Serie A, De Rossi sincero su Juventus-Roma: "Viviamo male l'attesa"

Sabato all'Allianz Stadium non ci sarà: "L'infortunio è il più grave della mia carriera". A Dazn, il capitano giallorosso spiega le pressioni avvertite dalla squadra.

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Tra i protagonisti di Juventus-Roma, il big match che chiuderà la giornata pre-natalizia della Serie A, lui non ci sarà. Daniele De Rossi non vuole, non può affrettare i tempi: i problemi al ginocchio lo tengono lontano dal campo ormai da inizio novembre, ma forzare non è un'ipotesi da poter prendere in considerazione. Dopo 26 sfide in carriera alla Vecchia Signora, avrebbe voluto dare un mano ai suoi: l'ultima volta che i giallorossi hanno battuto i bianconeri in casa, nel gennaio 2010, lui era titolare. Si giocava all'Olimpico di Torino, l'allora 26enne centrocampista era ancora Capitan Futuro.

Dalla scorsa stagione è lui il capitano della Roma, ha ereditato i gradi dall'amico Francesco Totti: con 605 presenze in maglia giallorossa (450 in Serie A), lo insegue al secondo posto nella classifica all-time del club. Sabato all'Allianz Stadium non sarà però lui a guidare la squadra, il suo rientro è previsto ormai per l'inizio del 2019.

Parte da qui, dai problemi fisici che gli hanno fatto perdere le ultime sei gare di campionato, l'intervista di Daniele De Rossi a DAZN:

È l’infortunio più grave della mia carriera. Si parla di cartilagine, ho subito una lesione grave. Se si dovesse rompere ancora a 35 anni, sarebbe gravissimo. Ho ripreso a correre e a calciare, ma sono ancora indietro. Ci vuole tempo.

Per Di Francesco, la sua assenza continua a essere una tegola pesante: tra i tanti problemi con cui deve convivere il tecnico giallorosso, c'è a tutti gli effetti anche lo stop forzato del proprio capitano.

Serie A, Daniele De Rossi infortunato: non ci sarà a Juventus-RomaGetty Images
Daniele De Rossi è fermo da inizio novembre: "L'infortunio al ginocchio è il più grave della mia carriera"

Serie A, De Rossi sull'attesa di Juventus-Roma: "Abbiamo tanta pressione"

L'infortunio non impedisce però a De Rossi di raccontare come la squadra si stia avvicinando a Juventus-Roma (sabato ore 20.30, in diretta su DAZN). Una sfida che, al contrario di quanto successo spesso nelle ultime stagioni, vede i capitolini a distanza siderale dalla capolista: dopo 16 giornate, il distacco è di 22 punti. Un gap che non aiuta mentalmente i giallorossi:

Ultimamente abbiamo così tanta pressione che non viviamo bene l'attesa di questa partita. Sentiamo tanti pesi sulla schiena, siamo in un momento delicato e sappiamo che dobbiamo fare meglio di quanto stiamo facendo. Siamo tutti sotto osservazione, mister compreso, e lo sappiamo. Vogliamo fare una grande partita, ma più per noi che per l’importanza della sfida stessa. Se andiamo nel dettaglio, sappiamo anche che le pressioni non sono solo sulla nostra situazione di gioco, ma anche per l’avversario che avremo, il più forte che c’è.

"Abbiamo parlato troppo dei giocatori ceduti"

Tra le problematiche con cui la Roma si trova a convivere da inizio stagione, De Rossi ne individua una in particolare:

La squadra è forte, i nuovi che sono arrivati anche. L’errore che abbiamo fatto è stato quello di parlare troppo dei giocatori che sono andati via. Il dolore per quelli che sono partiti rimane ancora oggi, ma doveva essere assimilato in maniera più sciolta. I singoli si stanno integrando bene, le cose stanno andando bene.

"Quell'espulsione col Porto, una pagina nera"

Dal campionato alla Champions League, De Rossi conta di essere già tornato a pieno ritmo a febbraio, quando la Roma affronterà il Porto agli ottavi. Un avversario che riporta alla mente l'eliminazione ai playoff nell'estate 2016. In quel pesante 3-0 subito nel ritorno all'Olimpico, Daniele lasciò la squadra in dieci dopo appena 39 minuti:

È l’inizio di un sogno e una pagina nera della mia carriera. Sono stato espulso, quel rosso ci penalizzò in una gara già complicata. È un peso che sento e ho sentito tanto dentro di me. Ma ora rimane solo l’avversaria che ci divide dalle prime otto di Europa.

Champions League, l'espulsione di De Rossi nel ritorno dei playoff 2016/17 contro il PortoGetty Images
"L'espulsione con il Porto, una delle pagine nere della mia carriera"

"La fine della mia carriera è vicina, smettere farà male"

A 35 anni e mezzo, il campione del mondo 2006 ha ancora sei mesi di contratto con la Roma. Dopo 18 stagioni in giallorosso, il suo futuro è una pagina ancora non scritta. Per il classe 1983, in ogni caso, è possibile già tirare le somme di un primo bilancio:

Da piccolo avrei firmato in qualsiasi modo per giocare anche solo la metà delle partite che ho fatto in Serie A, mi ritengo un privilegiato. Ho fatto il lavoro che amo, nella città che amo e con le persone che amo. Mi pesa guardare sotto il burrone, perché la fine è vicina. Soprattutto durante questo infortunio, ho assaporato cosa significa stare lontano dalla squadra. So che mi farà male quando smetterò definitivamente di fare questo lavoro. Che manchino sei mesi, un anno o tre anni, nell’arco di una carriera siamo comunque agli sgoccioli.

"Sogno di fare l'allenatore, ma è un lavoraccio!"

Una volta che avrà tolto i panni di calciatore, De Rossi ha in mente un obiettivo ben chiaro. Con tutti i pro e i contro del caso:

Ho questo sogno di fare l’allenatore e se devo pensare a tutte le cose che un allenatore deve fare, quella che mi spaventa di più è dover fare cento interviste a settimana. Mio padre (Alberto, tecnico della Primavera giallorossa, ndr) mi dice che fare l’allenatore è bello, ma è un lavoraccio (ride, ndr)! Lui è un maestro proprio perché non ha avuto mai l’ambizione di diventare il nuovo Guardiola, Sacchi o Mourinho. Da lui posso imparare tante cose, anche come si sta al mondo quotidianamente. Non so se sarò capace, ma viaggerò e studierò per imparare.

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