17 dicembre 1989: il Milan di Sacchi e Berlusconi conquista il mondo

Grazie ad una punizione magistrale di Alberico Evani al 119’ dei supplementari, il Milan guidato da Sacchi riesce a battere il Nacional di Medellin allenato da un suo discepolo, Francisco Maturana.

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Quando Silvio Berlusconi divenne presidente del Milan il 20 febbraio 1986, rilasciò una serie di interviste in cui il messaggio principale era uno: il Milan nel giro di pochi anni non solo sarebbe dovuto diventare campione d’Italia, ma l’obiettivo era più grande, doveva conquistare il mondo. Queste dichiarazioni, insieme all’elicottero all’Arena per presentare la squadra, la cavalcata delle Valchirie ad accompagnare lo show e tante altre novità nel panorama calcistico nazionale, facevano perlomeno sorridere e quasi tutti avevano l’idea che quell’imprenditore bravo nel settore edilizio e dei media, non avrebbe fatto tanta strada nello sport.

Mai errore fu così grande. Bastarono solo tre anni al presidente Berlusconi per vincere lo scudetto, la Coppa dei Campioni e andarsi a giocare la Coppa Intercontinentale il 17 dicembre 1989 contro l’Ateltico Nacional di Medellin. Il Milan aveva vinto la Coppa dei Campioni schiantando a Barcellona lo Steaua Bucarest per 4-0, dopo aver battuto la squadra leggenda della Coppa, il Real Madrid, pareggiando 1-1 al Santiago Bernabeu e vincendo per 5-0 in casa.

Il Nacional di Medellin nella sua corsa verso la conquista della Copa Libertadores passò solo per seconda nel primo girone alle spalle dei connazionali dei Millonarios, per poi batterli ai quarti di finale grazie ad un pareggio storico a Bogotà. La semifinale contro il Danubio è un trionfo con la vittoria per 6-0 in casa, mentre la finale fu un vero e proprio romanzo. Andata ad Asuncion, con l’Olimpia che vince 2-0 con gol di Bobadilla e Sanabria. Nel ritorno i colombiani riescono a pareggiare i conti con un altro 2-0, con gol di Mino e Usuriaga. Si va ai rigori, arrivando al nono. Sbaglia il paraguaiano Vidal Sanabria e a dare la Copa al Nacional è Leonel Alvarez. Adesso le due migliori squadre della stagione precedente sono di fronte e la partita sarà un “caso tattico” per tanti anni.

Arrigo Sacchi e Francisco Maturana fanno una vera e propria partita a scacchi nella finale di Coppa Intercontinentale del 1989.Getty Images
Vincendo contro il Nacional Medellin di Maturana, il Milan di Sacchi e Ancelotti diventa campione del mondo per club nel 1989.

17 dicembre 1989, il Milan è campione del mondo: Evani al 119’ dà la Coppa Intercontinentale al Milan di Sacchi

Arrigo Sacchi vuole a tutti i costi la vittoria della Coppa Intercontinentale perché il marchio di squadra migliore al mondo è anche l’attestato che il suo modello e la sua filosofia di calcio è il massimo in quel momento storico. Dall’altra parte c’è un allenatore che, partendo da punti di vista differenti, apprezza molto il calcio sacchiano e lo ha studiato per poi riproporlo con alcune varianti anche nella sua squadra. Francisco Maturana vuole sfidare il maestro e superarlo.

Il Milan gioca con la squadra migliore, tranne che per l’assenza di Ruud Gullit, che peserà tanto. Il Nacional ha solo in panchina l’attaccante che pareggiò il contro contro l’Olimpia, Albeiro Usuriaga. Da una parte c’era un collettivo che ormai giocava a memoria, con Marco van Basten in buone condizioni e la solita giovane scommessa sacchiana, Diego Fuser, sulla destra, dall’altra il Nacional aveva un centrale difensivo enciclopedico per le sue capacità tecniche e tattiche, Andrés Escobar, e due centrocampisti dal cuore enorme, Leonel Alvarez e Alexis Garcia. E poi un portiere fuori da qualsiasi norma, René Higuita.

Lo Stadio Nazionale di Tokyo era pieno e stranamente non faceva molto freddo, grazie ad una giornata soleggiata. Fin dall’inizio Sacchi e tutti i telespettatori italiani di questa finale di Coppa Intercontinentale si accorgono che il Nacional di Medellin gioca a specchio rispetto al Milan. Fa un pressing furioso e ha una linea difensiva che sale con ottimo timing, guidata perfettamente da Escobar. Si gioca in 30 metri, con almeno 15 calciatori che si affrontano a centrocampo e hanno pochissimi spazi per sviluppare la manovra.

Nel primo tempo qualcosa cerca di fare Frank Rijkaard, inserendosi centralmente, ma la difesa colombiana riesce sempre a disinnescarne i tentativi. Van Basten che tende a defilarsi per non imbottigliarsi nel groviglio del centrocampo, ad un certo punto riesce a trovare un varco giusto per Massaro che però si trova il portiere colombiano Higuita in uscita a 20 metri dalla sua porta e gli chiude lo spazio per il tiro.

Il pressing del Milan è furioso. Ancelotti ruba palla insieme a Van Basten e lancia l’olandese, che invece di tirare forte, cerca un pallonetto fuori misura. Nel secondo tempo accade ancora meno. Ha un’occasione Trellez, che cicca la palla davanti a Galli. Nei tempi supplementari la stanchezza invece di far diminuire l’aggressione, annebbia la testa di chi cerca di creare geometrie e tutti sono ormai pronti per i rigori.

Tutti tranne Marco van Basten, che prima sfiora il gol su una respinta di testa di Escobar e poi riceve palla al limite e viene steso. Punizione sul lato sinistro dell’area, per cui tutti pensano che al tiro andrà un piede destro, molto probabilmente Donadoni. Mentre si attendeva la rincorsa del numero 7, all’improvviso parte Alberico Evani, fa pochi passi e tira di sinistro. Il pallone gira intorno alla barriera e ha l’effetto per tornare verso i pali. Higuita resta immobile mentre il pallone entra in rete.

Esplodono tutti. Calciatori, Sacchi e soprattutto Galliani che quasi arriva ad abbracciare Evani, entrando in campo. L’orologio segna il minuto 119, per cui non c’è nessuna speranza per il Nacional di pareggiare. Il Milan vince la seconda Coppa Intercontinentale della sua storia, ma per rivederne un’altra deve aspettare soltanto un anno, continuando quella grande cavalcata che verrà chiamata degli “Invincibili”.

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