NBA, Foxtin’a fool: le 5 curiosità divertenti della settimana

La nuova rubrica di FoxSports.it vi guiderà all’interno delle curiosità più stuzzicanti della settimana NBA e oggi si parte molto forte.

Chicago Bulls Getty images

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"Foxtin’a fool", la nuova rubrica settimanale su FoxSports.it con le cinque curiosità della settimana, trae il proprio nome da "Shaqtin'a Fool", famoso sketch di Shaquille O’Neal con tutti i bloopers della settimana NBA. Noi ci limiteremo a raccogliere le cinque curiosità più divertenti e stuzzicanti per metterle in fila e fare la classifica.

5) Gli high five di Josh Hart

In molti stanno cercando ancora di capire quale sia la vera faccia dei Los Angeles Lakers, sebbene LeBron (strano) li abbia comunque resi una squadra da playoffs per il solo fatto di esserci. Con quel tipo di roster i momenti divertenti non mancano e il sito www.silverscreenandroll.com ha postato una curiosa statistica, per cui Josh Hart abbia una migliore percentuale dal campo, rispetto agli high five che completa con i compagni. LeBron James lo ha praticamente ignorato salvo poi scusarsi su Instagram, ma il video che raccoglie tutti gli high five falliti della stagione fa ridere anche in un mondo social dove spesso si vedono questi tipi di situazioni. Di certo il 28.4% di completi sono una cifra piuttosto bassa, ma i ragazzi che hanno studiato le cause del suo fallimento sono ancora più diabolici e il video è diventato in un attimo virale.

4) JaVale McGee, quando l’interferenza è arte

Avevamo accennato al fatto che ai Lakers ci si diverte e anche se McGee sta producendo in modo insospettabile per i suoi avendo raggiunto il massimo in carriera per punti e stoppate, c’è una cosa di cui non riesce a fare a meno. Il sito Fivethirtyeight ha messo insieme le statistiche delle interferenze difensive, notando che McGee è "lievemente" solo al comando NBA con 13 sino a oggi, doppiando i Magic di Mo Bamba che segue le orme a quota 7. I Knicks sono a quota 13 come squadra e sono l’unica che pareggia collettivamente JMG, ma se si va a scavare indietro negli anni il centro dei Lakers ha collezionato ben 214 interferenze in carriera con una stagione da 55 che ha praticamente segnato il suo percorso. Nonostante questo rimane uno dei migliori rim protector della lega e guida la terza miglior difesa al ferro, anche se ogni tanto potrebbe essere protagonista di stoppate come quella del video qui sopra.

3) Lo schiaffo del soldato Jordan

Malik Monk ha preso particolarmente bene il game winner di Jeremy Lamb contro i Detroit Pistons e dopo l’euforia generale ha continuato a festeggiare un po’ troppo nonostante la vittoria sulla sirena fosse stata rimandata da qualche centesimo sul cronometro. Jordan ha così ripreso il suo giocatore prima a parole e poi con un paio di “scappellotti” alla Benny Hill smorzando i termini poi alla fine con un sorriso verso l’euforico Monk. C’è da dire a parziale discolpa di Malik che una game winner di Lamb è evento da festeggiare e se poi vieni redarguito dal migliore ogni epoca diventi in un attimo l’uomo della settimana con due milioni di visualizzazioni facendo passare in secondo piano anche il dagger di Lamb.

Le nuove uniformi NikeNike

2) Earned uniform Nike…se ne salva una?

Ormai la NBA attraverso il suo main sponsor produce divise per ogni occasione e se in moltissime iniziative c’è stato da rimanere a bocca aperta, questa volta per le Earned Uniform si può tranquillamente tenere i propri dollari in tasca, perché delle sedici magliette prodotte c’è ben poco materiale che si salva. C’è una discreta tendenza all’uso del rosa e del violetto, ma se facciamo eccezione per Warriors, forse Thunder e Sixers (molto simili a modelli già visti), le altre divise sono dall’insipido al brutto come quelle di Bucks, Cavs e Spurs che guidano la classifica con ragguardevole vantaggio. Nike ha prodotto spesso perle incredibili e soprattutto ha eliminato le sleeves, ma questa volta possiamo dire che abbia scaldato pochi cuori.

Jim BoylenGetty Images

1)  AmmutinaBulls

La decisione della società di licenziare Fred Hoiberg ha lasciato spalancata qualche bocca e sbarrato qualche occhio, ma in un’ottica di NBA attuale è molto più importante in certe situazioni essere sicuri di tankare piuttosto che pensare alle basi di una crescita. Da qui la nomina di Boylen, allenatore ad interim che ha adottato un approccio alla coach Carter, con la differenza che al posto delle flessioni per penitenza c’erano delle grandi dosi di suicidi. I metodi militari eccessivi riportati da alcuni giornalisti locali hanno portato i giocatori dei Bulls a rivolgersi all’associazione giocatori per porre fine alla situazione. Ne sono nati inizialmente un ammutinamento poi rientrato, riunioni private del roster e un incontro face to face tra Lavine e Boylen sull’accaduto. La strategia della società e di un Paxson che è stato distrutto dalla stampa statunitense per aver instillato una cultura disastrosa nella sua gestione, ha portato gli effetti sperati perché le sconfitte sono arrivate e anche pesanti, come recita il -56 contro i Celtics dopo un’incredibile vittoria contro i Thunder. Di certo se Paxson pensa di diventare l’idolo delle folle come ha fatto Sam Hinkie in quel di Philadelphia, sembra abbastanza lontano dal bersaglio.

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