Liga, Kakà: "Al Real Madrid ho avuto due problemi, uno era Mourinho"

L'ex Pallone d'Oro brasiliano racconta a SporTV la sua esperienza alle merengues sottolineando le difficoltà legate agli infortuni e a un difficile rapporto con il tecnico portoghese.

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Il 2018 non è stato certo un anno da incorniciare per José Mourinho, un tempo considerato il miglior allenatore al mondo, che prima di concludere il suo rapporto di lavoro con il Manchester United ha dovuto concludere una stagione senza titoli, subire gli attacchi di Iker Casillas, suo giocatore ai tempi in cui guidava il Real Madrid, e successivamente di Andres Iniesta, che lo ha accusato di avere esasperato in passato il clima già piuttosto teso esistente nella Liga tra le merengues e il Barcellona.

In prossimità della fine dell'anno ecco un nuovo racconto sul tecnico portoghese. Autore Kakà, Pallone d'Oro nel 2007 e idolo dei tifosi del Milan, che dopo essersi trasferito al Real Madrid nel 2009 non riuscì a replicare con la maglia delle Merengues le magnifiche prestazioni espresse in rossonero. Ospite della trasmissione "Grande Circulo" in onda su SporTV l'ex campione brasiliano si è raccontato in un'intervista a 360 gradi che ha coinvolto presente, futuro e passato spiegando la sua deludente esperienza nella Liga durata quattro stagioni.

E parlando del periodo trascorso al Real Madrid ecco che Kakà, che oggi ha 36 anni e sta studiando per assicurarsi un futuro come direttore sportivo, ha affermato che due grandi problemi gli hanno impedito di rendere al meglio con la maglia del club più titolato al mondo: gli infortuni che lo hanno enormemente limitato, impedendogli di esprimersi al 100%, e il difficile rapporto creatosi con José Mourinho, che non lo ha mai visto come un potenziale titolare nella sua squadra.

Liga, Kakà sul difficile rapporto con MourinhoGetty Images

Liga, Kakà: "Al Real due problemi: gli infortuni e José Mourinho"

Da calciatore Kakà - al secolo Ricardo Izecson dos Santos Leite - era noto oltre che per il suo enorme talento anche per la straordinaria professionalità e l'educazione innata, qualità quest'ultima che certo non ha perso una volta appesi gli scarpini al chiodo. Così, nonostante consideri Mourinho una delle cause del suo fallimento al Real Madrid, il brasiliano sottolinea come l'allenatore avesse pieno diritto di prendere certe decisioni e ne dipinge un ritratto ben diverso da quello che tanti si immaginano.

Quando mi sono trasferito al Real Madrid ero certo che tutto sarebbe andato per il verso giusto, ma non fu così. Non riuscii mai ad avere continuità, prima a causa degli infortuni e poi per via degli allenatori. Persi tre anni a cercare di convincere Mourinho che meritavo più possibilità di quelle che mi concedeva, ma era qualcosa su cui non avevo controllo, che non dipendeva da me. Tutto quello che potevo fare era comportarmi come un eccellente professionista, una scelta che ha pagato dato che ancora oggi possono andare a Madrid e trovare tutte le porte aperte. Ancora oggi Florentino Perez mi dice che sono uno dei più grandi professionisti mai venuti qui.

Ed ecco il rapporto conflittuale con Mourinho, che in 3 stagioni concesse a Kakà 87 presenze in tutte le competizioni venendo ripagato con 20 reti che però non lo convinsero mai completamente della bontà del giocatore al punto da dargli le chiavi della squadra come accadeva al Milan.

Ci siamo rincontrati a Manchester, abbiamo soggiornato nello stesso albergo e abbiamo parlato. Tra noi non c'è nessun problema, ai tempi del Real Madrid io pensavo di meritare di giocare e lui non la pensava allo stesso modo. Non eravamo d'accordo, ma ci siamo sempre rispettati. Non mi sono mai lamentato con la stampa né ho mai minacciato di andarmene. Ritenevo di poter essere un'opzione in più, ma lui preferiva in quel ruolo Ozil. E Ozil è un grande giocatore.

Kakà e MourinhoGetty Images

Mourinho è esattamente quello che tutti vedono davanti alle telecamere. Certo ha momenti in cui esplode, ma è molto intelligente e prepara tutto quello che dice, ogni volta è perfettamente consapevole di cosa andare a colpire e come. Il problema tra noi è sorto a causa delle sue scelte, pensavo di poter dare un contributo importante e che lui si sbagliasse, ma alla fine la squadra funzionava, abbiamo vinto la Liga e raggiunto le semifinali di Champions League.

Rimpianti, Pallone d'Oro e eredi

Kakà ha parlato nel corso della trasmissione anche di molti altri aspetti della sua carriera oltre alla semi-fallimentare - considerate le aspettative - esperienza nella Liga con la maglia del Real Madrid. Dei suoi più grandi rimpianti, del Pallone d'Oro conquistato nel 2007 e di due grandi campioni di oggi, Neymar e Cristiano Ronaldo.

La mia più grande gioia fu vincere i Mondiali nel 2002, anche se giocai appena 23 minuti. Nel 2008 sarei potuto essere il primo pezzo pregiato nel progetto del Manchester City, ma scelsi di rimanere al Milan e 6 mesi dopo passai al Real Madrid. È una scelta che non rimpiango, mentre i miei rimpianti sono invece legati alle eliminazioni ai Mondiali del 2006 e del 2010, la semifinale di Champions League persa ai rigori contro il Bayern Monaco con il Real e la finale persa con il Milan a Istanbul contro il Liverpool nel 2005. Quest'ultima gara mi ha insegnato che non sempre abbiamo il controllo sulla vittoria e sulla sconfitta, possiamo solo dare il massimo.

Dei cinque brasiliani che hanno vinto il Pallone d'Oro io sono sicuramente quello con meno talento, ho sempre vissuto il calcio in un altro modo, alla Zidane per intenderci, mi sono trovato in un momento di transizione dove contava molto anche la parte atletica e ho saputo adattarmi. Dovevo correre sempre, perché le mie qualità tecniche non mi avrebbero permesso di eclissarmi durante la partita e poi risolverla con un colpo come fanno alcuni fuoriclasse.

Kakà Pallone d'Oro 2007Getty Images

Neymar è molto forte, ma il Brasile non può dipendere da lui. Abbiamo visto come nel 2014 la Germania abbia vinto i Mondiali senza particolari stelle ma con un gruppo molto forte, e Neymar è uno che andrebbe inserito in un gruppo forte, ma è una cosa che non rientra nella nostra cultura calcistica. Cristiano Ronaldo? È una fuoriserie, all'interno dello spogliatoio parlava sempre bene di me e riconosceva quanto mi stessi impegnando e fuori era rispettoso con tutti: una volta in tournée a Los Angeles acquistò 15 cellulari per lo staff in modo che potessero comunicare al meglio tra loro.

Kakà e Cristiano RonaldoGetty Images

Kakà traccia anche un bilancio della sua carriera, che per molti appassionati di calcio avrebbe potuto portarlo a ottenere molto di più di quanto conquistato. Un'analisi che non trova d'accordo il campione brasiliano, già pronto a tuffarsi in nuove avventure.

Non ho mai sognato di diventare il calciatore più forte al mondo, nei miei sogni avrei voluto giocare da professionista per il San Paolo e indossare almeno una volta la maglia della Nazionale, poi le cose sono andate bene ed è arrivato il momento in cui ho potuto sognare in grande. Sono arrivato molto più in alto di quanto avrei mai potuto immaginare e sono molto grato e molto felice per la carriera che ho avuto.

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