Scontri prima di Inter-Napoli, Daspo per sette ultras nerazzurri

In sei hanno precedenti penali. Per la Questura di Milano "si sono resi protagonisti del violento attacco nei confronti degli ultras del Napoli in via Novara".

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Il Questore di Milano Marcello Cardona li aveva annunciati nella conferenza stampa di ieri. Oggi i primi provvedimenti derivanti dalle indagini sulla morte di Daniele Belardinelli, il 35enne investito da un'auto, probabilmente un Suv, nella serata del 26 dicembre in via Novara, a Milano pochi minuti prima del fischio d'inizio di Inter-Napoli sono stati annunciati dalla Questura.

L'agguato nei confronti di alcuni minivan utilizzati dai tifosi del Napoli per raggiungere lo stadio Giuseppe Meazza-San Siro, che lo stesso Cardona aveva definito "ignobile e squadristico", è costato il Daspo a sette ultras dell'Inter, che facevano parte di un gruppo di quasi 100 persone, nel quale trovavano posto anche ultras del Varese e della squadra francese del Nizza.

Gli ultras dell’Inter individuati come gli assalitori nel corso degli scontri contro i tifosi campani prima di Inter-Napoli sono complessivamente nove. Di questi, sette - tutti italiani e di età compresa tra i 18 e i 48 anni - sono stati raggiunti dal provvedimento che gli impedirà di prendere parte a manifestazioni sportive in futuro. Lo precisa la nota emessa dalla Questura di Milano:

Più precisamente, l’attività di indagine esperita dalla Digos ha consentito di individuare nove assalitori, tre dei quali subito arrestati, che si sono resi protagonisti del violento attacco nei confronti degli ultras del Napoli

Morte Belardinelli e scontri a Milano, Salvini e Conte: "Non chiudiamo stadi, ma serve riflessione"

Il bilancio del raid in via Novara, a circa 2 chilometri dallo stadio di Milano, era stato di 4 feriti, di cui uno con arma da taglio. Il 35enne Belardinelli, capo ultras del gruppo Blood Honour di Varese, era stato investito da un mezzo che viaggiava nella corsia opposta ed era poi morto nella notte all'ospedale San Carlo. Numerose le reazioni arrivate dal mondo della politica, come quella del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il vicepremier ha espresso un secco diniego alla chiusura forzata degli stadi, auspicando il ritorno alla collocazione diurna per le partite a rischio.

Chiudere gli stadi e vietare le trasferte sono risposte sbagliate: condannano i tifosi veri, milioni di persone che hanno diritto a seguire la propria squadra e che non vanno confuse con pochi delinquenti che girano con il coltello in tasca. Certe partite a rischio non saranno più giocate in notturna ma alla luce del sole, a mezzogiorno, alle 15, e con elicotteri della polizia che possano controllare i delinquenti. Non è più possibile che il calcio sia ostaggio delle tv e di interessi economici miliardari, serve meno business

Inter-Napoli non ha lasciato in dote solo il tragico risvolto degli scontri, ma anche quello - assolutamente da condannare - degli ululati razzisti arrivati dagli spalti nei confronti del difensore senegalese del Napoli Kalidou Koulibaly, atti che costeranno due partite a porte chiuse alla società di casa. Sulle due emergenze si è soffermato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la consueta conferenza stampa di fine anno. Il campionato di Serie A non si fermerà, anche se per il Premier una pausa sarebbe stata opportuna:

Sono rimasto costernato a scoprire che una manifestazione sportiva possa diventare occasione di scontri, aggressioni e in questo caso c'è stato anche il morto. Ritengo molto gravi le espressioni incivili e discriminatori nei confronti di etnie, razze e così via. Parlerò con il sottosegretario Giorgetti per vedere se si può inasprire le pene, mantenendo una soglia di efficacia. Una reazione forte ci vuole da parte di tutti. La mia sensibilità sarebbe di dare un segnale forte ricorrendo a una pausa che sia di proficua riflessione, però lascio alle autorità competenti la valutazione

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