José Mourinho, le pagine nere della carriera dello Special On(c)e

Lo Special One è ancora tale o è diventato lo Special Once, come scrive il Sun? Una carriera di successi, ma anche di scivoloni clamorosi, inaspettati e rumorosi. Soprattutto in una Manchester mai sua.

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The Special Once, così titolava il Sun di lunedì, all'indomani della netta sconfitta incassata dal Manchester United contro il Liverpool ad Anfield. Una volta Special o c'era una volta lo Special One. Scegliete voi la traduzione che più vi piace. Che l'era di José Mourinho a Old Trafford fosse agli sgoccioli era ormai chiaro, ma la sensazione diffusa è che comunque, pur in maniera trascinata, si sarebbe arrivati insieme a fine stagione.

Invece alle 9.02 (ora inglese) di martedì, il club ha comunicato la separazione dal tecnico portoghese. Un addio consumato dopo due stagioni e mezzo, tre trofei e un secondo posto in Premier (lo scorso anno). Il bilancio, se analizzato, non è nemmeno tremendo vista anche la qualità non eccelsa della rosa, almeno per ambire a lottare con il City e il Liverpool e per puntare alla vittoria della Champions League. 

Mourinho ha pagato il rendimento scadente in campionato, sesto e a -19 dal Liverpool capolista. Ma soprattutto un preoccupante -11 dalla zona Champions. Obiettivo minimo del club. La notizia ha fatto il giro del web in pochi istanti, ha scosso le redazioni sportive di tutto il mondo, ha aperto ora il toto nome per il futuro della panchina dello United e ha aggiunto una pagina oscura alla carriera del tecnico di Setubal. Mourinho resta uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, un'icona, ma è innegabile che soprattutto negli ultimi anni siano stati diversi i picchi verso il basso. Una carriera in declino? Sarebbe ingeneroso e prematuro, ma l'allontanamento dalla panchina dei Red Devils aggiunge una nuova pagina oscura alla vita sportiva di Mou.

José Mourinho, i difficili momenti della sua carrieraGetty Images

Le pagine più brutte della carriera di José Mourinho

La lista non è lunghissima, perché poi nel calcio resta soprattutto il bello e il portoghese ha dalla sua 25 trofei in bacheca e tanti attimi indimenticabili. Ma che José Mourinho abbia messo insieme anche momenti di down e che questi facciano molto rumore in relazione al personaggio è fuor di dubbio. Momenti di tensione eccessiva creata quando era a Madrid e si consumava il romanzo della rivalità estrema tra Real e Barcellona, ma soprattutto tra lui e Pep Guardiola. Sconfitte rumorose nell'ultimo anno col Chelsea e poi in questi due anni e mezzo a Manchester.

Una città mai stata sua, una città in cui aveva scelto di non prendere mai casa, un rapporto mai decollato con l'ambiente e soprattutto con lo spogliatoio e alcuni cardini dirigenziali del club. Le storie tese, ormai degenerate, con Paul Pogba e altri giocatori, con Ed Woodward ad dello United. Ma oltre a questo, Manchester ha conosciuto anche delusioni sportive sotto la guida di Mou. La più sorprendente e amara è datata 20 dicembre 2017, un anno fa. E viene da pensare che i giorni pre natalizi non portino bene allo Special One, visto che il 17 dicembre 2015 era stato esonerato dal Chelsea.

I Red Devils escono dalla Coppa di Lega per mano del Bristol, squadra di Championship e che ha una rosa che vale 20 volte meno rispetto a quella del Man.United. È uno schiaffo che la stampa non perdona a Mourinho. Un'onta troppo grande da digerire. Bryan e Smith firmano il 2-1 finale e mandano in estati il giovane tecnico Johnson il cui idolo è... José a cui a fine partite offre una pregiata bottiglia di vino rosso.

Un episodio isolato direte voi. No, perché il Manchester United lo rifà. Il 25 settembre scorso, ancora Coppa di Lega, terzo turno. I Red Devils escono per mano di un'altra squadra di Championship, stavolta il Derby County di Frank Lampard che prima pareggia 2-2 nei 120' e poi vince ai rigori. Altro boccone amarissimo da mandar giù per il mondo United.

Il 23 ottobre 2016 torna a Stamford Bridge per la prima volta da avversario, non è più Special per i tifosi di casa, ma un traditore. Il popolo blu è in visibilio per il nuovo Chelsea di Conte che s'impone 4-0. L'ex tecnico della Juventus su quel punteggio invita il pubblico a farsi sentire, Mou non la prende bene, si avvicina a Conte e gli sussurra: "Questo lo fai sull'1-0 e non sul 4-0, così diventa umiliante per noi".

La pagina più nera sulla panchina United, però, è forse proprio l'ultima. Perdere con il Liverpool di Klopp non è un delitto, ma il modo in cui matura la sconfitta lascia interdetto l'ambiente e la stampa vicina al Manchester United. Lukaku e compagni in preda totale dell'avversario, remissivi, senza mordente. Anfield festeggia, Mourinho saluta lo spicchio dei tifosi dei Diavoli Rossi per l'ultima volta.

José Mourinho contro l'Atletico semifinale Champions LeagueGetty Images
José Mourinho vs Atletico Madrid Champions League 2014

Gli scivoloni con Chelsea e Real Madrid

Le prime due stagioni da cavallo di ritorno al Chelsea non vanno male nel complesso. Anzi. Al secondo anno arriva anche il titolo in Premier. Ma negli occhi resta anche la semifinale di ritorno di Champions League contro l'Atletico di Simeone.

Lo 0-0 del Vicente Calderón maturato all'andata è arma a doppio taglio, ma i Blues vanno in vantaggio con Torres. Poi, però, smettono di giocare, tutti dietro a proteggere il vantaggio e l'Atletico prima pareggia, poi deborda e vince 1-3. Un momento di amarezza profonda per Mourinho, s'infrange il sogno di affrontare il Real Madrid in finale a Lisbona e prendersi una rivincita sul quella stampa spagnola e i tifosi Blancos che tanto lo avevano criticato.

24 gennaio 2015, il Chelsea viaggia verso il titolo di campione d'Inghilterra, domina il campionato e quindi nel 4° turno di FA Cup contro il Bradford City, squadra di League One, è più che favorito. I Blues si portano sul 2-0, ma poi staccano la spina e il Bradford rimonta e vince 2-4 a Stamford Bridge. Furia Mourinho nel post partita? No, José va nello spogliatoio del Bradford e stringe la mano a giocatori e staff. 

14 dicembre 2015, il Leicester favoloso di Ranieri vince contro il Chelsea e comincia davvero a pensare che l'impresa sia possibile. La squadra di Mourinho è irriconoscibile, campioni d'Inghilterra, ma allo stremo. 16° posto in classifica, dodicesimo ko stagionale. La pazienza di Roman Abramovich si esaurisce e lo Special One viene mandato a casa. 

José Mourinho e le tensioni col Barcellona Getty Images

Ma i tonfi più rumorosi sono forse quelli contro il Barcellona di Guardiola in una saga che a Manchester non ha mai toccato le vette di tensione emotiva e dialettica raggiunte nel periodo spagnolo. Due uomini agli antipodi, con un'idea di calcio opposta, accomunati dal'ossessione del risultato ma con in mente strade completamente diverse per raggiungere l'obiettivo. Mou si toglie soddisfazioni, vince una Liga, una Supercoppa di Spagna e una Coppa del Re. Ma deve incassare anche rovesci clamorosi. Due in particolare.

È il 29 novembre 2010, Real e Barça viaggiano in testa alla Liga distanti solo un punto, sono le dominatrici del campionato, il Clàsico si annuncia equilibrato, sul Camp Nou ci sono gli occhi di mezzo mondo. Ma il Barcellona di Guardiola domina, s'impone 5-0, rifila una manita in pieno volto al Madrid che ne esce con le ossa rotte, con un espulso e otto ammoniti. 

Sfida di ritorno, Mourinho offre uno dei suoi peggiori spettacoli, Pepe mediano e a uomo su Messi. Catenaccio e tante botte, il Real non esce dalla sua metà campo, Cristiano Ronaldo quasi impazzisce perché non gli arriva mezzo pallone e la squadra lo lascia isolato in avanti. CR7 si sbraccia, è allibito, Messi fa doppietta, Pepe viene espulso. È il momento forse più basso della carriera di Mou al Real Madrid.

Altra semifinale di Champions, altra lezione di calcio. Stavolta la fornisce Herr Klopp con il suo Borussia Dortmund. In quello che allora era il Westfalenstadion, Lewandowski fa tripletta, il BVB vince 4-1, il Real viene travolto dal gegenpressing del tecnico tedesco, dal gioco veloce e in verticale del Borussia. È un dominio assoluto, la stampa spagnola mette alla gogna José Mourinho, lo accusa di saper solo difendere (male) e di non avere alcuna idea di gioco.

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