Da Ros interrogato: "Belardinelli trasportato dagli ultrà del Napoli"

Luca Da Ros, arrestato dopo gli scontri di Santo Stefano, conferma le accuse contro il capo dei Boys e rivela che i primi a soccorrere Belardinelli sono stati i napoletani.

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Proseguono le indagini e gli interrogatori per ricostruire l'esatta dinamica delle vicende che hanno portato alla morte di Daniele Belardinelli in seguito agli scontri tra ultras dell'Inter e del Napoli nel giorno di Santo Stefano. Un agguato in stile pseudomilitare che ha sconvolto il mondo dello sport e chiamato la politica a prendere seri provvedimenti per salvare il buon nome del calcio.

Nel carcere di San Vittore a Milano è stato interrogato Luca Da Ros, uno dei quattro tifosi interisti arrestati per rissa e lesioni nell'inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri. Il giovane tifoso nella deposizione preliminare aveva puntato il dito contro il capo ultrà dei Boys Marco Piovella, alias 'il Rosso', accuse che ha riconfermato anche nell'interrogatorio di oggi. Per Luca Da Ros la scarcerazione è ormai vicina per aver offerto dettagli utili agli inquirenti nella ricostruzione delle dinamiche degli incidenti sfociati con la morte di Daniele Belardinelli, 39enne capo ultrà del Varese gemellato con la tifoseria nerazzurra.

Da Ros, 21 anni, membro del gruppo "Boys" della Curva Nord, ha collaborato davanti al gip Guido Salvini e confermato le accuse contro Piovella, indicato come la mente dell’agguato di via Novara ai supporter partenopei. Non ha fatto altri nomi e non avrebbe partecipato in maniera attiva agli scontri. Per domani si attende la decisione del gip, ma la prossima settimana potrebbe già lasciare il carcere e, secondo il suo avvocato Alberto Tucci, non avrebbe nessun timore di ritorsioni.

Morte Daniele Belardinelli, ultras Inter in curva NordGetty Images

Morte di Daniele Belardinelli, l'avvocato di Da Ros: "Non teme ritorsioni"

Secondo il suo legale Da Ros avrebbe fornito dettagli utili per ricostruire quei drammatici momenti alla vigilia del big match di Serie A Inter-Napoli, avvenuti a due chilometri di distanza dallo stadio di San Siro. Secondo la sua ricostruzione i primi a soccorrere Daniele Belardinelli sarebbero stati i tifosi azzurri, che avrebbero consegnato il tifoso ai suoi compagni di fede interista,

Vi posso anticipare - ha detto l'avvocato Alberto Tucci - che la posizione di Luca Da Ros si è alleggerita parecchio. Ha fornito ai pubblici ministeri dei dettagli che erano particolarmente interessati alla dinamica dell'incidente che ha visto la morte di Belardinelli. Dice di aver visto il povero Daniele trasportato dai tifosi napoletani perché erano a viso scoperto, quindi li ha ben distinti dal gruppo degli interisti che erano vestiti di nero, hanno preso il corpo di questo signore e lo hanno portato nel gruppo dove c'erano gli interisti, che poi lo hanno preso in carico. Sia gli interisti che i napoletani dicevano basta e facevano il segno con le mani di finirla.

Le auto coinvolte sarebbero almeno due, come ipotizzato nelle ultime ore. La prima avrebbe scaraventato a terra il 39enne varesino, una seconda vettura lo avrebbe investito causandogli gravi fratture al bacino.

Ha detto che l'incidente si è verificato prima dell'inizio degli scontri, quindi con le prime auto che sono passate - ha proseguito il legale di Luca Da Ros -. A sua memoria si trattava di due berline e non di SUV, come si vede nei fotogrammi delle telecamere di un'abitazione privata. Lui ricorda bene la scena di Belardinelli spostato dalla carreggiata, ma dell'investimento non ha visto nulla. Ha ribadito che un'auto si era spostata dalla colonna portandosi sulla sinistra.

Il 21enne tifoso interista ha fatto solo il nome di Marco Piovella e non teme eventuali ritorsioni una volta uscito dal carcere. Nei giorni scorsi il suo profilo Facebook è stato macchiato da numerose minacce che, a detta del suo avvocato, lascerebbero il tempo che trovano.

Lui i capi non li conosce e ha confermato le indicazioni date precedentemente. Su Marco Piovella ha ribadito quando detto originariamente. Il direttivo della curva è come una camera stagna, è troppo giovane per conoscere determinati nomi. Non ha paura. Le minacce su Facebook lasciano il tempo che trovano. Sono scalmanati che cercano di soddisfare le proprie esigenze minacciando - ha concluso Alberto Tucci - ma poi scappano come dei codardi.

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