Roberto Mancini: "Guidare l'Italia un sogno che si è realizzato"

Il ct dell'Italia, in un'intervista esclusiva con il Corriere dello Sport, racconta i suoi primi sei mesi e fa un punto della situazione parlando anche di razzismo, giovani e sogni per il futuro.

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Nella lunga intervista che il commissario tecnico azzurro Roberto Mancini concede in esclusiva al Corriere dello Sport oggi in edicola un fatto sembra emergere chiaramente a proposito dell'uomo che dovrà fare rinascere l'Italia calcistica: si parla di giovani, si parla di futuro, perché questo è il pensiero di chi da sei mesi è stato chiamato sulla panchina azzurra. Guardare avanti con ottimismo, programmare, crescere.

Da allenatore, così come era accaduto da calciatore, Roberto Mancini ha diviso l'opinione pubblica: inevitabile che un tecnico non possa piacere a tutti, è successo anche ai migliori, però se c'è una cosa su cui quasi tutti concordano, e che è del resto innegabile andando ad analizzare la carriera in panchina dell'ex-allenatore - tra le altre - di Inter e Manchester City, è che si tratta di una persona estremamente educata, con un forte senso civico. Inevitabile dunque che i primi argomenti toccati siano la violenza e il razzismo di cui si parla ormai da giorni, piaghe di cui il calcio fatica a liberarsi.

L'anno appena passato si è concluso nel peggiore dei modi, credevamo di aver superato certe cose e invece a Milano c'è scappato il morto. Assurdo che si debba rischiare la vita per vedere una partita di calcio, sono stato in Inghilterra e la situazione era drammatica, ma oggi i tifosi vedono le gare a pochi metri dal campo e dai calciatori. Perché non può accadere anche in Italia? È giunto il momento che qualcuno prenda delle decisioni, anche impopolari. E poi tutto questo razzismo...

Roberto Mancini racconta la sua ItaliaGetty Images

Roberto Mancini al Corriere dello Sport: "La mia Italia dei giovani"

Il razzismo è un altro tema importante, e Roberto Mancini lo ribadisce, ci tiene a sottolinearlo.

Il mondo è cambiato e in troppi non se ne sono accorti, oggi abbiamo anche in Nazionale diversi giocatori di colore. È una questione di educazione, poi qualcuno deve intervenire. E se non lo fanno le istituzioni fermiamoci noi, diamo un segnale forte per risolvere questo problema vergognoso. Le offese razziste non hanno senso, in ogni squadra c'è almeno un nero, perché allora insultare quelli della squadra avversaria?

Chiarito questo punto fondamentale, Mancini può finalmente concedersi all'intervista vera e propria, che riguarderà i suoi primi sei mesi da ct della Nazionale e i suoi piani e speranze per il futuro. 

Diventare ct dell'Italia è un sogno realizzato, penso di aver costruito in questi sei mesi già un bel gruppo, che ha fatto in parte pace con la gente dopo l'insopportabile delusione di vedere i Mondiali senza di noi. La mia idea è quella di tornare a dare agli italiani una Nazionale che si esprima sul livello di quella delle notti magiche di Italia '90, una squadra speciale e divertente dove i giovani possono giocare.

Gli obiettivi sono gli Europei del 2020 e soprattutto i Mondiali del 2022, dove un'altra assenza azzurra sarebbe intollerabile e imperdonabile. Mancini lo sa e lavora per questo, ma senza chiudere definitivamente la strada ai senatori. Chi se lo merita sarà chiamato, indipendentemente dalla carta d'identità, anche se chiaramente gran parte del lavoro andrà progettato su un futuro di cui tanti, pr ragioni anagrafiche, non potranno fare parte.

Prendete ad esempio Quagliarella. Avete visto che forma, che gol, che numeri? Se sta così a marzo, quando iniziano le qualificazioni agli Europei, se mi serve lo chiamo di corsa. Ma se questo accadrà lui saprà che vista la sua età non potrà avere un futuro in azzurro, ed è un ragionamento che vale per tutti

Il progetto, dunque, continuerà a vertere sui giovani come Nicolò Zaniolo e Sandro Tonali, chiamate per cui il ct è stato criticato e che oggi invece confermano l'occhio lungo di Mancini quando si parla di giovani.

Zaniolo lo avevo seguito nell'Under 19, aveva fisico e qualità superiori ai suoi coetanei anche se giocava soltanto nella Primavera. Così l'ho chiamato, volevo vederlo da vicino. E oggi che è titolare nella Roma i fatti mi hanno dato ragione. Lui è il futuro, così come Tonali, che finirà la stagione in Serie B ma come Zaniolo ha qualcosa in più degli altri e farà il salto di qualità. O come Kean, che ovviamente nella Juve non ha spazio per emergere. Ma se va a giocare può diventare una punta di razza

Roberto Mancini durante l'allenamentoGetty Images

Moise Kean difficilmente andrà a giocare: in questa sessione di calciomercato la Juventus ha già annunciato l'intenzione di tenere in rosa il giovane talento, ed è questo che segna la differenza tra il talento bianconero e un pupillo di Mancini, quel Mario Balotelli che oggi però sembra fuori dai discorsi che riguardano la Nazionale.

A 17 anni Balotelli giocava nell'Inter, con me, segnava gol da Scudetto. A vent'anni aveva già un centinaio di presenze in Serie A. È questa la differenza con Kean, in cui però credo molto. Mario e l'azzurro? Io ho fatto il possibile, è un calciatore che da giovane all'Inter e al City mi ha dato molto, negli ultimi tempi davvero poco, ma a 28 anni è ancora padrone del suo destino. Europei e Mondiali dovrebbero essere uno stimolo irresistibile, ma giocherà solo se dimostrerà di meritarlo

Poi, a precisa domanda, Mancini snocciola la sua Italia del presente e del prossimo futuro.

Ho scoperto Barella, giocatore già maturo e con una straordinaria personalità. Ho bisogno del miglior Verratti a centrocampo, mentre in difesa ho i miei Ronaldo, Bonucci e Chiellini: Giorgio in mezzo a tanta gioventù è decisivo, è implacabile come centrale ed è un uomo vero. Donnarumma con me in Nazionale non ha mai sbagliato una partita, non è Buffon perché parliamo nel caso di Gigi di un campione epocale, ma è bravissimo. E tengo d'occhio Meret, Cragno e Perin che purtroppo andando alla Juventus ha accettato il rischio di non giocare

Non finisce qui. Perché tanti altri giovani sono in rampa di lancio e servirà trovare punte che facciano gol, fattore quest'ultimo che è mancato nelle prime uscite dell'Italia del Mancio.

Cerco conferme da giocatori come Cristante e Pellegrini, Cutrone, Mancini dell'Atalanta. Poi devo seguire quei giocatori che nei miei primi sei mesi di mandato non erano al top della forma: Meret, Inglese, Spinazzola, Conti. In attacco paghiamo il problema dell'esperienza in campo internazionale, tra l'altro: Chiesa è fortissimo nell'uno contro uno, ad esempio, ma in area si perde. Immobile? A vedere i numeri è il miglior attaccante italiano, ma poi in Nazionale ci sono 8-9 partite l'anno e vanno sfruttate. Certamente non ce l'ho con lui

Così Roberto Mancini aspetta e studia, un lavoro completamente diverso da quello che si era ormai abituato a fare, sul campo, ogni giorno. È così che ha scoperto Piccini e Grifo, che giocano rispettivamente nel Valencia e nell'Hoffenheim. Intanto si gode il campionato dominato dalla Juve di CR7 e si concentra su un futuro completamente tinto di azzurro.

Cristiano Ronaldo fa la differenza, tanti guardano ai gol ma io guardo alla sostanza ed è un giocatore di un altro pianeta. In futuro per fermare la Juve la più pronta mi sembra l'Inter. Il Napoli gioca benissimo, la Roma ha giovani di valore, il Milan invece deve azzeccare almeno 2 o 3 rinforzi importanti. In futuro tornerò ad allenare? Può darsi, e non chiudo la strada a nessuna esperienza, ma per adesso mi concentro solo sull'Italia: fare il commissario tecnico della Nazionale per me è un punto di arrivo

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