Il padre di Belardinelli: "Non era un violento". La moglie: "Un gran lavoratore"

Le parole di Vincenzo Belardinelli e Cristina, padre e moglie dell'ultrà morto investito prima di Inter-Napoli.

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La morte di Daniele Belardinelli, l'ultrà del Varese investito da un suv nei pressi di San Siro prima di Inter-Napoli, è un'altra pagina buia nella storia del calcio italiano, che purtroppo di vittime ne conta già tante. E mentre ancora si cerca chi fosse alla guida del mezzo killer che l'ha travolto, al Tg1 e Mediaset ha parlato il padre del 39enne, Vincenzo:

Stiamo aspettando i risultati dell'autopsia per capire cosa sia successo. Non si capisce se stesse correndo perché inseguito dalla vettura, forse è stato un incidente. Non si può pensare che uno vada a vedere una partita e non torna a casa dalla sua famiglia. Io so che gli piaceva sfogarsi negli stadi, ma non ne parlavamo mai. Non so se facesse o meno casini.  Io e lui ci salutavamo e basta, non ci vedevamo molto. Di lui gli amici dicevano che era un po’ ultrà

Quando gli chiedono perché il figlio fosse tra gli ultrà del Varese che erano armati di spranghe e mazze, pronti per un agguato ai tifosi del Napoli, risponde:

Non credo avesse con se una spranga, magari era solo nella mischia. Aveva ricevuto un Daspo, sì. Era un casinista, un tifoso, ma non un violento. Era un bravo ragazzo che si è sempre comportato bene. Io ho un bel ricordo di mio figlio

Di lui ha parlato anche la moglie Cristina, come si legge su Gazzetta.it:

Era una brava persona, gli volevano tutti bene. Mio marito era un grande lavoratore e chiunque lo conosceva vi dirà che era una brava persona. Sapevo che mercoledì sarebbe andato allo stadio con alcuni amici, gli piaceva vedere le partite. Lui non ha mai fatto male a nessuno

Così invece Silvio Papini, ex giocatore e dirigente del Varese:

Daniele lavorava dieci ore al giorno, poi quando si trovava con gli altri ragazzi forse cambiava. Ragazzi come lui non sono dei santoima nemmeno delinquenti. Sono bravi ragazzi che fanno sacrifici

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