NBA: James Harden da MVP, un gioco che fa innamorare e odiare

James Harden vuole il secondo MVP consecutivo e sta giocando un basket celestiale, infatti nella notte i Warriors se ne sono accorti.

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L’NBA è una lega di giocatori e viene riconosciuta in tutto il mondo attraverso i propri campioni, che sono il vero e proprio volto del marketing. Da Michael Jordan sino a oggi la crescita del valore dei singoli è aumentato a dismisura sino a farli diventare delle vere e proprie aziende che devono contornarsi di entourage per gestire non solo l’immagine, ma anche dichiarazioni, movimenti, contratti ecc. A oggi, il giocatore tra le stelle che è più riconoscibile e caratteristico è senza dubbio James Harden, che con la sua barba si distingue dalla normalità diventando un vero e proprio oggetto di culto, che deriva sia dall’aspetto fisico, che da un gioco mai visto prima.

Si può dire che i suoi ritmi di pallacanestro siano di puro jazz improvvisato, perché nessuno esce dallo spartito tecnico come lui, che ha elevato il concetto delle statistiche avanzate tanto sostenute dal suo GM a un livello, per certi versi esasperato ma dall’indubbia efficacia. Harden ha giocato un mese di dicembre ai limiti della leggenda, proprio nel momento in cui il suo Robin (Chris Paul) si è fermato per l’ennesima volta. Dopo un inizio in sordina, ha scelto il momento in cui era il caso di far virare la nave texana e riportarla in acqua a lei più competenti nell'alta Western Conference.

Le cifre non dicono mai tutto quello che succede su un campo NBA, ma sono un metro importante per misurare. Essendo stato nominato giocatore del mese ha realizzato 36.6 punti di media nelle quindici partite giocate, contribuendo a un record di 11-4 per i Rockets che li ha portati da essere la quattordicesima forza a ovest, sino alla quarta. Ha alzato la sua percentuale da tre punti al 41.3% dal 34.7% del mese di novembre, è andato in lunetta 12.4 volte convertendone 10.8 e raggiungendo Hakeem Olajuwon come migliore di franchigia nella speciale categoria degli award conseguiti.

Harden vuole lo scettro NBA di JamesGetty Images

NBA: il miglior attaccante di uno contro uno

Si legge in giro piuttosto spesso, non ultima Giorgia Sottana su Twitter, tanti detrattori della pallacanestro di Harden e dei Rockets, fatta di n-mila palleggi, isolamenti e soluzioni di solo talento. Se la critica sulla fluidità di gioco ha sicuramente dei punti su cui essere d’accordo, cade un po’ nella sostanza quando si ha a disposizione il miglior attaccante di isolamento della NBA, in grado di creare (tanto) per sé, ma anche (abbastanza) per i compagni essendo diventato un giocatore di pick and roll in grado di pocket pass per il rollante come difficilmente se ne vedono anche al Rucker Park.

Per perorare la causa dei “detrattori” Harden tiene la palla in mano per più di sei secondi nel 64.5% delle sue azioni e utilizza in queste sette o più palleggi nel 55.6% dei casi; cifre che parlano di un one man show, con l’aggravante che questo porta ad avere nel 58% dei casi il difensore nei pantaloncini o appena fuori. Questo è del tutto irrilevante per lui, perché lo step back che ha affinato dotandolo di un range pressochè illimitato, gli crea la separazione necessaria anche per segnare in faccia a un difensore come Kevin Durant (vedi match di stanotte contro i Warriors) senza apparente fatica. E se a questo aggiungiamo una media di 19.2 penetrazioni a partita (primo nella lega) con la capacità di finire al ferro che porta con sé, diventa veramente difficile escogitare una difesa minimamente efficace.

Falli, passi, canestri

Harden è un giocatore che divide e ci sono alcuni lati su cui si potrebbe contestare perlomeno la gestione del suo status. Indubbiamente i falli che subisce a ogni partita sono spesso spropositati e vanno a premiare oltre i suoi effettivi meriti la sua geniale capacità di lucrare contatti a ogni livello del corpo, tanto da indurre LeBron James e i Lakers, in uno scontro recente, a una difesa di protesta con le braccia quasi legate dietro la schiena per non incorrere in sanzioni:

Contro di lui non si po’ difendere

Così ha detto LeBron James senza ovviamente riferirsi al suo sconfinato talento, ma al trattamento che ha dagli arbitri. Ad esempio contro i Grizzlies è andato la bellezza di 27 volte in lunetta. Anche il suo proverbiale step back ogni tanto ha qualche buco di sistema e il fatto che la famigerata azione contro Rubio non sia stata sanzionata (con paradossalmente solo lo spagnolo accortosi in campo dell'infrazione), fa venire più di qualche dubbio sulla concentrazione dei fischietti NBA che in questa stagione non sono esenti da pecche. Dopo tutti questi aspetti, arrivare in fondo e non dire che James Harden potrebbe anche essere il miglior giocatore di uno contro uno della lega, risulta particolarmente difficile, anche in un campionato che dispone di talenti senza precedenti. Al momento stiamo parlando probabilmente dell’MVP, che ha detto di volere fortemente in back to back, ma premio o meno, apprezzamenti sul suo gioco o contestazioni, siamo davanti a un talento che ha rivoluzionato il modo di concepire il basket.

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