MMA: uno sguardo alla crescita promozionale del Gloria Fight Center

Il Gloria Fight Center è ormai la realtà italiana più nota in campo MMA, quando si parla di team. Abbiamo contattato Pierluigi Ferrantini, fondatore di Circus, agenzia di management che si è occupata della crescita di Gloria.

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Il 2018 ha dato luce a nuovi protagonisti italiani nelle MMA che si sono fatti un nome anche in promotion internazionali: Alessio Di Chirico, Mara Borella, Mauro Cerilli, Carlo Pedersoli jr., Stefano Paternò, Marvin Vettori, Chiara Penco, Micol Di Segni sono solo alcuni dei volti noti, i più noti, che hanno spiccato il volo e sono stati riconosciuti a livello internazionale.

Quattro degli atleti sopra citati fanno parte del Gloria Fight Center, team fondato da Alessio Di Chirico e Riccardo Carfagna, con l'immancabile aiuto dell'head-coach Lorenzo Borgomeo, ad oggi riconosciuto in campo internazionale come uno dei migliori coach prodotti dal Bel Paese. Il lavoro però che ha portato Gloria ad essere considerato uno dei team più importanti del suolo italico – oltre al far parzialmente abbandonare l'idea condivisa da molti fighter ed addetti ai lavori che bisogna abbandonare l'Italia per ottenere miglioramenti – è stato tortuoso.

Per conoscere in maniera un po' più approfondita la storia della promozione e del lavoro sul marketing del Gloria, abbiamo contattato Pierluigi Ferrantini, conduttore di “Rock & Roll Circus” su Radio 2, cantante, chitarrista e frontman dei Velvet, gruppo alternative rock che conta partecipazioni a Sanremo e al Festivalbar. Pierluigi, insieme a Chiara Zappalà, ha anche fondato “Circus”, agenzia di management e marketing che nasce nel 2014 e che ha prodotto promo e gestito campagne per brand come Viacom, Action Aid, Air BnB, Red Bull, fra le altre, e conta fra i propri assistiti personaggi del calibro di Chef Rubio ed il rapper Ensi.

MMA: Ferrantini al The Hilfiger SessionsGetty Images
Pierluigi Ferrantini al The Hilfiger Sessions

MMA, alla scoperta del progetto Gloria

FoxSports.it: la prima domanda sorge spontanea, come inizia la tua avventura con la gestione del management?

Pierluigi Ferrantini: la mia avventura personale è partita poco più di quattro anni fa. Dopo aver dedicato praticamente tutta la vita ai Velvet, alla musica, ai concerti ed a scrivere canzoni, ho voluto poi assecondare un'inclinazione personale che già negli anni dei Velvet si faceva sentire. Avevamo i nostri manager, ma eravamo una band a cui piaceva seguire le proprie cose personalmente. Dopo la carriera coi Velvet, andata anche meglio di come potessi immaginare, e nella quale ho messo tutto, ho pensato di dedicarmi ad altro. E ho anche cambiato prospettiva: se prima ero io il talent, ho pensato che fosse ora di mettere la mia conoscenza acquisita a disposizione di nuovi talent. Ho imparato a gestire i rapporti, ad individuare e distinguere ciò che è necessario da cio che è superfluo, a tutelare i clienti.

Circus invece, come nasce?

Circus è una società che nasce nel 2014 per creare progetti per brand o per editori. Lanci di prodotti, di programmi, promo ed altro. Da poco abbiamo anche realizzato il promo di Natale dell'A.S. Roma. Lavoriamo per gruppi come Viacom, PlayStation, Monster Energy, Puma e molti altri. Il nostro lavoro è quello di confezionare campagne per brand o, per semplificare, quello di trovare una soluzione sostenibile rispetto alle richieste del cliente.
Parallelamente, abbiamo creato un dipartimento di management, che poi è anche quello che coinvolge i ragazzi del Gloria. E in quest'ottica è stato illuminante Chef Rubio, che ormai è un amico e una delle persone più leali che io conosca e che, quando ci siamo conosciuti, aveva appena firmato il primo contratto con Discovery. Aveva bisogno di qualcuno che lo tutelasse e lo seguisse nel progetto e scelse noi dopo il primo incontro, praticamente senza conoscerci e fidandosi unicamente del suo istinto.

Come si arriva al Gloria?

Le MMA sono sempre state una fissa per me, una passione. Ero un fan sfegatato di Alessio Di Chirico ed ero soprattutto amico di Lorenzo Borgomeo.
Facevo l'alba per seguire i match di Lorenzo, me ne ricordo uno col cuore in gola in diretta dagli Stati Uniti per XFC, ero emozionato da quel percorso. Un paio di anni fa ricevo una telefonata da Lorenzo che mi confida che i suoi ragazzi sono pronti per il salto di qualità e che hanno bisogno di qualcuno che li aiuti in termini organizzativi. Ovviamente risposi subito di sì, nascondendo la gioia e facendo addirittura finta di doverci riflettere. Era una cosa che stavo già pensando di fare da mesi perché ero e sono tutt'ora convinto che le MMA siano uno sport pazzesco da raccontare, con potenzialità gigantesche.

MMA, Di Segni pronta a combattereGloria Fight Center
Micol Di Segni si prepara ad entrare in gabbia

Hai lavorato e lavori quindi nutrendo perennemente le tue passioni.

Sono un ragazzo fortunato, per citare Jovanotti. I rapporti umani sono impegnativi e purtroppo ho a che fare alcune volte con persone davvero di scarsissimi valori morali, ma se qualche anno fa mi avessero detto che avrei avuto una carriera da cantante di successo, lavorato in una Radio come Radio2 e poi creato un'agenzia che mi permettesse di realizzare promo per la Roma e di lavorare per atleti che combattono in UFC, non ci avrei creduto. Sono esattamente tutte le mie passioni.

MMA, Pedersoli in allenamentoAlex Fede Events & Photo
Carlo Pedersoli jr. in allenamento

Come si è evoluto il tuo rapporto coi ragazzi del Gloria?

Credo di averci messo un po’ a conquistare la loro fiducia. Gli voglio bene come se fossero fratelli, non scherzo, somatizzo le loro tensioni cercando di toglierne loro un po’ ma è impossibile. Io ero uno di quelli che scriveva ad Alessio Di Chirico prima dei match augurandogli in bocca al lupo e ovviamente non mi rispondeva, andavo sulle sue pagine social e le trovavo criptiche, quasi respingenti. Così una delle prime preoccupazioni è stata quella di sistemare i suoi social che ora hanno dei numeri pazzeschi. I suoi dati di insight sono pari a quelli di pagine con il doppio dei fan, la risposta datevela da soli.
Alessio ne farebbe a meno molto volentieri, pensa ad allenarsi e vincere i match. Non ama mettersi in mostra, non gli piace fare trash talking e mantiene quella dose di curiosità non raccontandosi del tutto.
Carlo e Micol sono molto diversi, più estroversi e naturalmente portati alla comunicazione, social e reale. Profili diversi ma altrettanto vincenti.
Poi scherzando (ride), sia Alessio che Carlo mi dicono che lavoro soltanto per l'altro, i rapporti sono molto buoni fra noi.

Mi piacerebbe far ottenere le stesse identiche cose ad ognuno di loro, ma poi si sa, questo è un mondo nel quale un brand può essere interessato ad uno o ad un altro atleta. Io però mostro loro ogni cosa li riguardi, gli giro le mail che scambio con i potenziali interlocutori..quasi sempre, sono molto informati rispetto a quello che gli succede intorno e ai miei obiettivi che purtroppo non sempre riesco a realizzare.

Sono molto contento però del lavoro che stiamo facendo. Il mercato delle MMA dal punto di vista del marketing, delle organizzazioni, degli sponsor è molto complicato. C'è tutto un sottobosco di piccoli brand abituati ad avere atleti anche importanti che dicevano di sì a tutti per delle maglie o per degli integratori. È una cosa che mi ha dato molto fastidio, è capitato anche che me la sia presa seriamente con qualche ciarlatano. Se non ci sono dei soldi, ognuno fa le proposte che può fare, ma mi dà fastidio il fatto che i ragazzi vengano trattati così.

Noi come agenzia siamo facilitati dai talenti che abbiamo in scuderia. So bene che i profili di Alessio, Carlo, Micol Di Segni e anche Mauro Cerilli sono dei nomi importantissimi. Un manager può essere bravissimo ma se i suoi assistiti sono super stai sicuro che sembrerà più bravo di quello che è realmente.

In termini comunicativi e sportivi?

Certo, abbiamo avuto articoli su Rolling Stone, Maxim, Gazzetta, due pagine intere sul Corriere dello Sport, Fatto Quotidiano, inserito Micol in un libro dedicato alle donne coraggiose, portato Carlo su Rai 2 a Nemo, Micol in Radio, potrei continuare ancora per molto e tutto questo in poco più di un anno. Abbiamo incrociato la passione di Alessio per la Roma ed abbiamo creato una campagna congiunta con UFC e l'A.S. Roma. UFC ad esempio è stata disponibilissima, ci siamo organizzati con tre e-mail. Delle società importanti come la Roma ed UFC ci hanno messo pochissimo a coinvolgere Alessio in un progetto del genere ed abbiamo fatto ottimi numeri.

Un progetto promozionale che si può dire andato in porto, dunque.

Già, che poi è un po' anche quello che ha fatto UFC coi suoi atleti: il pubblico non è che li guardi solo per vedere il match all'interno dell'ottagono. I promo raccontano le storie degli atleti, le loro vicissitudini. Gli spettatori vogliono vedere combattere, ad esempio, McGregor, per via del tipo di personaggio che è l'irlandese, molti lo odiano e vogliono vederlo perdere, altri si farebbero bruciare per lui. Guarda cosa sta avvenendo intorno a Jon Jones ora, alla fine è tutto marketing, di altissimo livello, aggiungo.
La storia ad esempio di Micol Di Segni, una donna con più palle di parecchi uomini, so che appassiona. Ma così come quella di Carlo, di Alessio. C'è un potenziale altissimo intorno a loro.

Il documentario di UFC Connected che ha parlato anche di Alessio e di Gloria ha svelato molto in merito.

Esatto, ed anche questo è un segnale fortissimo sul fatto che in Italia abbiamo atleti e anche team che vanno alla grande. Il fatto di aver creato una struttura italiana, quando il ritornello più forte era quello che i camp di MMA dovessero esser fatti all'estero, è stato un segnale globale.

I ragazzi si allenano con Lorenzo, ma anche ad esempio con Luca Anacoreta che in quanto a BJJ in Italia e nel mondo non teme nessuno. Per il match contro Marquez, Alessio si è allenato nella Boxe con Giovanni De Carolis. Valerio Giordani per la lotta. Luca Vidau come preparatore atletico, potrebbe tranquillamente allenare Cormier o McGregor. Anche UFC ha messo Lorenzo fra i più grandi coach in circolazione. Riccardo Carfagna fa un grandissimo lavoro con i giovani, sta formando la prossima generazione di campioni. Sono grandi riconoscimenti. Ci sono professionisti d'alto livello in Italia. E per di più qui questi coach devono concentrarsi su una decina di atleti e non su un centinaio come nei migliori team americani.

Come in tutto poi, può esserci la battuta d'arresto, un match si può vincere e si può perdere. Nelle MMA si perde più spesso che in altri sport, non si pareggia quasi mai e le possibilità di rifarsi arrivano dopo mesi. Ma ad oggi abbiamo obiettivi che, guardando ad un anno fa, nessuno si sarebbe mai aspettato. Adesso l'obiettivo è quello di entrare in top 10. Ci sono molte cose da aggiustare, ma siamo sempre al lavoro. Ce la possiamo fare e ce la stiamo facendo in Italia. Stiamo creando un movimento che può avere un futuro.

Anche altri stanno facendo un buon lavoro, e mi viene in mente Alex Dandi, che anche col carattere difficile che si ritrova e coi suoi modi un po' burberi è un promoter che sta facendo un lavoro che sta dando i suoi frutti. Se lavori duramente, qualcosa la ottieni, sempre. Abbiamo fra le mani uno sport ed un movimento che può arrivare molto in alto. È il caso di frenare le rivalità che rallentano la crescita del movimento. Sono chiacchiere che in certi casi fanno colore, folklore, in altri invece impoveriscono ed abbassano il livello. Mi spiego: se due campioni del mondo battibeccano, può essere producente, se lo fanno degli addetti ai lavori, per di più non eccelsi, il risultato sarà quello di impoverire il tutto, di andare verso il basso.
Ma ripeto, io credo tanto nel movimento e so che siamo all'alba di qualcosa di ancora più importante; credo tantissimo in un evento UFC in Italia, dopo la conferma della Repubblica Ceca, con Alessio, Marvin, Mara, Carlo, farebbero sold out sia a Roma che a Milano, a mio avviso. Io ci credo.

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