poi una cessione in prestito in Brasile che significa addio al calcio italiano e, più in generale, a quello competitivo.

Luca Toni

Meritano di essere ricordati infine anche tre attaccanti che più recentemente sono entrati nella rosa della Juventus a campionato in corsa e che sebbene non fossero circondati da aspettative enormi certo si sarebbero immaginati un'esperienza migliore in bianconero. Luca Toni arriva a parametro zero nel gennaio del 2011, è stato campione del mondo con l'Italia, ha vinto la Scarpa d'Oro e la classifica cannonieri in Serie A e Bundesliga, è tornato in Italia da un anno ma tra Roma e Genoa non è sembrato più il bomber di un tempo.

La Juventus lo preleva per inserirlo in un reparto offensivo che comprende anche Del Piero, Iaquinta, Matri e Quagliarella: è l'ultimo anno allo Stadio Olimpico, quello di Delneri in panchina e del settimo posto, quello che precede l'arrivo di Conte e l'inizio dell'epoca d'oro. Toni in sei mesi gioca 14 partite e segna 2 reti, troppo poco per convincere il nuovo allenatore a puntare su di lui: resterà altri sei mesi senza mai vedere il campo prima di trasferirsi all'Al-Nasr ma si toglierà la soddisfazione di segnare il primo gol bianconero nello Juventus Stadium nell'amichevole finita 1-1 contro il Notts County.

Luca ToniGetty Images
Luca Toni dopo aver segnato il primo gol della Juventus allo Stadium: è un'amichevole contro il Notts County, basterà per farlo entrare nella storia.

Nicholas Anelka

Il 30 gennaio 2013 sbarca a Torino invece Nicholas Anelka, centravanti francese che in gioventù era l'oggetto del desiderio di mezza Europa ma che ormai è prossimo a compiere 34 anni e da mesi è praticamente un ex-giocatore dopo una clamorosa esperienza in Cina allo Shanghai Shenua durata appena 4 mesi più uno da allenatore-giocatore a cui è seguito un grottesco esonero. Dopo sei mesi di quasi totale inattività c'è la speranza a Torino di recuperarlo, ma la verità è che Anelka è ormai finito: mette insieme appena 3 scampoli di gara senza segnare, ovviamente, neanche un gol, quindi chiuderà nella pittoresca Indian Super League.

Pablo Osvaldo

L'ultimo flop registrato dalla Juventus nel mercato invernale è infine Pablo Osvaldo, centravanti italo-argentino che in realtà ha un talento enorme, pari soltanto al carattere focoso che lo ha portato a lasciarsi malissimo con la Roma dopo due campionati da idolo. Dopo 6 mesi fallimentari al Southampton passa alla Juventus in prestito nel gennaio del 2014 dichiarando che sarà la sua occasione di riscatto, di vincere finalmente qualcosa.

I bianconeri in effetti vincono lo Scudetto - unico titolo conquistato in carriera dal centravanti - ma il contributo di Osvaldo alla causa è più che modesto, appena una rete in 11 partite in Serie A e due in Europa League non bastano per convincere la Juventus a riscattarlo: andrà all'Inter, quindi al Boca Juniors, al Porto e ancora al Boca prima di ritirarsi improvvisamente a trent'anni per dedicarsi al rock con la sua band, i Barrio Viejo, lasciando molti rimpianti negli appassionati per un talento che sicuramente non è mai stato pienamente espresso.

OsvaldoGetty Images

I top di gennaio

Calciomercato Juventus, il colpo BarzagliGetty Images

Abbiamo detto di come la Juventus sia una squadra che ricorre molto raramente al mercato invernale e anche di come raramente sia accaduto, a causa della scarsa propensione delle squadre a privarsi dei migliori elementi a campionato in corso, che in questa finestra un club abbia acquistato un calciatore capace di svoltare la stagione e addirittura il futuro dello stesso. È successo raramente ma è successo, e nella storia recente della Juventus sono tre i nomi che più di tutti vengono ricordati come veri e propri affari invernali.

Edgar Davids

Il primo è Edgar Davids, centrocampista olandese che dopo aver deluso per una stagione e mezzo al Milan, che lo aveva prelevato a parametro zero dall'Ajax, si ritrova a vestire il bianconero nel gennaio del 1998. Acquistato per appena 9 miliardi di lire, Davids si prende immediatamente un posto da titolare nel centrocampo bianconero ed è decisivo nella lotta per lo Scudetto che vede la Juventus spuntarla sull'Inter: corre per 90 minuti, è su ogni pallone, dopo appena sei mesi non è un'eresia definirlo tra i migliori del ruolo in tutta la Serie A.

Il Milan, che lo aveva allontanato a causa di problemi caratteriali definendolo "una mela marcia" a lungo si mangerà le mani, mentre l'olandese spenderà in bianconero 6 anni di carriera, i migliori, totalizzando 235 presenze, conquistando 3 Scudetti ed entrando per sempre nell'immaginario collettivo grazie al look inconfondibile e nel cuore della tifoseria juventina per grinta, abnegazione e classe.

Edgar DavidsGetty Images

Andrea Barzagli

Nel gennaio del 2011 ecco un altro rinforzo che cambierà la storia: insieme a Luca Toni e Alessandro Matri la Juventus riporta in Italia dopo due anni e mezzo Andrea Barzagli, difensore prossimo ai trent'anni emerso nel Palermo tanto da entrare nel giro dell'Italia con cui si è laureato campione del mondo ai Mondiali del 2006. Passato successivamente al Wolfsburg, qui sembra essere entrato in una fase calante irreversibile.

Mai diagnosi fu più sbagliata: in bianconero Barzagli rinasce tornando sui livelli di un tempo e anzi persino superandoli. Parte fondamentale della difesa formata da lui, Buffon, Bonucci e Chiellini, per diverse stagioni è forse il miglior difensore in tutta la Serie A e oggi, 8 anni dopo, fa ancora parte del gruppo con cui nel frattempo ha vinto 7 Scudetti consecutivi e 4 Coppe Italia. Niente male per un giocatore pagato meno di mezzo milione di euro!

Marco Borriello

Infine merita un posto di rilievo anche Marco Borriello, attaccante oggi all'Ibiza, in Spagna, ma capace nel corso della carriera di vestire le maglie di numerosi grandi club: tra queste, per appena sei mesi anche quella della Juventus, parte del gruppo capace di conquistare il primo Scudetto di Antonio Conte, il titolo sulla cui onda lunga nascerà la squadra che ancora oggi regna incontrastata nella nostra Serie A.

Eppure quello Scudetto, conquistato dopo un appassionante testa a testa con il Milan, sarebbe potuto non arrivare: alla 33esima giornata i bianconeri sono ospiti di un Cesena con l'acqua alla gola, che non può permettersi di perdere per mantenere vive le speranze di salvezza, e hanno 3 punti di vantaggio sul Milan secondo. Mentre i rossoneri regolano il Genoa la squadra di Conte appare in difficoltà, sembra avvertire la tensione: a un quarto d'ora dal termine, il punteggio ancora sullo 0-0, Borriello - prelevato in prestito dalla Roma - entra al posto di Matri.

5 minuti dopo, con un gran tiro in controbalzo, è proprio lui a segnare la rete della vittoria, che restituisce fiducia e convinzione alla Juventus e, di fatto, le regala una grossa fetta di Scudetto. È il suo primo gol in bianconero - ne arriverà soltanto un altro in 17 presenze - ma ha un valore enorme, spingendo la squadra di Conte alla conquista di un titolo che segna l'inizio di un ciclo vincente mai visto nel calcio italiano e tutt'ora in corso. Quanto basta, insomma, per inserire Marco Borriello in questa speciale classifica.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.