Calciomercato Inter, Moratti e il sogno Messi: "Avrei fatto un tentativo"

L'ex presidente nerazzurro ripercorre la sua storia ai microfoni di gianlucadimarzio.com.

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Massimo Moratti riavvolge il nastro. L'ex presidente dell'Inter si racconta ai microfoni di gianlucadimarzio.com e ripercorre la sua storia da numero uno dei nerazzurri. Un'avventura iniziata nel 1995, anno in cui acquistò la società, e terminata nel 2016. 

La possibilità di vendere emozioni alle persone mi ha spinto a diventare presidente dell'Inter. Sia chiaro però, le emozioni non hanno prezzo. E infatti non mi sono fermato a una valutazione imprenditoriale, altrimenti avrei aperto un'azienda di calze. L'Inter è stata una enorme stupidaggine (ride, ndr) dettata anche dalla possibilità di trattare giocatori come Cantona e Ince (prese solo quest'ultimo, ndr). Se fossi riuscito a prendere anche Cantona, inizialmente avremmo ottenuto risultati diversi

Poi parla di alcuni tra i giocatori più forti avuti sotto la sua gestione:

Non avevo modo di frequentarli abitualmente, per alcuni provavo grande affetto. Recoba aveva il sinistro più bello che abbia visto in vita mia, Ince era un combattente e una persona buonissima. Milito mi ha fatto vincere, impossibile non volergli bene. Ibrahimovic sembrava una cantante lirica, faceva finta di disprezzare gli altri ma era un trascinatore. E poi Ronaldo, il suo acquisto, fatto a sorpresa, mi presentò al calcio. Ci siamo voluti bene, io avevo sempre paura si facesse male. Gigi Simoni fu l'allenatore che riuscì a farlo giocare meglio

Si passa agli allenatori:

Dopo uno giovane ne chiamavo uno anziano, cercavo di mantenere questa alternanza. Simoni era una persona splendida, Cuper purtroppo non riuscì a instaurare un legame con Ronaldo. Mourinho mi impressionò per le sue conferenze stampa, in particolare quella in occasione della semifinale di Champions League tra Porto e Deportivo. Lì decisi che doveva venire all'Inter. Mancini avrei voluto prenderlo già da giocatore, con lui trovai l'accordo in poco tempo. Un allenatore che avrei voluto è Ancelotti, mi è sempre piaciuto il modo in cui gestisce le squadre. Lo considero concreto e mai fanatico, con me è stato sempre un signore

Inevitabile parlare di calciomercato, dei colpi fatti e di quelli sfumati. In quest'ultimo gruppo rientra Andrea Pirlo:

Volevo riprenderlo quando non aveva intenzione di rinnovare col Milan, ma ho temporeggiato troppo e me lo sono fatto scappare. Figo lo convinsi in un bar in riva al mare, scrissi la cifra in uno di quei fogli che si mettono sotto i pasticcini e poi gli dissi di andare da Ghelfi, il mio uomo di fiducia, per firmare il contratto. L'affare Sneijder nacque su consiglio di un gestore di un bar, tifosissimo dell’Inter. Era convinto che Wesley fosse il tassello mancante per rendere imbattibile l'Inter e farle vincere la Champions. Gli diedi retta e feci bene

Sui trofei conquistati:

Ricordo con piacere la Coppa Uefa del 1998, una stagione simile a un bellissimo romanzo culminato però con la tragedia calcistica di Torino. La delusione più grande è però il 5 maggio. La colpa non fu solo di Gresko, un terzino in mezzo a tanti campioni. Il pareggio del primo tempo mi svuotò, non andai neanche negli spogliatoi. I giocatori erano sicuri che la Lazio si sarebbe fermata per fare un dispetto alla Roma. Tutte stupidaggini, spero siano state solo quelle

E infine a Moratti viene chiesto come avrebbe reagito all'acquisto di Cristiano Ronaldo da parte dell'Inter:

Se fossi stato ancora presidente dell'Inter, magari un tentativo per Messi l'avremmo fatto, anche per dare un segnale. Se ho pensato di tornare? No, mai. Quando decidi di farti da parte, capisci che hai fatto il tuo tempo. È giusto lasciare spazio a chi vuole provarci con idee diverse. Zhang è giovanissimo ma ha grandi doti imprenditoriali e buon senso. Credo molto nel suo lavoro, non vuole fare la figura di Pierino

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