Milan - UEFA, c'è la sentenza definitiva: sanzione divisa in tre parti

Da Nyon arriva l'ufficialità delle sanzioni previste dalla UEFA per lo sforamento del Fairplay finanziario per lo scorso triennio. Obbligatorio il pareggio di bilancio al 2021.

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Poteva andare meglio, ma anche decisamente peggio. Dopo mesi di battaglie si è arrivati al dunque: il Milan conosce finalmente il proprio destino. La UEFA ha sentenziato definitivamente per quanto riguarda le sanzioni nelle quali il club rossonero dovrà incorrere per via della violazione dei parametri del Fairplay finanziario riscontrati nel treinnio 2014-17.

Negli scorsi giorni si era ipotizzata una sentenza molto simile a quella che la UEFA aveva comminato all'Inter. Il che, tradotto in cifre, avrebbe significato una multa variabile dai 5 ai 7 milioni di euro, con una parte fissa da pagare subito e il resto vincolato agli obiettivi raggiunti negli anni successivi. Diciamo subito che il massimo organo europeo non ci è andato così leggero, infliggendo al Milan una sanzione in tre parti che però, e questo va specificato fin da subito, non impedirà al club di fare calciomercato a gennaio. Purché, chiaramente, non si tratti di spese pazze.

E allora cerchiamo di capire quali sono i paletti ai quali il Milan dovrà sottostare nel prossimo triennio, senza potersi permettere di uscirne pena una sanzione ancora più severa. La prima parte, come aveva preventivato la società, è rappresentata da un'ammenda pecuniaria da 12 milioni di euro, cifra che verrà trattenuta al Milan scalandola dai ricavi ottenuti nell'attuale edizione di Europa League, competizione che peraltro i rossoneri hanno già abbandonato dopo la disgraziata trasferta del Pireo.

Il presidente del Milan, Paolo ScaroniGetty Images

Milan, arriva la sentenza definitiva della UEFA: ci sono le limitazioni di rosa

Poi viene il discorso legato alle limitazioni di rosa. La UEFA ha condannato il Milan a poter iscrivere alle competizioni europee una rosa ridotta a 21 elementi per i prossimi due anni. La sentenza parla specificatamente delle stagioni 2019/20 e 2020/21 quindi, qualora i rossoneri dovessero malauguratamente non qualificarsi per le coppe nel prossimo biennio, questa imposizione giocoforza decadrebbe. Va anche detto che però che il limite sulla rosa impone alla società diverse riflessioni in chiave calciomercato, come per esempio quella legata a giocatori considerati top che, una volta in rosa, andrebbero eventualmente inseriti in lista creando un'inevitabile competizione con chi c'è già.

Infine c'è la parte più importante, perché è proprio su questo terreno che il Milan ha giocato fin dall'inizio la sua estenuante partita contro le istituzioni. Nella sua sentenza la UEFA pone un particolare accento sul pareggio di bilancio, argomento centrale per definire al meglio la posizione della società rossonera. Infatti, è stato proprio il TAS (il Tribunale Arbitrale dello Sport) a deferire la CFCB, l'Organo UEFA di Controllo Finanziario dei Club, intimandogli di valutare il caso del Milan considerando il cambio societario avvenuto col passaggio di consegne dai cinesi alla famiglia Singer. Di conseguenza, il CFCB avrebbe avuto l'obbligo di rivedere le proprie posizioni iniziali, trovando al club una misura disciplinare adeguata.

La dirigenza del Milan al completoGetty Images

Obbligatorio il pareggio di bilancio entro il 2021

Secondo la sentenza emessa pochi minuti fa a Nyon, il Milan sarà obbligato a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 30 giugno 2021. Qualora la società non riuscisse a perseguire tale obiettivo, i rossoneri verranno esclusi dalla prima competizione europea alla quale si qualificheranno da lì in poi. E questo era un po' ciò che temevano i massimi dirigenti milanisti, in quanto l'obiettivo nel 2021 sarebbe quello di essere già tornati competitivi per un posto in Champions League e, qualora questo dovesse essergli precluso, verrebbero a crearsi danni economici di ingente portata.

Detto ciò, nelle scorse settimane dagli ambienti vicini alla società filtrava molto ottimismo riguardo al prossimo futuro del Milan. Già a fine novembre la società al gran completo si era presentata a Nyon nella figura di Gordon Singer (e con un paio di dirigenti del fondo Elliott al seguito) per spiegare in maniera chiara e inequivocabile le mosse che il club intende fare per uscire definitivamente da questo regime di austerity. L'incontro andò bene, tanto che anche il presidente Paolo Scaroni si disse molto fiducioso sulla sentenza.

Una sentenza sulla quale, comunque, potrà essere fatto nuovamente ricorso al TAS, come previsto dalle Norme procedurali dell'Organo UEFA di Controllo Finanziario dei Club (articolo 34) e dagli statuti della UEFA (articoli 62 e 63).

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