La storia di Tofting, salvato dal calcio: "Mio padre uccise mia madre"

L'ex calciatore di Amburgo e Bolton è rimasto orfano a 13 anni: una carriera segnata da eccessi, fughe e risse.

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Qualcuno lo ricorderà per essere stato protagonista dei video di Mai Dire Gol. Altri per la rabbia e la cattiveria in mezzo al campo durante i Mondiali in Corea. Quasi mai ci si trova a raccontare le storie di chi ha preso dal calcio più di quanto abbia dato. Perché i trofei alzati al cielo sono importanti, ma non sono tutto nella vita di un giocatore. In questo caso di un uomo, salvato da un pallone, che non ha rimpianti.

Non è uno da mezze misure Stig Tofting. In Danimarca è l'icona dell'eccesso, sia in campo che fuori. La sua carriera calcistica inizia nell'Aarhus, poi le parentesi in Bundesliga (Amburgo e Duisburg) e Premier League (Bolton). Una fuga in Cina, una in Svezia, per poi tornare sempre a casa. Cercando di lasciarsi alle spalle i propri demoni: morte, violenza, prigione.

Tofting ha compiuto 49 anni da pochi mesi. Il suo stile di vita si è modificato dopo la fine della sua carriera. Adesso gestisce un bar nella città dove è cresciuto e tornato, più di una volta. Ed è anche uno dei commentatori di spicco della tv danese (Canal 9 Denmark). Ma non ci interessa la storia di un uomo in giacca nera e cravatta dorata, ma quello che c'è sotto. Tatuaggi e ferite che non si rimarginano.

Stig Tofting, DanimarcaGetty Images
Stig Tofting con la maglia della nazionale danese

Il dramma di Stig Tofting

Una vita passata a fare a pugni con il mondo. E non potrebbe essere altrimenti vista la sua adolescenza: Stig perde entrambi i genitori non ancora ragazzo. A 13 anni si ritrova orfano, dovendo fronteggiare le sfide di una vita che lo ha già messo in un angolo. Lui riesce a reagire grazie alla sua più grande passione, il calcio:

Mi ha salvato la vita. Quando ero ragazzo e giocavo a calcio non c'era niente che potesse mettermi in crisi. Neanche uno psicologo riusciva ad avere lo stesso effetto, quello era tutto il mio mondo. Il resto riuscivo a tenerlo fuori.

Stig Tofting, AmburgoGetty Images
Stig Tofting ha giocato in Bundesliga con l'Amburgo

Ma non è stato certo facile. Tofting ha tenuto nascosto dentro di sé il segreto più grande, che per anni non è riuscito a raccontare neanche alla sua famiglia. Un episodio che lo ha cambiato per sempre e di cui porta ancora oggi le ferite. Di ritorno da scuola trovò i genitori riversi in un lago di sangue, accanto al corpo di papà Paul un fucile da caccia, poco distante la salma della madre, Kirsten.

Ancora oggi ricordo quel giorno. Mi sono ripetuto tante volte che se fossi rimasto a casa avrei potuto evitare che mio padre sparasse a mia madre. Ma sarei potuto morire anche io e non sarei qui. Perdere i propri genitori a 13 anni lascia il segno.

Il giorno seguente il giovane Stig avrebbe dovuto giocare la finale di coppa con l’Aarhus Juniors. E nonostante il dramma che lo aveva coinvolto, decise lo stesso di scendere in campo. È la forza del calcio, lo strumento che lo ha fatto andare avanti:

Avevo perso i genitori poche ore prima, ma ero convinto di voler giocare. Abbiamo vinto la coppa e io sono stato il migliore in campo.

Una carriera di eccessi

Si può dire che la sua carriera sia iniziata quel giorno. Anche se prima di arrivare al grande calcio, ne ha dovuta fare di strada Tofting. E molto spesso quella che ha imboccato si è rivelata sbagliata: la tragedia porta il danese a dare tutto sé stesso per le sue passioni, il calcio e le moto. Entra in una gang di motociclisti, 'Hells Angels' (il nome è tutto un programma), con cui si ritrova spesso al centro di rapine e pestaggi.

Nel frattempo, appena ventenne, si divide tra la carriera da calciatore nell'Aarhus e quella da operaio in una ditta locale, come addetto agli elevatori. La rabbia unita alla voglia di diventare un giocatore professionista lo portano alla prima grande chance della sua carriera: nel 1993 arriva la chiamata dalla Bundesliga, lo vuole l'Amburgo. Ma in Germania non apprezzano il suo temperamento, la sua vita fuori dagli schemi, il voler sempre tornare nella città d'origine.

Stig Tofting e Jon Dahl Tomasson, DanimarcaGetty Images
Stig Tofting e il compagno di Nazionale Jon Dahl Tomasson

Tanto che a 26 anni Tofting riparte da zero, da quell'Aarhus sempre pronto a riabbracciarlo. È in questi anni che si guadagna i soprannomi di 'bulldog' e 'tosaerba': colleziona squalifiche e tibie degli avversari, non tira mai indietro la gamba. Ed è grazie a questa sua dote che ottiene una seconda chance in Bundes, stavolta con il Duisburg: due salvezze miracolose prima della retrocessione. Ma non è con la maglia di club che si fa apprezzare maggiormente. Bensì con quella della nazionale danese.

Prima gli Europei del 2000, poi i Mondiali in Corea. In mezzo al campo quella squadra poteva contare sulla coppia Tofting-Gravesen, due ultras prestati al campo da gioco. Purtroppo però sono gli episodi fuori dal rettangolo verde a rubare la scena: come quando prese a testate cuoco e cameriere di un ristornate che gli avevano chiesto di abbassare la voce: prima notte in carcere e condanna di quattro mesi, scontata fino all'ultimo giorno.

Poi ci fu quella volta in cui si rese protagonista, proprio insieme a Gravesen, di uno scherzo ai danni del compagno di nazionale Gronkjaer. Uno lo teneva fermo, l'altro gli faceva la doccia con le borracce dell'acqua e cubetti di ghiaccio. L'ex Chelsea decise di ribellarsi e di spifferare tutto a ct Olsen: azione che costò a Gronkjaer un pestaggio all'interno dello spogliatoio e a Tofting il conseguente licenziamento da parte del Bolton, che lo aveva acquistato pochi mesi prima. Non solo: dopo l'accaduto la rivista scandalistica Se eg Hoer pubblicò la storia drammatica del giovane Stig, rimasta nascosta fino a quel momento:

Io e mia moglie facemmo allontanare i nostri figli dalla televisione, ma fummo costretti a raccontarglielo una volta tornati a casa. Quella storia farà parte di me per sempre.

Nessun rimpianto

Ce l'ha tatuato con lettere giganti sul ventre: "No Regrets". Anche perché non aveva ancora finito di prendere a pugni la vita, e viceversa. Nel 2003 Tofting diventa padre per la terza volta. Una gioia che però dura ben poco: dopo appena 22 giorni il neonato viene stroncato dalla meningite. L'ennesimo trauma che lo spinge a scappare ancora, fino in Cina, dove firma con il Tianjin Taida. Ma non ce la fa a rimanere lontano da casa troppo a lungo, il ritorno nella sua Aarhus è inevitabile.

Ma la città che lo ha visto crescere non è pronta per il suo ritorno. Durante una cena di Natale, Tofting in preda ai fumi dell'alchol si scaglia contro alcuni compagni di squadra, mandandone due all'ospedale. Altro licenziamento e altra fuga, stavolta in Svezia. Viene ingaggiato dal Bollklubben Häcken, club con sede a Goteborg. E nello stesso anno (2005) esce la sua autobiografia, intitolata appunto 'No regrets'.

Chiude la carriera in patria, ma non con l'Aarhus. Si accasa al Randers, dove dice basta nel 2007 e inizia a percorrere i primi passi da allenatore. Prima come vice proprio del Randers, poi il ritorno al nido: pace fatta con l'Aarhus. Due stagioni in panchina, ma lui ha bisogno di agonismo. Decide quindi di intraprendere la carriera da pugile dilettante, prestandosi anche a un paio di match a scopo benefico. Una metafora che si trasforma in realtà. Tofting indossa i guantoni, porta con sé i demoni che lo accompagnano dall'infanzia e continua a fare a cazzotti con il mondo.

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