Serie A, "traversone" quarto posto: pro e contro delle pretendenti

Milan, Lazio e Roma: scopriamo cosa rende ognuna di loro la favorita per la Champions League e cosa le frena. Mentre Atalanta e Sassuolo si divertono e sognano.

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La lotta per il quarto posto in Serie A è accanita più che mai. Momento, momento, momento: lotta?! Accanita?! Quella per la Champions League assomiglia di più a una cavallaresca gara di cortesie tra "prego, passi prima lei" e "si figuri, passi lei... le tengo anche la porta". A carte, è quello che si chiamerebbe traversone. O ciapa no, se preferite: l'obiettivo è collezionare il minor punteggio possibile. Ecco, la lotta per il quarto posto assomiglia di più a un tresette al contrario. Almeno per quanto riguarda le tre squadre col maggior carico di aspettative: Milan, Lazio e Roma.

Se una delle tre pareggia, state pur certi che almeno una tra le altre due lascerà punti per strada. E se la terza vince, la giornata successiva darà modo agli avversari di recuperare. È la legge non scritta di queste prime 16 giornate di campionato: come la Sora Camilla del detto romano, tutte vogliono il quarto posto ma nessuno se lo piglia.

Il confronto con la scorsa stagione è spiazzante: dopo 16 giornate, Roma e Lazio duellavano rispettivamente con 36 e 35 punti. E l'Inter, che sarebbe effettivamente arrivata quarta all'ultima giornata, era addirittura prima con 40 punti. Si correva, nella passata Serie A, eccome se si correva. Un anno dopo, sembra essersi innescato un freno a mano generale. Non per Atalanta e Sassuolo, però: le due monoposto di provincia hanno trovato spazio e si sono ufficialmente infilate nella corsa. Senza dimenticare Sampdoria, Fiorentina, Torino e la sorpresa Parma.

Serie A, 0-0 tra Bologna e MilanGetty Images
Dopo il pareggio con il Bologna, il Milan guida la lotta al quarto posto con 27 punti

Serie A, le big a rilento: i pro e i contro di Milan, Lazio e Roma

Nove squadre in sei punti: un mini torneo, che vede le tre pretendenti dichiarate alla Champions fare i conti con le outsider senza nulla da perdere. Divertiamoci allora a individuare i pro e i contro di Milan, Lazio e Roma, anche rispetto al duo Atalanta-Sassuolo e alle altre mine vaganti del campionato. Non prima di un rapido ripasso alla classifica, dal quarto al dodicesimo posto:

Milan 27 punti (differenza reti +6)
Lazio 25 (+3)
Atalanta 24 (+10)
Roma 24 (+7)
Sassuolo 24 (+4)
Sampdoria 23 (+6)
Fiorentina 22 (+7)
Torino 22 (+2)
Parma 21 (-5)

Milan, perché sì

Partiamo dal dato più banale di tutti: perché, al momento, al quarto posto ci sono proprio i rossoneri. Due punti sulla Lazio e tre sulla Roma sono un margine risicato, ma sempre meglio che non averlo. Dalla sua, la squadra di Gattuso ha due vantaggi considerevoli: il fattore San Siro e l'eliminazione dall'Europa League. Nel lotto delle candidate, la squadra di Gattuso è quella che ha raccolto più punti in casa: 17, come la Fiorentina e più di tutte le altre. La possibilità di concentrarsi solamente su impegno settimanale, inoltre, può rappresentare un vantaggio rispetto a Lazio e Roma (di sicuro tra febbraio e marzo). Il Milan, poi, ha perso solamente contro le prime tre della classe: eccezion fatta per Juve, Napoli e Inter, il Diavolo ha raccolto punti contro tutte le altre avversarie affrontate finora.

In casa, il Milan ha conquistato finora 17 puntiGetty Images
Il fattore San Siro è uno dei punti di forza del Milan: 17 punti raccolti finora in casa

Milan, perché no

In maniera per certi versi legittima, per altri prevenuta, la sensazione generale è che i rossoneri si trovino al quarto posto un po' per demeriti delle altre, un po' per caso. Al netto dei tantissimi infortuni, cioè, che stanno mettendo in seria difficoltà le scelte di Gattuso. Il giocatore più da Champions della rosa, Gonzalo Higuain, sta poi rendendo molto lontano dalle aspettative. In più, non bisogna trascurare i fattori "esterni": Rino continua a convivere con le voci che vorrebbero Antonio Conte o addirittura Arsene Wenger come suoi successori. Bastano due risultati non entusiasmanti e il fantasma dell'esonero torna a incombere sulla sua panchina: una situazione che, alla lunga, può ripercuotersi sul rendimento in campo.

Lazio, perché sì

Lo scorso anno, come abbiamo visto, i biancocelesti avevano dieci punti in più dopo sedici giornate (considerando il recupero della 12ª contro l'Udinese). Ma sempre al quinto posto si trovavano: fatte le dovute proporzioni, le ambizioni matematiche non sono praticamente cambiate. E senza che due giocatori chiave come Milinkovic e Luis Alberto abbiano offerto l'atteso contributo: se tornassero o anche solo si avvicinassero ai livelli della passata stagione, Simone Inzaghi potrebbe considerarli virtualmente come due nuovi acquisti.

Luis Alberto e Sergej Milinkovic-SavicGetty Images
Luis Alberto e Sergej Milinkovic-Savic: da loro passano molte delle ambizioni Champions della Lazio

Lazio, perché no

E se invece il Sergente serbo e il Mago spagnolo rimassero preda del sortilegio, che li accompagna da inizio campionato? Ecco, in quel caso la Lazio rischierebbe di non risolvere il problema numerico maggiore: quello dei gol segnati. Con 22 reti, l'attacco biancoceleste è dietro sia al Milan che alla Roma, ma anche ad Atalanta, Sassuolo, Sampdoria, Fiorentina. Il solo Immobile, già arrivato in doppia cifra, non può caricarsi sulle spalle tutto il peso offensivo dei capitolini. Lo stesso, eterno paragone con la scorsa stagione può costituire un blocco mentale, una rincorsa continua a qualcosa di potenzialmente irripetibile. E se Lotito ha definito la sua Lazio una Ferrari ingolfata, non è detto che Inzaghi abbia la bacchetta magica per rimuovere ogni intoppo e far ripartire alla grande il motore biancoceleste.

Roma, perché sì

I giallorossi hanno dalla loro una delle skill più intangibili, ma anche più concrete: l'abitudine a centrare con regolarità il traguardo Champions. È un traguardo che i giallorossi non falliscono dal 2013 (considerando anche i playoff del 2016) e che conferisce alla formazione di Eusebio Di Francesco un vantaggio per quanto riguarda l'esperienza e la gestione dei momenti cruciali della stagione. A breve, poi, il tecnico pescarese potrà di nuovo contare su un perno come De Rossi e rilanciare Pastore, ormai recuperato dall'infortunio.

Daniele De Rossi e Cengiz UnderGetty Images
Tra le squadre in lotta per il quarto posto, la Roma è quella con maggiore abitudine a centrare il traguardo Champions

Roma, perché no

Rispetto alle ultime stagioni, la partenza di tanti big (Alisson, Nainggolan, Strootman) si sta confermando sempre di più un gap non ancora colmato. I giocatori da cui ci si aspettava il salto di qualità (Schick su tutti, ma in parte anche Ünder) non stanno invece trascinando una Roma che procede tra alti e bassi. Lo zoccolo duro della tifoseria è ormai in aperta contestazione con la presidenza Pallotta, considerata responsabile (tra i vari aspetti) di aver azzerato i progressi compiuti nelle ultime due annate. Lontano dall'Olimpico, inoltre, i giallorossi non brillano affatto: con appena 9 punti in 8 gare esterne, la Roma è decima nella classifica in trasferta.

Atalanta e Sassuolo studiano da grandi

Se pensare a una tra Atalanta e Sassuolo in Champions può sembrare una forzatura, provate a chiedervi: "Perché non potrebbero arrivarci?". Considerato ovviamente il cammino, per nulla da schiacciasassi, delle tre big analizzate. I bergamaschi, in particolare, hanno superato ampiamente il trauma dei playoff di Europa League: hanno vinto sei delle ultime 8 gare, battendo tra le altre l'Inter e la stessa Lazio. Il loro è poi il terzo miglior attacco della Serie A: 30 gol, appena tre in meno di Juventus e Napoli. È l'ennesimo capolavoro di Gian Piero Gasperini, espressione della migliore scuola italiana di allenatori: è lui il vero top player della Dea.

Duvan Zapata col pallone del match dopo Udinese-AtalantaGetty Images
L'Atalanta di Gasperini viaggia a ritmi vertiginosi: 6 vittorie nelle ultime 8 giornate

Alla pari di Atalanta e Roma, il Sassuolo di Roberto De Zerbi non ha nulla da invidiare alla versione migliore dell'era Di Francesco. Il calcio proposto dai neroverdi è divertente, giovane e propositivo: 26 reti segnate finora, per il quinto miglior attacco del campionato. Nelle ultime 8 giornate, gli emiliani hanno perso una sola partita: batterli non è facile per nessuno. E se Domenico Berardi riprendesse a segnare con continuità, al Mapei Stadium avrebbero di che gioire.

Domenico Berardi, attaccante del SassuoloGetty Images
Il Sassuolo di De Zerbi è una delle rivelazioni maggiori di questo campionato

Le mine vaganti in lotta per l'Europa

Atalanta e Sassuolo si stanno insomma divertendo un mondo a incunearsi tra le crepe delle big. E un nutrito gruppetto di outsider ha tutta l'intenzione di volerle emulare: la Sampdoria di Giampaolo e la Fiorentina di Pioli, volendo, hanno i mezzi per lottare fino all'ultimo per una piazza europea. Un'obiettivo che si riserva anche il Torino, che da anni cerca l'aggancio alle piazze che contano. Senza pretese è invece il Parma: per Roberto D'Aversa l'obiettivo rimane la salvezza, ma i ritmi tenuti dai ducali sono decisamente più ambiziosi. Per questo manipolo di squadre, la sfida può essere quella di rimanere il più possibile agganciati al treno europeo. Nessuno chiede loro la qualificazione obbligatoria in Europa League, figuriamoci lo step successivo. Ma finché si è in ballo, perché sedersi al tavolo a guardare. Anzi, a giocare a traversone?

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