Premier League, Mourinho e lo United: numeri e cause di una disfatta

Il tecnico portoghese saluta la panchina dei Red Devils dopo due anni e mezzo. Tra liti e polemiche, il feeling con l'ambiente non è mai sbocciato.

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José Mourinho non è più l'allenatore del Manchester United. La notizia sta facendo il giro del web proprio queste ore e, diciamolo, non rappresenta un vero e proprio fulmine a ciel sereno. La situazione in casa Red Devils tra dirigenti e allenatore era già molto tesa da inizio stagione, ma la sconfitta contro il Liverpool nell'ultima giornata di Premier League è stata probabilmente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mourinho lascia il Manchester United dopo due anni e mezzo di poche gioie e tante delusioni.

Delusioni sportive ma non solo, perché lo Special One non ha mai legato veramente con l'ambiente United, forse perché i tifosi si aspettavano - dopo le gestioni Moyes e Van Gaal - che sulla sponda rossa di Manchester fosse arrivato finalmente l'erede di Sir Alex Ferguson. Così non è stato: Mou è meno diplomatico, meno passionale e soprattutto meno incline a trovare soluzioni alternative che non soddisfino in pieno le sue richieste rispetto allo scozzese. Tutto questo ha fatto sì che, dopo il primo periodo di esaltazione, il rapporto tra Mourinho e l'universo United si deteriorasse a tal punto da scoppiare in contestazione quest'anno, quando la squadra sin dall'inizio di stagione non ha mai dato segnali di poter competere con le altre grandi, né in Europa né in Premier League.

A testimoniare il fallimento del progetto tecnico targato Mourinho, ci sono i numeri fatti registrare dal Manchester United in queste due ultime stagioni, dove in Premier League i Red Devils hanno accumulato rispettivamente 24 e 19 punti di distacco da Chelsea e Manchester City, le ultime due vincitrici del campionato. Numeri che parlano da soli che, uniti alla partenza nella stagione attuale, hanno fatto sì che le due parti arrivassero al divorzio definitivo.

José Mourinho, ormai ex tecnico del Manchester UnitedGetty Images

Premier League, numeri e trofei di Mourinho al Manchester United

D'altro canto, bisogna anche dire che l'esperienza di Mourinho con i Red Devils non è stata del tutto negativa dal punto di vista delle vittorie, perché se è vero che la situazione generale era ormai precipitata, è altrettanto giusto rimarcare come - seppur tra mille difficoltà - il portoghese abbia portato tre trofei in più nella bacheca del club. Va detto che due di questi non hanno un peso tale da essere messi sul piatto come argomento per parlare di esonero ingiusto, visto che si tratta di una Coppa di Lega e di un Community Shield, quest'ultimo vinto a poche settimane dal suo insediamento sulla panchina contro il Leicester di Claudio Ranieri.

La vera conquista è stata quella dell'Europa League 2016/17. A un certo punto della stagione Mourinho si è accorto che il distacco dalle grandi sarebbe stato incolmabile a causa di vari fattori, così il portoghese ha mollato la presa sulla lotta per il titolo concentrandosi sull'Europa League, vinta in finale contro l'Ajax al termine di una cavalcata dominante ma a tratti anche fortunata. Proprio durante questa manifestazione si sono concentrati tutti i regali che la Dea Bendata aveva deciso di riservargli, basti pensare alla semifinale di ritorno col Celta che dominò a Old Trafford senza riuscire a impallinare un super De Gea.

Vincendo la coppa Mou si guadagnò ugualmente l'accesso alla Champions League, che infatti vide ben cinque squadre inglesi al via. Lo Special One chiude la sua esperienza nel nord dell'Inghilterra con una media di 1,62 punti a partita, davvero molto poco se si considerano le premesse con le quali era stato ingaggiato. Sono invece 144 le panchine totali collezionate con lo United, 84 delle quali si sono tradotte in vittorie al fronte di 32 pareggi e 28 sconfitte, per una media/vittoria del 64,8%. Poco più di Van Gaal e Moyes.

José Mourinho durante uno degli ultimi allenamenti allo UnitedGetty Images

Club e giocatori i suoi primi nemici: il feeling non è mai sbocciato

Non solo numeri. I due anni e mezzo di Mourinho al Manchester United sono anche stati costellati da episodi extracampo che di certo non hanno aiutato a cementificare il suo rapporto con l'ambiente mancuniano. Innanzitutto va detto che il tecnico non è mai stato soddisfatto delle risorse economiche che il club gli ha messo a disposizione per fare mercato. Eppure, nelle ultime tre sessioni di calciomercato, numeri alla mano lo United ha speso 465 milioni di euro circa senza peraltro dover cedere prezzi pregiati, ma solo giocatori che erano ai margini.

Nonostante ciò, Mourinho si è spesso lamentato della poca libertà di azione che la società gli ha accordato a livello di spesa, per quanto bisogna anche considerare che non sempre i soldi utilizzati dallo Special One sono stati spesi bene. Molti dei suoi acquisti, tra l'altro, si sono anche ritrovati spesso a essere i suoi primi nemici. La faida più celebre è stata quella con Paul Pogba, giocatore che in realtà non è mai andato a genio al tecnico, col quale ha avuto un rapporto conflittuale sfociato nell'ultima recente sfuriata post Southampton - Manchester United. Non più tardi dello scorso luglio Mou aveva sbottato contro la proprietà:

Così com'è il Manchester United non è da titolo. Servono rinforzi e conferme se vogliamo lottare per il titolo. Abbiamo bisogno di fare qualche acquisto e trattenere le nostre stelle se vogliamo lottare per il titolo. Il nostro livello al momento non è all'altezza degli standard di squadre come Liverpool e Chelsea. Mi piacerebbe avere altri due giocatori ma una cosa è ciò che mi piacerebbe, un'altra cosa è invece quello che succederà.

La gestione Pogba, definito "un peso per la squadra", fa il pari con quella di Romelu Lukaku, centravanti strapagato dallo stesso Mourinho che, per prelevarlo dall'Everton, ha speso quasi 85 milioni di euro finendo, soprattutto quest'anno, a inventarsi formazioni improbabili senza attaccanti o con il falso nueve. Per non parlare poi dei calciatori acquistati e subito scaricati come l'armeno Henrikh Mkhitaryan, arrivato nel 2016 dal Borussia Dortmund per 42 milioni di euro e scambiato poco tempo dopo per Alexis Sanchez, soffiato al Manchester City e attualmente desaparecido nella rosa dei Red Devils. Insomma, da dire ci sarebbero ancora tante cose, ma l'unica certezza è che da oggi Mourinho non è più l'allenatore del Manchester United. Un brutto colpo, tra i peggiori della sua carriera, al quale dovrà essere bravo e pronto a rispondere in breve tempo.

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