Io stavo con Gigi 'Tyson' Casiraghi (e non lo dimenticherò mai)

Casiraghi non è stato solo un attaccante moderno, fisico, capace di acrobazie straordinarie: vicino a lui hanno giocato i migliori attaccanti degli anni Novanta. Con il suo addio alla Serie A è finita un'epoca.

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Io stavo con Pierluigi Casiraghi. Lo si può raccontare in tanti modi: centravanti moderno, in area di rigore potente ed elegante, qualcuno, con aria un po' funerea, dirà: "Alla fine è stato anche molto sfortunato". La sua carriera parte da lontano, fine anni '80, con la maglia del Monza. Ha la faccia sbarazzina, un ciuffo di capelli ribelli. 

Sulla maglia rossa del Monza campeggia lo sponsor Philco, azienda statunitense che i più esperti ricorderanno in un paio di spot di Carosello, che nel 2003 chiude i battenti, dopo la fusione con la Star del gruppo Merloni. 

Raccontare Casiraghi non è affar semplice, perché era una punta in grado di cambiare il senso del suo ruolo, spesso in perfetta sincronia con il suo compagno di reparto. Io stavo con Casiraghi: proprio attraverso i suoi partner, parola a "Tyson" Casiraghi.

L'Italia in attacco schierava CasiraghiGetty Images
Casiraghi con la maglia della Nazionale italiana

Gigi "Tyson" Casiraghi e i suoi attaccanti: vizi e virtù di un ariete 

Casiraghi inizia nel Monza, dicevamo, in Serie B. Fa il suo esordio poco più che sedicenne in Coppa Italia in Monza-Fiorentina 0-3. Fa caldo, la massima supera i 30 gradi: è il 21 agosto 1985 quando al 72' subentra a Roberto Antonelli. Nel Monza formerà con Maurizio Ganz una coppia perfettamente assortita, letale. Si ritroveranno 25 anni dopo, con qualche capello di meno e lo stesso sorriso, ancora una volta fianco a fianco nello spogliatoio.

Siamo nella pancia dello stadio Brianteo, quello che fu battezzato proprio dalla coppia Ganz-Casiraghi: la prima inaugurale dell'impianto vede il giovane Monza abbattere per 2-1 in Coppa Italia la Roma di Voeller e Conti. Siamo sempre ad agosto, stavolta nel 1988. Fulvio Saini, il capitano di quel Monza, ricorda Casiraghi:

Potentissimo e davvero coraggioso

Coraggio, potenza, il Monza è stato appena promosso, è gagliardo, galvanizzato, preparato. Al 22' Brioschi lancia proprio "Tyson", che trafigge un giovanissimo Angelo Peruzzi, attuale club manager della sua Lazio. Proprio Peruzzi metterà giù Ganz, e lo stesso Casiraghi sbaglierà il rigore del raddoppio. Parato, nulla di fatto. Ci penserà Mancuso, su respinta di Peruzzi su Casiraghi, a portare il risultato sul 2 a 1. La Roma di Niels Liedholm è battuta. Quel Monza si salverà all'ultima giornata grazie alla classifica avulsa. Ma per Casiraghi è stato solo l'inizio. 

Il prezzo della Juventus: Totò Schillaci e Roberto Baggio

La maglia della Juventus pesa. Ogni anno bisogna guadagnarla, ora e in passato. Oggi sei una leggenda, domani sei fuori. Casiraghi passa alla Vecchia Signora per 6,4 miliardi di lire. Da bravo giovane rampante, sarà uno dei più brillanti nei percorsi alternativi alla Serie A: in Coppa Italia realizzerà una doppietta contro il Toro, nel derby, in semifinale, e va in gol in finale di Coppa Uefa, contro la Fiorentina. Che fatalmente era stata proprio la squadra contro cui aveva segnato la prima rete in A, nel 1989. Lo manda in campo Zoff, con Angelo Alessio, in seguito braccio destro di Antonio Conte (lo ha seguito di recente anche nell'esperienza al Chelsea) e un certo Totò Schillaci. Sta per succedere: siamo alla vigilia delle famose "Notti Magiche", con Schillaci protagonista assoluto di Italia 90, forse uno dei crocevia calcistici e storici del nostro paese.

Arrivano insieme alla Juventus, quasi insieme vanno via: Schillaci nel '92 passa all'Inter, Casiraghi la stagione successiva va alla Lazio. Alla Juventus non c'è più spazio. Dopo Zoff e il fallimento del calcio innovativo di Manfredi, il Trap ha riportato la squadra ad altissimi livelli, ma è reo di aver sostituito troppe volte Schillaci, di aver lasciato meno spazio a Casiraghi. Sono arrivati Vialli e Ravanelli, c'è Roberto Baggio, c'è Moller. Non c'è spazio. Schillaci racconterà il primo periodo nell'aprile del '92, poco prima di andare via, ricordando proprio i suoi primi passi bianconeri con Casiraghi: 

Se decidono di tenermi è perché hanno fiducia in me. E poi, quando gioca, uno a certe cose proprio non pensa. Al primo anno nella Juve, dicevano che io e Casiraghi non eravamo buoni per questa squadra. Invece disputammo un grande campionato. E non dimenticate il secondo posto nella stagione che sta per concludersi. Un ottimo risultato. Due anni fa sentivo intorno a me maggiore fiducia, anche e soprattutto quando sbagliavo. Zoff mi ha sempre aiutato. Insomma, non si può continuare a giocare con il fiato sul collo, nell'eventualità di finire in panchina

Parole dense di amarezza, l'anno successivo toccherà a Casiraghi. Alla Juventus anche qualche accenno di quella proverbiale sfortuna con cui tutti finiscono per ricordarlo: in semifinale di Coppa della Coppe, nel '91, affronta il Barcellona di Koeman, Bakero, Cruyff, Stoichkov. Nella gara di ritorno, deve uscire al 39', così come la sua spalla. Al suo posto proprio Schillaci, che non passerà alla storia per quella serata, come raccontò La Repubblica: "l'infortunio a Casiraghi (ancora uscita una spalla) ha obbligato il mister a far giocare Schillaci. Che purtroppo ha addosso come una febbre che lo porta a sbagliare anche i gol più facili". 

Non c'era solo Schillaci in quella Juventus: alle spalle dei due c'è già quello che verrà chiamato "Divin Codino", il 10 per eccellenza, anche lui sacrificato sull'altare di un Mondiale disgraziato. Dici Baggio, pensi al suo calcio di rigore nel caldo asfissiante di Pasadena contro il Brasile. Casiraghi sceglie di andare via dalla Juventus proprio per la Nazionale, proprio per l'azzurro, proprio per giocare i Mondiali del 1994 e gli Europei due anni più tardi. Se li guadagnerà con la Lazio, all'alba di una nuova era. Alla fine degli anni Novanta, gli ultimi disgraziati in casa biancoceleste, prima del miracolo di Cragnotti. La Nazionale per Casiraghi è tutto. Cerotto per respirare meglio, maglia azzurra: 

Nell’estate del 1993 ho scelto di andare via dalla Juventus perché c’erano i Mondiali alle porte e io mi giocavo un posto in Nazionale. Potevo convincere Sacchi a portarmi negli Stati Uniti solo giocando con continuità e segnando tanti gol, perché la concorrenza era fortissima in quel ruolo. Per me la Nazionale è sempre stata importante perché, dovunque sono andato a giocare, è sempre stata la mia maglia: dalla selezione Under 16 fino alla Nazionale maggiore le ho indossate tutte

Quando l'Olimpico moriva per Casiraghi e Signori 

La fascia rossa al braccio, il pizzetto e un casco di capelli: il sinistro letale, fulminante, la rincorsa breve dal dischetto, che sembra troppo breve, come un singulto strozzato. Poi la bordata, contro ogni legge della rincorsa: Giuseppe Signori incontra Casiraghi e non scocca subito la scintilla. Ma divamperà un incendio che farà innamorare l'Olimpico. Quella tra i due è un'intesa che cresce. A portare Casiraghi alla Lazio è sempre Dino Zoff. Formula del prestito oneroso per 1.5 miliardi di lire più il diritto di riscatto a 10 miliardi di lire. 4 reti in 26 partite il primo anno, siamo nel 93/94. Lo sapete, è l'anno dei Mondiali americani, è l'anno del rigore di Baggio. Poi arriva Zeman, e a Roma si entra nel folle mondo del boemo. Pazzesco, altalenante, adorato, odiato, pieno zeppo di gol e azioni travolgenti. Casiraghi + Signori, uno che può vantare gli auguri di un certo Diego Armando Maradona: 

Momenti di "Tyson" Casiraghi. Ne fa 4 alla Fiorentina, in un 8 a 2 incredibile, il 5 marzo del '95, nel derby di ritorno segnerà in acrobazia, marchiando i ricordi dei tifosi con un gol da brividi. 12 reti, 14 l'anno dopo, poi ancora 8, con Zoff che torna in panchina al posto di Zeman. Poi arriva Sven-Göran Eriksson assieme al numero 10 carismatico e accentratore, Roberto Mancini: sarà la Lazio capace di vincere tutto, Casiraghi comincia ad entrare a partita in corso. Stanno finendo gli anni Novanta, Casiraghi e Signori sono già quasi nomi del passato. Con un ultimo moto d'orgoglio trascina i suoi in finale di Coppa Uefa con 4 reti: è la prima europea per la Lazio, a Parigi incontra l'Inter del Fenomeno, Luis Nazario da Lima, per tutti Ronaldo. Il primo con questo nome, indimenticabile. Indimenticabile come "Tyson" Casiraghi: passerà al Chelsea nel 1998, decreta la fine degli anni '90 in casa Lazio. Senza lui e Signori si chiude un'epoca. Ma in pochi possono vantare, per dire, messaggi come questo: 

Nei Blues tutti italiani pre-Abramovich (con Zola, tanto per dire, con cui gioca anche in Nazionale, ci sono Di Matteo e Vialli) incontrerà il suo destino: si scontra con Shaka Hislop, portiere del West Ham, il ginocchio cede in più punti. Verrebbe da dire che è la fine di tutto, la fine della carriera, a soli 29 anni. Verrebbe da dire che in un secondo tutto può finire, per un calciatore. Due anni di interventi, il licenziamento da parte del Chelsea nel 2000 senza aver più rimesso piede sul campo.

Casiraghi sulla barella
8 novembre 1998: il destino di Casiraghi prende le sembianze di Shaka Hislop

Verrebbe da dire che è stato sfortunato, ma tutti i suoi compagni d'attacco hanno potuto dire: "Io sto con Casiraghi". Verrebbe da dire che con il campo finisce tutto, ma all'Olimpico ancora lo ricordano sospeso nell'aria, al suo fianco Signori, mentre sta per segnare alla Roma, in un momento immortale. 

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