Scontri Inter-Napoli, morte Belardinelli: sequestrata auto a Napoli

Svolta nelle indagini dopo gli incidenti che hanno preceduto Inter-Napoli. Sequestrata nel capoluogo campano la vettura che avrebbe ucciso Daniele Belardinelli.

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Procede a ritmi incessanti l'inchiesta milanese sulla morte del tifoso interista Daniele Belardinelli, condotta dalla Digos e coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri. Si cerca di fare chiarezza a 360 gradi sulle drammatiche vicende avvenute lo scorso 26 dicembre in via Novara, a due chilometri dallo stadio di San Siro, poco prima della sfida Inter-Napoli.

La vettura che avrebbe investito l'ultrà 35 enne, padre di due figli, è stata rintracciata e sequestrata a Napoli. Si tratta di un'Audi station wagon, sicuramente presente il 26 dicembre sul luogo degli scontri tra supporter interisti e napoletani. Risulta intestata in leasing al padre di un tifoso napoletano incensurato. Dagli accertamenti si dovrà capire se le vetture siano coinvolte nell'investimento di Belardinelli. L'identificazione del veicolo è stato possibile grazie alle immagini e alle testimonianze resesi necessarie per l'assenza di fotogrammi relativi alla targa dell'auto che ha investito Daniele.

Individuate anche altre due auto che nelle prossime ore saranno intercettate e sottoposte a sequestro. Saranno gli accertamenti del caso a stabilire se le autovetture siano quelle effettivamente coinvolte nell'investimento risultato fatale al tifoso del Varese, arrivato all'ospedale San Carlo con gravi fratture al bacino prima del match Inter-Napoli. Nell'omicidio sarebbero due le auto coinvolte: secondo alcune ricostruzioni ancora da accertare una prima vettura lo avrebbe scaraventato a terra, l'altra l'avrebbe schiacciato con le ruote posteriore e anteriore destra.

Inter-Napoli, curva Nord nerazzurraGetty Images

Scontri Inter-Napoli, capo ultrà: "Davide era come un fratello"

Mercoledì è stato interrogato il capo dei Boys Marco Piovella, alias Rosso, arrestato il 31 dicembre e assistito dall'avvocato Mirko Perlino. Sul presunto ruolo di organizzatore degli scontri il capo ultrà si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha respinto l'accusa di essere il mandante della guerriglia scatenata in via Novara contro i tifosi partenopei, ma ha ammesso di aver visto l'amico "Dede" riverso sull'asfalto all'inizio dei tafferugli, di averlo raccolto alla fine delle violenze per caricarlo a bordo dell'auto che lo ha poi portato in ospedale, ma di non essere salito sulla vettura diretta al San Carlo.

Per me Davide era come un fratello maggiore - ha ammesso Piovella -. Avevamo trascorso il Natale insieme... Sulla macchina che lo ha investito ricordo che era di colore scuro, di dimensioni che mi sono parse normali, ma su questi dettagli non ho certezze perché ero concentrato su Daniele

Adesso il capo dei Boys è accusato di rissa aggravata, lesioni e lancio di materiale pericoloso. Il suo legale ha presentato istanza di scarcerazione al gip.

Lui non è assolutamente il capo - ha detto Perlino al termine dell'udienza -. Organizza coreografie. Ha partecipato punto e basta. Siamo in una fase delicata, ma siamo ottimisti... abbiamo chiesto una  modifica della misura cautelare

Gli investigatori stanno lavorando sulle immagini di auto che si allontanano subito dopo l’accaduto, mentre la Digos proseguirà nell'identificazione delle oltre 150 persone coinvolte nella maxi-rissa, 100 ultras interisti e un'ottantina di tifosi napoletani e stanno inviando agli indagati informazioni di garanzia anche con l'accusa di omicidio volontario, atto dovuto per l'autopsia sul corpo di Belardinelli. Gli scontri precedenti alla sfida Inter-Napoli faranno parlare ancora a lungo la stampa, il mondo della politica e dello sport.

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