Gregucci e le sfide con van Basten: "Oggi chi fa la figura di me**a?"

L'ex difensore della Lazio presenta il suo libro "I colori dei miei sentimenti", scritto da Fabrizio Sapia, tra ricordi divertenti e racconti struggenti.

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Ieri ha presentato il suo libro, Angelo Adamo Gregucci, arcigno ex difensore degli anni Novanta in Serie A, principalmente con la maglia della Lazio (dove ha militato per 7 anni), oggi collaboratore di Roberto Mancini nello staff della Nazionale. "I colori dei miei sentimenti", questo il titolo della biografia scritta da Fabrizio Sapia, che ha voluto raccontare la vita del suo idolo d'infanzia.

Come spiegato dallo stesso Gregucci, quando gli era stato proposto per la prima volta questo progetto aveva risposto a suo modo, come sempre genuino e divertente: "Ma che c'è da raccontare della mia vita?".

Poi, però, di fronte all'insistenza di Sapia, ha accettato, spinto anche dagli insegnamenti del padre, che un giorno gli disse: "Basta averne convinto uno per poter dire di aver avuto successo". Un'intuizione felice quello del primo fan di Gregucci, perché come ha sempre fatto, l'ex difensore tarantino ha parlato senza freni, raccontando aneddoti esilaranti ed episodi struggenti.

La presentazione del libro di Angelo Adamo GregucciFOXSports.it
Angelo Adamo Gregucci nel momento della presentazione del suo libro

Gregucci racconta la marcatura su van Basten

Nel primo caso rientra certamente quello sulla preparazione delle sfide contro Marco van Basten all'interno dello spogliatoio della Lazio di quell'epoca:

Fondamentalmente io ero una "pippa" che sognava. È la verità. In tutti i provini che ho sostenuto, non ero mai il primo, mai leader di una prova. Arrivavo sempre dopo, arrivavo lungo. Ma arrivavo. Sono sempre stato così. Anche oggi il mio pensiero è che "Me vojo inchiappetta' Cristiano Ronaldo". Volevo sempre giocare contro i più forti, avevo fame. E vedevo che questo mio atteggiamento funzionava. Lo vedevo nelle facce dei miei compagni: mi stimavano, mi volevano bene. Ricordo che quando c’era da marcare van Basten, nello spogliatoio si diceva: "Oggi c'è da fare una figura di merda". E io rispondevo subito: "Eccomi, la faccio io". Mi sacrificavo per la squadra, era quasi masochismo. Dare tutto per la squadra è l’orgasmo del calcio. Quando sei amato dai tuoi compagni sei amato da tutti. Questa è la verità.

Piermario Morosini, calciatore morto in campo nel 2012Getty Images
Il lutto per Piermario Morosini

Il ricordo struggente di Piermario Morosini

Tra i tanti passaggi degni di nota della presentazione del suo libro, c'è certamente quello dedicato da Piermario Morosini, ex giocatore deceduto in campo nel 2012, durante la partita tra Pescara e Livorno. Gregucci lo aveva allenato qualche anno prima, al Vicenza. E aveva legato tantissimo, tanto che pochi anni dopo la morte del ragazzo, l'ex fidanzata e il suo migliore amico lo chiamarono per dedicargli il primo premio in suo onore:

Non mi conoscevano neanche, ma mi dissero che Piermario parlava sempre di me, di questo Angelo Adamo Gregucci. Ecco perché la mia prima dedica la faccio a lui, lo porto sempre con me. L'ho conosciuto che era vent'enne e gli erano capitate delle cose assurde: gli muore la madre, due mesi dopo il padre. In tutto questo ha un fratello disabile e nel giorno del suo esordio in Serie A, questo si butta dal balcone perché per un disguido i servizi sociali non sono andati a prenderlo per portarlo a vedere la partita. In quel momento, da allenatore, sei in difficoltà. Che gli racconti? Sono andato da lui, gli ho detto "Mario forza. La vita ti mette a dura prova". Lui mi risponde: "Ho un’altra sorella, voglio diventare calciatore perché la devo portare avanti con me". Ogni volta che parlavo con lui mi dicevo: "Sono io che cerco di consolare lui o lui a me?". Lui mi ha insegnato tutto quello che è il mondo giovanile. Poi, un giorno lo vedo in campo che rantola per terra, penso che ogni tanto Dio si accanisca con chi non lo merita. Poi cerca di rialzarsi, poi ricasca, poi si rialza, poi ricasca. E poi muore. Sì, quel riconoscimento che mi hanno voluto dare due anni dopo per me vale più di dieci Champions League.

Lo racconta in lacrime, Angelo Adamo Gregucci. E non ci vergogniamo di dire che anche noi, mentre lo faceva, lo abbiamo seguito.

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