NBA Christmas: Harden domina in uno contro uno, OKC arriva corta

I Rockets combattono e danno la spallata nel finale con un Harden superlativo per avere la meglio di George, Westbrook e dei Thunder.

Thunder battuti a Houston Getty Images

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È ora di sfatare il luogo comune del tifoso NBA che si “libera” del Natale gustandosi i Christmas game della sera, perché anche quest’anno le partite della festa per eccellenza devono essere solo la più degna conclusione di una giornata speciale. Dopo l’apertura con Giannis Antetokounmpo che nella mecca del Madison ricorda a tutti che per l’argomento MVP si debba passare da Milwaukee, il piatto forte della prima serata italiana è a Houston dove i Rockets ospitano i Thunder.

La squadra di D’Antoni è senza Chris Paul, mentre quella di Donovan attende l’ancora lontano ritorno di Roberson, senza che le due assenza possano essere comparabili per impatto nel senso stretto del termine. Paradossalmente, decide il match l’ultimo arrivato, quell’Austin Rivers ripudiato nella sua avventura post Clippers, ma che infila due triple nel finale di pura garra per mandare i titoli di coda su dei Thunder che avevano controllato per larghi tratti.

Il match è godibile, non sempre lucido e qualitativo nelle esecuzioni, ma di certo intenso e con una fisicità da playoffs, messa in campo soprattutto dai Rockets che nel momento decisivo confinano l’attacco dei Thunder ai vecchi isolamenti di Westbrook e George, limitandolo e spegnendo la luce. Per OKC parte bene Westbrook con due triple e un ottimo primo quarto, salvo poi spegnersi e gestire molto male gli ultimi possessi, mentre Paul George fa il contrario spendendosi per ampi tratti su Harden, ma non accendendo mai il feeling con il canestro, che nelle ultime uscite era stato trovato con sconcertante continuità. Da qui una sconfitta interpretabile come occasione persa e base per migliorare ancora dai soliti errori in cui ricade ciclicamente la squadra di Donovan.

NBA: Harden, il miglior giocatore di uno contro uno del pianeta

È pur sempre la giornata dell’uomo vestito in rosso e con la barba, ma noi tralasciamo il colore di quest’ultima e ci godiamo un vero show offensivo con le gambe. Il Barba è il giocatore di uno contro uno più immarcabile della NBA, non tanto perché ne ha fatti 41 con tutta la difesa avversaria concentrata su di lui, ma perché non c’è modo di fermarlo nè in single coverage, nè di squadra. Nel momento in cui il suo step back da tre punti funziona, arriva semplicemente il momento di scegliere come venir arrostito sulla sua griglia.

OKC prova a mandarlo a destra, fa un lavoro ottimo nel non concedergli facili viaggi in lunetta grazie ai cambi di George, Grant, Schroder e Ferguson, ma dopo tutta questa premessa lui domina ugualmente. Nel primo quarto va sempre al ferro e nell’ultimo prima crivella da fuori e poi mette il floater decisivo a 20” dal termine, dopo aver fulminato George dal palleggio ed eluso l’aiuto di Adams con irrisoria facilità. Non c’è un giocatore in grado di uccidere un difensore in così tanti modi. L’unica vera pecca nel suo gioco è quanto venga immeritatamente premiato dagli arbitri su dei contatti che genera lui, enfatizza con l’actor studio guadagnandosi falli che non dovrebbero avere diritto di cittadinanza.

Gli arbitri NBA e le loro decisioniGetty Images

Arbitri, spiegazioni e rapporto con i giocatori

Abbiamo detto di come Harden venga tutelato oltre i propri meriti dagli arbitri, ma quello che stupisce per l’alto livello NBA è la mancanza di metro riscontrabile nella gestione dei contatti. Nel primo quarto un rip-move (il cosiddetto movimento di mulinello alzandosi per tirare cercando il braccio dell’avversario) è stato gestito con una rimessa laterale, mentre nel quarto periodo ha portato a un gioco da tre punti. I fischietti non stanno vivendo un momento florido per qualità delle scelte, ma hanno un incredibile pregio che dovremmo importare al di qua dell’oceano.

Il rapporto dei fischietti con le stelle (e non solo) è rimarchevole. La disponibilità al dialogo e soprattutto a motivare le loro scelte a caldo è una qualità d’inestimabile valore, perché abbiamo visto un paio di volte George e Westbrook rivolgersi civilmente agli arbitri che hanno speso un minuto per spiegar loro i fischi. Questo ha chiuso la conversazione nonostante la frustrazione a caldo della decisione. Poche cose come il confronto chiaro e diretto nella civiltà porta alla civiltà e, oltre a quello che ci ha insegnato il campo a livello tecnico, ogni appassionato NBA oggi si deve portare a casa un insegnamento in più.

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